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ACHILLE
LAURI
PER
LA STORIA DELLE FAMIGLIE ROMANE,
I
PRINCIPI BUONCOMPAGNI LUDOVISI
NEL DUCATO DI SORA
Estratto
dalla Rivista « ROMA » 1934 XII ‑ Num. 10
Fasc. ottobre
ROCCA S. CASCIANO
STABILIMENTO TIPOGRAFICO L. CAPPELLI
1934‑XII
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Stemma di
Giacomo Boncompagni
primo duca di Sora
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Quando
i Papi donano a persone care, scelgono cose dilette con gusto e passione. Papa Sisto IV (1471-84), che si distinse nella
costruzione della Cappella Sistina, con animo di artista donò il
Ducato di Sora a suo nipote Leonardo Della Rovere: feudo già tolto
con le armi a Piergiampaolo Cantelmi, nemico di Alfonso I d'Aragona
(1435-59), dalle soldatesche di papa Pio II Piccolomini (1458-64).
Leonardo, per maggior sicurezza, sposò una figlia di Ferdinando I
di Napoli; così dal 1472 il Ducato sorano fu, per accordi,
incorporato al Regno di Napoli. Da Leonardo passò a Francesco I e
II Della Rovere, nipoti di papa Giulio II (1503-13).
Da questi passò a Giacomo I Boncompagni (1548-1617),
I Duca di Sora, che sposò Donna Costanza Sforza dei Conti di Santa
Fiora.
Ebbe dodici figli, di cui Giulia e Ugo nacquero a Isola del Liri,
allora detta Isola di Sora. Il dodicesimo figlio Francesco (1596-1641)
fu Cardinale a 26 anni e Arcivescovo di Napoli (1625-41).
Giacomo nell'anno 1577, già Castellano di Castel Sant'Angelo,
Generale di S. Chiesa, Capitano generale delle armate di
Lombardia e del Piemonte,
da Alfonso II Duca d'Este ebbe in vendita il Marchesato di Vignola
e nel 1579 acquistò con danaro paterno dal Duca di Urbino il Ducato
di Sora per 120 mila scudi e la contea di Arce in
Terra di Lavoro, avendone piena investitura da Filippo II
(15271598), Re di Spagna, nel 1580; inoltre comprò da Alfonso di
Avalos i feudi di Roccasecca, luogo dove nacque S. Tommaso d'Aquino,
Aquino e Arpino nel 1583.
Lo stesso Re lo dichiarò Cavaliere di Calatrava, insigne Ordine
spagnolo fondato nel 1158 da Sancio III re di Castiglia; e gli
accordò una ricca Commenda ed il titolo di Gran Cancelliere
dell'Ordine. Come risulta
dai documenti, la nobilissima Casa Boncompagni iniziava la vita
feudale nelle terre di Cicerone, di Tommaso di Aquino e del Card.
Baronio sotto i più lusinghieri auspìci.
Giacomo e la sua consorte Costanza entrarono nella pittoresca Valle
del Liri tra i festosi canti e riti di ospitalità delle genti di
Isolaliri e di Sora, memori delle regali nozze dei loro signori,
festeggiate tre anni prima (1576) dalla Corte Romana, arricchite da
doni e omaggi dei maggiori personaggi d'Europa, e da titoli
nobiliari delle Signorie di Venezia e di Napoli oltre che del Senato
Romano il quale precedette gli altri Stati con una superba cerimonia
in Campidoglio.
Giacomo, quale Duca, era comandante militare e civile di Sora e del
Ducato sorano che allora comprendeva Sora, Isola del Liri, Brocco,
Pescosolido, Castelliri.
Pescosolido, già prima del Ducato di Sora, fece parte dello Stato
feudale di Aquino sotto Bernardo d'Aquino (1448), investito da Re
Alfonso I di Napoli. Per l'unione parentale delle Case d'Aquino e d'Avalos,
Pescosolido passò sotto la giurisdizione di questa nel 1486. Nel
1588 Alfonso d'Avalos d'Aquino vendette con regio assenso a Giacomo
Boncompagni, Duca di Sora, tutto lo Stato d'Aquino, per cui
Pescosolido tornò al Ducato sorano.
