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L’Amministrazione comunale di Aquino ha
puntato decisamente al recupero dei luoghi che per secoli o decenni erano
stati abbandonati a se stessi in una condizione di degrado ambientale e
strutturale. Dopo il recupero dell’area archeologica
che comprende l’Arco di Marcantonio e la Chiesa della Madonna
della Libera, del quartiere medioevale con la Casa di San Tommaso d’Aquino
e, di recente, il meraviglioso
recupero del Vallone delle Pentime, un’altra grande opera culturale è
stata in questi ultimi mesi realizzata: il Museo della Città.
Esso è sorto in un’area che nel passato era stata
destinata a mattatoio pubblico, iniziativa che ebbe poco successo in
quanto la struttura funzionò solo per qualche anno e poi fu abbandonata
alle boscaglie spontanee e quindi all’autodistruzione.
Oggi quell’area, sita a fianco della antica Via Latina, si
presenta valorizzata in modo tale che ogni visitatore stenta a poter
immaginare cosa potesse ospitare prima: l’ingresso appare come quello di
una magnifica villa di campagna attorniata da cimeli storici, da lapidi
marmoree, capitelli e rocchi di colonne
di epoca romana. Anche uno scavo, iniziato per un ritrovamento
occasionale dalla Soprintendenza tanti anni fa e poi abbandonato e
lasciato aperto, è stato accuratamente ristabilito e circondato con
pareti lignee e ringhiere in ferro diventando una testimonianza
archeologica che fa da anteprima dello stesso museo. Infatti, quegli
ambienti emersi che si
trovano giusto a ridosso de ”Le Forme”, antichi corsi d’acqua,
probabilmente ospitavano la fabbrica della porpora
di cui l’Aquinum romana andava
famosa.
All’ingresso del Museo è stata collocata una ricostruzione in gesso
della pianta della città ripresa nel Palazzo Viscogliosi di Isola del
Liri e che risale ai primi anni del 1600, in essa sono presenti tutti i
monumenti dell’antica città evidentemente in condizioni migliori
rispetto alla situazione attuale.
Quindi
si entra nel Museo che, realizzato ed ideato dall’arch. Piero Rogacien e
allestito in collaborazione con lo storico Angelo Nicosia, vuole
rappresentare e documentare la storia di Aquino e del suo
territorio che anticamente comprendeva gli attuali centri di
Castrocielo, Colle San Magno, Pico, Piedimonte San Germano,
Pontecorvo, Roccasecca e Villa Santa Lucia.
Il percorso espositivo è rappresentato da pannelli didattici che
illustrano ampiamente ogni sezione. Moderne vetrine ospitano reperti
che testimoniano in modo visibile le documentazioni scritte ad
iniziare dalla Preistoria: in questa sezione sono esposti bifacciali del
Paleolitico inferiore, raschiatoi del Paleolitico medio, schegge silicee
del Neolitico, e resti di un corredo femminile dell’età del Ferro.
Giustamente ricche e numerose sono le vetrine del periodo romano; la
città conobbe il quel periodo il suo massimo splendore. Si inizia con la
vetrina che conserva ex voto provenienti del santuario extraurbano di Méfete, ed
in particolare un’antefissa raffigurante Potnia Theròn, la “Signora
delle belve”, che presenta tracce di colore (IV sec. a.C.); nella
vetrina di fronte si
conservano materiali del periodo repubblicano provenienti dal santuario
urbano, detto Capitolium, con una interessante collezione di monete,
compresa quella che si coniava ad Aquinum con il famoso gallo che tuttora
appare sullo stemma della città. Quindi un’ampia raccolta di ceramiche,
aretina, nera, terra sigillata lucerne, vetri, bronzi e vasellame di varie
forme di produzione locale.
Nella
sala sono raccolte statue e resti di monumenti tombali di notevole
interesse storico, quale una figura togata di età augustea e un cippo
funerario la cui parte mancante è conservata nel museo Nazionale di Roma,
ritrovata e ricostruita idealmente dal giovane studioso Carlo Molle.
Segue la sezione medioevale ove sono conservati mosaici e marmi che vanno
dal XII al XIII sec.
In particolare sono presentati il
monumento nazionale della Madonna della Libera in tutte le sua fasi
storiche e il Castello dei Conti di Aquino, con una ipotetica
ricostruzione dell’arch. Piero Rogacien; nella sala è ben evidenziata l’epigrafe
tombale del Vescovo Costanzo,
copatrono della città con Tommaso d’Aquino.
Conclude la visita la sezione moderna con la raccolta di ceramiche,
monete, maioliche provenienti
dal centro storico della città.
Così come ha sottolineato
il sindaco Antonino Grincia, che ha fortemente voluto questa
realizzazione, “Aquino ha
cominciato a raccogliere i frammenti
della sua memoria storica per sistemarli, ordinarli e offrirli alla
visione, alla riflessione e alla ricerca degli abitanti del suo vastissimo
territorio di un tempo e di quanti vengono ad immergersi nelle atmosfere,
nei paesaggi, nei ricordi, della nostra bella ed antica terra”.
Giovanni
D’Orefice
Il Prof. Giovanni D’Orefice ha notevolmente contribuito
all’allestimento e arricchimento espositivo del museo di Aquino mettendo
a disposizione l’ingente materiale archeologico raccolto e con amore
conservato nel corso di molti anni. La sua modestia non gli ha consentito
di segnalarlo.
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