Home page
7 settembre 2010
Storia | II Guerra Mondiale | Cultura | Archeologia | Montecassino | Territorio | Info | 
freccia.gif Anfiteatro romano
freccia.gif Strada lastricata
freccia.gif Porta Campana
freccia.gif Ninfeo Ponari
freccia.gif Ummidia Quadratilla
freccia.gif Sepolcreto
freccia.gif Il ponte di Legnaro
freccia.gif Terme Varroniane
freccia.gif Località Agnone

freccia.gif Il Teatro romano di Cassino
freccia.gif Il restauro
freccia.gif Gianfilippo Carettoni 'Giornale di scavo'
freccia.gif Gaetano Fardelli 'Giornale di scavo'
freccia.gif Massimiliano Valenti

freccia.gif Caratteri generali
freccia.gif Percorso dell’Acquedotto
freccia.gif Lunghezza e struttura dell’Acquedotto
freccia.gif Notizie storiche sull’Acquedotto di Cassino
freccia.gif Ruderi sparsi
freccia.gif Acquedotto
freccia.gif Epoca della costruzione dei due Acquedotti
freccia.gif Notizie Topografiche

freccia.gif Rocca Janula
freccia.gif Il restauro

freccia.gif Informazioni Museo
freccia.gif Museo - Sala I
freccia.gif Museo - Sala II
freccia.gif Museo - Sala III

freccia.gif La statua dell’”EROE”
freccia.gif La 'Domus Romana' di via Montecassino
freccia.gif Scritti inediti di Filippo Ponari



Museo Archeologico Nazionale di Cassino


SALA I

La sala contiene la sezione pre e protostoica del Museo; le vetrine collocate al centro accolgono il materiale rinvenuto sia nelle immediate vicinanze di Cassino che il alcune località vicine, mentre in quelle alle pareti sono esposti i materiali rinvenuti durante gli scavi del sepolcreto dell’età del ferro presso l’Anfiteatro di Cassino, condotti negli anni 1951-52 da Gianfilippo Carettoni (Carettoni 1958-59), a seguito dei lavori di sbancamento effettuati per conto dell’Opera Nazionale per il Mezzogiorno d’Italia (fig. 11). Il sepolcreto, o quello che ne rimaneva, fu individuato in una zona relativamente pianeggiante situata fra l’attuale via Casilina e le pendici di Montecassino, successivamente riutilizzata anche dalla necropoli romana per sepolcri costruiti e tombe a cappuccina. Il materiale rinvenuto permette di datarlo a un periodo compreso tra la fine dell’VIII e il V sec. a.C.. Le sepolture, a inumazione, giacevano a una profondità compresa tra m 2,50 dal piano attuale di campagna e m 3,50, che corrisponde al banco roccioso e presentavano l’inumato deposto direttamente sul fondo roccioso o sulla terra, con copertura formata da scheggioni di pietra calcarea e ciottoli, che costituivano talvolta anche la fodera della fossa. I corredi funerari, posti di solito presso il capo o lateralmente al corpo, presentano affinità tipologiche con quelli del Lazio meridionale, dell’area centro-italica e adriatica, pur testimoniando un certo attardamento nel mantenimento di forme e schemi decorativi. Essi sono costituiti da vasi in impasto di uso quotidiano e oggetti personali appartenuti al defunto o alla defunta (questi ultimi naturalmente sono fondamentali per l’individuazione del sesso, specie in mancanza di resti scheletrici): armille (bracciali), fibule, armi, gioielli, ecc.. Elemento alquanto singolare è la presenza in molte tombe di schegge silicee lavorate provenienti da vicini insediamenti paleolitici, poste accanto alla testa o ai piedi degli inumati, forse con valore rituale, uso questo che si è riscontrato, in alcuni casi, anche nella vicina necropoli romana a cappuccina e in quella preromana. Per quanto riguarda l’orientamento delle tombe, il gruppo rinvenuto all’interno del muro di contenimento in opera incerta M che separa la zona necropolare dall’anfiteatro (nn. 6-10) presentava i defunti con il capo rivolto verso est, mentre quello posto fra il muro e l’anfiteatro (nn. 4-5; 13-16) non aveva un preciso orientamento.


