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Resti del pilone

La zona in cui scorre
il torrente del Dente

Imbocco del cunicolo in
località La Marra

Residuanti bellici nel
greto del Vallone del Dente

Il cortile interno al Monacato
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A
metà circa della strada che da Cassino conduce a Caira, a partire
dalla contrada Monterotondo, sul lato sinistro della stessa, cioè
verso ovest, inizia una zona che conserva ancora oggi testimonianze
archeologiche di diverse epoche che andrebbero visitate, conosciute
e valorizzate.
Alcuni siti in cui è possibile ammirare e studiare resti di opere
medioevali e dell’epoca romana sono raggiungibili in auto, mentre
altri sono protetti da una fitta vegetazione e da accessi non più
facilmente praticabili.
Sarebbe necessario aprire nuovi sentieri agevoli da inserire in
interessanti itinerari turistici che permetterebbero, tra l’altro,
di ammirare scorci di un ambiente naturale ancora suggestivo,
selvaggio e incontaminato.
Sarebbe auspicabile che tutta l’area rientrasse nei confini di un
parco naturale, in modo da proteggere e conservare sia le bellezze
paesaggistiche che quelle archeologiche in esso presenti.
Alle spalle del Deposito di Artiglieria, in contrada Monterotondo,
nel torrente del Dente che, scendendo dalla località Pozzo Alvito,
in occasione di piogge torrenziali riversa le sue tumultuose acque
in un ramo laterale del fiume Rapido, in località “Uare r’
gliarche”, si possono ancora ammirare e studiare i resti di un
arco sul quale passava il condotto dell’acquedotto romano che da
Valleluce portava l’acqua all’antica Casinum.
Il luogo è così denominato in quanto il termine”uaro”, in
dialetto significa passaggio. L’arco infatti permetteva di
portarsi da una sponda all’altra del torrente, sia per raccogliere
legna che per portare animali al pascolo, ancora per diversi anni
dopo l’ultimo conflitto mondiale.
Questo
acquedotto fu costruito per volere dell’imperatore Claudio e i
lavori si protrassero dal 43 al 52 d.c., con un impiego giornaliero
di circa 5000 operai. Un’opera grandiosa, lunga 22 chilometri, che
durante il percorso incontrò più di 20 tra torrenti e profondi
fossi da superare e che impegnò severamente i tecnici dell’epoca.
Il condotto che portava l’acqua alla Casinum dell’epoca, con le
sue splendide ville, con il Teatro, con l’Anfiteatro e gli altri
luoghi pubblici che la rendevano una importante e bella città
dell’impero, era alto in media 70 cm e largo circa 45 e, dove era
possibile, scorreva nascosto alla vista di eventuali nemici e in
profondità per conservare l’acqua fresca e pulita anche in
estate.
Vi
sono due viottoli di accesso, ma solo sapendosi ben districare tra
spine e rovi è possibile scendere nel fondo del torrente. Vale la
pena, però, graffiarsi un po’ e rimediare qualche scivolone,
perché lo spettacolo che si offre agli occhi del fortunato
visitatore è interessantissimo. Alla base della sponda sinistra del
torrente sono ancora intatti gli enormi massi lavorati che
costituivano una delle basi che sorreggevano l’arco e sull’altra
si notano i resti dell’arco che si attaccava saldamente
all’altra parete scoscesa. Un’opera ardita, possente e perfetta,
realizzata in un posto ancora oggi selvaggio, dirupato e impervio.
Ci si sente davvero piccoli nell’ammirare dal basso la maestosità
di quei resti e sembra davvero impossibile che sia stata realizzata
quasi 2000 anni fa.
Il
lento ma inevitabile trascorrere dei millenni e l’azione costante
e demolitrice degli eventi atmosferici, però, stanno minando
seriamente questi resti. Le radici di ogni tipo di vegetazione sono
penetrate profondamente nelle fessure allargandole sempre più e
sono visibili piccole frane con evidenti cenni di cedimento : é
urgente intervenire per salvaguardare questo importantissimo reperto
e invitiamo gli enti e le strutture responsabili a prendere gli
opportuni provvedimenti.
Nella frazione Caira sono presenti anche altri resti
dell’acquedotto romano nel torrente che scorre a valle della
contrada La Marra, dove è possibile studiare un breve tratto del
condotto, e sul colle della Cereca, dove è venuto alla luce un
nuovo tratto durante i lavori di allargamento di un antico tratturo.
Alla
contrada Monacato, poche centinaia di metri a destra del Dente
resiste, ancora miracolosamente in piedi, una antica costruzione che
dovrebbe risalire al sedicesimo secolo, se non a prima. La sua
struttura richiama alla mente le antiche Rocche e all’interno
restano ancora intatte pregevoli e erte scale in pietra, volte,
camini e forni. Nei secoli XVI e XVII la località era denominata
Farignola e aveva una propria chiesa: era uno dei vari Casali che
sorgevano intorno a Montecassino. In un documento conservato
nell’Archivio di stato di Caserta e che risale al 21-1-1668 è
scritto che questo Casale, in tempi precedenti, era andato distrutto
(non si specificano le cause) e che in seguito i suoi abitanti
furono uniti a quelli del Casale di Cairo e alla chiesa di S.Basilio.
Altrettanto
antica e importante è la possente costruzione esistente alla
contrada Imperatore, alle pendici del Monte Cairo, che richiama alla
mente nelle mura di base quelle enormi di Montecassino. Anche le
feritoie richiamano l’idea di una fortezza e anche se su una delle
entrate è scolpita la data di costruzione del 1721, è pensabile
che essa si riferisca solo ad un successivo rifacimento. Alcuni
caratteristici mattoni e altri particolari fanno pensare infatti che
la sua origine, almeno per le sue fondazioni, risalga al periodo
romano. Anche per questa costruzione sarebbe necessario, quindi, uno
studio approfondito.
Da
non dimenticare, infine, nella zona oggetto di questa segnalazione,
la necessità di ripristinare un accesso alla cripta della chiesa di
S.Basilio di Caira, nella quale sono ancora esistenti le sepolture
dei vari economi curati succedutisi alla sua guida in seguito al
Concilio di Trento e di diversi abitanti del paese che in essa
furono sepolti, secondo le leggi e le usanze dei tempi passati.
L’acquedotto
romano da Valleluce a Cassino- S. Di Cicco
Fonte:G.
Panimolle- Gli acquedotti di Roma Antica-Plinius: Naturalis
Historia-15-24-36
Archivio
di Stato di Caserta- Intendenza borbonica- Affari comunali S.
Germano-B.2542
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