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Alcune
considerazioni
sul "giornale di scavo"
Massimiliano Valenti
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Parte della cavea nel 1949
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Con
Gianfilippo Carettoni, la secolare tradizione di studi sull'antica Casinum compie un deciso salto di qualità. Le rovine di quella che
Strabone definisce "ultima città del Lazio", già note e
descritte fin dal XVI secolo, vengono infatti per la prima volta
esaminate, studiate e rilevate con rigore scientifico, a tal punto
che il volumetto intitolato "Casinum (presso Cassino)",
edito nel 1940 nella collana dell'Istituto di Studi Romani
"Italia antica: municipi e colonie" e frutto della sua
tesi di laurea in Lettere discussa nell'anno accademico 1933 - 1934,
è ancora oggi da
considerare testo insostituibile e imprescindibile per chi voglia
affrontare lo studio delle antichità di Cassino.
Nell'ambito della sua produzione scientifica dedicata alla cittadina
laziale, produzione che spaziò dall'epoca protostorica a quella
medioevale, lo studio del teatro romano di Cassino ricopre un ruolo
sicuramente fondamentale nella sua formazione di archeologo. Per
merito della nobile iniziativa del padre (che, restando
nell'anonimato, acquistò il terreno ove si estendevano le rovine
del complesso antico, lo donò al Comune e ne finanziò in parte lo
scavo), il giovane ed appena laureato Gianfilippo ottenne, di fatto
anche se non ufficialmente, la direzione delle indagini, condotte
sotto l'alta sorveglianza della Soprintendenza Archeologica,
rappresentata dal prof. Amedeo Maiuri,
celebre per le pubblicazioni che proprio in quegli anni andava
preparando e dedicando a Pompei e alla Campania in generale.
A circa settant'anni da quell'impresa, anticipata nelle
cronache dei quotidiani dell'epoca dallo stesso Carettoni e
poi minuziosamente edita nel 1939 nella prestigiosa collana
dell'Accademia Nazionale dei Lincei "Notizie degli Scavi di
Antichità",
la lettura e la pubblicazione degli appunti ci consentono di
condividere le emozioni, le intuizioni e i dubbi che accompagnarono
quel lavoro.
Le indagini vennero condotte con una strategia molto intelligente e
proficua. Nel 1934 si praticarono alcuni "cavi" e un
"trincerone", una sorta di sondaggio trasversale
all'edificio scenico, che permisero di valutare i livelli degli
interri, la ricchezza del giacimento archeologico, i tempi e i costi
delle lavorazioni. Lo scavo estensivo venne invece realizzato due
anni dopo, nel 1936, forse a causa del disbrigo delle pratiche
amministrative (autorizzazioni, valutazione dei costi, disponibilità
economiche, etc.).
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L'orchestra nel 1949
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I tempi di esecuzione dello scavo furono piuttosto brevi. In quattro
mesi, da maggio a settembre (inclusi 20 giorni di interruzione)
venne completamente liberato il complesso. La cosa non deve
sorprendere, considerando il clima politico e culturale dell'epoca,
proteso alla esaltazione e alla valorizzazione della romanità, e
alle metodologie allora in uso in Italia per gli scavi archeologici
(si pensi alle più o meno contemporanee esplorazioni dei Fori
Imperiali, a Roma), più simili a degli sterri che a quelle che
vengono oggi definite indagini stratigrafiche.
Anche a Cassino dunque il fine è quello di riportare alla luce le
strutture del complesso per evidenziarne l'ossatura architettonica e
di recuperare l'apparato decorativo. Tuttavia, proprio leggendo gli
appunti e più in generale la pubblicazione finale, si scorge una
certa attenzione nel
descrivere le indagini, così che, ad esempio, viene annotata la
differenza tra i vari tipi di terreno riscontrati o, ancora,
si sottolinea la presenza di fosse di spoliazione
post-antiche che arrivavano fino al piano della scena, praticate per
il recupero di materiale da costruzione. Purtroppo queste preziose
annotazioni non sono poi graficizzate e non ci consentono di capire,
ad esempio, i rapporti esistenti tra i singoli strati e le
strutture. Ma, ancora una volta, la meticolosità del Carettoni, che
suddivise il materiale da lui recuperato e schedato, per settori ed
aree di provenienza e - talora - con indicazioni approssimative
sulla profondità di giacitura, ci consente il parziale recupero
delle notizie che a noi interessano per una corretta comprensione
della storia del monumento.
La felice scelta di premettere al giornale di scavo del Carettoni le
annotazioni prese da Gaetano Fardelli in occasione delle prime
prospezioni, oltre a fornire un utile contributo alla storia delle
indagini, evidenzia il legame di fiducia, poi trasformatosi in vera
amicizia, già instauratosi tra lo studioso e quel semplice ma
appassionato abitante della contrada Crocifisso, cresciuto e vissuto
tra le rovine della città romana, di cui diventerà, per lunghi
anni, orgoglioso custode onorario.
L'accurata edizione dello scavo ha costituito per anni il punto di
riferimento obbligato e definitivo per chi si volesse occupare del
monumento. In attesa della pubblicazione dei risultati emersi nel corso
dei recentissimi scavi realizzati per la nuova sistemazione
dell'area,
vale la pena ricordare il rinnovato interesse scientifico per questo
monumento, alimentatosi negli ultimi anni riesaminando reperti e
problematiche ad esso connesse.