Fig 11 - Pianta del seppolcreto dell'eta` del ferro (da Carettoni 1958-59)

1° vetrina

La tomba n. 1 con deposizione femminile conserva: 1) un’armilla in bronzo a spirale decorata a rilievo e terminante alle estremità con piccoli bottoni; 2) due pendenti di orecchini in ambra a forma di grosse gocce e i resti di tre fibule bronzee con l’arco decorato da dischi in ambra (foto 12). Al corredo appartenevano anche altre quattro fibule bronzee a sanguisuga, tre armille, un anello bronzeo e un frammento di osso lavorato, successivamente perduti a seguito di un furto. La sepoltura può essere inquadrata nel VII sec. a.C. Le tombe nn. 2 e 3, dallo scarso corredo, contenevano entrambe la deposizione di in individuo di età giovanile; dalla prima fu recuperata solo una fibula in bronzo con arco a sezione piana del tipo Certosa, dalla seconda un’armilla bronzea a spirale, una fibula in bronzo con arco a tutto sesto e molla a balestra (foto 13), un gancio e un oggetto in bronzo non identificato, che vennero successivamente rubati nel furto sopracitato. Il tipo di fibule permette di datare la prima sepoltura al VI-V sec. a.C. e di scendere per la seconda al pieno V. Si tratta delle tombe più tarde del gruppo rinvenuto. La tomba n. 4, anch’essa con scarso corredo, conteneva un gruppo di tre sepolture, due delle quali affiancate, la terza collocata inferiormente e trasversalmente alle prime due. Quest’ultima era priva di corredo, il rinvenimento di << sostanze organiche >> citate nel resoconto di scavo lascia ipotizzare la presenza di una cassa lignea, peraltro non testimoniata in nessun’altra tomba del sepolcreto. Le altre due sepolture appartenevano probabilmente ad una deposizione bisoma. Dello scarso materiale sono esposte una fibula con arco doppio in bronzo (foto 13), un anellino bronzeo, una lama di coltello in ferro e un’anfora d’impasto bruno, con superficie lucidata a stecca, anse a nastro, corpo decorato con costolature verticali e serpentiformi alternate, quattro linguette sulla spalla. Il vaso, deposto a lato di una delle due sepolture affiancate, trova confronti più che con esemplari laziali, con oggetti dell’area centro-italica, in particolare con analoghi reperti rinvenuti nella necropoli di Alfedena e permette di inquadrare la sepoltura nel VI sec. a.C. La tomba n. 5, anch’essa bisoma, con le sepolture poste a immediato contatto con la roccia, giaceva presso la n. 4 ed era stata fortemente compromessa dallo scoppio di una bomba; pertanto si sono potuti recuperare scarsissimi resti degli scheletri, uno dei quali appartenente a un individuo giovane, e poco materiale, tra cui due armille e un anello in bronzo, pertinenti alla prima sepoltura, frammenti di fibule in bronzo, un’anfora d'impasto bruno lucidata a stecca, con collo cilindrico, anse a nastro, corpo, spalla e anse decorati con fasce verticali separate da linee a zig-zag incise, alternate a linee verticali parallele superiormente curvilinee (foto 14), un probabile raschiatoio (strumento per scuoiare gli animali e conciarne la pelle) in selce, gli scarsi resti di altri tre vasi d’impasto pertinenti alla stessa deposizione e una lama in ferro. Anche questa sepoltura è databile al VI sec. a.C.

Foto 12 - Tomba 1: Monili
foto 12
Tomba 1: Monili
Foto 13 - Tombe 2-3-4-7: Monili
foto 13
Tombe 2-3-4-7: Monili
Foto 14 - Tomba 5: Anfora
foto 14
Tomba 5: Anfora

