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Il restauro
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Rocca Janula: progetto di un restauro
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Il recupero della Rocca Janula e` reso possibile ed
attivato dalla Soprintendenza per i Beni AA. AA. Lazio, in virtu` di una legge speciale di
finanziamento ed affidato al acentro Operativo di Cassino. Le vicende della Rocca
Janula,
fortificazione dominante la citta` di Cassino, sono intimamente connesse con la storia del
sovrastante monastero - abbazia di Montecassino. Il recupero della Rocca Janula e` voluto,
specificatamente, per restituire alla citta` di Cassino parte della sua storia a memoria
del martirio subito nel II conflitto mondiale. Il restauro funzionale tende al recupero
dell’area fruibile all’interno e alla riedificazione della spazialita`
dell’ambiente originale, per elevarne l’attuale immagine
storico-architettonica.
Dopo operazioni di bonifica bellica e diserbo, sono stati effettuati alcuni presidi di
sostegno urgenti e rilievi di dettaglio, un rilievo architettonico strumentale ed un
rilievo aereo fotogrammetrico, un’indagine del sottosuolo con prospezioni con
georadar e riprese fotografiche con raggi all’infrarosso per l’analisi e la
verifica della muratura al suo interno. Sono state eseguite le indagini stratigrafiche del
sottosuolo, analizzando il sottofondo e le tracce rinvenute di preesistenze remote, con
rigorosi metodi scientifici. E` opportuno evidenziare il ritrovamento, nei diversi strati
di riempimento, di materiale di eta` protostorica, riferibile all’eta` del ferro,
frammisto a materiale di eta` romana e di epoca medievale. Un insieme di opere di
consolidamento provvedono alla messa in sicurezza di alcuni brani di muratura
particolarmente sconnessi, quali la Torre quadrata all’esterno dell’ex chiesetta
ed il muro ad essa perimetrale e alla ricostruzione dell’aspetto fisico delle
Torrette di avvistamento, addossate e sovrastanti il muro sud-occ. prospiciente
Montecassino. Inoltre saranno ricostruite parzialmente alcuni manufatti, quali la prima
Torretta quadrata del muro di cinta, la Torretta cilindrica dell’Abate
Pyrro, ambedue
addossate al prospetto prospiciente Cassino, il volume della chiesa dell’Annunziata
ed ambienti vari. Sulla facciata sud-occidentale, quasi del tutto ricostruita, sono state
evidenziate, con una stilatura profonda, le merlature originarie che si trovano ad
un’altezza piu` bassa di quelle attualmente visibili, le quali sono state
parzialmente ricostruite con un parapetto in muratura a protezione del camminamento di
ronda e a memoria di questa seconda cinta superiore, al fine della loro memorizzazione
storico-ambientale. Le soluzioni adottate elevano l’attuale immagine dell’insieme
e tendono contemporaneamente ad una possibile fruizione pubblica. Il progetto di restauro
prevede il consolidamento di una superficie muraria di 3300 mq. e la ricostruzione di
alcune mura per una superficie globale di 900 mq., con i quali si otterra` la messa in
sicurezza delle facciate e la loro ricostruzione, con un rigoroso metodo di anastilosi con
pietra locale raccolta in sito, differenziata da ricorsi di mattoncini in cotto locale,
dove la regola dell’arte e della scienza delle costruzioni hanno imposto un
intervento di ricostruzione "ex novo", per una sicurezza statica globale della
fabbrica nel suo insieme.
