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La via Consolare borbonica da
Cassino a Sora
Rassegna delle colonnette miliari superstiti
di
Ferdinando Corradini |
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A scuola ci hanno insegnato che
l’attività prediletta dai Borboni di Napoli era di perseguitare i
giacobini e i liberali. Nessuno ci ha mai detto, però, che l’
orditura stradale del Lazio meridionale – precedente alle odierne
autostrada del Sole e “superstrade” – l’hanno realizzata loro. E ciò
nonostante che di tali loro iniziative siano ancora ben presenti in
situ le testimonianze. |
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La costruzione della strada
La prima di tali strade a essere realizzata fu quella che andava (e
va) da Napoli a Sora. Il suo tracciato, nel tratto da Capua al
cimitero di Arce, coincide – meno che nella zona di Teano – con la
via Casilina e, dal detto cimitero, fino a Sora – a eccezione di una
piccola variante nel territorio di Fontana Liri che vedremo meglio
in seguito – con la Valle del Liri. Tale strada rotabile veniva
indicata con il nome di “Consolare” probabilmente perché, a
imitazione delle vie realizzate nel periodo romano, seguiva un
tracciato di fondovalle, mentre le precedenti vie, che erano poco
più che mulattiere, erano poste per lo più sulle colline.
Da sottolineare l’iter che portò alla decisione di realizzare tale
strada: sul finire del Settecento il canonico Giacinto Pistilli di
Isola del Liri presentò alla Regia Corte di Napoli alcuni suoi
progetti industriali da attuare sfruttando le acque dei fiumi Liri e
Fibreno; nell’ambito di tali iniziative si ravvisò l’opportunità di
realizzare una via rotabile che collegasse le erigende fabbriche con
la capitale del Regno1. Vi è da dire che, indipendentemente dalle
iniziative prese dal canonico Pistilli, nella regione solcata dai
fiumi Liri e Fibreno erano già presenti da tempo numerosi
insediamenti industriali relativi alla produzione dei panni di lana
e della carta: anche questa circostanza, con ogni probabilità, avrà
indotto le autorità dell’epoca a costruire la strada di cui ci
stiamo occupando, al fine di creare un agevole collegamento fra le
dette fabbriche e il porto di Napoli2. In favore della realizzazione
della strada avranno, probabilmente, svolto un ruolo importante
anche delle considerazioni di carattere militare: la stessa,
infatti, nel tratto che sarebbe andato da Arce a Sora, sarebbe
venuta a trovarsi quasi a ridosso del confine con lo Stato
pontificio.
I progetti per la realizzazione della Consolare furono redatti
dall’ingegner Bartolomeo Grasso. I lavori ebbero inizio nel 1794 e
furono diretti dal colonnello Giuseppe Parisi. La spesa preventivata
era di trecentomila ducati, posti a carico dei Comuni e dei
Feudatari, che si trovavano a dieci miglia dalla erigenda strada. La
detta somma fu posta per un terzo a carico dei Feudatari e per i
restanti due terzi a carico dei Comuni, che ripartirono la quota a
loro carico fra i possidenti, in ragione del valore della proprietà
di ciascuno e della distanza della proprietà dalla strada3.
L’apertura della stessa ebbe delle immediate conseguenze politiche.
Quasi contemporaneamente all’inizio dei lavori, infatti, per la
precisione nel 1796, la Corte di Napoli aggregò al Regio Demanio gli
Stati appartenenti al duca Boncompagni-Ludovisi. Tali stati erano
quelli di Sora (che comprendeva anche Isola, Castelliri,
Broccostella e Pescosolido), Arpino (con Casalvieri, Fontechiari e
Casalattico), Arce (con Rocca d’Arce, Fontana e Santopadre) e Aquino
(con Roccasecca, Castrocielo, Colle San Magno e Terelle); i detti
Stati erano tutti attraversati dalla Consolare4. Si prevedeva, come
in effetti poi avvenne, che la costruzione della strada avrebbe
favorito lo sviluppo industriale della media valle del Liri. Ad
evitare che tale sviluppo potesse essere ostacolato dalle pretese
del Feudatario, fu adottato il provvedimento con il quale gli stessi
furono sottratti alla sua giurisdizione. Possiamo ben ritenere,
quindi, che nella media valle del Liri – grazie alla strada di cui
ci stiamo occupando – il feudalesimo fu abolito con dieci anni di
anticipo sul resto del regno di Napoli, dove, com’è noto, tale
abolizione avvenne nel 1806 in modo generalizzato.