2° vetrina

Contiene i corredi delle tombe 6 e 9, tra le più ricche della necropoli, rinvenute, insieme ad altre due, nella zona sud-ovest, oltre il muro M. Questo gruppo (nn. 6-10), meno sconvolto dai bombardamenti rispetto all’altro, presentava un orientamento verso est e le tombe giacevano a una profondità di circa 2 metri sotto il piano di calpestio moderno, e di poco più di 1 metro sotto quello antico. Dalla tomba 6, appartenente a una giovane donna, fu possibile recuperare la parte superiore dello scheletro, insieme al ricco corredo, costituito da: n. 4: undici piccole fibule in bronzo, di cui una con arco rivestito da elementi d’ambra, le altre a sanguisuga con decorazione a spina di pesce e a zig-zag, collocate sul lato destro della defunta, evidentemente usate per fissare il sudario; altre due fibule a sanguisuga con staffa lunga con la stessa decorazione ma di maggiori dimensioni, una delle quali rinvenuta in corrispondenza della spalla sinistra; sul lato sinistro del petto si rinvennero due pendagli in bronzo a forma di ancora (n. 5), che, insieme ad un terzo pendaglio triangolare in ferro (n. 6), dovevano decorare il sudario; n. 7: pendaglio in ambra di forma allungata, rinvenuto sul lato destro del capo, e quindi appartenente verosimilmente ad un orecchino; n. 8: elementi lenticolari in bronzo, pendente a goccia in ambra e perline in pasta vitrea trasparente e violacea, pertinenti a una collana; n. 9: sei armille in bronzo a spirale con estremità a bottone, rinvenute infilate nell’avambraccio destro della defunta, altre tre armille di minori dimensioni, decorate con solcature longitudinali, rinvenute infilate nell’avambraccio sinistro (foto 15). Anche in questa tomba erano presenti due selci lavorate di colore giallastro, una (raschiatoio) situata a destra del capo, l’altra all’altezza del bacino (foto 16). Questa tomba, come quella che segue, è tra le più antiche del sepolcreto, essendo inquadrabile tra la fine dell’VIII e gli inizi del VII sec. a.C. Tomba n. 9: contigua alla n. 6, conteneva la sepoltura di una donna in età avanzata, di cui la parte inferiore dello scheletro era stata distrutta; n.10: tazze in impasto bruno, rinvenute presso la testa, di cui una ad ansa orizzontale, un’altra ad ansa verticale bifora sopraelevata, decorata con due apofisi, vasca carenata con bugne e solcature verticali (foto 17); n. 11: olla in impasto rossastro (il cosiddetto <>) con collo cilindrico e corpo globulare, decorata sulla spalla con tre protuberanze a linguetta, all’interno della quale era deposta una piccola brocca monoansata d’impasto bruno decorata a steccature verticali sul corpo; n. 12: elementi trapezoidali in ambra pertinenti a una collana in cui erano montati alternati a vaghi fusiformi (foto 18); n. 13: cinque fibule bronzee a sanguisuga con decorazione incisa a spina di pesce e a zig-zag; n. 14: catenelle di anellini riuniti in bronzo; n. 15: vaghi di collana sferoidali in vetro trasparente, azzurro e blu e in ambra, un fermatrecce a spirale in bronzo (foto 18). Tutti questi oggetti ornamentali furono rinvenuti all’altezza delle mani, dove forse erano stati raccolti in un involucro, di cui non si è però trovata traccia. Non sono esposti tre piccoli anelli bronzei infilati in un dito della mano sinistra, un elemento in ferro molto ossidato (un anello?) e una scheggia di raschiatoio in selce scura trasparente.
Questa tomba ha la stessa datazione della precedente.

Foto 15 - Tombe 6: Monili
foto 15
Tombe 6: Monili
Foto16 - Tombe 6-15: Selce
foto 16
Tombe 6-15: Selce
Foto 17 - Tombe 7-9: Tazze
foto 17
Tombe 7-9: Tazze
Foto 18 - Tombe 9-11-14: Monili
foto 18
Tombe 9-11-14: Monili

