






 |
|
Umberto
Nobile
a San Dotato Val di Comino
|
|
Il
legame dell'esploratore con il nostro territorio risale agli anni
Venti del secolo scorso, quando Nobile chiamò a far parte delle
spedizioni artiche il santeliano Vincenzo Pomella
Umberto Nobile partito dalle Isole Svalbard sul dirigibile
"Norge", da lui stesso disegnato, il 12 Maggio 1926 doppiò
il Polo Nord insieme al norvegese Ronald Amundsen e all'americano
Lincoln Ellsworth, che aveva finanziato la spedizione. Come generale
dell'aeronautica e professore di ingegneria aeronautica a Napoli,
iniziò, nel 1928, una serie di voli sopra le regioni inesplorate
dell'Artico, con un dirigibile simile al Norge. Al terzo tentativo
l'aeromobile si schiantò sul ghiaccio, causando la morte di
diciassette persone. Una commissione d'inchiesta determinò le sue
dimissioni. Dopo la Seconda Guerra mondiale, il giudizio della
commissione fu sovvertito e Nobile venne riabilitato. Abbandonata la
docenza, divenne deputato dell'Assemblea Costituente.
|
|
La
spedizione del dirigibile "Italia"
La
trasvolata del Norge,
organizzata in tempi assai ristretti, aveva necessariamente escluso
qualunque programma di ricerca scientifica: circa 4 milioni di kmq
della calotta polare restavano inesplorati e l'eventuale presenza di
terre emergenti fra i ghiacci era tutta da verificare
Umberto Nobile aveva già deciso al suo arrivo a Teller la
preparazione di un'altra impresa, questa volta con un dettagliato
programma di esplorazione geografica e di esperimenti scientifici.
Il governo italiano (e soprattutto Balbo) non autorizzò la
costruzione di un nuovo dirigibile, l'N5, grande tre volte il Norge: pur riconoscendo gli indubbi meriti della spedizione artica
del 1926, l'Aeronautica preferì concentrare i propri sforzi nello
sviluppo degli aerei Nobile
tuttavia non si arrese: ottenne il sostegno di un gruppo di
industriali milanesi e portò a termine nel 1927 la costruzione di
un'aeronave gemella del Norge, l'N4 Nel
frattempo, istituti scientifici italiani, cecoslovacchi,
statunitensi e inglesi misero a disposizione i loro migliori
strumenti di rilevazione.
Alla fine di marzo del 1928 ogni dettaglio della spedizione era
stato definito Il
dirigibile N4, ribattezzato Italia,
aveva 13 membri d'equipaggio, tutti italiani
Considerando anche i tre scienziati e i due giornalisti, la
spedizione comprendeva in tutto 18 uomini, con Nobile naturalmente
come comandante.
Dopo il trasferimento da Roma a Milano, l'Italia
partì dall'aerodromo milanese di Baggio il 15 aprile 1928 e con un
volo di circa 6000 km, facendo tappa a Stolp (Pomerania) e Vadsö
(Norvegia), giunse alla Baia del Re il 6 maggio.
Il primo volo di esplorazione delle regioni polari si concluse ben
presto, a causa delle avversità atmosferiche e di guasti tecnici
Il secondo durò tre giorni con un percorso di circa 4000 km
sui territori inesplorati a nord-est delle isole Svalbard: vennero
definiti gli estremi confini occidentali della Terra del Nord, fu
dimostrata l'inesistenza della Terra di Gillis e vennero effettuati
diversi rilevamenti sulla Terra di Nord-Est
Il terzo volo doveva esplorare la parte settentrionale della
Groenlandia, alla ricerca di terre emerse, per dirigersi quindi sul
Polo, dove erano previste misurazioni scientifiche sul pack.
Alle 4 28 del 23 maggio 1928 l'Italia si alzò in volo con sedici
persone a bordo e, nonostante una violenta perturbazione, raggiunse
il Polo Nord alla mezzanotte fra il 23 e il 24 maggio Fu impossibile attuare la discesa sui ghiacci, a causa del
forte vento Alle 2 20
Nobile ordinò che si prendesse la via del ritorno.
L'avvistamento delle isole Svalbard era previsto per le prime
ore del mattino del 25 maggio, ma la forza del vento aveva portato
spesso l'aeronave fuori rotta, rallentandone la marcia Alle 10 30 il capo motorista Cecioni diede l'allarme: l'Italia
stava perdendo rapidamente quota
Tre minuti più tardi, per cause che restano tuttora
sconosciute, il dirigibile si schiantava sul pack, a quasi 100 km
dalle isole Svalbard.
