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Un
ricordo dell’abate Diamare
La
passeggiata di sua Eccellenza
Giovanni Petrucci
L’Abate
Gregorio Diamare, scampato miracolosamente al bombardamento di
Montecassino del 15 febbraio 1944, abbandonò le sacre rovine per
ritornare nella sua diocesi solo nel mese di ottobre, stabilendosi prima a
Valvori, poi a S. Elia Fiumerapido, dove morì il 6 settembre 1945, nella
casa dell'arciprete Don Gennaro Iucci.
Adesso
che le giornate si sono allungate, esce abitualmente a passeggio nel tardo
pomeriggio; cammina adagio per via delle Torri e risponde lietamente al
saluto delle persone che incontra. Si fermano tutti al suo transito,
grandi e piccoli, alcuni si inginocchiano e protendono la bocca
sull'anello per baciarlo; egli, come d'abitudine, sorride, sorride
specialmente ai bambini, ponendo la mano sulle teste ricciolute e sudate
per le corse interminabili sulla villa comunale nel caldo primaverile e
alza la destra in atto benedicente. È lieto di vedersi circondato da
tanto affetto e di sentirsi nella numerosa famiglia dell'intero paese.
Prima di
arrivare in piazza, deve rallentare ancor più perché dinanzi alla
bottega di Florindo sono allineati asini e cavalli, in attesa del loro
turno. Il mastro è all'interno, tutto vestito di nero, che batte
sull'incudine il pezzo rosso di fuoco, malleabile come cera, da plasmare
secondo l'orlo plantare dello zoccolo precedentemente visionato; è
ricavato da uno di quel bastoni a tre anelli portati dagli Americani per
fermarvi il filo spinato; è dolce ed ottimo per tali lavori. È un
artista Florindo: sa foggiare il metallo con meravigliosa abilità, come
gli dettano gli occhi di provetto disegnatore. Mattia preme con le
tenaglie rigirate un ferro rovente sull'unghia di un cavallo per farlo
aderire alla perfezione: si sente il solito sfriggolìo e si leva un fumo
acre e puzzolente che si diffonde all'intorno. Il giovanotto sorride e
dice:
Questo allontana la malaria! in via delle Torri nessuno si è
ammalato! Il profumo è miracoloso, perciò i Santeliani dovrebbero
ringraziarci ed invece stanno sempre a sparlare.
Sua Eccellenza rallenta volentieri perché attratto da un allegro
fischiettare, poi da un canto melodioso, che suona strano in una pubblica
strada. Anzi si ferma e ascolta:
- Lodiamo
cantando
-
La Figlia, la Sposa,
- La Madre amorosa
- E chi la formò …
Sente
e riconosce distintamente l'inno, perciò volge lo sguardo all'interno
della bottega, ma è tutto buio e non riesce a distinguere chi vi lavora;
Antonio, non molto alto, dalla fronte scoperta per la calvizie precoce,
lima la mappa di una chiave saldata con lo zoccolo di ottone di una
lampadina rotta; canta le canzoni che un tempo, prima del bombardamento
dell'otto dicembre, gli arrivavano all'orecchio dalla Chiesa di S. Maria
Nova, quando la casa era integra. Mattia gli si avvicina e quasi si
inginocchia per baciargli l'anello, ma ha le mani nere di polvere e di
lavoro e sporca quella delicata che gli viene tesa; si rammarica e guarda
con gli cocchi di chi vuole scusarsi, mentre il Padre Abate comprende e
gli sorride. Don Oderisio, affabile come è con i Santeliani, con i quali
passa anche del tempo a chiacchierare e a dare buoni consigli, entra con
molta disinvoltura e si ferma a parlare col giovanotto. Don Gregorio
continua la sua passeggiata e vicino alla vasca si ferma di nuovo e,
imponente come è, allunga lo sguardo lontano lontano, al suo Monte; non
si abbandona a pensieri di rancore, ma incede sereno e tranquillo, sicuro
di tornarvi.