L'attento studio condotto da M. Fora sull'importante
iscrizione, recuperata in tre frammenti negli scavi del Carettoni,
relativa ai lavori di restauro del teatro promossi da Ummidia
Quadratilla, grazie alle felici e
verosimili integrazioni proposte, consente ora di comprenderne
meglio il significato. In essa si fa riferimento ad un banchetto (epulum) offerto da Ummidia
Quadratilla ai decurioni (il senato
locale), alla cittadinanza e alle donne di Cassino, in
occasione del restauro del monumento, che risultava essere già in
rovina. Allo stesso studioso si deve anche la corretta lettura di un
altro frammento epigrafico trovato sempre negli scavi del teatro,
che ha consentito di riconoscervi l'unica, fino ad ora,
testimonianza di organizzazione di giochi (munera
gladiatoria) nell'anfiteatro di Cassino.
A questo proposito vale la pena evidenziare ancora una volta la
precisione e la preparazione del Carettoni i cui dati (in questo
caso il calco delle epigrafi) sono ancora oggi fondamentali e
preziose fonti di informazione per il progredire della ricerca.
Le conclusioni contenute nel lavoro di M. Fora sono ulteriormente
sviluppate in una interessante serie di articoli del prof. Filippo
Coarelli, nei quali,
partendo dall'assunto che la celebre statua ritratto di età
tardo-repubblicana recuperata nello scavo ed oggi esposta nel Museo
Nazionale di Napoli
rappresenti, in nudità eroica, M. Terenzio Varrone, si propone la
sua pertinenza ad una decorazione del frontescena di età
pre-augustea e si attribuisce la costruzione del teatro al celebre
scrittore reatino.
Più recentemente, la "riscoperta"
in un vecchio catalogo di un'altra statua
"tardo-repubblicana" proveniente dal frontescena del
teatro, venduta all'estero alla fine del secolo scorso ed esposta
alla Ny Carlsberg Glyptothek di Copenhagen, consente di intuire
l'organizzazione decorativa del frontescena, all'interno della cui
partitura architettonica si disponevano, verosimilmente, tre
statue marmoree: quella di Copenhagen, che guarda a sinistra,
sopra la porta hospitalis
destra, quella di Napoli, rivolta a destra, sopra la porta
hospitalis sinistra e, infine, quella rinvenuta in frammenti (la
nuca e un braccio, attribuiti ad una statua colossale di Augusto e
oggi esposti nel Museo Nazionale di Cassino)
collocata sopra la porta regia
centrale. Questo interessante "ritrovamento", se da una
parte riduce di probabilità il suggestivo assunto di F. Coarelli,
dall'altro sottolinea, se ancora ce ne fosse bisogno, quanto ancora
occorra lavorare e discutere su questo importante monumento e sui
dati scaturiti dalle indagini del Carettoni.
MAIURI A., Passeggiate
Campane, Milano 1990, pp. 190-195 e nt. 1 a p. 429 (dove si
sottolinea la funzione di assistente della "giovane recluta
dell'archeologia italiana, Gian Filippo Carettoni").
CARETTONI G.F., Il teatro
romano di Cassino, in Notizie
degli scavi di antichità 1939, pp. 99-141.
Per scavo stratigrafico si
intende l'asportazione dei singoli strati di terra in maniera
inversa a quella
della loro formazione (cioè dal più recente al più antico).
Il rapporto fisico esistente tra gli strati e le strutture, e lo
studio dei materiali in essi contenuti consente di stabilire la
cronologia di un edificio e di ricostruirne in maniera piuttosto
analitica la storia (preesistenze, epoca della costruzione,
trasformazioni, abbandono, crollo, riutilizzazioni, etc.).
Brevi cenni sono contenuti in TANZILLI S., Il
teatro romano di Cassino, in Universitas
Civium 2000-2001, pp. 24-28; PALOMBI C., Il
teatro di Cassino: una messa
a punto sulla situazione attuale, ibidem, pp. 29-33.
FORA M., Ummidia
Quadratilla ed il restauro del teatro di Cassino (per una nuova
lettura di AE 1946, 174), in Zeitschrift
für Papyrologie und Epigraphik 94, 1992, pp. 269-273.
CARETTONI 1939, p. 129, nr.
159.
FORA M., Testimonianze
epigrafiche sugli anfiteatri del Latium adiectum: i casi di Velitrae, Circei e
Casinum, in Miscellanea
greca e romana XVI, 1991, pp. 203-215.
COARELLI F., Il ritratto
di Varrone: un tentativo di paradigma indiziario, in
Splendida Civitas nostra. Studi
archeologici in onore di Antonio Frova, Roma 1995, pp.
269-280; COARELLI F., Varrone
e il teatro di Casinum, in Ktema
17, 1992, pp. 87-108.
CARETTONI G.F., Replica
di una statua lisippea rinvenuta a Cassino, in Atti
della Pontificia Accademia Romana di Archeologia 3, 6, 1943,
pp. 53-66.
VALENTI M., Alcune
annotazioni sul patrimonio disperso di Cassino, in Universitas
Civium 2000-2001, p. 36, fig. 3.
CARETTONI 1939, p. 113, nr. 2, fig. 10 e p. 117, nr. 8. Cfr.
GHINI G. - VALENTI M., Cassino.
Museo e Area Archeologica (Itinerari dei Musei, Gallerie,
Scavi e Monumenti d'Italia, n.s., 28), Roma 1995, fig. 35.
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