Dieci uomini caddero dalla navicella di comando sui ghiacci
Il meccanico Pomella fu trovato morto dai superstiti subito
dopo la caduta; Nobile e Cecioni subirono fratture agli arti
Sull'involucro privo di comandi restarono invece
Alessandrini, Caratti, Ciocca, Arduino, Pontremoli e Lago
L'aeronave si risollevò lentamente scomparendo nella fitta
nebbia: della sua sorte e di quella dei sei uomini rimasti a bordo
non si ebbero più notizie Probabilmente
l'Italia andò alla
deriva, inabissandosi nel Mare di Barents.
L'impatto aveva riversato un po' ovunque anche numerose attrezzature
di bordo Fu rinvenuta
una parte dei viveri, ma soprattutto la tenda preparata per la
discesa sul Polo e la radio di soccorso Ondina
33 La tenda,
colorata di rosso con l'anilina che avrebbe dovuto servire per le
rilevazioni altimetriche, diventò un indispensabile rifugio per i
naufraghi e un punto di riferimento per i soccorsi
Il radiotelegrafista Biagi montò subito l'antenna della
radio e attivò l'apparecchio Il
30 maggio, dopo cinque giorni di infruttuose trasmissioni (la nave
appoggio Città di Milano
non riuscì a captare i messaggi di aiuto), Mariano, Zappi e
Malmgren lasciarono la tenda per una marcia disperata verso la
terraferma Quattro
giorni dopo, il 3 giugno, un radioamatore russo di nome Schmidt
intercettò l'SOS dei naufraghi.
Le operazioni di salvataggio
La notizia del naufragio dell'Italia si diffuse in tutto il mondo Due baleniere, la norvegese Hobby
e la Braganza (noleggiata
dall'Italia), perlustrarono inutilmente la zona a nord delle
Svalbard Anche i
reparti degli alpini e i giovani della SUCAI (associazione
universitaria legata al Club Alpino Italiano) si attivarono
immediatamente e setacciarono senza successo centinaia di chilometri
quadrati, con la speranza che il dirigibile avesse raggiunto le
coste settentrionali delle Svalbard
La nave appoggio Città
di Milano si spostò alla Baia Virgo e finalmente l'8 giugno
stabilì il contatto radio con la Tenda Rossa: i naufraghi si
trovavano a 80° 30' latitudine N e 28° 4' longitudine E.
Tra la fine di maggio e i primi di giugno si mossero anche i governi
svedese e italiano La
Svezia inviò il battello Tanja
con due idrovolanti Hansa-Brandenburg e il Fokker 31 pilotato da
Einard Lundbord Sulla
baleniera Quest partirono gli uomini della spedizione, guidati da Tornberg
In Italia il governo fascista si limitò ad autorizzare la
partenza di un idrovolante Siai S55 pilotato dal maggiore Umberto
Maddalena, con una spedizione resa possibile dal finanziamento
deciso da privati, organizzati in comitato a Milano presso
l'Automobile Club
Nella prima metà di giugno la Svezia inviò un altro aereo, il
trimotore Uppland; la Finlandia mise a disposizione il monomotore
Turku L'idrovolante di
Maddalena raggiunse la Baia del Re il 18 giugno
Nello stesso giorno il Latham-47 della spedizione francese,
decollato da Trömso, precipitò nel Mare di Barents con a bordo
quattro uomini dell'equipaggio, Amundsen (il leggendario esploratore
norvegese compagno di Nobile nella trasvolata del Norge)
e Dietrichson (pilota di uno dei due Dornier Wal che avevano tentato
la conquista polare nel 1925): uno dei galleggianti dell'idrovolante
fu ritrovato il 31 agosto dalla nave Brodd.
Il 19 giugno Maddalena fece un primo volo, infruttuoso, alla
ricerca della Tenda Rossa Il
giorno successivo, durante un'altra ricognizione dell'S55, i
naufraghi scorsero l'idrovolante e iniziarono a trasmettere il
segnale stabilito: "KKK"; il pilota dell'aereo riuscì così
a individuare la tenda e a lanciare sui ghiacci i primi aiuti.
