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Commemorazione di Angelo
Santilli
filosofo e patriota santeliano fu ucciso a Napoli 160 anni fa
di
Benedetto Di Mambro |
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La cerimonia a Sant’Elia |
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Una rara immagine di
Angelo Santilli |
Intensa cerimonia commemorativa, a
Sant’Elia Fiumerapido martedì 20 maggio scorso, per la ricorrenza
del 160° anniversario della tragica morte del filosofo e patriota
risorgimentale santeliano, Angelo Santilli. Promossa dalla locale
Pro Loco, la commemorazione ha avuto il convinto sostegno e
patrocinio dell’Amministrazione Comunale, per interessamento degli
Assessori alla Cultura e al Turismo Antonio Trelle e Giancarlo
Vacca, oltre a quello della scuola media statale, intitolata proprio
al Santilli, tramite l’impegno del dirigente scolastico prof.
Graziuccio Di Traglia.
La cerimonia ha avuto inizio al mattino, con raduno di studenti,
autorità civili, militari e religiose, degli eredi del Santilli e di
un gran numero di cittadini, in Piazza Antonio Riga dove,
all’imbocco di Via Angelo Santilli è stata scoperta una nuova targa
toponomastica marmorea, con su scritto: “Via/Angelo Santilli/1822-1848/Filosofo
e Patriota”. Nella Chiesa di Santa Maria la Nova è stata officiata
da don Rosino Pontarelli una S. Messa in memoria di Angelo Santilli
seguita da una orazione commemorativa dell’illustre santeliano a
cura di Benedetto Di Mambro. Dopo la messa è stata deposta una
corona di alloro presso la casa natale del Santilli al suono delle
note de “Il Silenzio”, .
Nel pomeriggio, presso la sede della scuola media, si è tenuto un
approfondito convegno sulla figura e l’opera dell’illustre
santeliano e sulla continuità tra il pensiero liberale dell’800 e la
Carta Costituzionale italiana di cui proprio questa’nno ricorre il
60° anniversario della sua adozione. Al convegno, seguito da un
folto ed interessato pubblico, hanno preso parte: il sindaco di
Sant’Elia, dott. Fabio Violi che ha preannunciato, dietro donazione
degli eredi Santilli, l’istituzione di una Biblioteca Comunale
proprio nell’abitazione natale di Angelo Santilli e a lui
intitolata; la professoressa Silvana Casmirri dell’Università di
Cassino che ha sottolineato come il patriota risorgimentale
santeliano fosse “un prototipo, un modello di una gioventù idealista
durante la fase del Risorgimento italiano”; il Prefetto di Frosinone,
dott. Piero Cesari che, rivolto ai giovani studenti, ha rimarcato
come fosse importante, nel ricordo del Santilli, costruire insieme
“il sentimento della cultura della legalità”; infine il giudice
Tommaso Miele, primo consigliere della Corte dei Conti, che ha
sottolineato l’attualità del pensiero di Angelo Santilli, rimarcando
il concetto della Costituzione “come fonte di democrazia e di
uguaglianza”. È stata quindi la volta dello studente Giacomo
Vettraino della classe III A che ha chiuso il convegno illustrando
la vita e il pensiero di Santilli. |
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Angelo Santilli, filosofo e patriota |
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Angelo Andrea Santilli era nato il
28 ottobre 1822 a Sant’Elia, Comune che all’epoca si trovava in
Provincia di Terra di Lavoro ed in pieno Regno delle Due Sicilie su
cui governava Re Ferdinando I di Borbone. Era figlio del giovane
medico santeliano Silvestro Santilli, che sarebbe stato anche
Sindaco di Sant’Elia dal 1827 al 1829 e della giovane Giuseppa
Mancini, originaria di Castel Baronia, in Provincia di Avellino, ma
residente a San Germano, l’odierna Cassino. Il nonno materno di
Angelo era il medico Evangelista Mancini, bonapartista e fra i
promotori della Repubblica Partenopea del 1799. Di odori libertari
il piccolo Angelo ne respirò a pieni polmoni nella sua casa di S.
Elia, nei pressi della chiesa di San Cataldo in cui, fra l’ altro,
era stato battezzato. Compiuti i primi studi giovanili a S. Elia,
nel 1835, a 13 anni, Angelo Santilli si trasferì a Napoli per
proseguire gli studi, andando ad abitare in Largo Monteoliveto nei
pressi di via Toledo. L’ingresso alla sua abitazione era il Vico
Gravina 1. Con Angelo andarono a Napoli anche la madre Giuseppa, i
fratelli Vincenzo, Giuseppe e Giovanni ed il giovane compaesano
Filippo Picano.
