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Museo Archeologico Nazionale di Cassino
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SALA I
La sala contiene la sezione
pre e protostoica del Museo; le vetrine collocate al centro accolgono il
materiale rinvenuto sia nelle immediate vicinanze di Cassino che il alcune
località vicine, mentre in quelle alle pareti sono esposti i materiali
rinvenuti durante gli scavi del sepolcreto dell’età del ferro presso l’Anfiteatro
di Cassino, condotti negli anni 1951-52 da Gianfilippo Carettoni (Carettoni
1958-59), a seguito dei lavori di sbancamento effettuati per conto dell’Opera
Nazionale per il Mezzogiorno d’Italia (fig. 11).
Il sepolcreto, o quello che ne rimaneva, fu individuato in una zona
relativamente pianeggiante situata fra l’attuale via Casilina e le pendici
di Montecassino, successivamente riutilizzata anche dalla necropoli romana
per sepolcri costruiti e tombe a cappuccina. Il materiale rinvenuto permette
di datarlo a un periodo compreso tra la fine dell’VIII e il V sec. a.C..
Le sepolture, a inumazione, giacevano a una profondità compresa tra m 2,50
dal piano attuale di campagna e m 3,50, che corrisponde al banco roccioso e
presentavano l’inumato deposto direttamente sul fondo roccioso o sulla
terra, con copertura formata da scheggioni di pietra calcarea e ciottoli,
che costituivano talvolta anche la fodera della fossa. I corredi funerari,
posti di solito presso il capo o lateralmente al corpo, presentano affinità
tipologiche con quelli del Lazio meridionale, dell’area centro-italica e
adriatica, pur testimoniando un certo attardamento nel mantenimento di forme
e schemi decorativi. Essi sono costituiti da vasi in impasto di uso
quotidiano e oggetti personali appartenuti al defunto o alla defunta (questi
ultimi naturalmente sono fondamentali per l’individuazione del sesso,
specie in mancanza di resti scheletrici): armille (bracciali), fibule, armi,
gioielli, ecc.. Elemento alquanto singolare è la presenza in molte tombe di
schegge silicee lavorate provenienti da vicini insediamenti paleolitici,
poste accanto alla testa o ai piedi degli inumati, forse con valore rituale,
uso questo che si è riscontrato, in alcuni casi, anche nella vicina
necropoli romana a cappuccina e in quella preromana. Per quanto riguarda l’orientamento
delle tombe, il gruppo rinvenuto all’interno del muro di contenimento in
opera incerta M che separa la zona necropolare dall’anfiteatro (nn. 6-10)
presentava i defunti con il capo rivolto verso est, mentre quello posto fra
il muro e l’anfiteatro (nn. 4-5; 13-16) non aveva un preciso orientamento.

Fig 11 - Pianta del seppolcreto dell'eta` del
ferro (da Carettoni 1958-59)
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1° vetrina
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La
tomba n. 1 con deposizione femminile conserva: 1) un’armilla in
bronzo a spirale decorata a rilievo e terminante alle estremità
con piccoli bottoni; 2) due pendenti di orecchini in ambra a forma
di grosse gocce e i resti di tre fibule bronzee con l’arco
decorato da dischi in ambra (foto 12). Al corredo appartenevano
anche altre quattro fibule bronzee a sanguisuga, tre armille, un
anello bronzeo e un frammento di osso lavorato, successivamente
perduti a seguito di un furto. La sepoltura può essere inquadrata
nel VII sec. a.C. Le tombe nn. 2 e 3, dallo scarso corredo,
contenevano entrambe la deposizione di in individuo di età
giovanile; dalla prima fu recuperata solo una fibula in bronzo con
arco a sezione piana del tipo Certosa, dalla seconda un’armilla
bronzea a spirale, una fibula in bronzo con arco a tutto sesto e
molla a balestra (foto 13), un gancio e un oggetto in bronzo non
identificato, che vennero successivamente rubati nel furto
sopracitato. Il tipo di fibule permette di datare la prima
sepoltura al VI-V sec. a.C. e di scendere per la seconda al pieno
V. Si tratta delle tombe più tarde del gruppo rinvenuto. La tomba
n. 4, anch’essa con scarso corredo, conteneva un gruppo di tre
sepolture, due delle quali affiancate, la terza collocata
