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L’epigrafe di Valleluce
Un enigma ancora irrisolto
di
Giovanni Petrucci |
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Dalle lettere del prof. Giannetti.
Secondo il Ponari l’epigrafe C.I.L. X 5274/75 fu rinvenuta nel luogo
chiamato Valleluce. Ai tempi di Roma chiamato semplicemente Lucus;
l’addentellato valle, anzi Vallis o valles forse fu posteriore; ma
forse il nome intero anche all’epoca di Roma era Vallis Luci, poi
volgarizzato. Si rinvengono altri esempi. Quel lucus doveva essere
consacrato ad una divinità, forse ad Ercole e ti dirò il perché.
L’epigrafe in parola, e cioè quella riportata in C.I.L. X 5274/75
(forse rinvenuta in duplice esemplare, perciò citata con due numeri
di serie) richiama quella riportata in C.I.L. X 5160, in Ponari a p.
17. Il richiamo è dato sia dal fatto che in ambedue viene citato P[VBLIVS]
POMPONV[S], (che è quello stesso riportato in C.I.L. X. 5160: P[VBLIVS]
POMPONVS, insieme col cognomen NOETVS) sia dall’interpretazione del
primo rigo, che dovrebbe essere la seguente:
K(alendis) IVL(iis) A(micos) B(ene) A(ccepit)
La stessa lezione troviamo nell’epigrafe C.I.L. X 5160. La dizione
cronologica K. IVL nell’ultimo rigo e l’altra che alludeva alla
cerimonia sacra, festino di inaugurazione nel rigo 5.
Secondo me, l’offerente P POMPONIVS, dopo aver donato il vaso di
pietra (simbolo della larga coppa insegna di Ercole) al tempio del
Dio che forse si trovava nel centro urbano della colonia di Casinum,
volle essere ricordato nella sua villa di Valleluce con due lapidi
menzionanti il munifico dono.
Ci sono altri esempi di questa azione vanagloriosa sempre attuale.
In passato si credette che detto vaso fosse poggiato ab antiquo sul
piedistallo con iscrizione C.I.L X 5198, cosa non dimostrabile anzi
inverosimile.
… Il problema starebbe per PROBA[VIT] che farebbe ritenere che possa
riferirsi ad un edificio pubblico, approvato ed inaugurato da
un’autorità del Municipio di Casinum (decurione o duumviro), di cui
S. Elia (forse chiamata LANIA, cfr. il mio scritto su ponte Lagnaro
e l’epigrafe C.I.L. X 5255, intitolata LANIVS, anche il cognome
Lanni è presente in S. Elia) era un pagus….
Poco prima di lasciarci, il carissimo amico e maestro, prof.
Giannetti, ci inviò una lettera nella quale ci raccomandava di
studiare a fondo l’epigrafe citata, riportata dal Mommsen:
“Valleluce prope S. Elia |
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AIVLAEA...
P. POMPONIV...
PROBA... |
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Marcus Lanni et in litteris ad
Iannellium a. 1868 (unde ed. est Commissione di Caserta 1870 Mai. 2)
et apud Ponarium n. 11 et in libro ipsius S. Elia sul Rapido p. 103
et apud Fiorellium Not. degli scavi 1878 p. 191”1.
Il Lanni la trascrive più o meno allo stesso modo e dice che era una
lapide sepolcrale2 |
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ë IVLA EA
P POMPONIV
PROBA |
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L’amico Giannetti premetteva che
la C.I.L. X 5274/5 fu trovata in “Valleluce che, ai tempi di Roma,
era chiamato semplicemente Lucus; l’aggiunta Valle, anzi Vallis o
Valles fu posteriore; ma forse il nome intero anche all’epoca di
Roma era Vallis Luci, poi volgarizzato. Si rinvengono altri esempi.
Quel lucus doveva essere consacrato ad una divinità, forse ad Ercole
o forse a Giove”.
“I Lucii che si trovavano scritti nelle lapidi di Cassino, dovettero
avere in patronato il culto di Giove, ossia di Giano, ed essere
nello stesso tempo patroni del collegio dei Salii esistente in quei
luoghi, come si ha dalla denominazione, che porta una contrada in
prossimità della valle sopra menzionata detta Salauca, ossia Salii
Lucus, e che anche oggi è spessa di annose querce, in cui
rinvenivasi non è guari una iscrizione che contiene il nome di un
Pomponio, come quella di Cassino incisa nel vaso di travertino”3.
Lo studioso collegava appunto la C.I.L. X 5274/5 nella quale P[VBLIVS]
POMPONV[S] K(alendis) IVL(iis) A(micos) B(ene) A(ccepit), volle cioè
ricordare il dono del vaso al Dio Ercole offerto in una sacra
cerimonia alla presenza di amici, con un’altra epigrafe, la C.I.L.
5198, la cui iscrizione riporta la stessa formula cronologica.