Il 22 giugno l'S55 ripartì, questa volta insieme a un altro
idrovolante italiano, il Dornier Wal Marina
II di Penzo, giunto alla Baia del Re un paio di giorni prima
I due velivoli erano carichi di rifornimenti indispensabili
alla sopravvivenza dei naufraghi Nello stesso giorno anche i due Hansa della spedizione
svedese sorvolarono la Tenda Rossa, lanciando altre provviste e
chiedendo agli uomini sui ghiacci di individuare e segnalare un
luogo adatto per l'atterraggio
Nel frattempo, al capitano degli alpini Gennaro Sora e a due esperti
conoscitori del pack, Warming e van Dongen, venne affidato il
compito di ritrovare Mariano, Zappi e Malmgren
La spedizione di terra lasciò Capo Nord il 18 giugno con
slitte trainate da cani e si diresse verso l'isola di Foyn
A metà del percorso, Warming, colpito da oftalmia, si fermò
in un rifugio Sora e
van Dongen raggiunsero l'isola di Foyn dopo una marcia durissima;
tuttavia, allo stremo delle forze, non riuscirono a proseguire e
dovettero attendere a loro volta i soccorsi.
La sera del 23 giugno due aerei svedesi raggiunsero nuovamente la
Tenda Rossa: uno era il Fokker 31 di Lundborg, che riuscì ad
atterrare sulla pista di neve e ghiaccio e a trarre in salvo Nobile,
che avrebbe dovuto dirigere dalla base svedese le successive
operazioni di soccorso Lundborg
tornò poco dopo in aiuto degli altri naufraghi, ma in fase di
atterraggio il suo Fokker si ribaltò e il pilota rimase a sua volta
prigioniero dei ghiacci.
Un'altra spedizione aveva intanto lasciato la nave Braganza
ed era partita alla ricerca del gruppo Mariano: la componevano due
giovani della SUCAI, Matteoda e Albertini, un conducente di slitte (Tandberg)
e la guida Nois Dal 23 giugno al 6 luglio i quattro uomini perlustrarono
un'ampia zona della Terra di Nord-Est, percorrendo quasi 500 km
senza trovare traccia né dei dispersi né dell'Italia.
Il 6 luglio il Moth svedese pilotato da Schyberg portò in salvo
Lundborg ma non tentò più altri rischiosi atterraggi
Nobile sollecitò allora il comandante Tornberg perché
organizzasse un nuovo tentativo con il Klemm-Daimler pilotato da
Eickmann Ma il 12
luglio, quando l'aereo fu pronto per il volo, il rompighiaccio
sovietico Krassin era già arrivato alla Tenda Rossa.
La spedizione di soccorso sovietica impiegò due rompighiaccio, il Malyghin
e il Krassin
La prima nave, partita da Arcangelo il 12 giugno, doveva
raggiungere la parte orientale delle Svalbard e di qui dirigere
verso nord Il Krassin,
comandato da Karl Eggi e con a bordo il professor Samoilovich per
coordinare i soccorsi, salpò da Leningrado il 16 giugno
Doveva raggiungere le Svalbard da ovest e perlustrare tutta
la parte settentrionale dell'arcipelago verso l'isola di Foyn Il 3 luglio, a nord delle Svalbard, il Krassin subì danni a un'elica; ulteriori avarie convinsero
Samoilovich a ritornare per le riparazioni e per rifornirsi di
carbone Ma Nobile
telegrafò al comandante della spedizione sovietica, pregandolo di
non rinunciare alle ricerche, e riuscì a ottenere che dal
rompighiaccio fosse calato il trimotore Junkers pilotato da Boris
Ciuknowski L'aereo
decollò alle 16 del 10 luglio e riuscì ad avvistare il gruppo
Mariano ma non a rientrare al Krassin
La nebbia lo costrinse infatti a un atterraggio di fortuna
presso le Sette Isole, dove il velivolo restò bloccato dai danni
subìti. Samoilovich, sostenuto da un equipaggio noncurante delle
avarie e della scarsità di carbone, decise di proseguire
All'alba del 12 luglio vennero avvistati e tratti in salvo
Mariano, che aveva un piede congelato, e Zappi
Malmgren, purtroppo, non aveva retto alla tremenda marcia sui
ghiacci Alle 20 dello stesso giorno fu avvistata la Tenda Rossa:
mezz'ora dopo il rompighiaccio iniziava il salvataggio dei cinque
naufraghi rimasti La
tenda fu smontata e trasferita sulla nave insieme all'Ondina
33 Erano trascorsi
48 giorni dal tragico impatto dell'Italia.
