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Acquedotto
romano viene alla luce
a San Pietro Infine
di
Maurizio Zambardi
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Ipotesi di tracciato dell'acquedotto
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Si è sempre
saputo dell’esistenza di un acquedotto di epoca romana nel
territorio di San Pietro Infine: ne erano state rinvenute tracce in
piú punti del paese e si ipotizzava che partisse dalla Fonte Maria
SS. Dell’Acqua. Oggi se ne ha la conferma a seguito di un
importante rinvenimento.
È venuto alla luce in questi giorni, infatti, proprio un tratto del
cunicolo dell’acquedotto. Il ritrovamento è stato fatto durante i
lavori di sistemazione di un muro di contenimento a lato della Fonte
Maria SS. dell’Acqua, condotti dalla Comunità Montana «Monte S.
Croce».
Esso avvalora quanto si è sempre sostenuto in paese, e cioè che la
Fonte Maria SS. dell’Acqua ha un’origine antichissima. Anche se
la struttura coperta con cupoletta risale, come è noto, soltanto al
1886, quando fu realizzata dal sindaco, il notaio Antonio Decina.
Come suggerisce il nome stesso
della località “Maria SS. dell’Acqua” la zona è sempre stata
ricca di acque sorgive, per cui gli antichi romani, che avevano in
tutto il territorio di San Pietro numerose ville rustiche, ritennero
opportuno convogliare le acque in un apposito cunicolo, realizzato
in muratura ed interrato, e portarle dove ne avevano necessità.
Il cunicolo è posto proprio a ridosso del lavatoio pubblico
e non lontano da una grossa vasca di raccolta dell’acqua (detta in
dialetto locale “la otta”, cioè “la botte”),
utilizzata in passato da un mulino.
La struttura muraria del condotto
è stata in seguito utilizzata come basamento per elevarvi un muro
di contenimento del terreno sovrastante. Il cunicolo, che va in
direzione ovest, verso il nuovo centro di San Pietro, si estende in
linea dritta per 9 metri, poi piega leggermente verso sud per una
lunghezza di tre metri. Qui il cunicolo è chiuso da un muro a
secco, ma è ipotizzabile la continuazione dello stesso sotto la
strada di accesso alla fonte in quanto oltre la strada, appena dopo
un cancello, è di nuovo riscontrabile il tracciato, che viene a
coincidere con un canale compreso fra un muro di contenimento e un
muro a doppia faccia. I due muri evidentemente erano raccordati da
una copertura – poi caduta – e formavano il cunicolo
dell’acquedotto. Questo tratto è rintracciabile per una
cinquantina di metri, e oltre ne è ipotizzabile la continuazione in
quanto rimane visibile il muro di contenimento che delimita le
proprietà. Da qui se ne ravvisa la direzione verso la nuova chiesa
di San Nicola, dove negli anni cinquanta fu rinvenuto un altro
tratto dell’acquedotto.
È possibile accedere al cunicolo, quello appena rinvenuto, solo da
una stretta apertura, creatasi durante i lavori di sistemazione del
muro di contenimento. La copertura del cunicolo è realizzata con
conci di pietra informi, posti in modo tale da formare una piccola
volta a botte a sesto ribassato. Sono evidenti, lungo la linea di
chiave della volta, ampie ed estese lesioni, dovute forse alla
diversa funzione che la struttura ha dovuto assolvere in seguito,
cioè quella di basamento per le opere di sostegno del terrapieno
che si trova a monte.
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Lavatoio della Fonte Maria SS. dell'Acqua
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Rinvenimento dell'acquedotto romano
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Il cunicolo è fruibile, come detto, solo per il tratto che va in
direzione ovest, mentre non è accessibile, e neanche visibile, il
tratto verso est, ma ci sono testimonianze di persone anziane che
sostengono che quando erano bambini il cunicolo era aperto e
percorribile anche verso est, cioè verso la camera di raccolta
delle acque posta dietro la fontana. Questo tratto piegava quindi
verso nord e, in pratica, seguiva lo stesso profilo del muro di
contenimento che è visibile e che sta a ridosso della vasca del
lavatoio.
Una tradizione popolare parla di una frana che avrebbe sepolto una
fonte piú antica, posta più a monte di quella attuale. Si racconta
che l’acqua uscisse da quattro bocche, come avviene tuttora, ma di
ottone dorato, modellate nella parte finale a forma di teste di
leone con le fauci spalancate. Non possiamo confermare la notizia
per mancanza di documentazione ma l’ipotesi di una frana non è da
scartare vista la posizione della fonte, posta proprio al di sotto
di uno scoscendimento naturale e vista anche la natura del terreno
stesso, che è appunto di tipo franoso.
Inoltre sempre in merito a questa fonte più antica si tramanda,
come apprendiamo dalla viva voce degli anziani, che avesse ai lati
due cavalli scolpiti, forse in bassorilievo.
