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10 settembre 2010
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freccia.gif Anfiteatro romano
freccia.gif Strada lastricata
freccia.gif Porta Campana
freccia.gif Ninfeo Ponari
freccia.gif Ummidia Quadratilla
freccia.gif Sepolcreto
freccia.gif Il ponte di Legnaro
freccia.gif Terme Varroniane
freccia.gif Località Agnone

freccia.gif Il Teatro romano di Cassino
freccia.gif Il restauro
freccia.gif Gianfilippo Carettoni 'Giornale di scavo'
freccia.gif Gaetano Fardelli 'Giornale di scavo'
freccia.gif Massimiliano Valenti

freccia.gif Caratteri generali
freccia.gif Percorso dell’Acquedotto
freccia.gif Lunghezza e struttura dell’Acquedotto
freccia.gif Notizie storiche sull’Acquedotto di Cassino
freccia.gif Ruderi sparsi
freccia.gif Acquedotto
freccia.gif Epoca della costruzione dei due Acquedotti
freccia.gif Notizie Topografiche

freccia.gif Rocca Janula
freccia.gif Il restauro

freccia.gif Informazioni Museo
freccia.gif Museo - Sala I
freccia.gif Museo - Sala II
freccia.gif Museo - Sala III

freccia.gif La statua dell’”EROE”
freccia.gif La 'Domus Romana' di via Montecassino
freccia.gif Scritti inediti di Filippo Ponari



Museo Archeologico Nazionale di Cassino


Planimetria Area Archeologica oggi

Area Archeologica
L’attivita` archeologica e` documentata, per la zona di Cassino, gia` da Don Flavio della Marra che, nella sua descrizione "per uso e comodo de’ forestieri", pubblicata a Napoli nel 1775, parla appunto dei primi scavi ad opera di "cavatesori". Veri e propri scavi sistematici risalgono tuttavia alla fine del secolo scorso e agli inizi del nostro. L’etnografo Luigi Pigorini venne a Cassino nei primi anni del secolo per studiare gli insediamenti piu` antichi. L’esame piu` organico e dettagliato della Cassino romana si deve a Gianfilippo Carettoni che, in piu` anni ha dato alle stampe il suo accuratissimo lavoro. Purtroppo alcuni dei piu` importanti materiali di scavo sono andati ad arricchire il Museo Nazionale Pigorini di Roma e il Museo Nazionale di Napoli dove sono i reperti, rispettivamente, dell’eta` del ferro e dell’eta` romana. Quanto e` rimasto a Cassino e` stato, dopo l’ultimo conflitto, ordinato in un nuovo museo che fa capo alla Sovrintendenza archeologica per il Lazio. I materiali che ospita sono tutti pertinenti a Cassino e all’immediato circondario. All’ingresso sono collocati reperti di varia epoca che, nella loro eterogeneita`, stanno a narrare le complesse vicende della citta` e delle sue distruzioni. L’esposizione si articola su tre sale. Nella prima sala, di forma ottagonale, sono conservate le piu` antiche testimonianze della presenza dell’uomo nella zona; i reperti sono databili dal paleolitico all’eta` del ferro. I materiali provengono prevalentemente dallo scavo condotto nel 1951-52 da Gianfilippo Carettoni che ha portato alla luce un cospicuo sepolcreto. Nella seconda sala troviamo reperti provenienti dall’anfiteatro e dalla cosiddetta tomba della Gens Ummidia. Sono qui collocati, accanto a rari reperti, pannelli illustrativi dei due insigni monumenti. Sono da segnalare due bei capitelli ionici in stucco, rinvenuti presso la tomba, che sembrano tuttavia appartenere ad un altro edificio, forse un tempio. La terza sala e` dedicata al teatro. I materiali qui raccolti risalgono allo scavo del Carettoni che, sotto gli auspici della Soprintendenza alle Antichita` della Campania, effettuava le sue ricerche negli anni 1936-44. Alcuni frammenti di statue stanno qui a documentare la ricchezza decorativa del monumento. Sempre in questa sala alcuni reperti rinvenuti nell’agro cassinate. L’allestimento scientifico del museo e` stato curato dalla Dott.ssa Claudia Cerchiai, e l’allestimento museografico e` stato realizzati dall’Arch. Mario Lolli Ghetti, entrambi della Soprintendenza Archeologica per il Lazio.

