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EDITORIALE
A volte mi chiedo cosa sarebbe
stata Cassino se la sorte le avesse conservato intatti i suoi più
prestigiosi monumenti dell’antichità: il teatro romano e
l’anfiteatro. Ma mi chiedo anche cosa sarebbe ora se il tempo e le
guerre ne avessero cancellato ogni traccia, così come hanno fatto
con la stessa città.
In realtà, se non fosse passato da queste parti all’inizio degli
anni Trenta un giovane archeologo, di nome Gianfilippo Carettoni,
Cassino starebbe ancora a riscoprire le tracce del suo glorioso
passato sulle rare testimonianze di storici romani.
Il teatro romano, di recente restaurato e reso fruibile per le
moderne rappresentazioni teatrali, fu riportato alla luce grazie
agli scavi e agli studi del Carettoni, fatti nel 1936 con un
precedente sondaggio del 1934 voluto dal soprintendente della
Campania Amedeo Maiuri.
L’archeologo e storico dell’antica Casinum con le sue ricerche e
con le sue pubblicazioni – per tutte basti ricordare Casinum
del 1940, fondamentale per la conoscenza archeologica di tutto il
Cassinate – costituisce una pietra miliare nel patrimonio
culturale della Città Martire; è senza dubbio uno dei maggiori
benemeriti di Cassino che non sia disceso dal “sacro monte”.
Ma queste cose, purtroppo, le sanno solo gli addetti ai lavori. Gli
stessi amministratori della città del dopoguerra spesso ne hanno
ignorato l’importanza.
Consci del grave debito che i Cassinati hanno nei confronti di
Carettoni, noi del CDSC abbiamo proposto lo scorso anno di
intitolare a lui il rinato teatro romano e al custode Gaetano
Fardelli, suo stretto collaboratore, il piazzale antistante il
teatro. La proposta è stata del tutto ignorata; qualcuno
addirittura (pace alla sua ignoranza) ha esclamato: ma chi è questo
Carettoni! Da qualche parte si è obiettato che non si usa
intitolare un teatro romano, e questo è tutto da verificare.
Nessuno ha pensato a cercare una alternativa che rendesse omaggio e
giustizia al personaggio. Sempre noi del CDSC abbiamo proposto alla
Soprintendenza Archeologica del Lazio di intitolargli almeno il
locale museo archeologico nazionale, che custodisce gran parte dei
ritrovamenti dello stesso Carettoni, e almeno in questo abbiamo
trovato appoggio nell’attuale Amministrazione comunale.
Ad ogni modo abbiamo pensato di proporre qui, all’attenzione degli
studiosi, ma soprattutto dei cittadini, un documento inedito che
rendesse, sia pure in minima parte, l’idea della tempra e dello
scrupolo dell’archeologo fin dall’inizio della sua attività
scientifica: il diario manoscritto degli scavi del teatro romano, Il giornale di scavo del 1936. Il documento non è di grande
rilevanza scientifica dal momento che lo stesso studioso qualche
anno dopo, nel 1939, ne pubblicò il contenuto in “Notizie
degli scavi” (fasc. 4, 5, 6) dell’Accademia dei Lincei.
Per noi Cassinati, però, ha un valore soprattutto affettivo: il
rivivere giorno per giorno i momenti entusiasmanti del riaffiorare
di strutture, del riemergere di epigrafi, statue, capitelli,
colonne, stucchi dipinti, da quello che era solo un pendio boscoso
la cui area era “ridotta a servire da aia alle vicine case
coloniche”,
è cosa certamente edificante e, perché no, anche commovente; così
come puó essere commovente ritrovare oggetti personali tra le
macerie della propria casa abbattuta da un disastro.
Gran parte del materiale ritrovato fu provvisoriamente custodito nel
cortile dell’abitazione di Gaetano Fardelli, ma i reperti più
importanti presero la via di Napoli senza far più ritorno.
Il nostro augurio è che quanto prima giunga nella casa comunale di
Cassino un amministratore che non chieda chi fosse Carettoni e che
si faccia carico di ricostituire il patrimonio archeologico disperso
nei musei di Roma (Pigorini), Napoli, Copenhagen, Karlsrhue –
questi ultimi recentemente segnalati dall’archeologo M. Valenti
–, e chissà quanti altri ancora, ai quali si potrebbe aggiungere
la preziosa raccolta custodita (per fortuna) a Montecassino.
e. p.
Così scrive Carettoni in Notizie
degli scavi, cit. pag. 99.
Alcune
annotazioni sul patrimonio disperso di Cassino, in
“Universitas Civium”, Archeoclub d’Italia, Sede Latium
Novum di Cassino, Atti 2000-2001, pag. 35 sgg.
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