Ma la strada, com’era naturale che fosse, ebbe anche delle notevoli
ripercussioni economiche. Vi è da dire che, nel corso del medioevo –
per motivi sui quali non ci si puó soffermare in questa sede – era
stata progressivamente abbandonata o, quanto meno, poco utilizzata
le rete stradale di fondovalle, realizzata durante la Repubblica e
l’Impero romani. In luogo di tale rete si sviluppò un reticolo di
vie che seguivano tracciati per lo più collinari: la differenza fra
i due sistemi stradali era data principalmente dalla circostanza
che, mentre il primo era percorribile anche dai carri trainati da
animali, il secondo non lo era o, almeno, lo era in misura molto
scarsa e, data la mancanza di ponti che permettevano di superare i
corsi d’acqua, soltanto per brevissimi tratti5. Possiamo, quindi,
ritenere che la costruzione della Consolare significò, dopo qualche
secolo, il ritorno della ruota nella regione del medio Liri, con
tutte le conseguenze che ben possiamo immaginare sulla realtà
socio-economica della regione stessa.
Tali conseguenze sono ben evidenziate in una pregevole monografia su
Santopadre, data alle stampe nel 1871, dall’abate Benedetto Scafi,
il quale lamenta: “Prima della strada Consolare da Capua a Sora,
Santopadre fruiva del traffico di Arpino, Sora, Alvito, e di tutti i
Comuni di Val Comino colla Capitale Napoli e cogli altri paesi della
Provincia e viceversa, non escluso il vantaggio del Procaccio; ché
tutti per seguire cammino più breve, ed allora più comodo, dovevano
transitare per Santopadre; quindi ricchezza del Paese e strade buone
e ben mantenute, sempre s’intende a schiena e non rotabili; ma dopo
della detta Consolare, rimastosi tagliato dal commercio, non se ne
curò più il mantenimento, e finì con le strade ogni prosperità”6.
Come si arguisce, prima della realizzazione della Consolare, per
andare da Sora e Arpino, che erano due importanti centri
industriali, a Napoli, che era la capitale del Regno, si transitava
per Santopadre; da qui si superava il Melfa al ponte detto dello
Spirito Santo e, quindi, si proseguiva per gli attuali centri
storici di Roccasecca-Valle, Roccasecca-Castello, Caprile,
Castrocielo (antica Palazzolo), Piedimonte, San Germano (odierna
Cassino), ecc. E che la detta strada fosse la più importante della
zona, si rileva anche dal fatto, riferitoci dallo Scafi, che lungo
la stessa aveva luogo un rudimentale servizio postale, gestito dal
“Procaccio”. Come chiarisce lo Scafi, lungo le vecchie vie ci si
muoveva “a schiena” e non certo utilizzando la ruota.
Il medesimo autore evidenzia, altresì, come per Santopadre passasse
anche il traffico proveniente da Alvito e dalla valle di Comino,
diretto a Napoli. Tale traffico si avvaleva di una mulattiera, resa
rotabile solo dopo la seconda guerra mondiale, ma ancora oggi
identificabile, che passava per Togna, frazione di Casalvieri;
seguendo, quindi, un tracciato posto sulle colline alla destra del
fiume Melfa, saliva a S. Amasio e attraversava il villaggio, oggi
spopolato, di Forlieta, in territorio di Arpino; puntava, poi, verso
la chiesa della Madonna delle Fosse e da qui saliva a Santopadre. Ma
anche i traffici di Alvito e della valle di Comino abbandonarono
Santopadre quando fu realizzata, nel periodo 1824-1859, una variante
della Consolare: la rotabile che ancora oggi collega Sora con
Cassino passando per Atina, più nota come via Sferracavalli7.
