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NOTIZIARIO
ARCHEOLOGICO
Cassino: la necropoli di Campo di Porro
di Silvano Tanzilli*
Nell’anno 2002, in occasione
della costruzione della sede dei vigili del fuoco, sono stati
condotti saggi archeologici che hanno portato all’individuazione
di un’area sepolcrale di età romana in località Campo di Porro,
lungo la mulattiera di Villa S. Lucia, considerata quale probabile
percorso della via Latina. Lo
scavo della zona a monte dell’area ha permesso di stabilire che
l’occupazione del sito come area di necropoli appare iniziare dopo
l’abbandono e la spoliazione di un edificio in opera incerta di
epoca tardo repubblicana, di cui non è stato possibile interpretare
la funzione.
Nel I sec. a.C., nel terzo venticinquennio, viene costruito a valle
un piccolo monumento funerario in reticolato e laterizio con
decorazione esterna scandita da cornici e formelle in terracotta e a
pasta vitrea. L’ambiente principale, costruito su fondazioni in
conglomerato cementizio, presenta
il paramento in reticolato con cubilia all’interno e mattoni
all’esterno: è probabile che l’impiego delle due tecniche
edilizie fosse destinato a creare specchiature per la decorazione
dell’esterno.
L’accesso all’ambiente si apriva a nord-ovest, con una soglia in
calcare locale di cui resta il foro del cardine, ed era
probabilmente pavimentato in opus spicatum. La presenza di rinforzi
interni su tre lati dell’ambiente si puó interpretare come
testimonianza dei banconi di sostegno dei contenitori delle ceneri.
All’esterno comunicava con un altro ambiente in opera incerta di
cui restano pochi cubilia di forma irregolare, con fondazioni
profonde solo 30 cm che farebbero pensare ad un ambiente scoperto,
forse un ustrinum (luogo
destinato alle cremazioni), data la presenza di notevoli quantità
di carboni. Un ulteriore recinto (vestibolo) adiacente al precedente
aveva una soglia, priva di cardini, ottenuta reimpiegando un blocco
scorniciato messo in opera rovesciato.
All’angolo orientale di questo ambiente si è rinvenuta una stele
piegata in avanti che reca un’iscrizione in cui si legge il nome
del proprietario dell’edicola funeraria, un certo Filomusus.
Il piccolo monumento funerario vive almeno fino all’inizio del
secolo successivo, quando una frana ne danneggia le strutture
causandone la parziale distruzione, ma non l’abbandono totale:
alcune tombe vengono alloggiate nei crolli; altre iniziano ad
occupare l’area dell’ustrinum
e del vestibolo.
Alla fase finale di utilizzo dell’area successiva al crollo e allo
spoglio dell’edificio funerario appartengono le tombe tagliate nel
terreno e appoggiate al paramento esterno del monumento. Si tratta
delle tombe ad incinerazione, del bustum
in fossa terragna, nonché dei busta
sepulchra coperti a cappuccina e di una inumazione conforme al
rito cristiano.
In questo stesso periodo anche l’edificio a monte subisce una
serie di rimaneggiamenti e l’area comincia ad essere occupata da
sepolture a incinerazione in contenitore ceramico e da busta sepulchra. Successivamente, nella fase finale di utilizzo
dell’area, vengono deposte nella zona centrale della struttura a
monte, vicino ad un piccolo recinto costruito con materiale di
spoglio, tombe prevalentemente di bambini, che possono essere
collocate nel II-III se. d.C.
I corredi delle tombe (monete,chiodi, balsamari, coltelli, scalpelli
ecc.) sono esposti nel museo “G. Carettoni” di Cassino.
*Direttore
museo archeologico “G. Carettoni” di Cassino.
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