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MINISTERO
DEI BENI E DELLE ATTIVITA`CULTURALI
SOPRINTENDENZA PER I BENI AMBIENTALI
E ARCHITETTONICI DEL LAZIO
Centro Operativo di Cassino

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Restauro della Rocca Janula
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Carlo
Scappaticci
Responsabile
del Centro Operativo di Cassino
Soprintendenza Beni Ambientali ed Architettonici del Lazio
Introduzione
al recupero
Nel raccogliere un gentile
invito dell’Autore, che stimo per le sue riconosciute qualità,
sempre profuse per il suo territorio, mi
è particolarmente gradito esporre le esperienze raccolte nelle
fasi sin d’ora svolte per il recupero della Rocca Janula, perchè penso
che sia un tema che stimola e determina un appassionante dibattito senza
fine tra pubblica amministrazione, studiosi, tecnici, imprese e
cittadini, che ne accresce e sviluppa la motivazione. Ritengo
inoltre particolarmente appassionante
il restauro intrapreso, così diverso dagli altri che personalmente
ho curato, per la globalità degli interventi richiesti dal caso, viste le
gravissime condizioni di conservazione e lo stato di rudere del monumento,
gravemente esposto ad un progressivo degrado con un reale rischio di
perdita irreversibile. La tutela della
Rocca Janula, non prescinde però solo dai lavori in corso, ma anche da
una cittadinanza fortemente cosciente dei suoi valori storico-artistici,
dove trovo ovvio per questo anche l’attività d’impresa nel
conseguimento degli obiettivi di conoscenza, sensibilizzazione e
d’informazione per scongiurare,
come per il dopoguerra, l’inconsapevole abbandono
che ha determinato la rovina di tanti monumenti. Oggi
provvidenzialmente, si registrano segni tangibili di cambiamento e
l’esigenza della salvaguardia e valorizzazione del “bene culturale”,
assume maggiore interesse anche nel dibattito locale, riconoscendovi
insostituibili risorse di testimonianze educative ed informative sulla
entità storica dei popoli italici. Peraltro “il bene culturale”,
costituendo il patrimonio d’interesse collettivo, è giudicato di valore
unico e meritevole di tutela legale. Personalmente, oltre che auspicare il
completamento dei lavori per un totale
recupero della Rocca Janula e della sua area di pertinenza, posso
testimoniare inoltre come siano già forti il
sentimento e l’esigenza di riappropriazione dell’immobile in quanti
vengono in visita, anche dall’estero, che già ci appaga della
responsabilità che sentiamo forte e che valorizza i visibili risultati
sin d’ora già raggiunti.
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Il
restauro e le sue fasi
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Lo
scopo di ogni attività
da eseguire a cura della Soprintendenza per i Beni Ambientali ed
Architettonici del Lazio nel recupero della Rocca Janula, è quello di
salvaguardare ogni traccia visibile e valida del preesistente, anche con
opere di ricostruzione ritenute utili alla riedificazione della spazialità
dell’ambiente originario, altrimenti degradato a rovina, atte comunque a
valorizzare l’immagine storico- architettonica dell’insieme
pervenutoci nel corso delle vicende storiche, affinché la città di
Cassino conservi e ricordi le sue affascinanti seppur travagliate
vicissitudini e contemporaneamente sia resa possibile una fruizione
pubblica, voluta attraverso le attività che saranno
promosse dall’ Università degli Studi e dalla città
di Cassino. Questo recupero infatti, previsto con una legge dello
Stato Italiano per restituire alla città,
una parte tangibile della sua memoria storica, rimasta reduce dalle
devastazioni dell’ultimo conflitto bellico,
avrà inoltre
il compito
per le generazioni future, di rinsaldare il vitale legame con il
suo passato, in quanto
simbolo civico del cassinate. Il progetto di recupero prevede
le fasi primarie e propedeutiche al consolidamento, il restauro e
la
ricostituzione come detto, delle parti murarie
mancanti su ogni facciata, ed in gran parte già realizzato sul
perimetro murario riguardante la grande corte. Sia il restauro murario
come le ricostituzioni
previste,
sono eseguiti con un rigoroso metodo di anastilosi, utilizzando
pietra locale e calce naturale simile al preesistente, differenziando la
muratura “ex novo”, con ricorsi
di filari di mattoncini in cotto.