Ma se Santopadre fu danneggiata dalla Consolare, Arce, che era posta
a un tiro di schioppo dalla stessa, ne trasse numerosi vantaggi:
alla località Murata, dove le antiche mulattiere incrociavano la
nuova strada, si formò nel giro di poco tempo un centro ricco di
traffici e di commerci. Ciò avvenne probabilmente perché alla Murata
vi erano due antiche sorgenti di acqua alle quali si abbeveravano i
cavalli che trainavano i carri che trasportavano i prodotti del
triangolo industriale di Terra di Lavoro – costituito da Arpino,
Sora e Isola Liri – al porto di Napoli. Dal catasto murattiano del
1815 apprendiamo che alla Murata vi erano ben tre taverne. Qui si
stabilirono anche famiglie provenienti da Arce, Rocca d’Arce,
Santopadre, ecc.8
Ulteriori vantaggi vennero a Arce a seguito della realizzazione,
negli anni cinquanta dell’Ottocento, della strada rotabile
Civita-Farnese che collegava (e collega), da Itri a Arce passando
per Pico e San Giovanni Incarico, la via Appia con la Consolare e,
quindi, la costa tirrenica con l’entroterra9. |
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I miliari
La costruzione della strada Consolare subì diverse battute d’arresto
per le note vicende che coinvolsero (e sconvolsero) il regno di
Napoli fra la fine del Settecento e gl’inizi dell’Ottocento
(Repubblica napoletana, Decennio francese, ecc.). Nel 1820 poteva
dirsi ultimata e nel 1823, lungo il suo tracciato, furono poste le
colonnette miliari10. Le stesse erano posizionate sul ciglio destro
della strada, nel senso di marcia da Napoli a Sora, in quanto nel
Regno di Napoli i veicoli erano obbligati a tenere la destra. Su
ciascuna di esse era inciso un numero che indicava la distanza in
miglia dalla città capitale, Napoli. Erano allocate in modo che il
numero prospettasse verso la strada affinché fosse ben visibile da
chi la percorreva in entrambi i sensi di marcia. Furono realizzate
in pietra calcarea locale. Sarà bene tener presente che il miglio
napoletano corrispondeva a 1.851 metri circa11. |
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Le misure dei miliari
Partendo dal basso, abbiamo naturalmente la parte che andava
interrata. Abbiamo tratto le misure di tale parte dal miglio n. 55,
che è l'unico di quelli analizzati a essere tutto fuori terra. Vi è
dapprima una parte non rifinita, di forma non perfettamente
quadrata, dello spessore di circa quindici centimetri. Proseguendo
verso l'alto, la pietra è bocciardata per un'altezza di circa venti
centimetri. Tale parte rifinita del basamento è di forma quadrata,
con un lato di circa cinquantadue centimetri. Dal basamento si
stacca una corona circolare, della circonferenza di circa
centosettanta centimetri e dell'altezza di circa diciassette. Da
tale corona si stacca il fusto vero e proprio, che presenta
un'altezza di ottantacinque centimetri circa e una circonferenza di
centosessanta circa. Il fusto è come coperto dalla testata, che
presenta un'altezza di circa quattordici centimetri e una
circonferenza di circa centosettanta, uguale a quella, già
riportata, della corona posta al di sotto del fusto. La testata si
sviluppa in verticale per circa sei centimetri; dopodiché inizia la
parte a ombrello della stessa. L'altezza delle cifre è di circa
ventisei centimetri. Le misure della parte fuori terra sono state
tratte dal miglio n. 65. È assai probabile che, nella realizzazione
delle colonnette, che sono monolitiche, sia stato preso a
riferimento il palmo napoletano, che corrisponde a millimetri
duecentosessantaquattro e aveva quale sottomisura il pollice o