inferiormente e trasversalmente alle prime due. Quest’ultima era
priva di corredo, il rinvenimento di << sostanze organiche
>> citate nel resoconto di scavo lascia ipotizzare la
presenza di una cassa lignea, peraltro non testimoniata in nessun’altra
tomba del sepolcreto. Le altre due sepolture appartenevano
probabilmente ad una deposizione bisoma. Dello scarso materiale
sono esposte una fibula con arco doppio in bronzo (foto 13), un
anellino bronzeo, una lama di coltello in ferro e un’anfora d’impasto
bruno, con superficie lucidata a stecca, anse a nastro, corpo
decorato con costolature verticali e serpentiformi alternate,
quattro linguette sulla spalla. Il vaso, deposto a lato di una
delle due sepolture affiancate, trova confronti più che con
esemplari laziali, con oggetti dell’area centro-italica, in
particolare con analoghi reperti rinvenuti nella necropoli di
Alfedena e permette di inquadrare la sepoltura nel VI sec. a.C. La
tomba n. 5, anch’essa bisoma, con le sepolture poste a immediato
contatto con la roccia, giaceva presso la n. 4 ed era stata
fortemente compromessa dallo scoppio di una bomba; pertanto si
sono potuti recuperare scarsissimi resti degli scheletri, uno dei
quali appartenente a un individuo giovane, e poco materiale, tra
cui due armille e un anello in bronzo, pertinenti alla prima
sepoltura, frammenti di fibule in bronzo, un’anfora d'impasto
bruno lucidata a stecca, con collo cilindrico, anse a nastro,
corpo, spalla e anse decorati con fasce verticali separate da
linee a zig-zag incise, alternate a linee verticali parallele
superiormente curvilinee (foto 14), un probabile raschiatoio
(strumento per scuoiare gli animali e conciarne la pelle) in
selce, gli scarsi resti di altri tre vasi d’impasto pertinenti
alla stessa deposizione e una lama in ferro. Anche questa
sepoltura è databile al VI sec. a.C. |
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foto 12
Tomba 1: Monili

foto 13
Tombe 2-3-4-7: Monili

foto 14
Tomba 5: Anfora
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2° vetrina |
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Contiene i corredi delle tombe 6 e 9, tra le più ricche della
necropoli, rinvenute, insieme ad altre due, nella zona sud-ovest, oltre il muro M. Questo
gruppo (nn. 6-10), meno sconvolto dai bombardamenti rispetto all’altro, presentava un
orientamento verso est e le tombe giacevano a una profondità di circa 2 metri sotto il
piano di calpestio moderno, e di poco più di 1 metro sotto quello antico. Dalla tomba 6,
appartenente a una giovane donna, fu possibile recuperare la parte superiore dello
scheletro, insieme al ricco corredo, costituito da: n. 4: undici piccole fibule in bronzo,
di cui una con arco rivestito da elementi d’ambra, le altre a sanguisuga con
decorazione a spina di pesce e a zig-zag, collocate sul lato destro della defunta,
evidentemente usate per fissare il sudario; altre due fibule a sanguisuga con staffa lunga
con la stessa decorazione ma di maggiori dimensioni, una delle quali rinvenuta in
corrispondenza della spalla sinistra; sul lato sinistro del petto si rinvennero due
pendagli in bronzo a forma di ancora (n. 5), che, insieme ad un terzo pendaglio
triangolare in ferro (n. 6), dovevano decorare il sudario; n. 7: pendaglio in ambra di
forma allungata, rinvenuto sul lato destro del capo, e quindi appartenente verosimilmente
ad un orecchino; n. 8: elementi lenticolari in bronzo, pendente a goccia in ambra e
perline in pasta vitrea trasparente e violacea, pertinenti a una collana; n. 9: sei
armille in bronzo a spirale con estremità a bottone, rinvenute infilate
nell’avambraccio destro della defunta, altre tre armille di minori dimensioni,
decorate con solcature longitudinali, rinvenute infilate nell’avambraccio sinistro
(foto 15). Anche in questa tomba erano presenti due selci lavorate
di colore giallastro, una (raschiatoio) situata a destra del capo, l’altra
all’altezza del bacino (foto 16). Questa tomba, come
quella che segue, è tra le più antiche del sepolcreto, essendo inquadrabile tra la fine
