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IL
DOPOGUERRA
Cassino:
da un’epigrafe un pezzetto di storia
Tra
i pochissimi fabbricati distrutti solo parzialmente
a Cassino vi furono le cosiddette case dei ferrovieri. Sono
quei fabbricati contigui alla sala teatro di S. Antonio, che
affacciano su via Cavour partendo da via S. Antonio dando le spalle
a via Orti S. Francesco. Alla base della facciata est del primo
fabbricato, su via S. Antonio, si è sempre letta una parziale
iscrizione che accennava a case popolari per i ferrovieri; niente di
più.
Un paio di anni fa, dopo il lavoro di sterro del marciapiede che
bordeggia quei palazzi per la costruzione di nuovi marciapiedi, si
ebbe la sorpresa - almeno per gran parte dei cittadini -: venne
fuori il resto dell'epigrafe, che, nella sua interezza dice:
COOPERATIVA / CAMPANIA -
PER /
COSTRUZIONE / DI CASE POPO- /
LARI TRA I FER- / ROVIERI DI CAS- /
SINO / AUS [PICE] / S. E. [ACH] ILLE /
[V] ISOCCHI / PRESIDENTE / ONORARIO /
QUESTA PRIMA / PIETRA POSE /
23 APRILE 1922
La data del 1922 ci riporta all'inizio dell'era fascista, quando la
città faceva ancora parte della provincia di Caserta. Ora sappiamo
che tra i programmi edilizi della cooperativa Campania rientrò
anche Cassino grazie al senatore eletto nel territorio, Achille
Visocchi, personaggio davvero notevole per professionalità e
impegno politico.
Visocchi nacque nel 1863 da Francescantonio di Atina, consigliere e
deputato provinciale per molti decenni. Studiò a Napoli e sposò
Anna Martire di Cassino. Fu deputato nel collegio di Cassino e poi
in quello di Caserta-Napoli dal 1897 per circa un trentennio
militando nel Partito Democratico Liberale; nel 1929, dopo ben otto
legislature, fu nominato senatore con decreto reale. Fu segretario
alla Presidenza della Camera, sottosegretario ai Lavori Pubblici e
al Tesoro, e ministro all'Agricoltura dal 1919 al 1920 nel governo
Nitti. Ad Achille Visocchi si deve l'istituzione del Regio Ginnasio
e del Liceo di Cassino. Riuscì anche ad ottenere un contributo per
la costruzione della ferrovia Cassino-Atina-Sora, mai più
realizzata.
Visse per lo più a Napoli, però non dimenticò mai la sua terra di
origine, Atina, e quella di adozione, Cassino. Morì nel 1945.
La lapide sta appunto a testimoniare il suo impegno concreto per il
territorio da lui rappresentato al Parlamento.
Quelle case per i ferrovieri, dunque, pur nello loro modestia,
rappresentano un relitto di quel passato che la guerra ha voluto così
tragicamente cancellare, e la sua epigrafe continuerà a ricordare
un benemerito della città.
e. p.
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