Preventivamente ai lavori sulla muratura, è stato necessario effettuare
la messa in sicurezza di tutta l’area di pertinenza, interna ed esterna
alle mura, con operazioni
di bonifica bellica a più riprese e a vari strati di scavo, e
quindi le
operazioni di diserbo della folta vegetazione radicante ed
infestante le murature,
selezionando le specie arboree
locali,
al fine di non devastare l’habitat naturale. Inoltre, a seguito
delle prime operazioni di pulizia del cantiere, sono stati resi possibili
l’installazioni di alcuni presidi di sostegno urgenti, a ridosso di
murature giudicate in pericolo di crollo per le particolari condizioni di
rovina rilevate. Con le suddette fasi preliminari, è stato quindi
possibile realizzare uno specifico rilievo architettonico strumentale e
quindi un rilievo aereo fotogrammetrico per le zone irraggiungibili, ed
un’ indagine del sottosuolo con prospezioni con georadar e
riprese fotografiche con raggi all’infrarosso, anche con l’ausilio di
volo aereo, per la verifica e l’analisi del sottosuolo e della muratura
stessa, prima
di ogni attività prevista dal restauro murario. Con i lavori di scavo,
conseguenti alle attività preliminari e la cernita attenta di ogni
elemento lapideo per la loro ricollocazione in sito, sono state eseguite
contemporaneamente le indagini stratigrafiche del sottosuolo con
l’ausilio e la supervisione costante di archeologi, che hanno avuto modo
di analizzare il sottofondo antico e le tracce rinvenute di preesistenze
remote. L’esame delle stratigrafie effettuate, ha dato modo di
evidenziare
all’interno della corte,
diverse fasi di riempimento effettuate intenzionalmente in
vari momenti di utilizzo della Rocca. E’ da specificare che nei
luoghi interessati dai lavori di scavo, per il restauro delle fondazioni e
delle murature
e
sin d’ora eseguiti
all’interno della corte grande, non è stata rinvenuta alcuna
struttura di interesse archeologico, tale da rispondere
all’ipotesi di utilizzo del sito
prima della costruzione delle fortificazioni medioevali, ad
eccezione di una porzione di struttura muraria di terrazzamento, composta
in opera poligonale ed inglobata
nel muro elevato in opera incerta, tra le due corti interne alla
Rocca. E’ opportuno comunque evidenziare che,
nei diversi strati di riempimento
è emerso copioso
materiale di età protostorica, riferibile all’età del ferro,
posto in seconda giacitura,
frammisto e sovrapposto a materiale di età romana e di epoca
medioevale, senza quindi un
ordine cronologico-naturale. Con le esperienze stratigrafiche e lo
studio effettuati, gli archeologi hanno concluso che l’area in
questione, è stata caratterizzata da notevoli lavori di livellamento del
terreno in epoca medioevale, effettuato mediante ripetuti riempimenti in
modo da favorire l’utilizzo del luogo, fortemente caratterizzato da
grossi massi rocciosi, e mutata anche nel tempo secondo le necessità
storiche abitative e difensive della Rocca. Con gli scavi effettuati,
oltre che accertare
la
sistemazione delle basi fondali delle murature, si sono potuti
rilevare infatti i livellamenti dei banchi rocciosi all’interno della
corte grande, la sistemazione artificiale di cisterne a riserve
sotterranee di acque pluviali e il riempimento di fossati e scarpe
difensive realizzati sotto le murature per la
loro difesa, in linea con la più tipica architettura militare
dell’epoca
alto-medioevale. Meritevole di segnalazione, è
inoltre il ritrovamento di numerose palle in pietra per catapulta,
al di sotto di uno strato di terreno carbonizzato per effetto di un
incendio o di una distruzione,
che ancora costipate insieme, sono state rinvenute all’interno di
un fossato emerso con gli scavi, alla base di un muro definito a
“tenaglia”, per la sua particolare configurazione a spigolo, e posto
tra le due corti, in corrispondenza dell’angolo formato dalla possente