dell’VIII e gli inizi del VII sec. a.C. Tomba n. 9: contigua alla n. 6, conteneva la
sepoltura di una donna in età avanzata, di cui la parte inferiore dello scheletro era
stata distrutta; n.10: tazze in impasto bruno, rinvenute presso la testa, di cui una ad
ansa orizzontale, un’altra ad ansa verticale bifora sopraelevata, decorata con due
apofisi, vasca carenata con bugne e solcature verticali (foto 17);
n. 11: olla in impasto rossastro (il cosiddetto <>) con collo
cilindrico e corpo globulare, decorata sulla spalla con tre protuberanze a linguetta,
all’interno della quale era deposta una piccola brocca monoansata d’impasto
bruno decorata a steccature verticali sul corpo; n. 12: elementi trapezoidali in ambra
pertinenti a una collana in cui erano montati alternati a vaghi fusiformi (foto 18); n. 13: cinque fibule bronzee a sanguisuga con
decorazione incisa a spina di pesce e a zig-zag; n. 14: catenelle di anellini riuniti in
bronzo; n. 15: vaghi di collana sferoidali in vetro trasparente, azzurro e blu e in ambra,
un fermatrecce a spirale in bronzo (foto 18). Tutti questi
oggetti ornamentali furono rinvenuti all’altezza delle mani, dove forse erano stati
raccolti in un involucro, di cui non si è però trovata traccia. Non sono esposti tre
piccoli anelli bronzei infilati in un dito della mano sinistra, un elemento in ferro molto
ossidato (un anello?) e una scheggia di raschiatoio in selce scura trasparente.
Questa tomba ha la stessa datazione della precedente. |
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foto 15
Tombe 6: Monili

foto 16
Tombe 6-15: Selce

foto 17
Tombe 7-9: Tazze

foto 18
Tombe 9-11-14: Monili
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3° vetrina |
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Tomba n. 7: come
le due precedenti era orientata ad est; conteneva la sepoltura di
un individuo adulto maschile, di cui si conservava solo la metà
superiore, peraltro parzialmente mischiata allo scheletro
femminile della tomba 8, disposta trasversalmente, e scarso
materiale, tra cui: n. 16: grande fibula a drago in bronzo,
rinvenuta all’altezza della spalla sinistra (foto 13);
n. 17: la frammentaria di un coltello in ferro; n. 18: punta di
lancia foliata con nervatura rilevata centrale in bronzo, che la
fissava all’asta di legno. Si rinvennero inoltre un anellino
bronzeo, presso il braccio sinistro, una tazza carenata in impasto
bruno, con ansa bifora sopraelevata decorata con due apofisi
laterali e vasca con steccature oblique e tre piccole bugne,
deposta presso la testa (foto
17), una piccola lama in selce giallastra e un piccolo ciottolo di
pomice (sic) con resti di colore rosso. Anche questa sepoltura è
tra le più antiche del sepolcreto, essendo inquadrabile tra la
fine dell’VIII e gli inizi del VII sec. a.C. Tomba n. 8 con
sepoltura femminile, rinvenuta parzialmente mischiata alla
precedente; n. 19: piccola brocca in impasto bruno-rossiccio con
collo cilindrico e corpo globulare rinvenuta presso il cranio;
sono esposti inoltre altri oggetti del corredo personale: due
fibule bronzee a sanguisuga con la consueta decorazione a spina di
pesce e zig-zag, un fermatrecce in bronzo e una scheggia di
raschiatoio in selce giallastra. Le tombe nn. 10 e 11 hanno
restituito pochissimo materiale. La prima, situata alla
profondità di m. 3,30 dal piano di calpestio attuale,
immediatamente sopra il banco roccioso e anch’essa orientata a
est, conservata solo la parte inferiore dello scheletro; presso la
gamba sinistra giaceva un pugnale in ferro molto ossidato e
accanto alcuni frammenti di vasi in impasto. Si tratta di una
deposizione maschile, come indica la presenza del pugnale, che
tuttavia l’assenza di elementi indicativi non permette di
datare. La tomba 11 è costituita, in realtà da due deposizioni:
dalla prima provengono, oltre agli scarsissimi resti dello
scheletro, due fibule bronzee a foglia traforata (foto 18);
dalla seconda una fibula a drago in bronzo, due tazze monoansate
in impasto bruno sottile, una a vasca liscia, l’altra decorata
con steccature verticali. Mentre sulla prima tomba non si può
