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Per vederlo, è necessario recarsi
a Tivoli, presso la sempre splendida cornice di Villa Adriana. Lì,
infatti, nell’ambito della mostra “Tra luce e tenebre. Letti
funerari in osso da Lazio e Abruzzo”, dal 24 aprile scorso è esposto
in una delle sale dell’Antiquarium del Canopo, e lo sarò ancora fino
al prossimo 2 novembre, quello che è già passato alla storia come
“il letto di Aquinum” e che lo scorso novembre era già stato oggetto
di una apprezzata presentazione al III Salone del restauro di
Venezia.
Si tratta di una straordinaria scoperta archeologica, o meglio, come
scrive Marina Sapelli Ragni nella introduzione al catalogo della
mostra1, di un “fortunato rinvenimento”2 avvenuto presso l’area di
servizio Casilina Est dell’Autostrada Roma-Napoli durante i lavori
di ampliamento dell’area stessa nel contesto di uno “scavo di
archeologia preventiva” che ha portato alla luce una necropoli
formata da settantaquattro tombe a inumazione di vario tipo e dalla
quale è anche emerso un consistente corredo formato da ben 209
esemplari di “balsamari fittili fusiformi e piriformi”, e, poi, da
“specchi in bronzo, lucerne, pedine in pasta vitrea, strigili in
ferro, pesi fittili, monete, ceramica a vernice nera e comune” che
consentono di poter datare l’inizio della necropoli “tra la fine del
III e l’inizio del II secolo a. C.”3
Era il pomeriggio del 5 maggio 2005 quando, durante lo scavo sul
fondo di una tomba monumentale, il letto cominciò a manifestarsi con
l’affiorare di una figura alata in altorilievo poi rivelatasi come
una delle gambe, rivestita, appunto, in osso e ancora infissa nel
pavimento. E, a scavo ultimato, la conferma: si trattava proprio di
un letto funerario in osso sul quale, peraltro, era deposto uno
scheletro femminile. “Una rarità”, fu il commento a caldo dalla
dottoressa Giovanna Rita Bellini, ispettrice archeologica di zona.
“Una scoperta estremamente importante: il letto funerario, infatti,
è arrivato fino a noi in un ottimo stato di conservazione, e questo
è già un fatto rilevante mentre quasi tutti gli altri sono stati
trovati inceneriti dopo il rito funebre.”4
Le decorazioni, quelle ad altorilievo dei cilindri delle gambe e
quelle a bassorilievo dei fulcra, tutte ispirate a simbologie
misteriche e figure mitologiche, lo fanno catalogare fra i letti in
osso mutuati da quelli in avorio di ambiente ellenistico la cui
diffusione si sviluppò tra il II secolo a. C. e la prima metà del I
secolo d. C. specie negli attuali territori del Lazio e
dell’Abruzzo, tant’è che nella mostra di Tivoli, oltre quello della
romana Aquino, ritenuto degli inizi del I sec. d. C., vengono
proposti altri tre esemplari di cui uno ritrovato a Roma, sul colle
Esquilino, e due in Abruzzo, a Bazzano e a Fossa.
Ma al di là del letto, si suppone rivestito di lamine a foglie d’oro
e “cui sembra fosse associato un banchetto e forse anche il
cofanetto per oggetti di toletta”5, e di quant’altro è emerso dallo
scavo, attenzione merita anche la tomba, codificata con il numero 6,
dove il tutto si trovava e dove, in quattro epoche diverse,
sarebbero state sepolte tredici persone. Posta al centro della
necropoli, si tratta di una tomba familiare, scrive la dottoressa
Bellini, “a camera ipogea costituita da un ambiente quadrato in
blocchi isodomi di travertino con ingresso voltato”6 la cui storia
inizierebbe tra la fine del III e gli inizi del II sec. a. C., epoca
della sua costruzione, per concludersi nel I sec. d. C. quando,
appunto, essa “fu preparata per l’ultima sepoltura, quella
dell’individuo di sesso femminile rinvenuto sul letto funerario”7.
Ma chi era questa misteriosa signora? Forse, ipotizza la Bellini,
“l’ultima discendente di una famiglia importante, forse un tempo la
più importante”8 dell’Aquino di allora. Probabilmente quella che
fece costruire la tomba. |
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1 Marina Sapelli Ragni (a cura
di), Tra luce e tenebre. Letti funerari in osso da Lazio e Abruzzo.
Electa, 2008.
2 Ibid., pag. 11
3 Giovanna Rita Bellini, Un nuovo rinvenimento da Aquinum: Il letto
in osso della tomba n. 6, Ibid., pag. 42.
4 Il Messaggero (Cronaca di Frosinone), 11 maggio 2005.
5 Giovanna Rita Bellini, loc. cit.
6 Ibid.
7 Ibid.
8 Ibid., pag.39. |