Nonostante la generosa disponibilità dei sovietici ad appoggiare le
operazioni degli idrovolanti, Nobile non riuscì a far proseguire le
ricerche dell'Italia e dei
sei dispersi che si trovavano a bordo quando l'involucro si era
risollevato dopo lo schianto Da
Roma, Italo Balbo ordinò il rientro degli idrovolanti, mentre il
comandante della Città di Milano chiedeva al Krassin
di raggiungere la Baia del Re Durante
il viaggio di ritorno, il rompighiaccio recuperò l'equipaggio dello
Junkers accampato presso Capo Wrede e già raggiunto in precedenza
da una pattuglia discesa dalla baleniera Braganza e composta da
Albertini, Matteoda, Gualdi e Nois
Sora e van Dongen, avvistati dal Krassin
durante l'avvicinamento alla Tenda Rossa, furono portati in salvo
dagli idrovolanti svedesi.
Altre due spedizioni alla ricerca dell'Italia ebbero luogo nei mesi di agosto e di settembre e videro
impegnati, senza alcun risultato, la Braganza
e il Krassin
Il 22 settembre Samoilovich ricevette da Mosca l'ordine di
rientrare definitivamente.
La Tenda Rossa, riportata in Italia, è oggi al Museo Nazionale
della Scienza e della Tecnica La
radio Ondina 33 è
conservata dal Museo della Marina militare italiana di La Spezia.
Fin qui uno dei resoconti da parte italana. Di
ben altro tenore sono quelli stranieri relativi alle operazioni di
salvataggio.
Sul sito ww.transpolair.com, per esempio si legge1 che Amundsen, che
il 26 maggio 1928 si trovava ad Oslo, appena appresa la notizia
della tragedia dell’Italia, si offrì volontario a partecipare
alle ricerche, benché la polemica tra l’Italia ed il norvegese si
fosse trasformata in odio; inoltre “il governo norvegese propose
all’Italia di inviare soccorsi, ma Mussolini, che si era
intestardito in una stupida polemica internazionale (in seguito
all’odio di Amundsen verso Nobile e lo stesso governo italiano),
non rispose. Seguendo, invece, la tradizione internazionale per le
ricerche e l’assistenza agli esploratori, la Norvegia inviò aerei
militari e navi”. Inoltre “solo l’Italia sembrò poco disposta
a partecipare ai soccorsi. La nave d’appoggio “Città di
Milano” continuò a dormire tranquillamente. all’ancoraggio di
Ny Aalesund e il governo italiano cercò pretesti per giustificare
il suo atteggiamento.
In Italia intanto un industriale, amico di Nobile e vecchio capo di
Stato Maggiore dell’armata dell’aria, chiese personalmente il
distacco di aerei verso la Baia del Re. Al rifiuto minacciò di
finanziare organizzare da solo i soccorsi facendo sapere ai
giornalisti che il governo italiano non aveva i mezzi per stanziare
un po’ di denaro per salvare i suoi superstiti. Tale fatto fece
decidere la partecipazione dell’Italia, che inviò un aereo con
equipaggio sulle tracce dell’Italia”.
Quanto poi alle polemiche per la decisione di Nobile di salire per
primo sul primo idrovolante di soccorso abbandonando i compagni tra
i ghiacci, cosa che costò carissimo all’esploratore, sullo stesso
sito è precisato: “Lundborg, un mercante svedese, scelse un
piccolo Fokker munito di pattini per andare in soccorso dei
superstiti. Decollò il 23 giugno tra le ore 22 e 23 e atterrò
presso l’accampamento. Nell’attesa di essere soccorsi gli uomini
avevano preparato un ordine di evacuazione. Nobile voleva essere
l’ultimo evacuato, posizione che fu cambiata in penultimo per la
necessità di lasciare a terra un uomo capace di calcolare e
segnalare la posizione.
Quando Lundborg atterrò chiese a Nobile di imbarcarsi per primo
visto che c’era un solo posto disponibile sull’aereo. Fedele al
suo piano di evacuazione Nobili si rifiutò. Il pilota insistette
precisando che gli ordini gli venivano dalla “Città di Milano”
e che era necessario che egli arrivasse per primo sulla nave per
aiutare nelle ricerche dei superstiti. Nobile decollò dopo 32
giorni di accampamento”. Al suo arrivo sulla nave subì aspri
rimproveri dal comandante Romagna per aver abbandonato il suo
equipaggio.