fare alcuna congettura, data la scarsezza del materiale rinvenuto,
se non ipotizzare una deposizione maschile per il tipo di fibula,
la presenza di una fibula a drago permette di attribuire senz’altro
la seconda a un individuo maschile e di datarla tra la fine dell’VIII
e gli inizi del VII sec. a.C. La tomba n. 12, che come la
precedente si trovava circa 9 metri ad ovest del muro romano con
rampa che delimitava verso occidente la necropoli (M’),
conteneva una sepoltura di giovane individuo maschile, deposto
immediatamente al di sopra del banco roccioso. Sono esposti scarsi
resti dello scheletro, oltre ad un probabile pendaglio in bronzo
(n. 21) di forma cilindrica con un’estremità a doppio uncino (foto 19),
un frammento di lama di coltello in ferro, una fibula bronzea a
foglia traforata, una tazza e una scodella monoansata in impasto.
La tomba n. 13, situata ad est del muro M e semidistrutta dall’esplosione
di un proiettile, conteneva una sepoltura maschile: n. 22: fibula
in bronzo ad arco semplice; n. 23: due piccole fibule in bronzo a
sanguisuga con decorazione a spina di pesce, un anello e due
spirali in bronzo, forse la legatura di una punta di lancia; n.
24: elemento di fibbia di cinturone, ascia in ferro con
immanicatura a cannone. La sepoltura è databile al VII sec. a.C.
Dalla tomba n. 14, posta quasi a ridosso del muro M, contenente un
individuo di sesso maschile, proviene una fibula bronzea ad arco
serpeggiante databile alla fine dell’VIII sec. a. C. (foto 18). |
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foto 19
Tombe 12-16: Monili
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4° vetrina |
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Contiene i corredi provenienti dalle tombe 15 e 16, situate fra
l’Anfiteatro e il muro M e i materiali sporadici del sepolcreto. La tomba n. 15,
situata a sud-ovest dell’Anfiteatro, in asse con uno degli ingressi, conteneva
l’unica sepoltura integra, pertinente a un individuo adulto di sesso maschile, un
guerriero, inumato con la panoplia; lo scheletro, orientato ad est, risultava tuttavia
compresso dal peso del terreno soprastante e quindi in pessime condizioni di
conservazione. Il corredo era costituito da: n. 27: tre schegge di selce lavorata e una
lama litica deposte vicino ai piedi (foto 16); n. 28:
un’ascia in ferro con immanicatura a cannone, deposta all’altezza del bacino sul
fianco sinistro del defunto, accanto ad una corta spada in ferro con impugnatura in osso e
fodero, rinvenuta presso il torace (n. 29) (foto 20). Il
manico aveva un’anima in ferro, rivestita da anelli sagomati e terminava a bottone,
mentre l’elsa era costituita da un doppio disco; il fodero, in ferro molto ossidato,
reca ancora tracce del rivestimento interno ligneo. Accanto alla spada si rinvennero due
borchie in ferro, probabilmente pertinenti a un cinturone; n. 30: tre piccoli anelli
bronzei, uno dei quali decorato con coppie di cerchielli incisi, due a fascia; n. 31:
pendaglio in bronzo con la consueta forma definita da G. Carettoni << ad ancora
>>, decorata da un volatile (foto 21); n. 32: due
fibule in bronzo a drago; n. 33: una fibula bronzea a foglia traforata; n. 34: punta di
giavellotto in ferro; accanto si rinvennero alcuni frammenti di ferro forse pertinenti a
un coltello. Gli unici vasi trovati erano i frammenti di un contenitore deposto accanto al
capo e i resti di una brocca frammentata in impasto nerastro buccheroide con ansa a
nastro, decorata sia sul corpo che sull’ansa da solcature verticali e motivi
spiraliformi incisi, che era deposta sul fianco sinistro, vicino al pugnale. La sepoltura,
l’unica ad avere una panoplia integra, è databile tra la fine dell’VIII e il
VII sec. a.C. Vicino alla tomba n. 15 si rinvenne la n. 16 con sepoltura forse di bambino:
il corredo era raccolto attorno al capo e consisteva di: n. 36: anforetta in impasto bruno
scuro; n. 37: frammenti di tazza biansata in impasto nerastro, decorata internamente con
un piccolo omphalos da cui partono quattro fasci di solchi disposti a croce.