3° vetrina

Tomba n. 7: come le due precedenti era orientata ad est; conteneva la sepoltura di un individuo adulto maschile, di cui si conservava solo la metà superiore, peraltro parzialmente mischiata allo scheletro femminile della tomba 8, disposta trasversalmente, e scarso materiale, tra cui: n. 16: grande fibula a drago in bronzo, rinvenuta all’altezza della spalla sinistra (foto 13); n. 17: la frammentaria di un coltello in ferro; n. 18: punta di lancia foliata con nervatura rilevata centrale in bronzo, che la fissava all’asta di legno. Si rinvennero inoltre un anellino bronzeo, presso il braccio sinistro, una tazza carenata in impasto bruno, con ansa bifora sopraelevata decorata con due apofisi laterali e vasca con steccature oblique e tre piccole bugne, deposta presso la testa (foto 17), una piccola lama in selce giallastra e un piccolo ciottolo di pomice (sic) con resti di colore rosso. Anche questa sepoltura è tra le più antiche del sepolcreto, essendo inquadrabile tra la fine dell’VIII e gli inizi del VII sec. a.C. Tomba n. 8 con sepoltura femminile, rinvenuta parzialmente mischiata alla precedente; n. 19: piccola brocca in impasto bruno-rossiccio con collo cilindrico e corpo globulare rinvenuta presso il cranio; sono esposti inoltre altri oggetti del corredo personale: due fibule bronzee a sanguisuga con la consueta decorazione a spina di pesce e zig-zag, un fermatrecce in bronzo e una scheggia di raschiatoio in selce giallastra. Le tombe nn. 10 e 11 hanno restituito pochissimo materiale. La prima, situata alla profondità di m. 3,30 dal piano di calpestio attuale, immediatamente sopra il banco roccioso e anch’essa orientata a est, conservata solo la parte inferiore dello scheletro; presso la gamba sinistra giaceva un pugnale in ferro molto ossidato e accanto alcuni frammenti di vasi in impasto. Si tratta di una deposizione maschile, come indica la presenza del pugnale, che tuttavia l’assenza di elementi indicativi non permette di datare. La tomba 11 è costituita, in realtà da due deposizioni: dalla prima provengono, oltre agli scarsissimi resti dello scheletro, due fibule bronzee a foglia traforata (foto 18); dalla seconda una fibula a drago in bronzo, due tazze monoansate in impasto bruno sottile, una a vasca liscia, l’altra decorata con steccature verticali. Mentre sulla prima tomba non si può fare alcuna congettura, data la scarsezza del materiale rinvenuto, se non ipotizzare una deposizione maschile per il tipo di fibula, la presenza di una fibula a drago permette di attribuire senz’altro la seconda a un individuo maschile e di datarla tra la fine dell’VIII e gli inizi del VII sec. a.C. La tomba n. 12, che come la precedente si trovava circa 9 metri ad ovest del muro romano con rampa che delimitava verso occidente la necropoli (M’), conteneva una sepoltura di giovane individuo maschile, deposto immediatamente al di sopra del banco roccioso. Sono esposti scarsi resti dello scheletro, oltre ad un probabile pendaglio in bronzo (n. 21) di forma cilindrica con un’estremità a doppio uncino (foto 19), un frammento di lama di coltello in ferro, una fibula bronzea a foglia traforata, una tazza e una scodella monoansata in impasto. La tomba n. 13, situata ad est del muro M e semidistrutta dall’esplosione di un proiettile, conteneva una sepoltura maschile: n. 22: fibula in bronzo ad arco semplice; n. 23: due piccole fibule in bronzo a sanguisuga con decorazione a spina di pesce, un anello e due spirali in bronzo, forse la legatura di una punta di lancia; n. 24: elemento di fibbia di cinturone, ascia in ferro con immanicatura a cannone. La sepoltura è databile al VII sec. a.C. Dalla tomba n. 14, posta quasi a ridosso del muro M, contenente un individuo di sesso maschile, proviene una fibula bronzea ad arco serpeggiante databile alla fine dell’VIII sec. a. C. (foto 18).

