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Pietro Bailardo

La maschera Cassinate
"Pietro Bailardo"
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La maschera di Cassino: Pietro
Bailardo o Pierre Bayard o Bayart; più precisamente era Pierre Terrail,
signore di Bayard, vissuto tra il 1473 ed il 1524. Per le sue memorabili
imprese fu chiamato le chevalier sans peur et sans reproche, il
famoso "cavaliere senza macchia e senza paura". Tra le sue più
incredibili gesta figura la difesa del ponte del Garigliano: secondo la
tradizione, nell'ambito della guerra tra francesi e spagnoli per la
conquista del Regno di Napoli, nella notte del 28 dicembre 1503, il Baiardo,
che era al seguito delle truppe francesi guidate dal marchese di Saluzzo, da
solo riuscì a fermare per mezz'ora 200 cavalieri spagnoli sul ponte del
Garigliano, dando ai francesi il tempo di riparare in Gaeta. Nella stessa
battaglia perse la vita il viceré di S. Germano Piero De' Medici, fratello
dell'abate Giovanni (futuro papa Leone X) e figlio di Lorenzo il Magnifico.
In quel tempo i francesi avevano occupato a lungo il territorio tra Gaeta e
Montecassino, scorazzando a loro piacimento. Una vecchia leggenda di Cassino
narra che durante la guerra del Garigliano, la sera il nostro eroe si
toglieva l'armatura, si travestiva da brigante e, con un cavallo nero,
galoppava fino a S. Germano – così si chiamava allora Cassino –.
S'introduceva tra i vichi senza luce del paese, passava sotto sotto i muri,
arrivava dinanzi ai portoni, faceva un fischio e le belle fanciulle, che
avevano imparato a conoscere il fischio, una alla volta scendevano giù e si
appartavano dietro un angolo. Ormai tutti, in città, lo sapevano, però
nessuno riusciva a coglierlo sul fatto: forse aveva uno scudiero che faceva
la guardia. Quando finì la guerra al Garigliano Bailardo se ne dovette
andare con il suo esercito. Però le ragazze del paese, e pure quelle di
Cervaro, di S. Elia, di Piedimonte, di Pignataro, continuarono a incontrarlo
la notte nei vichi scuri: si diceva che tutte le sere si vestiva da
brigante, partiva col suo cavallo nero da Milano, dalla Germania, dalla
Spagna, e veniva a trovarle al loro paese perché erano troppo belle. Fu
allora che nacque il detto: ne ha fatte più lui che Pietro Bailardo.
Pure quando alcuni riferirono che Bailardo era morto in battaglia vicino
Torino le ragazze del luogo continuarono ad incontrarlo di nascosto nelle
notti scure senza luna. Qualche maligno però diceva che la scusa l'aveva
Pietro Bailardo, ma, vestiti da briganti, erano i briganti veri oppure i
giovanotti del paese che non riuscivano ad ottenere le grazie delle loro
amate per le vie normali.I mariti e i padri sapevano tutto ma non potevano
farci nulla. Quando la notte si appostavano dietro gli angoli bui non si
presentava mai nessuno; oppure quando sentivano il fischio correvano in
strada con bastoni o tenaglie del camino, ma vedevano solo ombre dileguarsi
nella notte. Un giorno, però, alcuni di quei mariti si misero d'accordo e
fecero correre la voce di aver catturato Pietro Bailardo. Costruirono un
pupazzo di paglia vestito da brigante, gli misero un grosso cappellaccio
sulla testa e una maschera sul viso; lo stesero in una cassa da morto senza
coperchio e, in processione, lo portarono in giro per le vie del paese
gridando: "È muórtö Bailardö! È muórtö Bailardö!".
Le donne piangevano e gli uomini si ubriacavano. A mezzanotte portarono il
fantoccio in piazza; lo legarono a un palo e con le tavole della cassa da
morto e un po' di paglia gli diedero fuoco mentre tutti gli ballavano
attorno cantando e gridando: È muórtö Bailardö!. Anche in altri
paesi l'ultima sera di carnevale si faceva un rito del genere, ma nella
cassa da morto e legato al palo in fiamme c'era il fantoccio di Carnevale,
non quello di Pietro Bailardo. Ma siccome a nessuno piace passare per
cornuto, i padri e i mariti di Cassino non potevano fare ogni anno la
processione per ricordare chi aveva approfittato delle loro donne. Perciò a
Bailardo cambiarono il nome e lo chiamarono Carnevale.
di Emilio
PISTILLI
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