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Museo Archeologico Nazionale di Cassino
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Planimetria
Area Archeologica oggi
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Area
Archeologica
L’attivita` archeologica e` documentata, per la zona
di Cassino, gia` da Don Flavio della Marra che, nella sua descrizione
"per uso e comodo de’ forestieri", pubblicata a Napoli nel
1775, parla appunto dei primi scavi ad opera di "cavatesori".
Veri e propri scavi sistematici risalgono tuttavia alla fine del secolo
scorso e agli inizi del nostro. L’etnografo Luigi Pigorini venne a
Cassino nei primi anni del secolo per studiare gli insediamenti piu`
antichi. L’esame piu` organico e dettagliato della Cassino romana si
deve a Gianfilippo Carettoni che, in piu` anni ha dato alle stampe il suo
accuratissimo lavoro. Purtroppo alcuni dei piu` importanti materiali di
scavo sono andati ad arricchire il Museo Nazionale Pigorini di Roma e il
Museo Nazionale di Napoli dove sono i reperti, rispettivamente, dell’eta`
del ferro e dell’eta` romana. Quanto e` rimasto a Cassino e` stato, dopo
l’ultimo conflitto, ordinato in un nuovo museo che fa capo alla
Sovrintendenza archeologica per il Lazio. I materiali che ospita sono
tutti pertinenti a Cassino e all’immediato circondario. All’ingresso
sono collocati reperti di varia epoca che, nella loro eterogeneita`,
stanno a narrare le complesse vicende della citta` e delle sue
distruzioni. L’esposizione si articola su tre sale. Nella prima sala, di
forma ottagonale, sono conservate le piu` antiche testimonianze della
presenza dell’uomo nella zona; i reperti sono databili dal paleolitico
all’eta` del ferro. I materiali provengono prevalentemente dallo scavo
condotto nel 1951-52 da Gianfilippo Carettoni che ha portato alla luce un
cospicuo sepolcreto. Nella seconda sala troviamo reperti provenienti dall’anfiteatro
e dalla cosiddetta tomba della Gens Ummidia. Sono qui collocati, accanto a
rari reperti, pannelli illustrativi dei due insigni monumenti. Sono da
segnalare due bei capitelli ionici in stucco, rinvenuti presso la tomba,
che sembrano tuttavia appartenere ad un altro edificio, forse un tempio.
La terza sala e` dedicata al teatro. I materiali qui raccolti risalgono
allo scavo del Carettoni che, sotto gli auspici della Soprintendenza alle
Antichita` della Campania, effettuava le sue ricerche negli anni 1936-44.
Alcuni frammenti di statue stanno qui a documentare la ricchezza
decorativa del monumento. Sempre in questa sala alcuni reperti rinvenuti
nell’agro cassinate. L’allestimento scientifico del museo e` stato
curato dalla Dott.ssa Claudia Cerchiai, e l’allestimento museografico e`
stato realizzati dall’Arch. Mario Lolli Ghetti, entrambi della
Soprintendenza Archeologica per il Lazio.
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Il Museo Archeologico
Nazionale è
situato lungo la ss. 149, che dal centro urbano conduce a Montecassino, il Museo Archeologico Nazionale di Cassino venne costruito
negli anni ’60, con finanziamenti della Cassa per il Mezzogiorno. Nel
corso dei lavori di edificazione si rinvennero strutture dell’antica area
urbana che vennero inglobate nello stabile, dove sono tuttora visibili (pp.
88-91). Nel giardino antistante il Museo è esposta una ricca raccolta di
frammenti architettonici, per lo più pertinenti a sepolcri, e di iscrizioni
(fig. 9). Tra queste degne di nota sono due epigrafi funerarie provenienti
dal tratto extraurbano di strada basolata, dove si estendeva la necropoli,
relative a due seviri augustali, entrambi liberti (Alassio 1969); la prima
è incisa su un’ara in calcare con fastigio triangolare e pulvini
laterali, decorata ai lati con i consueti oggetti funerari: urceus a
sinistra e patera a destra, simboli delle libagioni per il defunto.