Foto 19 - Tombe 12-16: Monili
foto 19
Tombe 12-16: Monili

4° vetrina

Contiene i corredi provenienti dalle tombe 15 e 16, situate fra l’Anfiteatro e il muro M e i materiali sporadici del sepolcreto. La tomba n. 15, situata a sud-ovest dell’Anfiteatro, in asse con uno degli ingressi, conteneva l’unica sepoltura integra, pertinente a un individuo adulto di sesso maschile, un guerriero, inumato con la panoplia; lo scheletro, orientato ad est, risultava tuttavia compresso dal peso del terreno soprastante e quindi in pessime condizioni di conservazione. Il corredo era costituito da: n. 27: tre schegge di selce lavorata e una lama litica deposte vicino ai piedi (foto 16); n. 28: un’ascia in ferro con immanicatura a cannone, deposta all’altezza del bacino sul fianco sinistro del defunto, accanto ad una corta spada in ferro con impugnatura in osso e fodero, rinvenuta presso il torace (n. 29) (foto 20). Il manico aveva un’anima in ferro, rivestita da anelli sagomati e terminava a bottone, mentre l’elsa era costituita da un doppio disco; il fodero, in ferro molto ossidato, reca ancora tracce del rivestimento interno ligneo. Accanto alla spada si rinvennero due borchie in ferro, probabilmente pertinenti a un cinturone; n. 30: tre piccoli anelli bronzei, uno dei quali decorato con coppie di cerchielli incisi, due a fascia; n. 31: pendaglio in bronzo con la consueta forma definita da G. Carettoni << ad ancora >>, decorata da un volatile (foto 21); n. 32: due fibule in bronzo a drago; n. 33: una fibula bronzea a foglia traforata; n. 34: punta di giavellotto in ferro; accanto si rinvennero alcuni frammenti di ferro forse pertinenti a un coltello. Gli unici vasi trovati erano i frammenti di un contenitore deposto accanto al capo e i resti di una brocca frammentata in impasto nerastro buccheroide con ansa a nastro, decorata sia sul corpo che sull’ansa da solcature verticali e motivi spiraliformi incisi, che era deposta sul fianco sinistro, vicino al pugnale. La sepoltura, l’unica ad avere una panoplia integra, è databile tra la fine dell’VIII e il VII sec. a.C. Vicino alla tomba n. 15 si rinvenne la n. 16 con sepoltura forse di bambino: il corredo era raccolto attorno al capo e consisteva di: n. 36: anforetta in impasto bruno scuro; n. 37: frammenti di tazza biansata in impasto nerastro, decorata internamente con un piccolo omphalos da cui partono quattro fasci di solchi disposti a croce. Entrambi i vasi furono rinvenuti capovolti, forse per motivi rituali; n. 38: piccolo pendaglio rettangolare in osso con quattro cerchi incisi su un lato (foto 19). Si rinvennero inoltre gli scarsi frammenti di una terza tazzetta monoansata e di una fibula bronzea. I materiali permettono di datare la sepoltura nell’ambito del VII sec. a.C. Nel secondo e terzo ripiano è collocato il materiale sporadico rinvenuto nell’area del sepolcreto: fibule a foglia traforata e a bozze, una punta di lancia in bronzo, selci, vasi in impasto, fra cui anforette con anse a nastro e corpo decorato da spirali e motivi ondulati incisi. La necropoli di Cassino è inquadrabile tra la fine dell’VIII sec. a.C. (Tb. 14) e il V a.C. (Tb. 2 e 3), con una maggiore attestazione tra il VII (Tb. 1, 8, 13, 16) e il VI (Tb. 4, 5). Le tombe più ricche sono quelle inquadrabili fra la fine dell’VIII e l’inizio del VII sec. a.C. (Tb. 6, 7, 9, 11, 15), il periodo detto orientalizzante, per la frequente presenza di beni di prestigio di provenienza orientale all’interno delle sepolture. Delle sedici sepolture recuperate cinque sono femminili, sette maschili, una di infante, le altre non definibili per la scarsezza del materiale. Il gruppo rinvenuto a sud-ovest del muro M ha orientamento ad est, ma non sembra che tale caratteristica sia legata a motivi particolari, né cronologici, né di diversa tipologia del corredo. Appare comunque evidente che il gruppo più omogeneo è quello più antico, databile tra le fine dell’VIII e il VII sec. a.C., concentrato, ad eccezione della tomba 1, tra l’Anfiteatro e la zona immediatamente a sud-ovest del muro M, mentre sono periferiche le inumazioni più tarde (Tb. 2, 4, 5), due delle quali (Tb. 4 e 5) bisome: l’assenza di corredo nella sepoltura trasversale della Tb 4 non permette di affermare se questa fosse contemporanea alle altre due o aggiunta successivamente. L’orizzonte culturale a cui rimanda il sepolcreto è quello del periodo medio e finale del ferro laziale, con similitudini sia con l’area di Roma, Ardea, Satricum e dei Colli Albani (fibule a