Cassino - Museo Archeologico: ingresso Il Museo Archeologico Nazionale è situato lungo la ss. 149, che dal centro urbano conduce a Montecassino, il Museo Archeologico Nazionale di Cassino venne costruito negli anni ’60, con finanziamenti della Cassa per il Mezzogiorno. Nel corso dei lavori di edificazione si rinvennero strutture dell’antica area urbana che vennero inglobate nello stabile, dove sono tuttora visibili (pp. 88-91). Nel giardino antistante il Museo è esposta una ricca raccolta di frammenti architettonici, per lo più pertinenti a sepolcri, e di iscrizioni (fig. 9). Tra queste degne di nota sono due epigrafi funerarie provenienti dal tratto extraurbano di strada basolata, dove si estendeva la necropoli, relative a due seviri augustali, entrambi liberti (Alassio 1969); la prima è incisa su un’ara in calcare con fastigio triangolare e pulvini laterali, decorata ai lati con i consueti oggetti funerari: urceus a sinistra e patera a destra, simboli delle libagioni per il defunto. Quest’ultimo è Cytiso, liberto di probabile origine greca di L. Stenio Silvino, già noto da un’altra iscrizione cassinate, nominato insieme alla moglie (?) Arura, anche lei di origine greca, liberta di Rubria. La seconda iscrizione, anch’essa in calcare, è inserita in una tabula ansata, spezzata sul lato destro: il personaggio nominato è il liberto M. Nonio M…, il quale, oltre che severo augustale, fu anche medico: caso piuttosto raro, anche se non unico, di possibilità di accesso a cariche pubbliche da parte di un personaggio che esercitava questa professione. Le due iscrizioni, entrambe databili tra il I e il II sec. d.C., sono un’importante testimonianza, l’unica finora nota, dell’esistenza nel municipio di Cassino di un collegio di seviri augustali, carica rivestita molto spesso da liberti. I frammenti architettonici in calcare con decorazioni floreali a girali, le cornici, i pulvini con rilievi a squame provengono da monumenti funerari di tradizione italica sparsi nel territorio circostante. Uno di questi reca un’iscrizione dedicatoria a Gaio Firmidio della tribù Teretina (da Teretum, l’attuale fiume Sacco), quella a cui era iscritta la città di Cassino. Si tratta di un tipo di sepolcro dalla caratteristica forma a dado con un nucleo in conglomerato cementizio e il rivestimento in pietra locale (calcare o tufo); sul lato principale era l’iscrizione dedicatoria, talvolta inserita in una tabula; la cornice superiore recava un fregio a girali di fiori; due pulvini coronavano in alto la costruzione, che assumeva quindi l’aspetto di un’ara. Il modello ispiratore di questo genere di monumento è proprio l’altare, con funzione sia funeraria che onoraria, come attestano alcuni esemplari del Molise recentemente oggetto di studio (Diebner 1979) e in particolare la base onoraria di L. Vibio Gallo ad Isernia di età cesariana. Il tipo architettonico si diffonde in area centro-italica fra l’età tardo-repubblicana e il periodo augusteo e mostra, nella decorazione a girali essenziale e alquanto rigida, un accoglimento di schemi decorativi ellenistici, che evidentemente incontravano il gusto di una comimttenza piuttosto ricca e politicamente influente, realizzati localmente da maestranze poco avvezze a questo genere di creazioni. Simile a questo monumento è quello con fregio dorico, diffuso nello stesso periodo ma in un’area più ampia, che interessa tutta l’Italia, ad eccezione dell’Etruria e della Magna Grecia, anch’esso con funzione funeraria o sepolcrale, di cui alcuni esemplari sono esposti nella sala III. Segue un’ara in calcare con dedica a M. Aurelio Antonio (Caracalla), realizzata quando questi era ancora Cesare e il padre, Settimio Severo, imperatore, quindi fra il 198 e il 