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In mostra a Roma le mura megalitiche
del Lazio meridionale
di
Palma Nardone

All’interno di una sede architettonicamente e storicamente pregevole qual è lo scenografico monumento a Vittorio Emanuele II sorgente su Piazza Venezia a Roma, è stata realizzata una importante mostra dal titolo “Le mura megalitiche - Il Lazio meridionale tra storia e mito”, riguardante una delle eccellenze archeologiche, storiche, artistiche del Lazio dimenticate per troppo tempo: le mura poligonali della provincia di Frosinone, imponenti monumenti costruiti con grandi massi di pietra tagliati irregolarmente e incastrati l’uno all’altro con precisione senza l’uso di malta.
Proprio allo scopo di promuovere la loro conoscenza e di presentare ad un grande pubblico queste opere straordinarie, la Regione Lazio ha voluto dedicargli una ricca esposizione che è stata inaugurata il 4 maggio 2009 alla presenza delle autorità competenti e con la partecipazione di un interessato e qualificato pubblico.
L’evento, ideato e curato da Comunicare Organizzando , si è svolto sotto il patrocinio dell’Assessorato alle Politiche Culturali della Regione Lazio con la collaborazione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, della Soprintendenza Archeologica del Lazio, dell’Archivio di Stato di Frosinone, della Provincia di Frosinone e dei Comuni coinvolti e rientra in un percorso di sensibilizzazione caratterizzato da una serie di interventi finalizzati a valorizzare l’immenso patrimonio storico e culturale del Lazio meridionale.
La manifestazione si è aperta con i saluti del Presidente di Comunicare Organizzando, Alessandro Nicosia, cui è seguito l’intervento della dott.ssa Giulia Rodano, Assessore alla Cultura, Spettacolo e Sport della Regione Lazio. Entrambi hanno illustrato le finalità dell’iniziativa che, attraverso un suggestivo percorso fatto di materiale documentario, testi, fotografie, disegni, incisioni, mappe, stampe nelle loro edizioni originali e di moderne tecnologie multimediali, rivisita le più importanti mura poligonali del Basso Lazio: quelle di Alatri, Arpino, Atina, Cassino , Ferentino, Sora, Veroli e di altri centri come Anagni, Boville Ernica, Castro dei Volsci, Colle San Magno, M. S. Giovanni Campano, Rocca d’ Arce, S. Biagio Saracinisco, S. Donato Valcomino, S. Elia Fiumerapido, S. Vittore del Lazio, Trevi nel Lazio, Valle di Comino, Villa Santa Lucia.
Particolarmente interessante il catalogo a cura di A. Nicosia e M. C. Bettini, edito da “Gangemi Editore” di Roma, dove sono pubblicati articoli appositamente redatti da studiosi che hanno rivisitato, alla luce delle attuali conoscenze, questi imponenti monumenti.
Storicamente si fa risalire l’attenzione alle mura megalitiche al 1829, all’epoca di massima espressione della cultura umanistica in Italia. In coincidenza con la pubblicazione del I° fascicolo degli Annali, l’Instituto di Corrispondenza Archeologica di Roma propose all’attenzione dei ricercatori questa particolare categoria di strutture. Prima di tale data, però, dotti studiosi come Louis Charles Francois Petit-Radel, Edward Dodwell, Jhon Izard Middleton, Marianna Candidi Dionigi, William Gell, tentarono di far luce, attraverso resoconti e rilievi, su questo tipo di costruzioni in opera poligonale (conosciute anche col termine di costruzioni ciclopiche, megalitiche, pelasgiche, saturnie o poligonie) affascinati da quell’aura di mistero che avvolgeva la loro origine e che le voleva fondate dal dio Saturno o dai mitici ciclopi.


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