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Vincenzo
Pomella
l'eroico motorista delle imprese popolari
di Umberto Nobile
di
Giovanni Petrucci
Vincenzo
Pomella partecipò come motorista alle due sepedizioni di Nobile. La
prima, realizzata con l'aeronave Norge nel 1926, con un equipaggio
di diciassette uomini tra i quali Roald Amundsen e Lincoln Ellsworth,
permise il passaggio dall'Europa all'America, sorvolando il Polo
Nord.
Due anni dopo ci fu la seconda con il dirigibile Italia.
Nell'equipaggio erano alcuni scienziati: il norvegese Finn Malmgrenm,
il cecoslovacco Francesco Behounet e l'italiano Aldo Pontremoli.
Questa si proponeva studi di notevole interesse geografico e
scientifico; ed effettuò importantissimi rilevamenti. Ma a causa di
una tempesta il dirigibile Italia precipitò a nord delle isole
Svalbard. Nell’impatto perse la vita Vincenzo Pomella, proiettato
dalla navicella di poppa sul pack, forse a causa di gravissime
lesioni interne; certo il suo trapasso fu istantaneo e senza dolore.
Erano le 10,33 del 25 maggio 1928.
Vincenzo Pomella nacque il 25 novembre 1896 da Ambrogio e Peppuccia
Petrucci in S. Elia Fiumerapido, dove essi gestivano una panetteria;
era ottavo di dieci figli in una famiglia che viveva agiatamente,
specie perché Ambrogio esercitava a Napoli il lavoro di sarto. Fu
alunno dei maestri Francesco Ferrari, Pasquale Fiorillo e Giovanni
Mancone, dai quali gli furono inculcati i primi rudimenti del sapere
e il gusto di imparare sempre meglio, sempre di più. Giovanetto,
passò come apprendista nella falegnameria di Angelo Cocorocchia e
poi nell'officina annessa alla Cartiera Cerroni.
All'età di sedici anni, nel 1913, chiamato dal fratello
Gianbattista, si trasferì a Roma e trovò lavoro presso le officine
meccaniche Tabanelli a Porta Maggiore. Nel 1915, partito volontario
insieme con gli amici più avanzati negli anni, fu gravemente ferito
ad una gamba.
Esentato dal continuare il servizio militare attivo al fronte, venne
impiegato nel Convalescenziario Militare allestito in un'ala del
Palazzo Quirinale.
Dichiarato inidoneo all'arma della Fanteria, chiese di entrare al
Genio Aeronautico e poté frequentare un corso per motoristi a
Torino, nella Scuola diretta dall'Ing. Enrico Forlanini, costruttore
del primo elicottero e di dirigibili impiegati in guerra.
Nel 1918 tornò a Roma; continuò a prestare servizio da civile in
aviazione e fu assegnato allo Stabilimento Costruzioni Aeronautiche
di viale Giulio Cesare. Anche qui notarono le sue eccezionali
capacità, la sua preparazione e il suo attaccamento al dovere,
perciò gli uomini di Nobile lo chiamarono nella loro cerchia.
Era un meccanico provetto e un giovane ardimentoso e sprezzante del
pericolo. Manifestò i1 coraggio in piccole e grandi azioni, come
quando a diciotto anni salvò da una sicura tragedia la bella
Carmela; o quando si segnalò in una rischiosa azione di guerra,
restando ferito in combattimento; o quando nel 1926, mentre veniva
completato l'allestimento del dirigibile «N. 1» sul campo di
Ciampino, una raffica di vento ruppe le funi di ormeggio e spinse
lontano, sul mar Tirreno, l'aeronave con tre uomini a bordo. Egli
sfidando le avversità, scese dalla navicella di comando a quella di
poppa, avviò il motore e così rese possibile la manovrabilità del
dirigibile che fu riportato a Ciampino dal capotecnico Cecioni.
La medaglia d'argento conferitagli per questa impresa e gli onori
resigli dalla intera cittadinanza santeliana e dalle autorità della
provincia per il felice esito della prima spedizione non lo fecero
inorgoglire:
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