Entrambi i vasi furono rinvenuti capovolti, forse per motivi rituali; n. 38: piccolo
pendaglio rettangolare in osso con quattro cerchi incisi su un lato (foto
19). Si rinvennero inoltre gli scarsi frammenti di una terza tazzetta monoansata e
di una fibula bronzea. I materiali permettono di datare la sepoltura nell’ambito del
VII sec. a.C. Nel secondo e terzo ripiano è collocato il materiale sporadico rinvenuto
nell’area del sepolcreto: fibule a foglia traforata e a bozze, una punta di lancia in
bronzo, selci, vasi in impasto, fra cui anforette con anse a nastro e corpo decorato da
spirali e motivi ondulati incisi. La necropoli di Cassino è inquadrabile tra la fine
dell’VIII sec. a.C. (Tb. 14) e il V a.C. (Tb. 2 e 3), con una maggiore attestazione
tra il VII (Tb. 1, 8, 13, 16) e il VI (Tb. 4, 5). Le tombe più ricche sono quelle
inquadrabili fra la fine dell’VIII e l’inizio del VII sec. a.C. (Tb. 6, 7, 9,
11, 15), il periodo detto orientalizzante, per la frequente presenza di beni di prestigio
di provenienza orientale all’interno delle sepolture. Delle sedici sepolture
recuperate cinque sono femminili, sette maschili, una di infante, le altre non definibili
per la scarsezza del materiale. Il gruppo rinvenuto a sud-ovest del muro M ha orientamento
ad est, ma non sembra che tale caratteristica sia legata a motivi particolari, né
cronologici, né di diversa tipologia del corredo. Appare comunque evidente che il gruppo
più omogeneo è quello più antico, databile tra le fine dell’VIII e il VII sec.