oncia, che era pari a millimetri ventuno. |
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I miliari superstiti
Iniziamo il nostro excursus, eseguito nel febbraio 2008, con il
miglio n. 47, posto al km. 141,990 circa della via Casilina,
posizionato sul lato destro della detta strada per chi la percorra
da Napoli verso Cassino. Il successivo, contraddistinto dal n. 48, è
posto sulla prima rotatoria nella quale si imbatte chi entra a
Cassino da Sud. Quando stava per essere realizzata la detta
rotatoria, il nostro direttore, Emilio Pistilli, intervenne sulle
autorità competenti perché tale colonnetta fosse preservata: è
questo, con ogni probabilità, il motivo per cui si è salvata. Il
maggior pericolo che corrono questi testimoni del nostro passato è
costituito, infatti, proprio dalle opere di urbanizzazione che negli
ultimi decenni si vanno realizzando lungo la Casilina: capita
sovente che, in occasione di tali interventi, scompaiano, per finire
non si sa dove. Quelli contraddistinti con i numeri 49 e 50 non sono
stati da me rinvenuti: avrebbero dovuto trovarsi nel centro urbano
di Cassino, in una zona sconvolta dagli eventi dell’ultima guerra,
anche se non è da escludere che gli stessi abbiano subito le ancor
più tragiche (per loro) conseguenze del dopoguerra. Ho rinvenuto,
invece, il n. 51 al km. 134,718 circa della Casilina. Per
individuarlo si fa un po’ di fatica in quanto è pressoché ricoperto
dalla siepe dell’aiuola spartitraffico di un distributore di
carburante dell’Agip. Vi è da dire che lo stesso sporge di poco dal
piano di campagna e dobbiamo, quindi, essere riconoscenti al gestore
del distributore di carburante che tiene sempre bassa la siepe di
modo che sia visibile la parte apicale del miglio. Quelli
contraddistinti dai numeri 52 e 53 mancano: il primo avrebbe dovuto
trovarsi in prossimità del bivio di Villa S. Lucia, il secondo nel
centro di Piedimonte San Germano.
Il n. 54 si rinviene nel tenimento, presumo, di Piedimonte San
Germano, al km. 129,165 circa della Casilina. È frantumato in due
pezzi: la parte inferiore è interrata e la parte superiore è
posizionata in verticale. È probabile che lo stesso sia stato urtato
da qualche veicolo. Anche altri migli, come vedremo, hanno subito la
stessa sorte. Dopo 1.851 metri circa, nel tenimento di Castrocielo,
rinveniamo il successivo, contraddistinto dal n. 55. Lo stesso, per
lunghi anni, è rimasto nel fosso laterale della strada, frantumato
in tre pezzi, a seguito – come mi fu riferito a suo tempo –
dell’urto di un veicolo. L’allora sindaco di Castrocielo, oggi
vice-presidente dell’amministrazione provinciale, prof. Filippo
Materiale, ha provveduto, a sua cura e spese, a farlo ricomporre
mediante una sapiente operazione di “incollaggio”. Un’imbragatura in
ferro ha suggellato il restauro. Vi è da aggiungere che l’operazione
di riesumazione dal fosso, eseguita dal prof. Materiale, è stata
provvidenziale in quanto poco tempo dopo il fosso medesimo è stato
ricoperto: la colonnetta n. 55, quindi, ha corso il serio rischio di
rimanere sepolta dal cemento. Invece, oggi, è l’unica di quelle da
me rinvenute a trovarsi tutta fuori terra: ciò consente di rilevare
che ha un basamento di forma quadrata che nelle altre non è visibile
perché interrato. Tale basamento si presenta bocciardato per circa
venti centimetri e non rifinito nella sua parte più bassa, che è
alta circa quindici centimetri. La colonnetta n. 56, che avrebbe
dovuto trovarsi al km. 125,463 circa della Casilina, in tenimento di
Castrocielo, manca.