torre pentagonale ad esso retrostante. Con i lavori,
si è avvalorata la tesi degli storici
che la corte grande, posta al di là della torre pentagonale,
avesse anche un ‘effettiva funzione civile e religiosa. Infatti,
giustificano tale ipotesi d’uso i resti murari
dell’ex chiesa dedicata a Maria SS. dell’Annunziata, voluta
dall’abate Gerardo e il suo ambiente
comunicante con funzioni di sagrestia, le strutture murarie
addossate a quella perimetrale a vari livelli dal piano di campagna,
che fanno presupporre a
locali abitativi,
le ampie cisterne
rinvenute al di sotto dell’ex chiesa e
alla base della torretta distrutta
nel secondo conflitto mondiale, sulla
facciata a sud-ovest, ed anche la presenza fitta di nicchie,
probabilmente con uso di alloggiamento di lucerne, sul lato interno
delle mura rivolte a sud-ovest. Il restauro stesso prevede la
salvaguardia di tutte
queste testimonianze, quali
tracce degli usi remoti. Ancora ed
in particolare,
all’esterno della facciata sud-occidentale, con una stilatura
profonda di malta di calce,
si è curata l’evidenza delle merlature inferiori a quelle
rinvenute superiormente con l’originario camminamento di ronda
dove, quest’ultime sono state
rese meglio visibili con una parziale loro ricostituzione e un
parapetto lineare in muratura concluso
in coccio pesto,
anche per la protezione del camminamento di ronda
stesso, ripristinato alle sommità del muro e collegante le
due torri addossate alla muratura
medesima. Specifiche opere di consolidamento,
hanno poi interessato la torre quadrata
posta ad angolo
dei
lati sud-occidentale ed orientale e
rilevata con mura in grave dissesto e fuori piombo, scollegata
dalle mura della rocca, e quindi in
un reale pericolo di crollo. Con il restauro si è raggiunto
l’obiettivo primario della sua salvaguardia,
con la ricostituzione dei lati mancanti e dei solai intermedi,
realizzati con materiali tradizionali a vista, ed approfondendo con scavi
eseguiti a mano fino alle sue fondazioni, occluse da posticci riempimenti
di terreno che ne aggravavano il pericolo di maggiori dissesti.
Architettonicamente, il restauro prevede le delicate fasi del recupero
delle murature presistenti
e parziali ricostituzioni per l’ottimale riqualificazione
dell’insieme. In questo concorrono le ricostituzioni delle torri di
avvistamento addossate al muro sud-occidentale rivolto verso Montecassino
e la ricostruzione parziale della prima torretta quadrata facente parte
della cinta muraria, che
dalla Rocca cingeva l’antica città di S. Benedetto
e parte della
voluminosa ed emblematica torretta semicilindrica voluta
dall’abate Pyrro, ambedue addossate al prospetto che si affaccia sulla
città di Cassino. Ad oggi le lavorazioni effettuate sulle murature hanno
riguardato, per motivi logistici,
unicamente l’ambito della corte grande dove, importanti presidi
di sicurezza
ed
impalcature adeguate, hanno permesso di “lavorare” le murature
in opera incerta
con una stilatura profonda
a tutto tondo sui sassi,
utilizzando la malta di calce tradizionale dei luoghi, che ha
risposto adeguatamente
sia per le esigenze strutturali, come per quelle dovute alla
conservazione dei caratteri originari della muratura. Una
particolare attenzione nel recupero, è stata posta nel restauro già
effettuato sul portale d’accesso costruito in blocchi di pietra
squadrata lavorata e alla sua sovrastante nicchia, al cui interno era
alloggiato il verricello, che movimentava l’inferriata posta
nel
sottostante ingresso principale. Questi elementi in particolare,
risultavano fortemente caratterizzanti la facciata stessa,
ma altrettanto sconnessi dalla furia bellica; altri particolari
architettonici sono comunque oggetto d’intervento allo stato attuale
come,
è il caso di citare, per
la porta intercomunicante tra le due corti posta sul muro a
tenaglia e per