Il Duca aveva il diritto di chiamare alle armi gli uomini liberi e
di capitanarli in tempo di guerra; di amministrare la giustizia da
giudice supremo nei casi a lui riserbati dal Civico Statuto di Sora;
aveva pure la suprema ispezione di polizia nei paesi del proprio
Ducato e poteva disporre liberamente dei beni della Corte ducale.
Giacomo primo Duca sorano e fondatore dell'attuale famiglia
Boncompagni, d'ingegno brillante, si appassionò alle questioni
scientifiche e letterarie, per cui divenne il mecenate di letterati
e di artisti, fra cui il Palladio (1518/80), autore del celebre Trattato di architettura tradotto in tutte le lingue, e Francesco
Patrizi (1529-1597), filosofo e poeta.
Egli acquistò a Roma il palazzo Sora, da lui così chiamato in
omaggio alla città di Sora che l'aveva accolto come suo Signore con
entusiastico affetto. E lo abbellì con quadri che riproducevano le
incantevoli, melodiose e apriche sponde del Liri piene di sogni, la
verdeggiante pianura di Sora chiusa nello sfondo da una catena di
monti che sfuma vaporosa in una varietà di colori, le rumoreggianti
cascate della prediletta Isola del Liri, residenza ordinaria dei
duchi Boncompagni.
I duchi di Sora politicamente si mantennero, nell'avversa e nella
buona fortuna, fedeli al Sovrano di Spagna, sia per sentimenti
religiosi che per interessi, consigliati dagli uffici militari che
ricevevano di padre in figlio dal Re spagnolo e dalla situazione del
feudo sorano che allora era nel Regno di Napoli. Oggi è nel Lazio.
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Ritratto di
Giacomo Boncompagni
del 1594
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Il primogenito
di Giacomo, Gregorio (1590-1628), II Duca di Sora, sposò la figlia
del Viceré di Napoli Giambattista Sapada, Donna Eleonora che morì
in Roma nel palazzo Sora (1679).
Questo Duca si innamorò tanto delle nostre contrade che vi restò a
lungo e vi vide nascere molti figli: Costanza che sposò a Napoli D.
Carlo Ruffo della Bagnara; Girolamo, Arcivescovo di Bologna,
Cardinale (1664) che lasciò erede dei suoi beni l'ospedale
bolognese della Vita e della Morte; ed altri.
Circa il matrimonio fra Gregorio ed Eleonora, nel Protocollo I, n.
9, dell'Archivio dei Boncompagni‑Ludovisi, si legge che molti
erano i pretendenti alla mano dell'avvenente e ricchissima figlia
del Viceré di Napoli, molto protetta da Re Filippo III (1578-1621)
di Spagna. Quando dai dignitari della Corte di Napoli le fu fatto «intendere
di trovarsi pronta per la esplorazione della sua volontà» e le fu
chiesto dal Commissario reale con quale persona volesse accasarsi,
la bella Eleonora rispose: «Poiché non mi è permesso di
riportarmi a quella persona che mi avesse proposta V. E. cui
prontamente avrei obbedito, non desidero accasarmi col Principe di
Ascoli, purché mia madre non lo desideri; neppure col Duca di Torre
Maggiore, purché non lo desiderino li miei Zii; io desidero il Duca
di Sora»; il quale ebbe l'invito a conchiudere le nozze dallo
stesso Viceré dì Napoli.
Giacomo II (1613-36), nato ad Isola del Liri dal Duca Gregorio I, fu
il III Duca sorano. Morì di vaiuolo a Napoli, nel Palazzo
Arcivescovile dove egli era ospite dello zio Francesco, allora
Arcivescovo della sede partenopea. Giovane di elette virtù, lasciò
ricordi di sé, raccolti da Fra Giovanni di S. Giuseppe (ed. Nucci,
1637, Napoli) e dal P. Francesco Marchese nel suo volume Esemplari di santità alla gioventù secolare.
Ugo I, IV Duca di Sora, nacque pure a Isola del Liri (1614-1676)
dal Duca Gregorio; sposò Donna Maria Ruffo della Bagnara, da cui
ebbe tredici figli, tutti nati a Isola Liri. Di essi si distinsero:
Gregorio, V Duca di Sera, Donna Eleonora che sposò Don Giovanni
Battista Borghese e poi lasciò i suoi beni al romano monastero di
S. Lucia in Selci (1695), dove fu sepolta; Francesco, prelato
pontificio, che ebbe il governo di Rieti e di Jesi; Giacomo,
Arcivescovo di Bologna (1690) e poi Cardinale; Antonio, VI Duca
sorano.