Ho rinvenuto, invece, la n. 57, al km. 123,620 circa della Casilina,
in prossimità della palina che sostiene il cartello con
l’indicazione dei Carabinieri di Roccasecca. La stessa sporge di
circa cinquanta centimetri dal piano di campagna. Ciò, con ogni
probabilità, è dovuto al fatto che nel corso degli anni il piano
stradale, a seguito degli interventi di rifacimento che si sono
succeduti nel tempo, è lievitato, e con esso anche i “camminatoi”
posti ai margini della strada. La colonnetta n. 58 non è stata da me
rinvenuta. Ancora presente al suo posto è la n. 59. Qualche anno fa
un veicolo la frantumò in due pezzi, lasciando la parte superiore in
posizione orizzontale. Il sindaco di Roccasecca, prof. Tommaso
Molle, fece riposizionare tale parte superiore in verticale, in
prossimità della parte inferiore, rimasta interrata al suo posto
originario.
Integra al suo posto è la colonnetta n. 60, nel tenimento del Comune
di Colfelice, nel punto in cui dalla Casilina si stacca la via
Folchetti. La stessa è ben evidenziata da un cartello fatto apporre
dal Sindaco, prof. Bernardino Donfrancesco, del seguente tenore: |
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strada consolare
napoli-sora
(1784-1821)
miglio 60
(distanza da napoli) |
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Dopo 1851 metri circa si rinviene
quella contraddistinta dal n. 61. Era stata frantumata in due pezzi,
probabilmente a seguito dell’urto di un veicolo. Per lunghi anni il
fusto è rimasto nel fosso laterale alla strada e il basamento
interrato, al suo posto, sul ciglio della strada. Qualche anno fa,
in occasione dei lavori di rivestimento in cemento del fosso, si è
provveduto alla riesumazione del fusto e al suo “ricongiungimento”
con il basamento. È stata riposizionata in modo che il n. 61 guardi
verso Napoli, anziché – come si sarebbe dovuto – in modo di
prospettare verso la strada. Poco male: meglio così che in un
sarcofago di cemento. È evidenziata da un cartello fattovi apporre
dal Comune di Colfelice, analogo a quello già riportato. Ci
permettiamo di far rilevare come in entrambi i cartelli, per un
evidente “errore di stampa”, l’anno di inizio dei lavori sia
indicato come “1784” anziché, come abbiamo visto, 1794. Vi è da
aggiungere che tale colonnetta è stata menzionata nel Corpus
inscriptionum latinarum, una raccolta delle iscrizioni in lingua
latina presenti sul territorio curata dallo studioso tedesco Theodor
Mommsen nella seconda metà dell’Ottocento; al capitolo LXX, nel
riportare l’iscrizione n. 5667, è scritto: rep. sub Arce ad col. mil.
LXI viae Neapoli Soram ducentis, ubi saepe antiqua rudera
reperiuntur, che dovrebbe stare per: “l’ho rinvenuta sotto Arce
presso la colonna miliaria n. 61 della strada che porta da Napoli a
Sora, dove sovente si rinvengono antichi ruderi”.
Proseguendo in direzione di Sora, la strada, al ponte sul rio
Provitolo, lascia il territorio di Colfelice per entrare in quello
di Arce. Qui, non molto distante dal punto in cui dalla Casilina si
stacca la strada che va ai Fraioli, alla località “Postellone”, al
km. 114,380 circa, si rinviene la colonnetta n. 62, integra e
correttamente riposizionata dall’amministrazione comunale di Arce,
auspici gli assessori ai Lavori Pubblici, il compianto rag. Mario
Fraioli, e alla Cultura, geom. Luigi Germani, in occasione dei
lavori di esecuzione del marciapiedi, al bordo del quale oggi si
trova. Proseguendo, al km. 112,530 circa della Casilina, incassata
nel muro di sostegno del terreno sul quale sorge il poliambulatorio
edificato dal dr. Armando Antonelli, rinveniamo la n. 63.
Poco più avanti, al km. 112,300 circa della via Casilina, nella
stessa si immette la “Valle del Liri”, che porta a Sora. È questa la
strada che dobbiamo prendere per seguire il percorso della
Consolare. Sarà opportuno ricordare come sulle mappe catastali di
Arce, redatte agl’inizi del Novecento, sia la Casilina che la valle
del Liri vengono riportate come “strada provinciale per Sora” e come
entrambe le strade abbiano assunto i nomi attuali soltanto a partire
dagli anni trenta del Novecento, allorché vennero per la prima volta
ricoperte d’asfalto12. Dopo circa 1.851 metri dalla colonnetta n.