Insomma, secondo il Giannetti, quella di Valleluce sarebbe legata
alla seguente di Cassino dedicata ad Ercole, perché vi compare lo
stesso nobile romano P. POMPONVS e perché ricorda la cerimonia che
sarebbe avvenuta similmente alle calende del mese di luglio; questa
è trascritta dal Mommsen in C.I.L. X, p. 511 ed dal Ponari p. 17
dell’opera citata in nota, con il disegno del vaso e con la
didascalia: “Al tempo adunque, che le acque furono prosciugate,
dobbiamo riportare la primitiva edificazione di un tempio dedicato
ad Ercole, costrutto a piè del monte Janulo, ove presentemente la
città di Cassino, del quale si ha memoria in alquante colonne, e in
un vaso di pietra calcare consacrato al medesimo Dio da un Pomponio
Noeto…”.4
HERCVLI / SANCTO · SAC / P · POMPONVS · NOE / TVS · VOTVM ·SOL /
AMICOS · ACC · BENE / L · EGGIO · MARVLLO ·ET / CN ··PAPIRIO ·
AELIANO · COS / L · D · D · D · K · IVL
Il Giannetti oltre ad indicarci che l’epigrafe di Valleluce forse
era stata rinvenuta in duplice esemplare, perciò citata con due
numeri di serie, ci raccomandava di recarci sul posto e di essere
molto attenti nelle lettura. E noi abbiamo seguito il suo consiglio.
Le lettere sono alte circa 5 cm. e variamente larghe; è prevedibile
che oltre queste che si leggono o sono appena segnate non ve ne
fossero altre.
I caratteri piuttosto regolari dimostrano una tecnica sperimentata
del lapicida; essi hanno nel complesso le stesse dimensioni che
vanno decrescendo in altezza dal rigo in alto a quello in basso. Si
leggono bene le lettere del secondo e terzo rigo; le ultime tre del
primo sono piuttosto chiare; la quartultima, osservando la M di
POMPONIV, siamo portati a considerarla similmente una M e la
quintultima potrebbe essere K, oppure H, oppure R: noi la riteniamo
K, così come appariva al Lanni, anche se nella trascrizione appare
come un lambda ë; nello spazio precedente, valutando la superficie
libera, supponiamo che vi siano state incise altre due lettere:
queste, allo stato attuale, non possono nemmeno intuirsi. Secondo
noi le lettere vanno lette in questo modo: |
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KMAEA
P. POMPONIV
PROBA |
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Si conserva splendidamente ancora
oggi nella parete esterna di una abitazione in Via Cifalco a
Valleluce, in un semplice riquadro di marmo, che denota un sacro
rispetto per essa da parte dei Valleluciani.
Aggiungiamo qualche postilla. Temiamo che non ci sia nessun legame
col nobile di Casinum in quanto il gentilizio Pomponivs si trova in
altre epigrafi del territorio circostante, citate dal Mommsen: 5047
[4540], 5058[=4548], 5100, 5101 [4572], 5102 [4573], 5103, 5104,
5105 [4574], 5120, 5152, 5160 [4222]; e nel paese di Casalattico.
Il Giannetti leggerebbe nel primo rigo KAIVLABA, nella prima lettera
K e nella penultima B e darebbe la seguente interpretazione K(alendis)
IVL(iis) A(micos) B(ene) A(ccepit). Invece secondo una nostra
lettura, confortata dalla foto, tale primo rigo sarebbe KMAEA e
seguendo il maestro = K[alendis] MA[rtiis] EA P[VBLIVS] POMPONIV[S]
PROBA[vit].
A che cosa si riferisca EA, se ad un monumento sepolcrale, come
affermava il Lanni, o all’aquedotto di Valleluce, come interpretano
Mollicone M.-Rizzello M.5, seguendo l’interpretazione corrente, non
è dato sapere. |
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Emilio Pistilli rileva che il
taglio netto al termine dei tre righi non indica il margine
dell’epigrafe, in quanto manca il corrispondente margine più o meno
simile a quello di sinistra; dunque il primo rigo poteva terminare
con un P, sì da leggere: E[x] A[vctoritate] P[vblica]. Aggiungiamo,
allora, che il secondo rigo poteva terminare con una S e il terzo
con VIT; quindi la lettura sarebbe la seguente: |
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KMAEA[p]
P.POMPONIV[s]
PROBA[vit] |
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K[alendis] MA[rtiis] E[x] A[vctoritate] [pvblica] P[vblivs]
POMPONIV[s] PROBA[vit]. Resta sempre il problema di definire
l’oggetto dell’approvazione. |
1 Mommsen Theodor, Corpus Inscriptionum Latinarum,
vol.X, Berolini1863, p. 521.
2 Lanni Marco Sant’Elia sul Rapido, Napoli 1873, p. 103: L’epigrafe
«è in Valleluce anche incastrata nel muro di una casa: ë IVLA EA / P
POMPONIV / PROBA. Di questo frammento di lapide, che senza dubbio è
sepolcrale, rilevasi, che la stessa fosse stata innalzata da P.
Pomponio a Giulia... ».
3 Ponari Filippo, Ricerche Storiche sulle Antichità di Cassino,
Napoli 1867, p. 59.
4 Ponari Filippo, ibidem, p. 17.
5 Mollicone M.-Rizzello M. La Valle del Liri e la sua Comunità
Montana, Arce 1999, p. 398: «...AEA P POMPONIV PROBA» ed altre
lettere, non definitivamente interpretate, costituiscono l’epigrafe
mutila, su lastra marmorea, cementata in un muro di via Cifalco a
Valleluce. Si tratta di pietra appartenente ad un monumento
sepolcrale fatto erigere da P. Pomponio, secondo l’interpretazione
di Marco Lanni? O, come è stata letta ultimamente, dobbiamo
intendere che si tratta di una epigrafe riferita all’acquedotto
romano e ad un probabile edile di nome Pomponio? In questo caso
avremmo la seguente lettura: «K[CAESA] Maea[NDRI] P. POMPONIV[S]
PROBA[VIT]» e significherebbe che «P. Pomponio collaudò gli scavi
dell’acquedotto».
6 Emilio Pistilli mi fece notare quanto sopra riportato durante una
conversazione. |
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