Ugo, come narra il Gattola nelle Accessiones ad historiam Abbatiae Cassinensis, fu
uno dei Baroni di Terra di Lavoro, i quali, a capo dei propri
fanti e cavalli, nel 1647 si opposero energicamente alla banda
brigantesca di Domenico Colessa di Caprile, avida di rapine e di
sangue, e la scacciò dai territori di Sera, Arpino e Roccasecca,
con grande sollievo di queste pacifiche e laboriose popolazioni.
Maria Ruffo lasciò un altro ricordo di sé, fondando nel 1641 a
Isola del Liri un convento di Francescani, oggi Cartiera del Fibreno.
Con Gregorio II Boncompagni, V Duca di Sora, e I Principe di
Piombino, la Casa unisce al primo cognome quello dei Ludovisi, per
la parentela contratta con questa nobile famiglia romana. Quindi
l'arma gentilizia dei Boncompagni Ludovisi fu così formata
troncato: a) di rosso ad
un mezzo drago spiegato d'oro (Boncompagni); b)
di rosso a tre bande d'oro scorciate e ritirate nel capo (Ludovisi).
Questa Casa vanta quattro Cardinali: Filippo nel 1572, Francesco nel
1621, Giacomo nel 1690 e Girolamo nel 1664. Ugo di Cristoforo,
Cardinale nel 1565, divenne Papa, nel 1572, col nome di Gregorio
XIII (1572-85).
In questa famiglia si estinsero due Case pontificie: quella dei
Ludovisi (Gregorio XV) e degli Ottoboni Alessandro VIII).
Il Duca Gregorio (1642-1707), nato a Isola del Liri, sposò in prime
nozze Donna Giustina Gallio, figlia del Duca di Alvito presso Sora,
nel 1665: rimasto vedovo (1679), sposò nel 1681 Donna Ippolita
Ludovisi, ultima discendente di quella Casa, che fu poi sepolta
nella chiesa romana di S. Ignazio.
Dalle seconde nozze Don Gregorio ebbe sette figli, fra cui si
distinsero: Maria Costanza che sposò Vincenzo Giustiniani, Principe
di Bassano; Maria Teresa che si unì in matrimonio col Principe di
Palestrina Don Urbano Barberini; Maria Giulia che sposò Marco
Ottoboni Duca di Fiano; Anna Maria che sposò Antonio Maria Salviati,
Duca di Giuliano; e Maria Lavinia che sposò Marino Caracciolo, Duca
di Castel di Sangro.
Nell'Archivio di Casa Boncompagni (prot. I, n. 9) si apprende che
Donna Ippolita Ludovisi, restata orfana, fu dallo zio Cardinale
affidata per l'educazione alle Dame Monache Oblate di S. Francesca
Romana a Torre de' Specchi e data in isposa a Don Gregorio Duca di
Sora per le sue benemerenze verso il Re di Spagna, protettore della
diciottenne nobildonna.
La nuova Duchessa soggiornò molto tempo a Isola del Liri, dove i
Boncompagni avevano costruito ed abbellito il palazzo ducale, presso
la cascata perpendicolare, circondato da meravigliosi giardini.
La cronaca familiare dice di lei: «Generosa senza riserva con avere
in vista nelle sue profusioni non tanto l'indigenza quanto il merito
delle persone, molte delle quali promosse e protesse, d'una
penetrazione superiore al suo sesso unita ad una pari quadratura di
mente e discernimento delle cose, governò i suoi sudditi con rettitudine,
previdenza e vantaggio.
Accreditata appresso le principali Corti di Europa ne riscosse stima
tale, che in continuo carteggio coi primari ministri delle stesse
diresse co' suoi pareri e consigli molti scabrosi affari e riusciva
felicemente».
Le vestigia di Casa Boncompagni a Isola del Liri non sono tutte
distrutte: oltre le pitture nel teatro del Castello e nelle camere
ravvivate dalla mano sapiente di Carlo Siviero di Napoli, l'arma
gentilizia dei Boncompagni, posta nella volta dell'entrata
principale, ricorda: "Sum draco, ne timeas, nam spiris atque veneno"
"Quod penitus caream cauda resecta docet". Sono un drago, ma non temere, perché la tronca coda ti assicura
che sono privo di insidie e di veleno.