63, al km. 74,300 circa della Valle del Liri, subito dopo un albero
di alto fusto, rinveniamo quella contraddistinta dal n. 64. Appare
integra e, come le precedenti, posta sul lato destro per chi va da
Napoli a Sora; il numero 64, però, prospetta verso Napoli, anziché –
come dovrebbe essere – verso la strada: ciò induce a ritenere che la
stessa sia stata manomessa.
La strada prosegue verso il centro di Fontana Liri Inferiore, dove
rinveniamo la colonnetta n. 65, la quale non è posizionata sulla
strada Valle del Liri, bensì al km. 0,180 circa della via
provinciale n. 144, che collega Fontana Liri Inferiore con Arpino,
staccandosi dalla Valle del Liri al km. 72,620 circa della stessa.
Tale colonnetta, oggi posta sulla via Roma, è stata per decenni nel
punto in cui la strada che conduce alla stazione di Fontana Liri
Inferiore si stacca da quella che va al laghetto di acqua sulfurea;
soltanto qualche anno fa è stata posizionata nel sito attuale, che
era quello originario. La provinciale 144 prende a salire verso
Arpino: al km. 2,040 circa della stessa rinveniamo la colonnetta n.
66, anche questa, come la precedente, appare integra e correttamente
posizionata con il numero verso la strada. La successiva, recante il
n. 67, si trovava a 1.851 metri dalla n. 66, lungo il tratto della
strada che scende verso il fiume Liri per ricongiungersi con la
strada principale che prende il nome dalla valle solcata dal
medesimo fiume. Il miglio n. 67 per lunghi anni è stato visibile al
di sopra del muricciolo in cemento che delimita la strada, addossato
allo stesso. Qualche anno fa, cinque o sei circa, se ben ricordo, è
scomparso in contemporanea a dei lavori di posa in opera di una
qualche conduttura al di sotto del piano stradale. La posizione
delle colonnette n. 65, 66 e 67 ci fa capire quale fosse il
tracciato originario della Consolare, che evidentemente, in questo
tratto, si differenziava da quello della Valle del Liri. Vi è da
aggiungere che il tratto della Consolare contraddistinto dai migli
65, 66 e 67, a causa delle accentuate pendenze, cagionava non pochi
problemi ai conducenti i carri trainati da animali. In conseguenza
di ciò, si decise di costruire una variante che evitasse tali
pendenze. La variante non è altro che il tratto della odierna Valle
del Liri che va dal centro di Fontana Liri Inferiore verso Anitrella.
Allorché, nel 1856, si mise mano alla sua realizzazione si pensò
anche di dotarla “di rotaie di ferro per consentire il transito di
veicoli speciali trainati da cavalli”, ma, poi, tali rotaie non
vennero istallate13: le stesse avevano l’evidente fine di favorire i
traffici delle industrie da Sora, Arpino e Isola del Liri verso
Napoli e viceversa.
Ultimata la discesa lungo la quale era posizionata la colonnetta n.
67, ci ritroviamo sulla strada Valle del Liri. Présala verso Sora,
al km. 66,900 circa, rinveniamo la colonnetta n. 68, che qualche
solerte cantoniere ha pensato bene di colorare a strisce bianche e
nere. Apprezziamo l’iniziativa che la rende meglio visibile e,
quindi, si spera, meno esposta agli urti dei veicoli. La stessa,
infatti, appare integra e correttamente posizionata. Analoga fortuna
non ha arriso alla colonnetta n. 69. Sporgeva di pochi centimetri
dal piano di campagna, una trentina, se ben ricordo. Venti anni fa
circa, andando da Arce a Sora, la vidi ancora al suo posto. Erano,
però, in corso dei lavori per la realizzazione del marciapiede e la
presenza di una pala meccanica mi inquietò non poco. Nel ripassare
non la vidi più al suo posto. Scesi dall’automobile e mi avvicinai
al luogo del misfatto. Chiesi al palista che fine avesse fatto il
miglio; mi rispose di non aver visto alcun miglio: quando glielo
descrissi, capì, e mi mostrò i suoi poveri resti. Per estrarlo dal
terreno aveva dovuto frantumarlo in più punti: la cosa – mi disse –
gli era costata non poca fatica. Segnalai l’accaduto alla sezione di
Italia Nostra, che ha sede in Isola del Liri, nonché al Comune di
Arpino, che stava eseguendo i lavori. Speravo che si eseguisse un
intervento di “incollaggio” dei frantumi e che la colonnetta, così
ricostituita, tornasse al suo posto. Ma l’unica cosa che riuscii ad
ottenere fu quella di far riposizionare in situ la sua parte più
alta. “Meglio questo che niente”, recita un antico proverbio arcese.