Quest’ultimo è Cytiso, liberto di probabile origine greca di L. Stenio
Silvino, già noto da un’altra iscrizione cassinate, nominato insieme alla
moglie (?) Arura, anche lei di origine greca, liberta di Rubria. La seconda
iscrizione, anch’essa in calcare, è inserita in una tabula ansata,
spezzata sul lato destro: il personaggio nominato è il liberto M. Nonio M…,
il quale, oltre che severo augustale, fu anche medico: caso piuttosto raro,
anche se non unico, di possibilità di accesso a cariche pubbliche da parte
di un personaggio che esercitava questa professione. Le due iscrizioni,
entrambe databili tra il I e il II sec. d.C., sono un’importante
testimonianza, l’unica finora nota, dell’esistenza nel municipio di
Cassino di un collegio di seviri augustali, carica rivestita molto spesso da
liberti. I frammenti architettonici in calcare con decorazioni floreali a
girali, le cornici, i pulvini con rilievi a squame provengono da monumenti
funerari di tradizione italica sparsi nel territorio circostante. Uno di
questi reca un’iscrizione dedicatoria a Gaio Firmidio della tribù
Teretina (da Teretum, l’attuale fiume Sacco), quella a cui era
iscritta la città di Cassino. Si tratta di un tipo di sepolcro dalla
caratteristica forma a dado con un nucleo in conglomerato cementizio e il
rivestimento in pietra locale (calcare o tufo); sul lato principale era l’iscrizione
dedicatoria, talvolta inserita in una tabula; la cornice superiore
recava un fregio a girali di fiori; due pulvini coronavano in alto la
costruzione, che assumeva quindi l’aspetto di un’ara. Il modello
ispiratore di questo genere di monumento è proprio l’altare, con funzione
sia funeraria che onoraria, come attestano alcuni esemplari del Molise
recentemente oggetto di studio (Diebner 1979) e in particolare la base
onoraria di L. Vibio Gallo ad Isernia di età cesariana. Il tipo
architettonico si diffonde in area centro-italica fra l’età
tardo-repubblicana e il periodo augusteo e mostra, nella decorazione a
girali essenziale e alquanto rigida, un accoglimento di schemi decorativi
ellenistici, che evidentemente incontravano il gusto di una comimttenza
piuttosto ricca e politicamente influente, realizzati localmente da
maestranze poco avvezze a questo genere di creazioni. Simile a questo
monumento è quello con fregio dorico, diffuso nello stesso periodo ma in un’area
più ampia, che interessa tutta l’Italia, ad eccezione dell’Etruria e
della Magna Grecia, anch’esso con funzione funeraria o sepolcrale, di cui
alcuni esemplari sono esposti nella sala III. Segue un’ara in calcare con
dedica a M. Aurelio Antonio (Caracalla), realizzata quando questi era ancora
Cesare e il padre, Settimio Severo, imperatore, quindi fra il 198 e il 211
d.C. Una testimonianza importantissima per la conoscenza topografica della
città è un’iscrizione calcarea rinvenuta nel 1805, riutilizzata in una
macera presso l’Anfiteatro, in cui è menzionata la pavimentazione della
Via Latina nel tratto compreso tra il Foro e la Porta Campana, realizzata
sotto il consolato di L. Calpurnio Pisone, nel 57 d.C., con denaro pubblico (pecunia publica)
a cura dei duoviri P. Spellio Spelliano Sabino e C. Sattio Calatro.
Il rinvenimento di quest’epigrafe, non lontano dal luogo dove
successivamente è stata rinvenuta una delle porte urbane, ha permesso di
identificare quest’ultima con quella menzionata nell’iscrizione e di
ipotizzare il Foro in un luogo abbastanza prossimo, verosimilmente nella
vicine proprietà Zeppieri (Ghini 1990). Sul lato sinistro del giardino un’ara
funeraria in calcare con fastigio semilunato e pulvini menziona una Clarilla
(fine I sec. d.C.). Tre frammenti in calcare di pulvino con
decorazione a squame provengono dai monumenti funerari di tradizione italica
sopradescritti, cui appartengono anche le vicine decorazioni floreali a
girali e le cornici. Di natura funeraria sono anche le iscrizioni che
seguono, una dedicata al marito dalla moglie Numisia, un’altra che
menziona la madre Poppuleia, una terza in ricordo di Petronia Salvia,
liberta, con l’indicazione della misura in profondità (in agro) del
sepolcro: XII piedi = 3,60 metri. Le misure sia in larghezza che in
profondità, purtroppo abrase, sono riportate anche nell’epigrafe rupestre
di Q. Venafro(no) e della contubernale Tampia Venusta, proveniente dalla
necropoli scavata nella roccia, situata lungo la Via Latina poco prima dell’ingresso
di questa a Cassino tramite la Porta Romana. Un cippo ad omphalos in
pietra calcarea proviene da un sepolcro per la cui descrizione si rimanda a
quello esposto nella sala III. Rocchi di colonne in breccia e portasanta e
un frammento di decorazione marmorea con kymation
ionico, dentelli, kymation lesbio provengono dagli scavi del teatro.
Percorrendo un tratto della strada basolata conservata presso il Museo si
possono vedere altri frammenti architettonici provenienti da monumenti
funerari e un’iscrizione dedicata a Casinia Primitiva, "dolcissima
contubernale". Tornando indietro, si raggiunge l’ingresso del Museo
(fig. 10), dove è esposta la decorazione architettonica di un monumento
funerario in calcare, costituita da una porta, di cui resta il battente
sinistro con una protome leonina che tiene tra le fauci una maniglia
circolare: si tratta di un motivo funerario simbolico (la porta dell’aldilà),
molto diffuso nei sepolcri a partire dalla tarda età repubblicana. All’entrata
sono esposti su una grata metallica sei stemmi nobiliari, tra cui uno
cardinalizio, databili al XVII secolo. A destra dell’entrata un’ara in
calcare proveniente dalla via panoramica sotto la Rocca Ianula con
iscrizione dedicatoria realizzata a proprie spese (D(e) S(ua)
P(ecunia)). Sulla sinistra un’anfora vinaria di produzione
adriatica del I sec. d.C. (il n. 6 della tipologia di H. Dressel)
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Pianta del Museo Archeologico Nazionale
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Informazioni
generali |
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Museo Archeologico
Nazionale
Via Montecassino
km 0.800
03043 Cassino - FR - |
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Orario di apertura:
tutti i giorni dalle ore 9,00 alle ore 20,00 |
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Tel. Fax 0776/301168 |
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Biglietti |
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€
1,00 18-25 anni
€ 2,00 26-64 anni
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gratuito: 0-18 anni
oltre i 65 anni
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Testi e foto da "Museo e Area Archeologica di Cassino"
di Giuseppina GHINI e Massimiliano VALENTI
Edizioni -
Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato -
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Segnalato da Museionline
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