la “posterula” che è stata ritrovata in seguito agli scavi,
ancora intatta con
i suoi stipiti e i gradini in pietra. La prevista fruizione futura,
ha imposto peraltro al progetto la conformazione di un insieme sicuro e
chiuso perimetralmente, atto così a contenere idoneamente
al suo interno, ogni attività che si renda
possibile nell’area della piazza d’armi. A tale scopo, è stato
previsto il consolidamento di tutta la superficie muraria all’interno e
all’esterno della rocca di circa 3400 mq. e la ricostituzione di alcune
porzioni di muratura per una superficie di 1020 mq.,
che comportano un totale di 4420 mq. di superficie interessata dal
restauro. Per completezza d’informazione, si definisce che sin d’ora
si è effettuato un volume di scavo di circa 3.000 mc.,
con il vaglio e la
rimozione di elementi in pietra da ricollocare
in sito. La superficie
bonificata sin d’ora
da ordigni bellici, sviluppa all’esteno
circa 14.300 mq., mentre quella interna è
di
circa 1500 mq. L’inizio dei lavori è risalente al 20 novembre
1996, in virtù di un finanziamento di £. 6.000.000.000 stabilito con
D.M. del 29/7/96 sul capitolo di spesa n. 8103 del Ministero per i Beni e
le Attività Culturali che, attraverso la Soprintendenza per i Beni
Ambientali e Architettonici del Lazio, affidava il compito del progetto e
della direzione dei lavori al suo ufficio periferico del Centro Operativo
di Cassino, per un concreto avvio al complesso recupero della Rocca Janula
e della sua area di pertinenenza. Completano le previsioni progettuali, il
recupero e la
sistemazione
dell’area esterna alle mura perimetrali, che prevedono la
riqualificazione del terrapieno antistante l’ingresso principale e
sistemato al tempo di Federico II,
per consentire l’uso dei carriaggi. Tutte le soluzioni adottate
per il recupero della Rocca Janula, concorrono per la più idonea
riqualificazione dell’ambiente originario, e della
sua
immagine storico-architettonica. In fine rivolgo un particolare
riferimento
a tutti coloro che hanno offerto la propria professionalità e
collaborazione, dimostrando un evidente interesse al recupero in corso,
con il sostegno costante alla nostra impresa
in tutte le variegate fasi delle lavorazioni effettuate. Il nostro
augurio è che la
città di Cassino,
conservi ed abbia sempre modo di ricordare e di dimostrare ad altri
la sua affascinante e travagliata storia
anche attraverso i suoi pregevoli monumenti
e che
sia reso possibile quindi un nuovo uso di questa rara testimonianza
sopravvissuta del passato,
giustificando
e dando
valore più ampio
al
suo recupero.
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Parete esterna
- lato sud occ.

Parete esterna
- lato sud occ.

Parete esterna
- lato sud occ.

Parete esterna
- lato sud occ.

Parete esterna
- lato sud occ.

Parete esterna
- lato sud occ.
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Testo tratto dal libbro
"La Rocca Janula di Cassino" di Emilio
PISTILLI -
Edizioni Cassino
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Rocca Janula: tutto ciò che c'è da
sapere sui lavori in corso
La Rocca Janula di Cassino, che ha appena compiuto mille anni, sarà presto
restituita alla fruizione dei cittadini. Le opere di consolidamento e restauro attualmente
in corso e iniziate il 20 novembre 1996 potrebbero essere ultimate per il 2000: è quanto
ha affermato l'arch. Carlo Scappaticci in una recente visita guidata richiesta dal Centro
di Documentazione e Studi Cassinati. Il finanziamento di sei miliardi di lire da parte del
Ministero per i Beni Culturali e Ambientali viene impiegato per una serie di interventi
ripartiti in 7 lotti finalizzati alla bonifica del terreno da ordigni bellici e dalla
vegetazione infestante, al consolidamento e rifacimento delle murature, alla sistemazione
finale dell'area interna ed esterna limitrofa con recinzione ed impianto di illuminazione.