Antonio I, (1658-1731) figlio di Ugo, nato e morto a Isola del Liri,
fu il VI Duca di Sora; sposò sua nipote Donna Maria Eleonora
Boncompagni, sesta Duchessa di Sora, nata a Isola del Liri, e
seconda principessa di
Piombino. In occasione del matrimonio (1702), Don Antonio assunse
pure il titolo di Duca di Arce. Ebbe cinque figli, fra cui Maria
Francesca (nata a Isola) che sposò Giuseppe Caraffa Principe di
Belvedere; Pier Gregorio che divenne Duca di Fiano, sposando Donna
Maria Francesca, primogenita di Don Marco Ottoboni duca di Fiano;
e Gaetano, VII Duca sorano.
Il VI Duca di Sora non portò il titolo di Principe di Piombino,
perché della Signoria di quello Stato era investita dalla Corte
spagnola Donna Ippolita Ludovisi, Dopo la morte di costei (1733), ne
ricevé l'investitura Donna Maria Eleonora, vedova di Don Antonio
Boncompagni.
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Veduta di Isola Liri del 1840
C.Bourgeois. Proprietà B.Miele,
Cassino
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Il VII Duca sorano fu
Gaetano I (1706-77) di Antonio Boncompagni (nato a Isola del Liri),
che sposò Donna Laura Chigi, da cui ebbe nove figli. Di essi Maria
Anna sposò Francesco Cattaneo, Duca di Termoli; Antonio Maria fu
l'ottavo Duca di Sora Ignazio (1743-1790) fu Cardinale e Segretario
di Stato del Pontefice Pio VI; Ippolita sposò il Principe Don
Abbondio Rezzonico, Senatore di Roma, matrimonio celebrato da Papa
Clemente XIII e solennizzato in Campidoglio con feste straordinarie.
Don Gaetano fu Vicario generale della provincia dell'Abruzzo
Citeriore, Ambasciatore straordinario presso il Monarca Cattolico
Filippo dì Spagna per ringraziarlo della cessione fatta del Regno
delle Due Sicilie al Re Carlo III Borbone di Napoli. Dal Re Filippo
V ebbe la Collana dell'insigne Ordine del Toson d'Oro alla presenza
di tutta la Corte.
Egli conchiuse il matrimonio fra Re Carlo di Napoli e la Principessa
Reale Amalia di Sassonia, figlia di Augusto Re di Polonia; per cui
venne nominato Maggiordomo maggiore della Regina futura sposa e
incaricato di riceverla ai confini d'Italia, da Palmanova a Napoli.
In quella. occasione fu insignito pure dell'Ordine di S. Gennaro.
Anche Filippo V Re Cattolico, venuto a conoscenza dei molteplici
meriti del Duca di Sora, gli concesse il Grandato di Spagna di I
classe, estendendo questo titolo onorifico «in perpetuo a tutti i
suoi successori nel Ducato di Sora con speciale diploma del 22
maggio 1739)». Carico e stanco di onori, ottenne dal Sovrano di
Spagna presso il quale era Ambasciatore (1746), il bramato
permesso del riposo «più per la importunità della richiesta che
per la condiscendenza d'amore del Sovrano.... Negli ultimi anni
della vita raddoppiò il fervore in tutte le sue azioni o fossero
dirette al culto della Religione o all'amore verso Dio e del
prossimo, nauseato delle
terrene grandezze fu intento alla propria santificazione in un
continuo esercizio di meditazione, preghiere e di tutti atti
virtuosi. Tenerissimo in vita per i figli , tutti ricevettero negli
ultimi momenti, tra i singhiozzi
dall'amorevolissimo padre, la benedizione».
Antonio II Maria di Gaetano (1735-1805), VIII Duca di Sora e IV
Principe di Piombino, sposò Donna Giacinta Orsini e in seconde
nozze Donna Vittoria Sforza Cesarini. Da questa ebbe tre figli, di
cui Luigi IX Duca d Sora.
Luigi di Antonio 1767-1841), IX Duca di Sora col titolo di Principe
di Venosa mentre fu vivo
il padre e poi V Principe di Piombino, sposò Donna Maddalena
Odescalchi, da cui ebbe sei figli. Di essi Vittoria sposò il
Principe di Viano, Clemente Altieri; Antonio fu il X Duca sorano;
Costanza sposò Don Alessandro Duca di Fiano; Maria Ippolita sposò
Don Mario Duca Massimo; Baldassarre fu Mecenate degli scienziati e
dei letterati del suo tempo.
