Home page
19 giugno 2013
Storia | II Guerra Mondiale | Cultura | Archeologia | Montecassino | Territorio | Info | 
freccia.gif Pubblicazioni
freccia.gif Libri On-Line

freccia.gif Paideia

freccia.gif Emilio Pistilli
freccia.gif Sergio Saragosa
freccia.gif Antonio Vano

freccia.gif Corteo Storico
freccia.gif Pietro Bailardo
freccia.gif l'Assunta
freccia.gif la "Pasquetta"
freccia.gif Calendario eventi



Pietro Bailardo

bailardo
La maschera Cassinate
"Pietro Bailardo"

La maschera di Cassino: Pietro Bailardo o Pierre Bayard o Bayart; più precisamente era Pierre Terrail, signore di Bayard, vissuto tra il 1473 ed il 1524. Per le sue memorabili imprese fu chiamato le chevalier sans peur et sans reproche, il famoso "cavaliere senza macchia e senza paura". Tra le sue più incredibili gesta figura la difesa del ponte del Garigliano: secondo la tradizione, nell'ambito della guerra tra francesi e spagnoli per la conquista del Regno di Napoli, nella notte del 28 dicembre 1503, il Baiardo, che era al seguito delle truppe francesi guidate dal marchese di Saluzzo, da solo riuscì a fermare per mezz'ora 200 cavalieri spagnoli sul ponte del Garigliano, dando ai francesi il tempo di riparare in Gaeta. Nella stessa battaglia perse la vita il viceré di S. Germano Piero De' Medici, fratello dell'abate Giovanni (futuro papa Leone X) e figlio di Lorenzo il Magnifico. In quel tempo i francesi avevano occupato a lungo il territorio tra Gaeta e Montecassino, scorazzando a loro piacimento. Una vecchia leggenda di Cassino narra che durante la guerra del Garigliano, la sera il nostro eroe si toglieva l'armatura, si travestiva da brigante e, con un cavallo nero, galoppava fino a S. Germano – così si chiamava allora Cassino –. S'introduceva tra i vichi senza luce del paese, passava sotto sotto i muri, arrivava dinanzi ai portoni, faceva un fischio e le belle fanciulle, che avevano imparato a conoscere il fischio, una alla volta scendevano giù e si appartavano dietro un angolo. Ormai tutti, in città, lo sapevano, però nessuno riusciva a coglierlo sul fatto: forse aveva uno scudiero che faceva la guardia. Quando finì la guerra al Garigliano Bailardo se ne dovette andare con il suo esercito. Però le ragazze del paese, e pure quelle di Cervaro, di S. Elia, di Piedimonte, di Pignataro, continuarono a incontrarlo la notte nei vichi scuri: si diceva che tutte le sere si vestiva da brigante, partiva col suo cavallo nero da Milano, dalla Germania, dalla Spagna, e veniva a trovarle al loro paese perché erano troppo belle. Fu allora che nacque il detto: ne ha fatte più lui che Pietro Bailardo. Pure quando alcuni riferirono che Bailardo era morto in battaglia vicino Torino le ragazze del luogo continuarono ad incontrarlo di nascosto nelle notti scure senza luna. Qualche maligno però diceva che la scusa l'aveva Pietro Bailardo, ma, vestiti da briganti, erano i briganti veri oppure i giovanotti del paese che non riuscivano ad ottenere le grazie delle loro amate per le vie normali.I mariti e i padri sapevano tutto ma non potevano farci nulla. Quando la notte si appostavano dietro gli angoli bui non si presentava mai nessuno; oppure quando sentivano il fischio correvano in strada con bastoni o tenaglie del camino, ma vedevano solo ombre dileguarsi nella notte. Un giorno, però, alcuni di quei mariti si misero d'accordo e fecero correre la voce di aver catturato Pietro Bailardo. Costruirono un pupazzo di paglia vestito da brigante, gli misero un grosso cappellaccio sulla testa e una maschera sul viso; lo stesero in una cassa da morto senza coperchio e, in processione, lo portarono in giro per le vie del paese gridando: "È muórtö Bailardö! È muórtö Bailardö!". Le donne piangevano e gli uomini si ubriacavano. A mezzanotte portarono il fantoccio in piazza; lo legarono a un palo e con le tavole della cassa da morto e un po' di paglia gli diedero fuoco mentre tutti gli ballavano attorno cantando e gridando: È muórtö Bailardö!. Anche in altri paesi l'ultima sera di carnevale si faceva un rito del genere, ma nella cassa da morto e legato al palo in fiamme c'era il fantoccio di Carnevale, non quello di Pietro Bailardo. Ma siccome a nessuno piace passare per cornuto, i padri e i mariti di Cassino non potevano fare ogni anno la processione per ricordare chi aveva approfittato delle loro donne. Perciò a Bailardo cambiarono il nome e lo chiamarono Carnevale.

di Emilio PISTILLI


Pdf    Versione adatta alla stampa    Invia ad un amico

Inizio Pagina