I lavori sono eseguiti dalle imprese Edilerica Appalti e Costruzioni e S.A.P.P. di Roma
sotto la direzione dell'arch. Carlo Scappaticci, che ne è anche progettista, responsabile
del Centro Operativo della Soprintendenza di Cassino. Durante i lavori di sbancamento, che
hanno comportato la rimozione di 3000 metri cubi di pietrame, è stata necessaria la
supervisione dell'archeologo Francesco Di Mario, responsabile di zona, con la
collaborazione della dott.ssa Enza Broccoli, per l'esame stratigrafico necessario per la
ulteriore e profonda conoscenza del sito, che per la sua straordinaria posizione
geografica è stato frequentato fin dalle più lontane epoche; cosa che è stata
confermata dal ritrovamento di vario materiale fittile di fattura pre-medioevale (forse
romana) e dell'età del ferro. Questi ultimi reperti, però, sono stati raccolti in strati
superiori a quelli romani, dunque sono da ritenere di giacitura secondaria, cioè
trasportati da altri luoghi (certamente molto vicini) per livellare il terreno, che per
sua natura è molto accidentato. Un tratto interno di muro è in opera pseudo quadrata di
epoca romana o pre romana, il che fa pensare che il costruttore della Rocca, l'abate
Aligerno (ab. 948-985) abbia utilizzato strutture preesistenti, così come fece Benedetto
da Norcia sulla cima del Monte Cassino. E qui il pensiero corre subito alla derivazione
del toponimo Janula, che richiama la presenza in loco di una piccola porta delle
mura dell'antica Casinum – proprio in quel punto confluivano il tratto orizzontale
proveniente dalla città ed il tratto che scendeva dall'acropoli, oggi sede dell'abbazia
–; ma non smentisce neppure la tesi di chi preferisce trarre il nome dal dio Giano (Janus),
del quale ci sarebbe stato un tempio in situ; entrambe le tesi, comunque, potrebbero
convivere, essendo Giano il dio preposto all'entrata ed all'uscita, dunque alla porta, da
cui il nome Janua. Dagli scavi sono emersi anche interessanti elementi di epoche
più vicine a noi, come un deposito di palle di pietra per catapulte, nidi di
mitragliatrici e residuati bellici dell'ultima guerra. Durante la visita guidata, cui ha
partecipato anche la stampa locale, si è potuto apprezzare il tipo di intervento per il
restauro conservativo, che restituisce al monumento l'austera immagine originaria grazie
al metodo detto di anastilosi con pietra locale, senza rinunciare alle esigenze primarie
della stabilità. È stata proprio quest'ultima esigenza, inoltre, che ha imposto la
"ricucitura" delle parti mancanti, consentendo, oltre tutto, la rilettura
globale dell'insieme. Circa l'intervento di ricostruzione "ex novo" si è
raccolta, tra i visitatori, qualche titubanza, riferita all'idea che alla fine il tutto
dovesse risultare un "falso". Il progettista ha fatto osservare, al riguardo,
che i rifacimenti sono ben leggibili da occhi esperti e che comunque sono differenziati
dalla muratura originaria da filari di mattoncini in cotto. Attualmente, oltre le opere di
sbancamento, che hanno riportato alla luce enormi banchi di roccia calcarea e la
pavimentazione della chiesetta della Madonna della Rocca, si è proceduto alla revisione
ed al rifacimento del paramento murario della parete sud, quella che guarda verso
Montecassino, al ripristino della torre quadrata dell'angolo sud-est, e ad analogo
iniziale intervento sul lato est, che guarda verso Cassino. Ultimata questa fase, si darà
corso agli interventi sulla torre pentagonale. A lavori ultimati sarà percorribile il
cammino di ronda sul muro sud, con accesso tramite una struttura lignea all'interno della
torre quadrata di sud-est, e sarà accessibile anche la torre pentagonale con impalcati di
legno all'interno. Da entrambi i luoghi si potrà godere di una veduta eccezionale sia
sulla sottostante città, sia sulla stessa rocca. Tutto questo dovrà essere completato
con i sei miliardi stanziati; cosa sarà fatto poi per le mura che dalla rocca scendevano
in città (di cui restano pochi tratti) o dell'area entro il recinto murario della corte
maggiore o degli altri ambienti restaurati – che non rientrano nel finanziamento
– non sappiamo: sarà l'Università di Cassino a decidere in quanto destinataria
dell'immobile. Il Comune, che ne è proprietario, avrà voce in capitolo?
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di Emilio
PISTILLI (da PRESENZA Xna, 17 ott. 1998)
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