In fondo, in precedenza non sporgeva dal piano di campagna più di
quanto ne sia oggi rimasto. Tale moncone della colonnetta n. 69 si
trova al km. 65 circa dalla strada Valle del Liri, in tenimento di
Arpino, alla località Vano, affogato nel muricciolo in cemento che
delimita il marciapiede dal terreno di pertinenza di un fabbricato.
Non è facile individuarlo perché ricoperto dalla siepe del giardino
circostante la casa.
Più avanti, in agro di Isola del Liri, al km. 63,100 circa,
rinveniamo integro, e saldamente piantato in un marciapiede, il n.
70.
Proseguendo sulla Valle del Liri, non abbiamo rinvenuto il n. 71.
Idem per il n. 72, che, però, ricordo di aver visto per lunghi anni,
nei pressi del km. 59,100 circa, addossato al muro che delimita
l’area delle ex-cartiere dalla strada. Si trovava, quindi, sulla
sinistra della strada, andando verso Sora: evidentemente non nella
sua posizione originaria, che, per tutti gli altri migli, abbiamo
visto essere la destra andando verso Sora. Evidentemente, qualcuno,
lo aveva addossato al detto muro in occasione di qualche intervento
urbanistico che aveva portato alla sua rimozione, pensando così di
preservarlo da ulteriori danni. Pochi anni fa, però, un tratto del
muro al quale era addossato il miglio n. 72 è stato abbattuto per
creare un nuovo accesso all’area delle ex-cartiere. Insieme con il
tratto di muro è scomparsa anche la colonnetta.
Non si rinviene la n. 73, come anche la n. 74, che avrebbe dovuto
trovarsi in prossimità dell’edificio in cui per lunghi anni ha avuto
sede il prestigioso istituto scolastico intitolato a Cesare Baronio.
Ho rinvenuto, invece, la n. 75, o, almeno, quella che presumo essere
tale: ciò in quanto la prima cifra del numero è chiaramente
leggibile come 7, mentre non altrettanto può dirsi per la seconda
cifra. È posta in tenimento del Comune di Sora, sulla sinistra della
strada, per chi va verso Avezzano, al km. 54,200 circa della stessa,
in prossimità della chiesa dedicata all’Angelo Custode. Qualcuno,
fidando nella Sua protezione, ha pensato bene di portarla qui dal
suo sito originario. Anche noi invochiamo tale alta protezione per
tutte le altre colonnette che sono riuscite a sopravvivere
all’incuria, all’ignoranza e alla rapacità umane. A prescindere da
tale protezione, sarebbe bene che i Comuni, a imitazione di quanto
praticato da quello di Colfelice, ponessero delle tabelle
esplicative in prossimità di ciascuna colonnetta e che la
Soprintendenza ai monumenti le sottoponesse a vincolo, di cui, per
quanto se ne sappia, sono prive. Un ruolo importante per la loro
conservazione possono svolgere i cultori di storia locale. C’è da
vigilare quando nei loro paraggi si eseguono dei lavori di qualsiasi
genere. In queste occasioni vi sono dei mezzi sui quali caricarle,
degli operai pronti a prelevarle e, quel ch’è peggio, un
imprenditore, proprietario di villa e circostante giardino da
adornare di cimeli, o presunti tali. Ma le colonnette hanno un senso
ed un valore soltanto se restano al loro posto. |
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1 F. De Negri, La “reintegra” al
demanio dello Stato di Sora: un momento del dibattito sulla
feudalità nel regno di Napoli alla fine del ‘700, in Viabilità e
Territorio nel Lazio meridionale. Persistenze e mutamenti fra ‘700 e
‘800, Frosinone 1992, pp. 73-94.