sanguisuga, anforette, armi), che, soprattutto, con la necropoli di Caracupa e il deposito votivo di Valvisciolo (fibule a foglia traforata, a bozze, elementi lenticolari in bronzo per collana, tazze carenate in impasto) e con quella centro-italica di Alfedena (anfore in impasto con motivi serpentiformi a rilievo o incisi). Interessante, anche se non sufficientemente sicuro per le modalità del rinvenimento (come è noto la necropoli fu notevolmente danneggiata durante gli ultimi eventi bellici), l’uso delle selci come amuleti, riscontrato in tre sepolture di età orientalizzante (Tb. 6,9,15) e in una di VI sec. a.C. (Tb.5). Tale rituale è attestato anche altrove: Bologna, Etruria, Novilara, Roma (necropoli dell’Esquilino), Caracupa, ma in questi casi le selci sono montate in metallo, con funzione di vero e proprio ciondolo. L’uso comunque continuò anche successivamente: è infatti attestato anche nella necropoli di tombe a cappuccina che successivamente si estese a sud-ovest di questa, lungo la Via Latina, e in quella di età romana. Tra gli oggetti d’ornamento il pendaglio di bronzo a doppio uncino o ad ancora presente nelle tombe 6,12 e 15 trova confronti con analoghi esemplari, anche in metallo prezioso, rinvenuti in Etruria a Marsiliana d’Albegna, a Vulci, a Narce e con oggetti simili, decorati con volatili, provenienti dai Colli Albani e da Caracupa. Unica, tra gli ornamenti personali, la piastrina rettangolare a cerchietti incisi in osso rinvenuta nella tomba di bambino n. 16, che trova comunque confronti con esemplari rinvenuti a Roma e a Tivoli. Se per il periodo compreso tra la fine dell’VIII e il VI sec. a.C. (corrispondente alle fasi IV A e IV B dell’età del ferro laziale) il panorama offerto da questa seppur piccola parte recuperata della necropoli non si discosta molto da quello delle coeve aree sepolcrali centro-italiche e laziali, del tutto insufficienti sono i dati per quanto riguarda il V sec. a. C., attestato solo da due tombe (2 e 3), di cui si conserva scarsissimo corredo.Appare comunque evidente l’esistenza di rapporti commerciali sia con l’oriente (presenza di ambra), sia con l’Etruria e il Lazio, che dovettero seguire le direttrici interne della valle del Sacco e del Liri, una delle più antiche vie di comunicazione, sia con l’Italia centro-italica, tramite i <> che univano l’area adriatica a quella tirrenica, di cui Cassino, come Sora più a nord, doveva essere uno degli sbocchi. La necropoli cassinate è un’ulteriore prova del fatto che già nella media e tarda età del ferro esistevano scambi e contatti tra gli insediamenti centro-italici e quelli della media valle del Liri e della pianura pontina. L’area continuò ad essere utilizzata con funzione funeraria fino all’età romana, sembrerebbe quasi senza soluzione di continuità; infatti accanto alle tombe dell’età del ferro si rinvenne un gruppo di tredici deposizioni a cappuccina, con l’inumato deposto direttamente sul fondo roccioso, accompagnato da uno scarso corredo, datate dallo scopritore (Carettoni 1965), al IV sec. a.C. Gli oggetti deposti accanto al defunto erano due o al massimo tre vasi (skyphos, ciotola, brocchetta, askòs), o addirittura nulla; due tombe contenevano armi (una punta di lancia la prima, una di giavellotto la seconda) e in una si trovò una selce, evidentemente con funzione di amuleto. Lo stesso rituale è del resto attestato, almeno in un caso, nella necropoli a cappuccina scavata dalla Soprintendenza Archeologica per il Lazio nel 1989 nel terreno situato presso la nuova chiesa di S. Pietro. Le tombe rinvenute in questa occasione (diciassette) erano piuttosto povere, generalmente prive di corredo o con un solo vaso in ceramica comune deposto accanto al capo; una sola deposizione, databile al III sec. a.C., recava una ciotola in ceramica a vernice nera e una punta di lancia. Le sepolture più tarde, databili dalle monete rinvenute all’interno, arrivavano al IV sec. d.C. Nelle vetrine a banco sono esposti materiali provenienti da luoghi vicini a Cassino, rinvenuti, nella maggior parte dei casi, fortuitamente o a seguito di interventi di recupero urgenti. Essi testimoniano una continuità di frequentazione praticamente ininterrotta a partire dal periodo paleolitico. Poco attestati sono i periodi neolitico (V-IV millennio a.C.) ed eneolitico (III millennio a.C.), mentre l’età del bronzo (XVIII-X sec. a.C.) è documentata dai siti della grotta dell’Eremita presso l’Abbazia e dall’insediamento di Colle S. Magno, rispettivamente databili all’antica e recente età del bronzo.