Non è la prima volta, come già detto, che vengono alla luce tratti
di acquedotto. Don Giustino Masia nel suo opuscolo su San Pietro
Infine,
parla infatti del rinvenimento, avvenuto agli inizi degli anni ’50
del secolo scorso, di un altro tratto del cunicolo durante i lavori
di sbancamento per la costruzione della nuova chiesa di San Nicola.
Il tratto, localizzato alle spalle della chiesa, aveva le dimensioni
grosso modo simili a quelle riscontrate nell’attuale tratto (65
centimetri di larghezza per un metro e cinquanta di altezza).
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Cunicolo dell'acquedotto
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Da una indagine fatta in passato, interpellando diversi anziani del
paese che avevano trovato fortuitamente tratti di cunicolo, è stato
possibile ricostruire con buona approssimazione l’intero percorso.
Riportando infatti i vari punti rinvenuti su una cartina
topografica, è emerso in maniera evidente un allineamento che dalla
fonte porta in località “Le Torri”. Partendo dalla Fonte Maria
SS. dell’Acqua, a quota 130 metri circa, seguendo un allineamento
che tiene conto della conformazione del terreno, si raggiunge una
struttura molto antica risalente all’epoca romana posta a una
distanza di circa 1700 metri e approssimativamente ad una quota di
125 metri. Ciò consente di calcolare che la pendenza media
dell’acquedotto era del 3 per mille circa.
Il cunicolo lambisce il lato nord del cimitero comunale, dove, tra
l’altro, nel 1971, durante lavori di ampliamento, furono rinvenuti
resti di una struttura di epoca romana, con ampie superfici
rivestite a mosaico. Il tutto riconducibile ad una villa di epoca
imperiale. Ne dette notizia Don Angelo Pantoni, nel suo lavoro
monografico sulla storia di San Pietro Infine. Il cunicolo termina
in un ambiente chiuso, tuttora esistente, posto in località “Le
Torri”, a confine con il limitrofo territorio di San Vittore del
Lazio. L’ambiente, rifatto in epoca successiva, potrebbe essere
una sorta di “Castellum aquae”, una vasca di raccolta e di
smistamento, in varie direzioni, dell’acqua potabile, oppure
potrebbe far parte esso stesso di una struttura residenziale molto
piú grande che si può far risalire ad un periodo compreso tra il
II e I sec. a. C. Se fosse valida l’ipotesi di una grossa villa
rustica, questa doveva certamente contenere anche delle strutture
termali. Tutta l’area comunque è ricca di opere di epoca romana,
che rivelano l’importanza della zona in quell’epoca. Importanza
avvalorata anche dall’ipotesi della presenza di un altro
acquedotto proveniente da una sorgente posta nel territorio di San
Vittore del Lazio. Tale ipotesi viene suggerita dall’allineamento
di un muro (oggi utilizzato come muro di contenimento, ma
l’evidenza di archi di scarico nella parte inferiore, conferma
l’antica funzione di acquedotto), che corre sul lato
settentrionale della strada comunale che da San Pietro porta a San
Vittore, in località “Mura abbandonate”, che punta dritto
proprio nella località “Le Torri”.
In questa area è quindi ipotizzabile la presenza, in epoca romana,
di una struttura termale di rilievo, sia per la necessità di avere
una grande quantità di acqua, sia per l’abbondanza nella zona di
resti di “cocciopesto”, una malta impermeabile utilizzata
appunto per vasche.
Attualmente i lavori sono sospesi in attesa dei rilievi e dei saggi
di scavo da parte della Soprintendenza Archeologica di Napoli e
Caserta, anche se un primo e immediato sopralluogo è stato
effettuato dall’Ispettore di zona l’archeologo Francesco Sirano.
Ci auguriamo che i lavori di indagine archeologica si svolgano al più
presto possibile, in modo da poter continuare i lavori di
sistemazione del muro franato, anche perché il fascino dell’area,
che è di una bellezza naturalistica e paesaggistica unica nel suo
genere, è meta preferita di quanti, sampietresi e non, si recano a
prendere l’acqua o, specie in estate, vi sostano per godere della
frescura data dall’ombra di secolari platani. Ci auguriamo, ma ne
siamo convinti vista l’immediatezza e sensibilità dimostrata nel
segnalare l’importante rinvenimento archeologico agli Enti
competenti, che il sindaco Fabio Vecchiarino e la sua
Amministrazione vogliano sfruttare al meglio il rinvenimento
concentrando le energie su un’area di notevole bellezza artistica,
naturalistica ed anche - ora possiamo affermarlo - di interesse
archeologico.
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Sezione trasversale dell'acquedotto
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Le
foto e l’ipotesi del tracciato dell’acquedotto sono di Maurizio
Zambardi
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