a.C., concentrato, ad eccezione della tomba 1, tra l’Anfiteatro e la zona
immediatamente a sud-ovest del muro M, mentre sono periferiche le inumazioni più tarde
(Tb. 2, 4, 5), due delle quali (Tb. 4 e 5) bisome: l’assenza di corredo nella
sepoltura trasversale della Tb 4 non permette di affermare se questa fosse contemporanea
alle altre due o aggiunta successivamente. L’orizzonte culturale a cui rimanda il
sepolcreto è quello del periodo medio e finale del ferro laziale, con similitudini sia
con l’area di Roma, Ardea, Satricum e dei Colli Albani (fibule a sanguisuga,
anforette, armi), che, soprattutto, con la necropoli di Caracupa e il deposito votivo di
Valvisciolo (fibule a foglia traforata, a bozze, elementi lenticolari in bronzo per
collana, tazze carenate in impasto) e con quella centro-italica di Alfedena (anfore in
impasto con motivi serpentiformi a rilievo o incisi). Interessante, anche se non
sufficientemente sicuro per le modalità del rinvenimento (come è noto la necropoli fu
notevolmente danneggiata durante gli ultimi eventi bellici), l’uso delle selci come
amuleti, riscontrato in tre sepolture di età orientalizzante (Tb. 6,9,15) e in una di VI
sec. a.C. (Tb.5). Tale rituale è attestato anche altrove: Bologna, Etruria,
Novilara,
Roma (necropoli dell’Esquilino), Caracupa, ma in questi casi le selci sono montate in
metallo, con funzione di vero e proprio ciondolo. L’uso comunque continuò anche
successivamente: è infatti attestato anche nella necropoli di tombe a cappuccina che
successivamente si estese a sud-ovest di questa, lungo la Via Latina, e in quella di età
romana. Tra gli oggetti d’ornamento il pendaglio di bronzo a doppio uncino o ad
ancora presente nelle tombe 6,12 e 15 trova confronti con analoghi esemplari, anche in
metallo prezioso, rinvenuti in Etruria a Marsiliana d’Albegna, a Vulci, a Narce e con
oggetti simili, decorati con volatili, provenienti dai Colli Albani e da
Caracupa. Unica,
tra gli ornamenti personali, la piastrina rettangolare a cerchietti incisi in osso
rinvenuta nella tomba di bambino n. 16, che trova comunque confronti con esemplari
rinvenuti a Roma e a Tivoli. Se per il periodo compreso tra la fine dell’VIII e il VI
sec. a.C. (corrispondente alle fasi IV A e IV B dell’età del ferro laziale) il
panorama offerto da questa seppur piccola parte recuperata della necropoli non si discosta
molto da quello delle coeve aree sepolcrali centro-italiche e laziali, del tutto
insufficienti sono i dati per quanto riguarda il V sec. a. C., attestato solo da due tombe
(2 e 3), di cui si conserva scarsissimo corredo.Appare comunque evidente l’esistenza
di rapporti commerciali sia con l’oriente (presenza di ambra), sia con l’Etruria
e il Lazio, che dovettero seguire le direttrici interne della valle del Sacco e del
Liri,
una delle più antiche vie di comunicazione, sia con l’Italia centro-italica, tramite
i <> che univano l’area adriatica a quella
tirrenica, di cui Cassino, come Sora più a nord, doveva essere uno degli sbocchi. La
necropoli cassinate è un’ulteriore prova del fatto che già nella media e tarda età
del ferro esistevano scambi e contatti tra gli insediamenti centro-italici e quelli della
media valle del Liri e della pianura pontina. L’area continuò ad essere utilizzata
con funzione funeraria fino all’età romana, sembrerebbe quasi senza soluzione di
continuità; infatti accanto alle tombe dell’età del ferro si rinvenne un gruppo di
tredici deposizioni a cappuccina, con l’inumato deposto direttamente sul fondo
roccioso, accompagnato da uno scarso corredo, datate dallo scopritore (Carettoni 1965), al
IV sec. a.C. Gli oggetti deposti accanto al defunto erano due o al massimo tre vasi (skyphos,
ciotola, brocchetta, askòs), o addirittura nulla; due tombe contenevano armi (una
punta di lancia la prima, una di giavellotto la seconda) e in una si trovò una selce,
evidentemente con funzione di amuleto. Lo stesso rituale è del resto attestato, almeno in
un caso, nella necropoli a cappuccina scavata dalla Soprintendenza Archeologica per il
Lazio nel 1989 nel terreno situato presso la nuova chiesa di S. Pietro. Le tombe rinvenute
in questa occasione (diciassette) erano piuttosto povere, generalmente prive di corredo o
con un solo vaso in ceramica comune deposto accanto al capo; una sola deposizione,
databile al III sec. a.C., recava una ciotola in ceramica a vernice nera e una punta di
lancia. Le sepolture più tarde, databili dalle monete rinvenute all’interno,
arrivavano al IV sec. d.C. Nelle vetrine a banco sono esposti materiali provenienti da
luoghi vicini a Cassino, rinvenuti, nella maggior parte dei casi, fortuitamente o a
seguito di interventi di recupero urgenti. Essi testimoniano una continuità di
frequentazione praticamente ininterrotta a partire dal periodo paleolitico. Poco attestati
sono i periodi neolitico (V-IV millennio a.C.) ed eneolitico (III millennio
a.C.), mentre
l’età del bronzo (XVIII-X sec. a.C.) è documentata dai siti della grotta
dell’Eremita presso l’Abbazia e dall’insediamento di Colle S. Magno,
rispettivamente databili all’antica e recente età del bronzo. |
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foto 20
Tomba 15: Armi

foto 21
Tomba 15: Monile
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1° vetrina a banco
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In questa vetrina sono esposti reperti provenienti da S.