Baldassarre Boncompagni (1821-94), Accademico dei Lincei, morto in
Roma nella «Villa dell'Aurora», merita un degno posto nella storia
della Scienza italiana. Nella vita e nella scienza si mostrò
degnissimo successore del suo grande antenato Gregorio XIII
(1572-1585), al secolo Ugo Boncompagni, il riformatore del
calendario civile (1582).
Fra i suoi studi portati a termine, stabilì con serietà di metodo
e di argomenti che gli italiani Leonardo Pisano, Luca Paciolo ed
altri, per virtù del loro raziocinio, avevano risoluto i più ardui
problemi geometrici ed algebrici fino alla soglia del calcolo
sublime.
Egli illustrò e pubblicò a sue spese i lavori inediti del grande
geometra Leonardo Pisano; illustrò e pubblicò il De
Practica geornetria di Leonardo Fibonaci che fu il primo che, di
ritorno dalla Barberia, riportò i numeri arabi; contribuì alle
conquiste dell'erudizione di ogni specie, al progresso delle
matematiche e delle scienze di cui divenne lo storiografo scrupoloso
ed entusiasta; incoraggiò con generosità i cultori delle scienze,
spendendo non meno di venti milioni.
Antonio III di Luigi (1808-83), X Duca di Sora e VI Principe di
Piombino, sposò Donna Guglielmina Massimo dei Duchi di Rignano e ne
ebbe sette figli; di cui Rodolfo fu il decimoprimo Duca sorano;
Maria Carolina sposò Don Francesco Cesare, Principe Rospigliosi
Parravicini; Ignazio sposò Donna Teresa del Conte Augusto
Marescotti e conservò il titolo di Principe di Venosa; Giulia sposò
Don Marco Ottoboni Duca di Fiano; e Lavinia sposò Rinaldo Taverna,
Conte di Landriano.
Rodolfo Boncompagni Ludovisi (1832-1911) di Antonio, XI Duca di Sora,
VII Principe di Piombino, Marchese di Vignola, Principe del Sacro
Romano Impero, Principe e Nobile Romano, Grande di Spagna di I
classe, sposò nel 1854 Donna Agnese Borghese, figlia del Principe
Don Marcantonio. Da lei ebbe sei figli, di cui Ugo XII Duci sorano;
Luigi sposò Donna Isabella Rondinelli‑Vitelli dei Marchesi di
Bucine; Guendalina sposò il Marchese G. B. Cattaneo della Volta di
Genova, Giuseppe sposò Donna Arduina dei Conti di S. Martino; e
Maria che andò sposa a Francesco Negroni Duca Caffarelli.
Ugo II di Rodolfo e di Agnese Borghese (1856; vivente), XII Duca
sorano e VIII Principe di Piombino, sposò nel 1877 Donna Vittoria
Patrizi e in seconde nozze (1884) Donna Laura Altieri. Dal primo
matrimonio ebbe Guendalina che sposò il Marchese Antonio Malvezzi
Campeggi e Guglielmina che sposò il Conte Pompeo di Campello della
Spina; e dal secondo Donna Eleonora, religiosa del S. Cuore, Teresa
e Antonio Francesco Maria, XIII Duca di Sora e attuale Governatore
di Roma. Perduta nel 1892 la seconda consorte, il Principe Don Ugo
decise di prendere gli ordini sacri (27-1-1895) e rinunziò a tutti
i suoi titoli nobiliari a favore dell'attuale Governatore di Roma.
È ora Vice Camerlengo di Santa Romana Chiesa; ha pubblicato
interessanti volumi: Ricordi
di mia madre, Roma, 1921; l'Apostolo
del Sublacense, Roma, 1923, Roma
nel Rinascimento, in più volumi, Albano Laziale, 1928 e segg.,
ecc.
Francesco di Ugo e di
Laura Altieri, nato nella Villa «La Quiete» a Foligno (Umbria) il
20 ottobre 1886, è il XIII Duca di Sora, che egli venne a visitare
nel 1908 con la sua nobile consorte Donna Nicoletta Prinetti
Castelletti, figlia del Marchese Giulio, già Ministro dei Lavori
Pubblici (1896) e degli Esteri (1901-2). È Senatore del Regno e
Principe dì Piombino. Fu deputato di Roma nelle legislature XXV,
XXVI e XXVII; fu Sottosegretario di Stato alle Finanze; occupò
cariche di grande fiducia; fu nominato Governatore di Roma nel settembre
1928. Oggi è una delle figure più rappresentative della nobiltà
romana e italiana.
