|
Dopo circa quattro anni ci si è
accorti finalmente dell’interesse storico-archeologico dei siti su
cui si è intervenuti1. Peccato però che ci si è accorti
dell’importanza della struttura solo a lavori completati (anche se,
a nostro avviso, non sono quelle che vengono chiamate “absidi” le
strutture della chiesa di San Nicola ma ben altro e, comunque, non è
questo il problema).
Il tempo sta dando ragione a quanto andiamo da tempo sostenendo! Nel
convegno “Vecchio centro di San Pietro Infine: quale futuro?”,
tenutosi nel 2005, organizzato dall’Associazione “Ad Flexum”,
avevamo sollevato il problema dell’importanza di una corretta
impostazione metodologica e procedurale per la giusta valorizzazione
dell’antico borgo di San Pietro Infine, distrutto durante l’ultimo
conflitto mondiale2. Ricordiamo che al convegno parteciparono
architetti, archeologi, storici dell’arte, direttori di musei,
docenti di prestigiose Università italiane, rappresentanti
dell’Associazione “Italia Nostra”, nonché due neo laureate in
Architettura che, oltre ad illustrare il loro lavoro di ricerca
storico-architettonico incentrato proprio sulle strutture del
vecchio centro, esposero nella sala del Comune, dove si tenne il
Convegno, le interessanti tavole grafiche delle due tesi con
proposte progettuali di restauro del Vecchio Centro.
Dal convegno scaturirono le linee guida per una corretta metodologia
procedurale di valorizzazione e si rilevò l’importanza di non
procedere a scavi e spianamenti con mezzi meccanici, ma, anzi, di
procedere all’applicazione delle piú avanzate tecniche di
prospezione archeologica nelle aree oggetto degli interventi. Dai
risultati ottenuti si sarebbe valutata l’opportunità di procedere
anche a saggi di scavo archeologico che avrebbero certamente messo
in luce le tracce di emergenze archeologiche, in particolare
dell’antica chiesa di San Nicola (seconda per importanza dopo quella
di San Michele Arcangelo). Che l’area di Piazza San Nicola, con le
limitrofe strutture dell’ex frantoio Comparelli, ora sede del “Museo
virtuale”, e di altre strutture limitrofe fossero un tempo
interessate dall’impianto dell’antica chiesa di San Nicola,
(definitivamente ridotta a macerie a seguito del terremoto della
Marsica del 13 dicembre del 1915) si sapeva già, anche se non se ne
conosceva (e purtroppo tuttora non si conosce) il perimetro preciso;
da qui l’importanza di procedere con tutte le accortezze possibili e
la giusta cautela.
All’epoca si vollero far passare gli organizzatori del convegno come
coloro che volevano creare problemi intralciando gli interventi in
programma e, inoltre, si sottovalutarono i problemi che il convegno
prospettava.
Ora ci si accorge, dopo aver sprecato un’importante occasione per la
conoscenza archeologica e quindi la corretta valorizzazione
dell’area, che le strutture su cui si è intervenuti sono di notevole
interesse archeologico. Forse ora ci si renderà conto anche
dell’interesse archeologico che aveva l’area di antiche sepolture a
ridosso della chiesa di San Sebastiano e le tracce in fondazione
della Porta d’ingresso al borgo (meglio nota come Porta Tiridana o
anche “gliu Purtone”). E forse ora ci si renderà conto anche
dell’importanza dell’acquedotto romano della Fonte Maria SS.
dell’Acqua, (per meglio intenderci, non quello fortunatamente
salvato a ridosso del lavatoio, ma il suo proseguimento. Cioè quella
parte dell’acquedotto che ora è divenuto una stradina pedonale a
ridosso del vascone del Vecchio Mulino).
Ora dobbiamo solo sperare che quanto accaduto possa far riflettere
seriamente sulla necessità di valorizzare il vecchio centro di San
Pietro Infine, ribattezzato “Parco della Memoria Storica”, non solo
puntando all’evento distruttivo della guerra ma anche all’importanza
archeologica che il sito ha, avendo piú di mille anni di storia, e
le cui strutture piú interessanti, anche se ridotte a macerie,
ancora in parte si conservano. Basta solo saperle riconoscere.
Dell’importanza archeologica del sito si ha conferma anche dal fatto
che è stato dichiarato Monumento Nazionale. È questo un primo
concreto passo (sia pure tardivo) per la “corretta” valorizzazione
del Vecchio Centro – e questo ci fa piacere – anche se, a nostro
avviso, non basta. Rimaniamo dell’idea che debba diventare
“Monumento Mondiale” e quindi ci auguriamo che ci si adoperi
affinché diventi quello che da anni ci si auspica e cioè Patrimonio
dell’Umanità e quindi rientrante fra i siti tutelati dall’UNESCO. |