Foto 20 - Tomba 15: Armi
foto 20
Tomba 15: Armi
Foto 21 - Tomba 15: Monile
foto 21
Tomba 15: Monile

1° vetrina a banco

In questa vetrina sono esposti reperti provenienti da S. Scolastica, situata a SO di Cassino. Qui, durante lavori di scavo per la realizzazione del metanodotto nel 1974, si rinvennero materiali relativi a un abitato databile dal paleolitico medio e superiore (industria litica musteriana) all’età del ferro. Sono qui esposti lame e raschiatoi in selce del paleolitico superiore e medio. All’epoca neolitica (V-IV millennio a.C.) è attribuibile una lama di ossidiana: la sua presenza testimonia già in questo periodo rapporti commerciali con il Mediterraneo, probabilmente con l’isola di Palmarola o forse con Lipari, luoghi di provenienza di questo materiale di origine vulcanica. La notevole quantità di selci di quest’epoca (oltre 300) rinvenute associate a scarti di lavorazione, pietre calcaree, materiali fittili e ceramici, scorie di fusine, ha fatto ipotizzare (Giannetti 1974) che il sito sia da identificarsi, oltre che con un abitato, con un officina litica. Il materiale d’abitato dell’età del ferro (IX-VIII sec. a.C.) è costituito da frammenti di olle d’impasto con cordone plastico e anse ad orecchietta, un diaframma di fornello, alcuni rocchetti per la tessitura (fig. 22 a). Al paleolitico superiore appartengono i reperti di industria litica da Aquino. Seguono materiali d’impasto provenienti dall’abitato di IX-VIII sec. a.C. di Colle Radicosa (S. Vittore nel Lazio), tra cui si segnala un frammento di anforetta con scanalature verticali sul corpo, che trova confronti con analoghi esemplari rinvenuti a Frosinone, nella vicina S. Biagio Saracinesco (Omini morti), a Tivoli, alla foce del Garigliano. Materiale in impasto di abitato del IX-VIII sec. a.C. da Omini morti (S. Biagio Saracinesco), costituito da frammenti di grossi contenitori e vasi in impasto (fig. 22 b). La zona ha restituito anche in tempi recenti interessanti testimonianze, che confermano rapporti commerciali e contatti tra quest’area, il Lazio meridionale e il Molise, in particolare Alfedena, a cui rimandano un’olla ad anse plastiche e una fibula a profilo rettangolare in ferro.

Foto 22a - Materiali d'abitato
foto 22a
Materiali d'abitato
Foto 22b - Materiali d'abitato
foto 22b
Meteriali d'abitato