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Il Castello e la cascata
in un'acquafortedi fine sttecento
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I Duchi
Boncompagni lasciarono opere cospicue a Sora e a Isola del Liri. A
Sora, fra l'altro, un palazzo settecentesco che il terremoto del
1915 distrusse soltanto in qualche punto, data la forte solidità
della sua seria costruzione.
A Isola del Liri, dal 1580 al 1796 (quando i Boncompagni vendettero
il ducato Sorano al Demanio), essi costruirono il palazzo ducale, su
costruzioni trecentesche, edificarono una villa sulla collina di S.
Sebastiano, gettarono due ponti levatoi sulle due cascate del fiume
Liri, generatrici di forza motrice per le industrie locali.
Introdussero l’arte della seta, stipendiando operai specializzati
dell’alta Italia, impiantarono una Fabbrica di drappi di lana e
una rameria nella contrada Valcatoio; una cartiera e una gualchiera
a Carnello, prevenendo le macchine moderne che lavano, disgrassano e
sodano i panni.
Col fastigio del nome e con le molteplici opere essi divennero un
centro di attrazione,
per cui la ubertosa Valle del Liri vide cocchi lussuosi e personaggi
illustri, ospiti dei Duchi di Sora. Oggi quel fastigio è
ricordato da una strada di Sora, dedicata ai Duchi Boncompagni.
I Boncompagni, imparentati attraverso i secoli con le illustri
famiglie degli Sforza, degli Zappata di Spagna, dei Ruffo di Bagnara,
dei Gallio, dei Ludovisi, dei Chigi, degli Orsini, degli Sforza
Cesarini, degli Odescalchi, dei Massimo, dei Borghese, dei Patrizi,
degli Altieri, e dei Prinetti Castelletti, ecc. hanno origini chiare
e nobilissime, create dalla rettitudine, dall'ingegno e dal lavoro
intellettuale.
Le origini di Casa Boncompagni sono anteriori al Mille. Nel 1133
Rodolfo Boncompagni fu dal Sassone Lotario II, Imperatore d'Occidente
(1125-37), investito della Signoria di Assisi e chiamato suo
parente, perché disceso dai duchi di Sassonia, secondo un diploma
imperiale che era presso i Duchi di Sora.
La famiglia Boncompagni ricevette il suo maggiore decoro e lustro,
con la nomina del suo Cardinale Ugo (già professore di diritto
nell'Università di Bologna) a Pontefice, col nome di Gregorio XIII.
Questi nel 1580 comprò dal Duca di Urbino per centoventimila scudi
il Ducato di Sora e lo diede al suo erede Giacomo (1548-1612) che lo
trasmise ai suoi successori; ai quali oggi resta il titolo onorifico
di Duchi di Sora, la patria illustre del celebre Cardinal Baronio,
padre della storia ecclesiastica.
I Boncompagni, generosi e amanti delle arti belle, mantennero a loro
spese uno spazioso teatro che conserva ancora scene dipinte sui muri
laterali, e accolsero nelle loro stanze le persone più distinte della
loro giurisdizione, contribuendo al progresso civile. Religiosi ed
educatori del popolo, fecero costruire a loro spese la Regia chiesa
collegiata di S. Lorenzo, dove si ammirava, sull'altare maggiore, un
grande quadro ad olio, rappresentante il Martirio
di S. Lorenzo, di Giovarmi Lanfranco (1581-1675), bruciatosi per
incuria nel dopoguerra.
Artisti per istinto e per educazione, crearono attorno al palazzo
ducale un ambiente ristoratore, dove una ricca vegetazione, irrorata
da continua brina, copre le sponde, mentre i salici piangenti
bagnano nelle acque i loro rami. Ombrosi sentieri, annota il
Gregorovius che vi fu ospite, angoli solitari, floridi cespugli
invitano a passeggiare lungo il fiume Liri (che circonda il palazzo
ducale), a riposare, a meditare; in brevi parole sono qui bellamente
messi accanto un piccolo Tivoli e un Paradiso di Ninfe.
ACHILLE
LAURI
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