Scolastica, situata a SO di Cassino. Qui, durante lavori di scavo per la realizzazione del
metanodotto nel 1974, si rinvennero materiali relativi a un abitato databile dal
paleolitico medio e superiore (industria litica musteriana) all’età del ferro. Sono
qui esposti lame e raschiatoi in selce del paleolitico superiore e medio. All’epoca
neolitica (V-IV millennio a.C.) è attribuibile una lama di ossidiana: la sua presenza
testimonia già in questo periodo rapporti commerciali con il Mediterraneo, probabilmente
con l’isola di Palmarola o forse con Lipari, luoghi di provenienza di questo
materiale di origine vulcanica. La notevole quantità di selci di quest’epoca (oltre
300) rinvenute associate a scarti di lavorazione, pietre calcaree, materiali fittili e
ceramici, scorie di fusine, ha fatto ipotizzare (Giannetti 1974) che il sito sia da
identificarsi, oltre che con un abitato, con un officina litica. Il materiale
d’abitato dell’età del ferro (IX-VIII sec. a.C.) è costituito da frammenti di
olle d’impasto con cordone plastico e anse ad orecchietta, un diaframma di fornello,
alcuni rocchetti per la tessitura (fig. 22 a). Al paleolitico
superiore appartengono i reperti di industria litica da Aquino. Seguono materiali
d’impasto provenienti dall’abitato di IX-VIII sec. a.C. di Colle Radicosa (S.
Vittore nel Lazio), tra cui si segnala un frammento di anforetta con scanalature verticali
sul corpo, che trova confronti con analoghi esemplari rinvenuti a Frosinone, nella vicina
S. Biagio Saracinesco (Omini morti), a Tivoli, alla foce del Garigliano. Materiale in
impasto di abitato del IX-VIII sec. a.C. da Omini morti (S. Biagio
Saracinesco),
costituito da frammenti di grossi contenitori e vasi in impasto (fig.
22 b). La zona ha restituito anche in tempi recenti interessanti testimonianze, che
confermano rapporti commerciali e contatti tra quest’area, il Lazio meridionale e il
Molise, in particolare Alfedena, a cui rimandano un’olla ad anse plastiche e una
fibula a profilo rettangolare in ferro. |
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foto 22a
Materiali d'abitato

foto 22b
Meteriali d'abitato
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2° vetrina a banco |
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Sono qui esposti materiali provenienti da depositi votivi
rinvenuti in tempi diversi in zone vicine a Cassino. Il primo è quello di S. Scolastica
di Cassino, dove nel 1980 e nel 1917 si rinvennero materiali votivi successivamente
portati al Museo Preistorico ed Etnografico L. Pigorini di Roma e, in quantità minore, al
Museo dell’Abbazia di Montecassino. Gli oggetti, rinvenuti lungo i fianchi del Monte
Puntiglio, erano probabilmente scivolati da un soprastante luogo di culto e consistono in
ceramica d’impasto, vasetti miniaturistici semplici e multipli (kernoi),
statuine fittili e in bronzo stilizzate. Il materiale richiama quello votivo della stipe
di S. Maria della Vittoria sul Viminale a Roma, della dea Marica sul Garigliano presso
Minturno, del Santuario della Mater Matuta a Satricum; il materiale rinvenuto
permette di datare il deposito tra il IX e il VII-VI sec. a. C. Gli oggetti qui esposti
furono trovati negli anni ’70 e consistono in un frammento di bacile bronzeo databile
al VII sec. a.C. e un gruppo di vasetti miniaturistici, tra cui una tazzetta ad ansa
bifora decorata con bugnette, databili all’VIII-VII sec. a.C. (fig.