Anche in Italia un comunicato del governo giudicava incomprensibile
che egli avesse scelto di evacuare per primo. Da quel momento si
scatenò una campagna di stampa contro di lui: “si giunse a dire
che Nobile si era rotta la gamba per cercare di salire per primo
sull’aereo”.
“Nobile – continua il testo francese –, che aveva cercato di
partecipare alle operazioni di salvataggio del suo equipaggio ne fu
impedito da Romagna che lo consegnò nella sua cabina e gli proibì
di raggiungere il rompighiaccio Krassin. Non ebbe neppure il piacere
di accogliere i superstiti al loro arrivo a bordo del ‘Città di
Milano’. Nessuna ricerca fu organizzata dagli Italiani nella
speranza di ritrovare i dispersi. Fu ordinato a Nobile di rientrare
a Roma. I superstiti furono sbarcati in Norvegia da dove un treno li
riportò in Italia”.
Ma vediamo come conclude la nota del sito francese: “Durante il
tragitto in Italia risentirono l’ostilità degli abitanti. Nel suo
paese Nobile fu oggetto di una ostilità senza pietà. Una
commissione fu nominata per stabilire le responsabilità. Nobile fu
assegnato al domicilio con il divieto di lasciare la città, di
prendere la parola in pubblico e di scrivere articoli. Vedeva
comunque nell’inchiesta ufficiale la possibilità di chiarire e di
affrontare finalmente i suoi accusatori.
Non ebbe mai l’occasione di farlo e le conclusioni furono gravose
per Nobile. Era ritenuto responsabile del disatro dell’Italia e
dell’abbandono dei suoi uomini. Fu degradato e, su richiesta di
Mussolini, gli si fece sapere di mettersi in congedo. Egli rifiutò
e diede le dimissioni.
“Nobile, costantemente sottoposto a sorveglianza dalla polizia
italiana, conobbe un semi pensionamento che durò due anni. Nel 1931
l’U.R.S.S. gli offrì un posto di consigliere tecnico in materia
di dirigibili. Vi restò per 5 anni. al ritorno in Italia tenne
corsi d’aeronautica all’Università di Napoli per tre anni, poi
andò ad insegnare alla Scuola d’Aeronautica di Lewis Hoy Name
negli Stati Uniti. Vi restò durante la seconda guerra mondiale e
non ritornò in Italia che nel 1943. Fu reintegrato nel suo grado.
Nel 1946 fu eletto all’Assemblea Costituente, ma si ritirò a vita
privata per dedicarsi ai suoi scritti e alle sue ricerche
scientifiche, continuando a tenere corsi all’Università di
Napoli”.
|
|
Ma perchè tanta avversione da parte
del fascismo nei confronti di Nobile? Pare che tutto sia dipeso dai
rapporti tra Italo Balbo e Nobile.
Leggiamo quanto scrive al riguardo l'Associazione Circolo Polare sul
proprio sito www.circolopolare.com
La posizione di Italo Balbo e l'attacco a Umberto Nobile
I libri, i documenti e la trasmissione di Piero Angela hanno posto in
risalto le feroci polemiche e le calunnie su Umberto Nobile e la sua
spedizione Italia.
Ciascuno è in grado di farsi una precisa opinione a riguardo,
attraverso la lettura dei documenti disponibili. Si riportano i motivi
di fondo che Giordano Bruno Guerri descrive nella biografia
su Italo Balbo
(ed. Mondadori):
- Balbo non credeva nello sviluppo dei dirigibili
- era concentrato a creare e a sviluppare l'aeronautica militare
italiana basata sull'aereo
- non desiderava gestire i suoi incarichi con altri personaggi famosi
e/o competenti.
Italo
Balbo, Umberto Nobile e le “prime donne”.
Dalla biografia su Italo Baldo di Giordano Bruno Guerri, ed. Mondadori.
Pag.