2° vetrina a banco

Sono qui esposti materiali provenienti da depositi votivi rinvenuti in tempi diversi in zone vicine a Cassino. Il primo è quello di S. Scolastica di Cassino, dove nel 1980 e nel 1917 si rinvennero materiali votivi successivamente portati al Museo Preistorico ed Etnografico L. Pigorini di Roma e, in quantità minore, al Museo dell’Abbazia di Montecassino. Gli oggetti, rinvenuti lungo i fianchi del Monte Puntiglio, erano probabilmente scivolati da un soprastante luogo di culto e consistono in ceramica d’impasto, vasetti miniaturistici semplici e multipli (kernoi), statuine fittili e in bronzo stilizzate. Il materiale richiama quello votivo della stipe di S. Maria della Vittoria sul Viminale a Roma, della dea Marica sul Garigliano presso Minturno, del Santuario della Mater Matuta a Satricum; il materiale rinvenuto permette di datare il deposito tra il IX e il VII-VI sec. a. C. Gli oggetti qui esposti furono trovati negli anni ’70 e consistono in un frammento di bacile bronzeo databile al VII sec. a.C. e un gruppo di vasetti miniaturistici, tra cui una tazzetta ad ansa bifora decorata con bugnette, databili all’VIII-VII sec. a.C. (fig. 23). Segue un altro gruppo di vasi e vasetti votivi provenienti da Pietra Panetta, databili all’VIII-VI sec. a.C. (fig. 23). Qui le indagini condotte negli anni 1917 e ’40 portarono alla luce alcuni depositi votivi situati lungo il pendio del Monte Puntiglio e protetti a monte da muri in blocchi squadrati; vennero recuperati vasetti minaturistici, statuine fittili umane e animali, vasi di uso comune, fibule in bronzo e in ferro ad arco semplice, a bozze, foliato, anelli in bronzo, una lama di coltello in ferro, una punta di giavellotto. La maggior parte del materiale rinvenuto fu portata nel Museo dell’Abbazia di Montecassino. Vasetti votivi (tazzette e ollette) e bronzi miniaturistici provenienti dalla stipe della Mèfete a Castrocielo (Aquino), databili all’VIII-VII sec. a.C. (fig. 23). In particolare il piccolo pendaglio bronzeo a forma di ruota con quattro raggi rimanda a n esemplare uguale rinvenuto a Veio, nella necropoli dei Quattro Fontanili, databile alla seconda metà dell’VIII sec. a.C. Quella della Mèfete di Aquinum (odierna Castrocielo) è una delle tante stipi dedicate a questa divinità italica, legata alla presenza di acque terapeutiche, diffuse nell’Italia centro-meridionale; questo deposito votivo in particolare, non ancora indagato completamente, ha avuto una durata nel tempo lunghissima, arrivando fino al II sec. a.C. e restituendo, per l’età repubblicana, ex-voto anatomici fittili, statuine in terracotta, vasi in ceramica a vernice nera, pesi da telaio, lastre fittili con la <> (Potnia Theron), attualmente conservati presso l’Antiquarium di Pontecorvo. Per l’età più antica (la stipe votiva nasce verosimilmente verso la metà dell’VIII sec. a.C.), il luogo ha restituito, oltre ai reperti esposti, fibule a sanguisuga e tipo Certosa, anellini e spilloni in bronzo, vaghi di collana in ambra e paste vitree, grattatoi litici e, dato estremamente interessante, un frammento di bacino in marmo con iscrizione sinistrosa in osco a (luno)ni Pvplvna(e), divinità assimilata a Giunone Lucina e alla stessa Mèfete, nota anche in Campania e a Teano. Mèfete era venerata particolarmente nell’Italia meridionale, dove frequenti erano le sorgenti di natura sulfurea, specie in Irpinia, nella valle dell’Ansanto, ma anche a Roma, sull’Esquilino, e nella Gallia Transpadana (a Cremona). Dal suo nome, che secondo il Devoto deriverebbe dal sabino <> e dal greco <> (= miele), e da cui proviene <>, con riferimento alle esalazioni delle sorgenti sulfuree, deriverebbe il vicino fiume Melfa, lungo il cui corso, nel tratto che scorre nella Val Canneto, era un altro luogo di culto a Mefitis, su cui poi sorse il Santuario della Madonna di Canneto. Qui ad Aquinum la stipe votiva, che in età repubblicana ebbe probabilmente anche un tempio,come sembrerebbero provare le lastre fittili con Potnia Theron, fu sostituita dopo il II sec. a.C. dal Tempio di Cerete Elvina (da eluere=lavare, purificare). Ai lati dell’entrata: a destra una colonnina marmorea scanalata; a sinistra un fusto di colonnina di marmo bigio.

Foto 23 - Vasetti votivi
foto 23
Vasetti votivi

Testi e foto da "Museo e Area Archeologica di Cassino"
di Giuseppina GHINI e Massimiliano VALENTI
Edizioni  - Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato -


Versione adatta alla stampa    Invia ad un amico

Inizio Pagina