211 d.C. Una testimonianza importantissima per la conoscenza topografica della città è un’iscrizione calcarea rinvenuta nel 1805, riutilizzata in una macera presso l’Anfiteatro, in cui è menzionata la pavimentazione della Via Latina nel tratto compreso tra il Foro e la Porta Campana, realizzata sotto il consolato di L. Calpurnio Pisone, nel 57 d.C., con denaro pubblico (pecunia publica) a cura dei duoviri P. Spellio Spelliano Sabino e C. Sattio Calatro. Il rinvenimento di quest’epigrafe, non lontano dal luogo dove successivamente è stata rinvenuta una delle porte urbane, ha permesso di identificare quest’ultima con quella menzionata nell’iscrizione e di ipotizzare il Foro in un luogo abbastanza prossimo, verosimilmente nella vicine proprietà Zeppieri (Ghini 1990). Sul lato sinistro del giardino un’ara funeraria in calcare con fastigio semilunato e pulvini menziona una Clarilla (fine I sec. d.C.). Tre frammenti in calcare di pulvino con decorazione a squame provengono dai monumenti funerari di tradizione italica sopradescritti, cui appartengono anche le vicine decorazioni floreali a girali e le cornici.  Di natura funeraria sono anche le iscrizioni che seguono, una dedicata al marito dalla moglie Numisia, un’altra che menziona la madre Poppuleia, una terza in ricordo di Petronia Salvia, liberta, con l’indicazione della misura in profondità (in agro) del sepolcro: XII piedi = 3,60 metri. Le misure sia in larghezza che in profondità, purtroppo abrase, sono riportate anche nell’epigrafe rupestre di Q. Venafro(no) e della contubernale Tampia Venusta, proveniente dalla necropoli scavata nella roccia, situata lungo la Via Latina poco prima dell’ingresso di questa a Cassino tramite la Porta Romana. Un cippo ad omphalos in pietra calcarea proviene da un sepolcro per la cui descrizione si rimanda a quello esposto nella sala III. Rocchi di colonne in breccia e portasanta e un frammento di decorazione marmorea con kymation ionico, dentelli, kymation lesbio provengono dagli scavi del teatro. Percorrendo un tratto della strada basolata conservata presso il Museo si possono vedere altri frammenti architettonici provenienti da monumenti funerari e un’iscrizione dedicata a Casinia Primitiva, "dolcissima contubernale". Tornando indietro, si raggiunge l’ingresso del Museo (fig. 10), dove è esposta la decorazione architettonica di un monumento funerario in calcare, costituita da una porta, di cui resta il battente sinistro con una protome leonina che tiene tra le fauci una maniglia circolare: si tratta di un motivo funerario simbolico (la porta dell’aldilà), molto diffuso nei sepolcri a partire dalla tarda età repubblicana. All’entrata sono esposti su una grata metallica sei stemmi nobiliari, tra cui uno cardinalizio, databili al XVII secolo. A destra dell’entrata un’ara in calcare proveniente dalla via panoramica sotto la Rocca Ianula con iscrizione dedicatoria realizzata a proprie spese (D(e) S(ua) P(ecunia)). Sulla sinistra un’anfora vinaria di produzione adriatica del I sec. d.C. (il n. 6 della tipologia di H. Dressel)

Visita virtuale - Sala 3 -Visita virtuale - Sala 2 -Visita virtuale  - Sala I -
Pianta del Museo Archeologico Nazionale

Informazioni generali

Museo Archeologico Nazionale
Via Montecassino km 0.800
03043 Cassino - FR -
Orario di apertura: tutti i giorni dalle ore 9,00 alle ore 20,00
Tel. Fax 0776/301168
Biglietti

€ 1,00 18-25 anni
€ 2,00 26-64 anni

gratuito: 0-18 anni
       oltre i 65 anni

Testi e foto da "Museo e Area Archeologica di Cassino"
di Giuseppina GHINI e Massimiliano VALENTI
Edizioni  - Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato -

Musei online
Segnalato da Museionline


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