216-222“Italo Balbo, diventa sottosegretario all’aeronautica e nei
rapporti con gli uomini non andava certo per il sottile. Lo si ricorda
e lo si descrive di volta in volta come generoso e crudele, affettuoso
e durissimo…Balbo nel suo discorso del ’26 alla camera insiste “
vogliamo dimostrare che l’aviazione italiana non ha soltanto pochi
uomini d’eccezione nei suoi ranghi, ma che tutto il personale si
trova in grado di partecipare o collaborare alle più audaci imprese
dei tempi nostri. E ciò non soltanto per rendere queste prove meno
individualistiche che sia possibile, ma per evidenti ragioni
disciplinari”…voleva dimostrare che dietro i grandi piloti c’era
un’arma militare e non un vuoto organizzativo…in sostanza Balbo
voleva eliminare le “prime donne” per rimanere lui solo “prima
donna”…ed è un fatto che, come comandante delle sucessive grandi
crociere, solo lui sia passato alla storia del volo. Infine quello che
non è apprezzabile è il modo con cui Balbo si sbarazzò delle
“prime donne”.
Il primo fu Nobile, già celebre per aver sorvolato il Polo Nord nel
’26 con Amundsen e il dirigibile Norge. Nel ’28 quando Noile
propose di ripetere l’impresa con un equipaggio tutto italiano e con
il dirigibile Italia, Balbo fu contrarissimo perché considerava
superato il tempo dei dirigibili. Però, dopo la caduta nel pack, inviò
due grandi piloti Maddalena e Cagna….ma davanti alla commissione di
inchiesta a Roma, Balbo fu spietato: accusò Nobile di vigliaccheria e
di arroganza…” . Dopo Nobile, furono attaccati da Balbo e caddero:
De Pinedo, De Bernardi e Ferrarin…
I Disperati.
La tragedia dell’aeronautica italiana nella seconda guerra mondiale.
Di Gianni Rocca, ed: Oscar Mondadori 1993
Vi si dedica un capitolo
al rapporto tra Balbo, l’industria italiane e il dirigibile.
Anche Rocca attribuisce l'attrito tra Nobile e Balbo al fatto che
quest’ultimo non crede nel dirigibile e lo ritiene un ostacolo allo
sviluppo aereo in Italia.
Pag. 28”…Nobile non godeva di molti appoggi nell’ambiente
aeronautico….soprattutto perché la sua tenace battaglia in favore
dei dirigibili intralciava i piani di Balbo e di quanti ritenevano
inutile perdita di tempo e di denaro il voler mantenere in vita un
mezzo ormai sorpassato.”
Pag. 32 “ La tragedia
dell’Italia segnò praticamente la fine dell’era dei dirigibili
nel nostro paese.
I
nemici dell’aeronave non persero tempo, organizzarono una subdola
campagna contro Nobile, accusato di pessima organizzazione della
spedizione, e soprattutto di “viltà” per aver abbandonato i suoi
uomini sul pack….Balbo, grazie alla tragedia, aveva vinto un’altra
battaglia, liberandosi di un rivale autorevole e prestigioso. Del
resto le crociere nel Mediterraneo che aveva cominciato in quel 1928,
stavano dimostrando la superiorità dei suoi metodi organizzativi e
quella dell’aereo”.
Italo Balbo é abbattuto il 28 giugno 1940 a
Tobruch dalla contraerea italiana. Con lui perirono Nello Quilici e
altri parenti.
Non meno duro con Nobile fu Folco
Quilici. Dalla stessa associazione Circolo Polare leggiamo:
Folco Quilici , Amundsen e Nobile.
Poco noto è lo sconcertante racconto di Folco Quilici nel libro
scritto sulla vita di Amundsen (edito da PIEMME nel 1998) quando
affronta Umberto Nobile e l’avventura del Norge.
Sconcertante per come Quilici descrive Nobile e riporta gli
avvenimenti della preparazione alla spedizione con il NORGE.
Possibile che Nobile sia un personaggio secondario, meschino,
opportunista, così come lo descrive Quilici nei capitoli riguardanti
il Norge e l’Italia?
D’accordo che la famiglia Quilici eveva un ottimo rapporto di
amicizia con Italo Balbo, però come si giustificano i giudizi
di parte e severi di Folco Quilici?
Necessita un approfondimento e l’argomento è aperto a tutti coloro
che desiderano dare un loro contributo. Naturalmente, per la stima che
sia ha in Folco Quilici, cercheremo di contattarlo e di approfondire
con lui l’argomento Amundsen-Nobile.
