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Struttura a camera

Probabile soglia di una
piccola porta
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la
Pedemontana di Campo di Porro
Durante i lavori di sterro per la
costruzione della nuova caserma dei Vigili del Fuoco di Cassino, in
località Campo di Porro, sono venuti alla luce, alla fine di marzo,
resti archeologici di epoca romana e forse anche pre-romana. Si
tratta di una vasta area a margine dell'antica strada pedemontana
che conduce alla cosiddetta Porta Romana di Casinum - lato sud della
città -, già nota agli studiosi per i numerosi resti archeologici
da vario tempo segnalati: tra essi alcune tombe dell'età del ferro
e, più a monte, in località S. Scolastica, una stazione neolitica
per la lavorazione di manufatti silicei. Tra gli attuali
ritrovamenti si possono riconoscere alcune tombe a cappuccina, vari
allineamenti murari delimitanti piccoli ambienti (forse tombe a
camera) ed un cippo funerario in pessimo stato. La Soprintendenza
archeologica ha imposto la sospensione dei lavori in attesa che si
possa delimitare con precisione l'area interessata. L'incarico di
dirigere le ricerche è stato affidato al Direttore del Museo
Nazionale di Cassino, arch. Silvano Tanzilli e all'archeologo
Alessandro Cassatella.
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Una vasca quadrata in mattoni

Un tratto di pavimento in cotto
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SCAVI ALLa villa
di
Varrone
Agli inizi di marzo sono ripresi i
sondaggi archeologici nell'area della cosiddetta Villa di Varrone, presso
la località Mastronardi; la mancanza di adeguati finanziamenti non
consente per il momento di attuare una vera e propria campagna di scavo.
Fino ad ora si è proceduto all'esame scientifico dei reperti e alla
ripulitura laterale di alcuni tratti di muri interrati. Di particolare
interesse il doppio strato di intonaco in alcuni di essi, dove lo strato
superficiale, di sommaria fattura, copre un intonaco più raffinato con
tracce di colorazione. Interessante è anche una vasca quadrata (lato m.
1,20) con pareti in mattoni.
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Canaletta per la
raccolta per le
acque in terracotta

Il lungo muro che bordeggia la "passeggiata" sul
lato destro del fiume descritta da Varrone
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UNA PERDUTA
IMMAGINE DELLE MURA DI CASINUM
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Foto dell'anteguerra scattata dall'archeologo
Gianfilippo Carettoni
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La foto, rarissima, ci documenta il
tracciato delle mura della romana Casinum snodantisi lungo la mulattiera
che conduceva al convento dei Cappuccini, nella zona dell’attuale ex
colonia solare. Di lì volgevano verso la Rocca Janula per poi risalire il
crinale settentrionale di Montecassino, fino all’acropoli. Sul lato
opposto, verso sud, le mura discendevano dall’acropoli per andare ad
intercettare la strada di accesso alla città (l’attuale “Campo di
porro – via Crocifisso”), per aprirsi in quella che convenzionalmente
viene detta Porta Romana e scendere ulteriormente per abbracciare, dopo un
angolo retto, l’intero centro urbano dell’antico abitato scorrendo a
monte della bella via basolata che volge verso l’anfiteatro. Per
l’esattezza puntavano verso la cosiddetta tomba di Ummidia Quadratilla,
inglobandola, e, dopo l’odierno museo archeologico, si aprivano con la
Porta Campana, di cui sono ancora visibili le imposte di base, a nord del
museo. In questo punto gli scavi ci rivelano che le mura attraversavano
quasi ortogonalmente la statale per Montecassino e subito dopo risalivano
obliquamente verso il convento dei Cappuccini (vedi la foto): lungo
quest’ultimo tratto è ancora visibile la vecchia mulattiera per
Montecassino, anche se manomessa dalle ville sorte in tempi recenti.
Nel tracciare il suddetto percorso, che è poi quello suggerito dal
Carettoni anche in uno schizzo del 1952 (vedi fig.), mi viene in mente la
balzana ricostruzione del sito, non proposta, ma tassativamente affermata,
da qualcuno che da un po’ di tempo trova ospitalità su giornali locali
e, ultimamente, ha anche trovato lo sponsor pubblico per un libro, dove
annunciare le sue “scoperte”. In breve il Nostro pone ai piedi di
Montecassino, “all’altezza dell’attuale così detto Palazzo del
Barone”, una fantomatica “Porta Janualis”, di cui ha trovato
traccia, evidentemente, in documenti esclusivi di sua proprietà, con il
risultato che avremmo, in tal modo, una porta che si apre a circa 900
metri dalle mura cittadine (una porta senza mura!), doppione inutile della
Porta Campana – abbiamo appena visto come le mura, da quest’ultima,
risalivano verso Rocca Janula anziché discendere a valle verso il bivio
per Montecassino –. Non basta, all’interno della “Porta Janualis”
sorgeva anche un tempio dedicato a Giano: anche questa notizia è di
esclusiva proprietà del Nostro. Tra le sue fonti ci sarebbe la notizia
del ritrovamento di una testa di Giano bifronte avvenuto “proprio dietro
il Palazzo del Barone”; non sa, il novello Schliemann, che la notizia la
diffuse proprio il sottoscritto alcuni lustri fa, precisando, però, che
il manufatto fu ritrovato tra le macerie di una civile abitazione, dunque
probabile proprietà di un collezionista – ora è finito in una casa
privata di Aquino; chissà se fra cento anni qualcuno non penserà ad un
tempio di Giano anche ad Aquino! –. Altra amenità del Nostro è quella
di collocare il foro di Casinum sul sito di una necropoli dell’età del
ferro, nei pressi dell’anfiteatro, riportata alla luce da Gianfilippo
Carettoni nel 1951-52. Tralascio tutte le altre chicche (e ne sono tante!)
che potrebbero essere oggetto di varia ironia.
Non varrebbe la pena soffermarsi su tali questioni se non vi fosse un
aspetto che ritengo di particolare gravità: passino gli articoli sui
giornali, che si leggono e poi si gettano; ma non puó passare una
pubblicazione del genere, finanziata da un’amministrazione comunale e da
una Pro Loco, che finirà per circolare nelle scuole tra insegnanti e
soprattutto alunni non adeguatamente attrezzati per valutare
l’attendibilità di quanto in essa è contenuto.
Emilio Pistilli
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