Angelo e Vincenzo entrarono nella scuola di Francesco Murro per
l’apprendimento della grammatica, della retorica, della filosofia,
della storia e delle scienze. Nel 1838, a soli 16 anni, il giovane
Angelo si iscrisse alla Regia Università di Napoli avendo fra i suoi
insegnanti il maggior filosofo italiano dell’epoca, il kantiano
Pasquale Galluppi. Amici e compagni di studi del Santilli furono,
fra gli altri, Francesco De Sanctis, Luigi Settembrini, Silvio e
Bernardo Spaventa, Antonio Scialoja, Giuseppe Fiorelli e Pasquale
Stanislao Mancini, suo cugino per parte di madre, questi avrebbero
tutti avuto ruoli politici, letterari e filosofici importanti
nell’Italia postunitaria.
Nel 1842, a soli 20 anni, Angelo Santilli si laureò in Filosofia ed
in Legge, aprendo così uno Studio Legale e divenendo anche docente
di Diritto. L’attività filosofica, giuridica, letteraria e politica
del Santilli si sarebbe svolta, incessante e copiosa, nell’arco di
sei anni. Sempre nel 1842, a soli 20 anni, dette alle stampe la sua
prima opera filosofica “Le idee soggettive” che ebbe grande
accoglienza negli ambienti intellettuali ed accademici dell’intera
Penisola a tal punto da doverne fare una seconda ristampa per la
vasta richiesta che ebbe quale testo di studio nelle scuole del
Granducato di Toscana.
Santilli non si fermò: continuò a scrivere di diritto, di filosofia,
di critica letteraria e fu anche esperto verseggiatore in terza
rima. Famosa la sua ode dedicata all’amata Margherita. La fama
letteraria del Santilli ebbe grande risonanza a Napoli e nel 1846,
su proposta del Ministro della Pubblica Istruzione del Regno
Borbonico, fu nominato Presidente dell’Accademia Dantesca che però
dopo qualche tempo fu fatta chiudere dalla Polizia Borbonica perché,
ricorda Atto Vannucci, “sotto apparenze letterarie mirava ad intenti
liberali ed umanitari”.
Santilli ebbe anche una fitta corrispondenza epistolare con Terenzio
Mamiani; con il Cardinale Gizzi, Segretario di Stato di papa Pio IX
e con il filosofo eclettico francese Victor Cousin, professore di
estetica presso l’Università La Sorbona di Parigi. Tramite gli
scritti del Cousin entrò in contatto con il pensiero socialista del
filosofo utopista francese Pierre Joseph Proudhon e nel 1846 lo
stesso Santilli volle esporre le sue idee in proposito in tre
pubblicazioni: “Il socialismo in economia”, “Individuo e società” e
“Lavoro, industria e capitale”.
Lo sviluppo filosofico e politico del Santilli partiva dal
criticismo kantiano per approdare al positivismo sociale,
attestandosi, alla ricerca di certezze e verità, allo spiritualismo
neo-hegeliano che sarà l’espressione filosofica di Bernardo Spaventa
e che si esplicherà nel socialismo meridionalista di Antonio
Labriola e Gaetano Salvemini. Intanto in tutta Italia si andavano
sempre più propagando idee libertarie. Santilli, non vedendo
attuabile al momento l’istituzione di uno Stato Repubblicano,
abbracciò il federalismo di Vincenzo Gioberti e scrisse al Cardinale
Gizzi perché il Pontefice si facesse promotore e guida di un
federalismo fra tutti gli Stati in cui l’Italia era divisa.
Stava fiorendo il Risorgimento e da ogni parte si chiedeva la
Costituzione. Santilli cominciò a dedicarsi alle pubbliche assemblee
ed alle pubbliche predicazioni contro il governo assoluto di re
Ferdinando II, assieme al popolano Michele Viscusi. Quando, il 29
gennaio del 1848 il Governo Borbonico concesse la Costituzione ,
Santilli non smise di parlare pubblicamente perché tramite la
Costituzione si potessero migliorare le condizioni civili e sociali
della popolazione e ci fosse “una savia distribuzione delle
ricchezze”. Ma dopo qualche giorno, mentre lo stuolo degli
ascoltatori del Santilli andava ingrossandosi sempre di più, la cosa
cominciò a creare preoccupazioni e timori nella polizia borbonica
che dopo un mese interruppe un discorso del Santilli in Largo del
Castello e disperse gli ascoltatori. Santilli denunciò il fatto sul
suo giornale “Critica e Verità” la qual cosa gli creò ancor più
inimicizia e sospetti dalla parte della polizia.