A) Folco Quilici sminuisce il ruolo di Nobile nella preparazione e
volo del Norge…pag. 127: “Quando l’accordo tra i due esploratori
e il governo italiano venne perfezionato, comiciò ad assumere peso
sempre maggiore un personaggio sino a quel momento quasi sconosciuto:
il costruttore del dirigibile N.1, l’ingegner Umberto Nobile. Senza
dubbio un tecnico era indispensabile per rendere possibile il volo che
Amundsen immaginava, ma certamente era il meno adattato a convivere
con lui…”
Nobile
“personaggio quasi sconosciuto”?
Il 25 luglio 1925 Nobile era a Oslo ad incontrarsi con Amundsen
per definire il possibile utilizzo di un dirigibile per trasvolare il
Polo Nord. Dopo che Amundsen fallì la trasvolata servendosi di due
idrovolanti Dornier Wal,costruiti in Italia a Marina di Pisa, nella
primavera del 1925.
Nel 1922, Nobile era negli Stati Uniti in quanto la Marina Americana
aveva acquistato due aeronavi di progetto e di costruzione italiana.
Inoltre, Nobile era consulente della Goodyear
Nel 1924, l’N-1 compiva i primi voli, si affermò quale progetto
valido per la scelta di costruire una chiglia flessibile e non rigida,
in modo da adattarsi meglio alle sollecitazioni aerodinamiche.
Aprile 1926, il Norge parte da Ciampino diretto alla Baia dei Re,
pilotato da Nobile e con un equipaggio misto, composto da norvegesi e
da italiani. Sia Amundsen che Ellsworth lo aspettano in Norvegia.
B) Folco Quilici non ha nessuna
stima di Nobile e fa
fatica anche a scriverne il nome, nel libro lo chiama “futuro
Generale”, “l’italiano che sarebbe stato il padrone
assoluto…” Ironizza anche sul modo in cui Nobile acquisisce i
gradi militari, prima di tenente colonnello, poi di generale.
Ritiene Nobile colpevole di aver abbandonato i compagni della Tenda
Rossa (pag. 151)…”il suo
comportamento suscitò critiche nel mondo intero quando per primo si
fece portare in salvo dalla banchisa ov’era precipitato, lasciando i
compagni in pericolo. A questo punto mi tornano di nuovo alla mente i
commenti ripetuti attorno al tavolo da pranzo della casa di Ferrara,
dove sedevo da bambino…A un comandante tutto si può perdonare,
anche l’inutilità e il fallimento d’una missione, ma non
l’abbandono del suo equipaggio”.
C) La sua descrizione della
trasvolata oltre ad essere fredda si sofferma su episodi marginali,
negativi e indipendenti da Nobile (come il tempo atmosferico
avverso). Descrive con ricorso a frasi quali “…la
paura restò di casa sull’N.1”, “scarsa l’allegria tra chi
s’era imbattuto sul Norge a Roma…”, “…gli italiani invece,
ignorando, come da tradizione, ogni ordine…”
“il Norge avanzava alla velocità di un ciclomotore di oggi”…
D) Ritiene la spedizione
dell’Italia “un fallimento” e quasi attribuisce la morte di
Amundsen a Umberto Nobile… “che
non era partito per una semplice missione di soccorso, ma per salvare
chi nei suoi confronti s’era comportato molto male dopo il volo del
Norge: offendendolo” (pag. 151).
Onore e rispetto ai caduti, soprattutto perché scomparsi in azioni di
soccorso ma i dati certi sono:
- sia
Amundsen che Ellsworth non sapevano pilotare un dirigibile e
non avevano equipaggio in grado di saperlo pilotare…
-
Amundsen e Ellsworth salirono sul Norge alla sua partenza dalla
Baia dei Re, mai prima di allora. Quindi non avevano effettuato nessun
allenamento o azione di affiatamento con Nobile e con l’equipaggio.
-
Amundsen è stato l’ideatore, Ellsworth finanziatore (in
parte, perché i 2/3 dei costi sono stati ripianati da Mussolini e
dalla Stato Italiano), Nobile è il progettista e il comandante del
Norge
- La
spedizione era organizzata dall’Aeroclub di Norvegia che definì
ufficialmente con
- “Volo transpolare Amundsen-Ellesworth-Nobile”.
Il contratto con l’Aeroclub Norvegese prevedeva che il resoconto
finale della spedizione doveva essere compilato da Amundsen, Ellsworth
e Nobile, ma Amundsen rompe il contratto con l’Aeroclub e scrive il
libro solo con Ellswoth “The Firs crossing of the Polar Sea”.
|
|