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La situazione iniziale

Dopo la sistemazione

La sala di lettura
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Cassino
ha finalmente il suo archivio storico comunale. C’è voluto oltre
mezzo secolo perché si provvedesse a recuperare e riordinare
l’ingente materiale archivistico lasciato marcire nei seminterrati
del Liceo classico ed in altri fabbricati soggetti ad alluvioni e
regno indisturbato di roditori. Non sono bastate le norme ordinarie
dello Stato che impongono la conservazione e la custodia degli atti
e dei registri comunali a provvedere alla loro salvaguardia; a nulla
sono serviti i miei frequenti appelli agli amministratori comunali
che si sono succeduti negli ultimi decenni perché provvedessero al
recupero di quel prezioso materiale; il commento è stato sempre: a
cosa servono quelle cartacce!
Fortunatamente ci ha pensato la Regione Lazio, che, con una
delibera di luglio 1999 – in attuazione della Legge regionale
42/97 che regolamenta i beni e i servizi comunali –, diede il via
all’operazione per la costituzione di un Archivio Storico del
Comune di Cassino. Il gravoso compito toccò alla dott.ssa Maria
Renata Gargiulo, archivista e bibliotecaria che da anni collabora
con la Regione Lazio alla catalogazione dei fondi librari antichi e
all’ordinamento e inventariazione degli archivi storici comunali;
la dottoressa Nora Santarelli ha seguito il lavoro per conto della
Sovrintendenza Archivistica per il Lazio.
La prima delicata
operazione è consistita nel trasferimento di tutto il materiale
cartaceo, in pessimo stato
di conservazione, dagli scantinati dove erano ammucchiati (sic!) al
quinto piano del nuovo edificio comunale. Una volta lì si è
proceduto alla separazione degli atti dell’archivio corrente (gli
ultimi 40 anni) dall’archivio storico vero e proprio, che si ferma
al 1960.
È inutile soffermarsi sulle difficoltà incontrate dalla dottoressa
Gargiulo nel marasma indistinto di certificati, schede, registri,
cartelle, gazzette, ecc., molti dei quali si sbriciolavano in mano.
A fine anno 2000 il miracolo era compiuto: il Comune di Cassino
aveva il suo Archivio Storico consistente in 4.071 unità,
comprendenti 699 faldoni, 1.961 fascicoli e 2.110 tra ruoli e
registri. A confutare gli scettici sull’utilità di tale lavoro si
è scoperto che tra le “cartacce” vi era una notevole quantità
di registri di stato civile del secolo XIX, che, grazie allo zelo di
qualche dipendente comunale del dopoguerra, erano stati estratti
dalle macerie del vecchio Comune. Importante è anche il fondo
relativo all’anteguerra, di cui neppure si sospettava
l’esistenza.
Grazie a questi ritrovamenti è stato necessario catalogare il tutto
in due grandi sezioni: l’Archivio del Regno (dal 1860 al primo
giugno 1946; in inventario siglati RGN) e Archivio della Repubblica
(fino al 1960; sigla REP).
L’egregio Lavoro della dott.ssa Gargiulo ha dunque restituito alla
Città un patrimonio di cui si ignorava addirittura l’esistenza.
Quanta storia esce da quelle scolorite carte! Ce ne dà un’idea la
selezione documentaria inserita nel volume dell’inventario: un
carteggio, ancora palpitante di emozioni e di angosciose situazioni,
tra i primi amministratori del dopoguerra (i primi furono Arcangelo
Pinchera e dopo di lui Attilio Varlese, nominati dagli Alleati) e le
autorità prefettizie e statali. Vengono così fuori i drammatici
problemi del ritorno degli sfollati alle macerie delle loro case, la
necessità di dare loro un riparo, l’epidemia della malaria
perniciosa – che, a detta dell’Ufficiale Sanitario Nicola
Giangrande, tra il 1944 e “45 colpì il 99 % della popolazione
–, le vittime degli ordigni inesplosi, l’impossibilità di dare
adeguata sepoltura alle 500 salme (così scrive il sindaco Di
Biasio, con una comprensibile esagerazione) estratte dalle rovine di
Montecassino, l’assegnazione di alloggi in baracche prefabbricate
e, successivamente, in case per senza tetto o popolari, i primi
piani di ricostruzione.
È tutto un mondo che riemerge da quelle “cartacce”: un mondo di
stenti, sacrifici, privazioni, mortificazioni di cui la Città
Martire doveva assolutamente riappropriarsi.
Al termine del suo lavoro la dott.ssa Gargiulo ha compilato un
corposo inventario di 283 pagine, strumento indispensabile per la
consultazione dell’archivio.
“L’archivio, dice la dott. Gargiulo, deve essere concepito non
più come un luogo cupo ed austero, regno di roditori e polvere, la
cui consultazione è riservata a pochi specialisti del settore, ma
un bene culturale di notevole importanza per la crescita della
coscienza civile delle popolazioni. Tra i potenziali utenti
dell'archivio, a parte il mondo della ricerca e della scuola, vi
sono i genealogisti, i cronisti locali, gli anziani che intendono
approfondire i loro ricordi, i professionisti del settore edilizio
ed urbanistico, gli studiosi della lingua. In particolare, per la
scuola, l'archivio comunale può divenire uno strumento di
qualificazione del sistema scolastico locale e dell'offerta
educativa nel suo complesso consentendo agli allievi un approccio
diretto alle fonti”.
Senonché cominciano ad affacciarsi le prime perplessità sulla
reale fruizione di quel patrimonio. Il volume dell’inventario, ad
esempio, pare non si trovi più negli uffici comunali (così mi è
stato detto), dove con certezza è stata depositata una copia; ma
anche ritrovandolo si ha difficoltà a farsi aprire il locale
dell’archivio per mancanza di personale addetto. Se tanto mi dà
tanto è lecito temere che tutto quel lavoro resti fine a se stesso,
dunque di nessuna utilità per i possibili fruitori. Va aggiunto che
un Archivio Storico non è un oggetto da museo che resta tale e
immutato nel tempo; deve invece “vivere”, alimentandosi di
sempre nuove acquisizioni e deve essere unito con “cordone
ombelicale” all’archivio corrente, che ha necessità di anno in
anno di scaricarsi di fascicoli non più utili all’attività
amministrativa. E che dire della necessità di salvaguardare le
carte in stato precario di conservazione? È urgente riprodurle in
fotocopie o in microfilm. Se non si nomina un archivista chi si farà
carico di tali cose? C’è il rischio che tutto quel materiale
finisca per essere realmente “cartaccia”.
I fondi alla Regione Lazio ci sono: basta saperli chiedere; e questa
strada pare voglia percorrere la Dott. Iris Volante, Assessore alla
cultura e responsabile dell’archivio storico: buon lavoro, allora.
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