23). Segue un altro gruppo di vasi e vasetti votivi provenienti da Pietra
Panetta,
databili all’VIII-VI sec. a.C. (fig. 23). Qui le indagini condotte negli anni 1917 e
’40 portarono alla luce alcuni depositi votivi situati lungo il pendio del Monte
Puntiglio e protetti a monte da muri in blocchi squadrati; vennero recuperati vasetti
minaturistici, statuine fittili umane e animali, vasi di uso comune, fibule in bronzo e in
ferro ad arco semplice, a bozze, foliato, anelli in bronzo, una lama di coltello in ferro,
una punta di giavellotto. La maggior parte del materiale rinvenuto fu portata nel Museo
dell’Abbazia di Montecassino. Vasetti votivi (tazzette e ollette) e bronzi
miniaturistici provenienti dalla stipe della Mèfete a Castrocielo (Aquino), databili
all’VIII-VII sec. a.C. (fig. 23). In particolare il
piccolo pendaglio bronzeo a forma di ruota con quattro raggi rimanda a n esemplare uguale
rinvenuto a Veio, nella necropoli dei Quattro Fontanili, databile alla seconda metà
dell’VIII sec. a.C. Quella della Mèfete di Aquinum (odierna
Castrocielo) è una
delle tante stipi dedicate a questa divinità italica, legata alla presenza di acque
terapeutiche, diffuse nell’Italia centro-meridionale; questo deposito votivo in
particolare, non ancora indagato completamente, ha avuto una durata nel tempo lunghissima,
arrivando fino al II sec. a.C. e restituendo, per l’età repubblicana, ex-voto
anatomici fittili, statuine in terracotta, vasi in ceramica a vernice nera, pesi da
telaio, lastre fittili con la <> (Potnia
Theron),
attualmente conservati presso l’Antiquarium di Pontecorvo. Per l’età più
antica (la stipe votiva nasce verosimilmente verso la metà dell’VIII sec.
a.C.), il
luogo ha restituito, oltre ai reperti esposti, fibule a sanguisuga e tipo Certosa,
anellini e spilloni in bronzo, vaghi di collana in ambra e paste vitree, grattatoi litici
e, dato estremamente interessante, un frammento di bacino in marmo con iscrizione
sinistrosa in osco a (luno)ni Pvplvna(e), divinità assimilata a Giunone Lucina e
alla stessa Mèfete, nota anche in Campania e a Teano. Mèfete era venerata
particolarmente nell’Italia meridionale, dove frequenti erano le sorgenti di natura
sulfurea, specie in Irpinia, nella valle dell’Ansanto, ma anche a Roma,
sull’Esquilino, e nella Gallia Transpadana (a Cremona). Dal suo nome, che secondo il
Devoto deriverebbe dal sabino <> e dal greco <>
(= miele), e da cui proviene <>, con riferimento alle esalazioni
delle sorgenti sulfuree, deriverebbe il vicino fiume Melfa, lungo il cui corso, nel tratto
che scorre nella Val Canneto, era un altro luogo di culto a Mefitis, su cui poi
sorse il Santuario della Madonna di Canneto. Qui ad Aquinum la stipe votiva, che in
età repubblicana ebbe probabilmente anche un tempio,come sembrerebbero provare le lastre
fittili con Potnia Theron, fu sostituita dopo il II sec. a.C. dal Tempio di Cerete
Elvina (da eluere=lavare, purificare). Ai lati dell’entrata: a destra una colonnina
marmorea scanalata; a sinistra un fusto di colonnina di marmo bigio. |
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foto 23
Vasetti votivi
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Testi e foto da "Museo e Area Archeologica di Cassino"
di Giuseppina GHINI e Massimiliano VALENTI
Edizioni -
Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato -
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