Intanto alla fine di febbraio del 1848 moriva la mamma di Angelo
Santilli, Giuseppa Mancini, a soli 57 anni di età. Nell’aprile del
1848 Ferdinando II ritirò la Costituzione ed in tutto il Regno si
diffusero ancor più le idee libertarie e di uguaglianza sociale del
Santilli. A Napoli addirittura vi furono anche degli scioperi.
Agli inizi di maggio Angelo Santilli iniziò a scagliarsi con
violenza contro la monarchia assoluta. Il Re, temendo una
insurrezione popolare, nei giorni dal 12 al 14 maggio fece disporre
l’esercito nei punti strategici di Napoli. Angelo Santilli continuò
incessante con le sue orazioni contro re Ferdinando. Nella serata
del 14 maggio i napoletani iniziarono ad innalzare barricate contro
l’ esercito. Barricate vennero erette anche in Largo Monteoliveto,
vicino all’abitazione del Santilli. La mattina del 15 maggio 1848
iniziarono gli scontri tra i rivoltosi e l’esercito borbonico
rafforzato da truppe austriache e svizzere. La battaglia si
protrasse per tutta la giornata e man mano le barricate furono
smantellate dai soldati con largo spargimento di sangue. Ai soldati
svizzeri fu dato ordine di scovare ed uccidere il Santilli e nella
tarda serata giunsero fin sotto la sua abitazione facendola oggetto
di fucilate che uccisero il giovane Filippo Picano e la serva di
casa Carmela Mega. Irruppero quindi nella casa e trucidarono a
baionettate Angelo Santilli e suo fratello Vincenzo. Gli altri due
fratelli, Giuseppe e Giovanni, erano riusciti in tempo a trovare
riparo presso conoscenti. Molti degli scritti di Angelo Santilli
furono dati alle fiamme ed il suo corpo martoriato assieme a quello
del fratello; entrambi furono gettati in una fossa comune.
Furono in molti a ricordare Angelo Santilli nelle loro memorie:
Francesco De Sanctis, Luigi Settembrini, Salvatore Di Giacomo, Marco
Lanni, Mario Mandalari, Atto Vannucci e, più recentemente, Franco
Della Peruta ed Alberto Guzzardella.
Nel 1865 l’ antico Corso Dante che attraversava il centro storico di
S. Elia fu intitolato ad Angelo Santilli ed ancora oggi porta il suo
nome. Dal 1886 e dal 1889, per volere del maggiore medico Antonio
Riga (1833-1918) e del pittore Enrico Risi (1855-1915), due lapidi
lo ricordano, la prima sulla facciata della casa natale di S. Elia,
in via Risorgimento, e la seconda a Napoli in Largo Monteoliveto
sulla facciata della casa dell’eccidio. Dal 1981 anche la Scuola
Media Statale di S. Elia Fiumerapido porta il suo nome. Ora è in
animo dell’Amministrazione Comunale di S. Elia ristrutturare la casa
natale del Santilli e farne sede della biblioteca comunale e di un
centro studi. |
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In memoria di Ettore Petrolini |
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Il 4 aprile scorso ci ha lasciati
la splendida figura di avvocato e galantuomo, il nostro socio Ettore
Petrolini.
Con tanta tristezza ci uniamo al dolore della signora Vanda e dei
figli Alessandro e Chiara. La sua dipartita è stata una grave
perdita anche per noi del CDSC e per il Foro di Cassino.
Ci piace ricordarlo con le parole del suo collega, avv. Luigi
Montanelli, che nel discorso di commiato durante la cerimonia
funebre in Cervaro ha così concluso:
“È stata una splendida persona, per bene. Un signore, un galantuomo,
un generoso. Ottimo avvocato e giurista, ha esercitato la
professione con intemerata probità, retaggio della sua cultura e
della sua educazione. La probità nel suo caso non era solo l’onestà,
bensì una rigorosa delicatezza, un’abnegazione disinteressata, una
nobiltà ed elevatezza di sentimenti che respingevano ogni azione in
cui la virtù non potesse specchiarsi, e che la respingevano
qualunque potesse essere il profitto che ne poteva derivare. Una
sorta di fede illibata, una virtuosa integrità che arrecavano
fiducia e prestigio a lui e alla classe forense alla quale
apparteneva. Tali qualità erano connotate dal disinteresse, dalla
dignità della vita, dall’altezza del carattere e, per tali doti, gli
venivano legittimamente riservate la stima e l’ ammirazione dei suoi
assistiti e dei suoi colleghi. La sua probità riportava al mistico
rito che si svolgeva in Atene, ove una legge circondava il ministero
dell’Avvocato di un carattere presso che religioso, ordinando che il
recinto del Tribunale fosse reputato luogo sacro e cosparso d’acqua
lustrale”. |
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