2 Per le iniziative industriali presenti sul territorio, vd.
Trasformazioni industriali nella media valle del Liri in età moderna
e contemporanea, Atti del ciclo di conferenze tenute in Sora, I.T.C.
“C. Baronio”, Novembre 1984-Aprile 1985, Isola del Liri 1988; e, in
particolare, A. Viscogliosi, I Boncompagni e l’Industria
(1580-1796), pp. 13-36; S. de Majo, Organizzazione del lavoro e
struttura fabbrica nei lanifici della Media Valle del Liri
nell’Ottocento preunitario, pp. 37-88; A. dell’Orefice, L’industria
della carta nella Valle del Liri durante il XIX secolo: dallo
sviluppo alla crisi, pp. 117-130. Nonché A. Di Biasio, La Questione
Meridionale in Terra di Lavoro1800-1900, Napoli 1976, in particolare
il cap. IV, Arti e manifatture prima dell’Unità, pp. 49-64.
3 A. di Biasio, Territorio e viabilità nel Lazio meridionale. Gli
antichi distretti di Sora e di Gaeta.1800-1860, Marina di Minturno
1997, vd. in particolare le pp. 45-54 con la ricca bibliografia e le
numerose indicazioni archivistiche riportate.
4 F. De Negri, La “reintegra”, cit., p. 78 e segg.
5 Un determinante contributo alla conoscenza degli antichi sistemi
viari della valle del Liri, da Sora alla foce del fiume, è contenuto
in Ager Aquinas. Aerotopografia archeologica lungo la valle
dell’antico Liris, a cura di G. Ceraudo, Marina di Minturno 2004.
6 B. Scafi, Notizie storiche di Santopadre, Sora 1871; rist. anast.
a cura del Comune di Santopadre, Sora 1979, pp. 98-99.
7 Sulla via Sferracavalli, v. A. Di Biasio, Territorio e viabilità,
cit., pp. 55-59.
8 F. Corradini, ...di Arce in Terra di Lavoro…,vol. II, Arce 2004,
pp. 137-142.
9 Sulla strada Civita-Farnese, vd. A. Di Biasio, Territorio e
viabilità, cit., pp. 77-81.
10 A. Di Biasio, Territorio e viabilità, cit., pp. 47-51.
11 B. Scafi, Notizie storiche, cit., p. 173.
12 F. Corradini, …di Arce, cit., vol. I, p. 351. Vi è da aggiungere
che, mentre nel Regno di Napoli si provvedeva a costruire la
Consolare Napoli-Arce-Sora, dall’altra parte, nello Stato
pontificio, si provvide a ripristinare il tratto dell’antica via
Latina che va da Roma a Ceprano. Sul finire degli anni venti
dell’Ottocento i due Stati provvidero a realizzare il raccordo che
va dal cimitero di Arce a Ceprano, mettendo, così, in comunicazione
le due strade: nacque, in questo modo, il tracciato della odierna
via Casilina. Tale tracciato era alternativo a quello costituito
dalla via Appia e preferibile allo stesso, che “nelle pianure del
Garigliano e di Fondi e nelle Paludi pontine” presentava un clima
“pestifero nell’està e nell’autunno, mentre per S. Germano e Ceprano
non si incontra alcun sito di aria cattiva”. Vd. Rapporto generale
sulla situazione delle strade, sulle bonificazioni e sugli edifizj
pubblici dei reali dominj di qua dal Faro diretto a S.E. il Ministro
delle Finanze dalla Direzione generale di Ponti e Strade e delle
Acque e Foreste e della Caccia, Napoli 1827, pp. 23-24, conservato
presso la Biblioteca dell’abbazia di Montecassino.
13 A. Di Biasio, Territorio e viabilità |
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