Gli si fanno incontro altri ragazzi; lui si ferma, sorride e benedice, poi
continua lentamente la sua passeggiata.
L'indomani, alla solita ora, compare di nuovo dalla casa di Alfredo e
Natuccio, preceduto da Don Oderisio. Ormai i Santeliani si sono abituati
alla sua presenza, e attendono ansiosi il passaggio: la sua apparizione,
con un sorriso appena percettibile sul volto, è di conforto dopo la
tragedia inspiegabile che si è abbattuta sul paese e su tutto il
territorio. Lo aspettano quasi perché desiderano chiudere la giornata con
la sua benedizione. In genere parla poco, ma il suo sguardo rasserena e
dona tranquillità.
Incede lentamente e, arrivato vicino ai cavalli in attesa del turno, si
ferma. Questa volta le parole giungono nitide, chiare, melodiose ed egli
chiama Don Oderisio e gli parla. Nella bottega sono tutti indaffarati e
non badano a chi passa. Antonio continua il suo lavoro e, come
d'abitudine, prima fischietta e poi intona:
Mira
il tuo popolo,
Bella
Signora,
Che pien di giubilo
Oggi ti onora …
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Via delle Torri - China di
G.Alonzi
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Poi
cambia la canzone e dal suo ricco repertorio ne sceglie un'altra, alla
quale
modula la sua voce con più
fervore:
- Vergine
Santa, deh! Ascolta benigna
- Chi
t'invoca con fervida fede,
-
Deh rivolgi dall'alta tua
sede
- Uno
sguardo al tuo popol fedel
e alla fine fischia il ritornello con
un'abilità di un provetto suonatore di flauto. Le note saltellano agili
dalle sue labbra appuntite ed egli le cadenza accompagnando la spinta
delle braccia sulla lima che spiana ritmicamente il chiavistello di una
serratura.
Sua
Eccellenza questa volta entra improvvisamente nella bottega di Zi' Zi' e
tutti si fermano: mastro Florindo pone il martello sull'incudine e non
prende dalle mani di Benedetto la bottiglia di acqua fresca, che avrebbe
vuotata tutta intera nella sua bocca spalancata, Mattia lascia cadere a
terra il ferro rovente, Antonio ammutolisce e si tira in disparte: tutti
vogliono scusarsi. Il Padre Abate invece è sorridente e lieto:
Sono contento di sentire tali canti inneggianti alla Madonna. Voi
siete veri cristiani, siete dei veri Benedettini: noi preghiamo e
lavoriamo, voi lavorate pregando. È bello, è santo, voi avete ereditato
dai vostri genitori l'insegnamento della nostra Regola. Mi piace fermarmi
qui con voi! Don Oderisio, domani manda del sapone a questi nostri amici,
perché possano lavarsi! Vedo che sono neri di polvere ma puliti di
dentro. Dio vi benedica; e esce alla luce.
Il segretario la mattina per tempo manda Peppina di Paneruscio a portare
una scatola con alcune saponette. Potete immaginare la contentezza a
quella vista di Zi' Zi' e dei numerosi nipoti, che egli ha cresciuto come
suoi figli!
Di fronte, nella segreteria del partito comunista, si riuniscono tutte le
sere a discutere di politica molti compaesani; questi vedono i giovani
allegri che commentano il fatto straordinario, perché solo con la pulizia
potranno allontanare il pericolo della scabbia. 'Ntonio, uscendo si ferma
a gambe divaricate ed apostrofa Mattia:
Le dieci casse di sapone le dovete portare
domenica in piazza e distribuirle al popolo! Non è roba vostra! Ci
dobbiamo lavare tutti! Adesso ho capito perché voti per la Democrazia
Cristiana, perché ti portano tanti regali! Sentimi un po': fatti dare
pure la fune!
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