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10 settembre 2010
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Il restauro

Rocca Janula: progetto di un restauro

Il recupero della Rocca Janula e` reso possibile ed attivato dalla Soprintendenza per i Beni AA. AA. Lazio, in virtu` di una legge speciale di finanziamento ed affidato al acentro Operativo di Cassino. Le vicende della Rocca Janula, fortificazione dominante la citta` di Cassino, sono intimamente connesse con la storia del sovrastante monastero - abbazia di Montecassino. Il recupero della Rocca Janula e` voluto, specificatamente, per restituire alla citta` di Cassino parte della sua storia a memoria del martirio subito nel II conflitto mondiale. Il restauro funzionale tende al recupero dell’area fruibile all’interno e alla riedificazione della spazialita` dell’ambiente originale, per elevarne l’attuale immagine storico-architettonica. Dopo operazioni di bonifica bellica e diserbo, sono stati effettuati alcuni presidi di sostegno urgenti e rilievi di dettaglio, un rilievo architettonico strumentale ed un rilievo aereo fotogrammetrico, un’indagine del sottosuolo con prospezioni con georadar e riprese fotografiche con raggi all’infrarosso per l’analisi e la verifica della muratura al suo interno. Sono state eseguite le indagini stratigrafiche del sottosuolo, analizzando il sottofondo e le tracce rinvenute di preesistenze remote, con rigorosi metodi scientifici. E` opportuno evidenziare il ritrovamento, nei diversi strati di riempimento, di materiale di eta` protostorica, riferibile all’eta` del ferro, frammisto a materiale di eta` romana e di epoca medievale. Un insieme di opere di consolidamento provvedono alla messa in sicurezza di alcuni brani di muratura particolarmente sconnessi, quali la Torre quadrata all’esterno dell’ex chiesetta ed il muro ad essa perimetrale e alla ricostruzione dell’aspetto fisico delle Torrette di avvistamento, addossate e sovrastanti il muro sud-occ. prospiciente Montecassino. Inoltre saranno ricostruite parzialmente alcuni manufatti, quali la prima Torretta quadrata del muro di cinta, la Torretta cilindrica dell’Abate Pyrro, ambedue addossate al prospetto prospiciente Cassino, il volume della chiesa dell’Annunziata ed ambienti vari. Sulla facciata sud-occidentale, quasi del tutto ricostruita, sono state evidenziate, con una stilatura profonda, le merlature originarie che si trovano ad un’altezza piu` bassa di quelle attualmente visibili, le quali sono state parzialmente ricostruite con un parapetto in muratura a protezione del camminamento di ronda e a memoria di questa seconda cinta superiore, al fine della loro memorizzazione storico-ambientale. Le soluzioni adottate elevano l’attuale immagine dell’insieme e tendono contemporaneamente ad una possibile fruizione pubblica. Il progetto di restauro prevede il consolidamento di una superficie muraria di 3300 mq. e la ricostruzione di alcune mura per una superficie globale di 900 mq., con i quali si otterra` la messa in sicurezza delle facciate e la loro ricostruzione, con un rigoroso metodo di anastilosi con pietra locale raccolta in sito, differenziata da ricorsi di mattoncini in cotto locale, dove la regola dell’arte e della scienza delle costruzioni hanno imposto un intervento di ricostruzione "ex novo", per una sicurezza statica globale della fabbrica nel suo insieme.

MINISTERO DEI BENI E DELLE ATTIVITA`CULTURALI
SOPRINTENDENZA PER I BENI AMBIENTALI
E ARCHITETTONICI DEL LAZIO
Centro Operativo di Cassino

Restauro della Rocca Janula

Carlo Scappaticci
Responsabile del Centro Operativo di Cassino
Soprintendenza Beni Ambientali ed Architettonici del Lazio

Introduzione al recupero

Nel raccogliere un gentile invito dell’Autore, che stimo per le sue riconosciute qualità, sempre profuse per il suo territorio, mi è particolarmente gradito esporre le esperienze raccolte nelle fasi sin d’ora svolte per il recupero della Rocca Janula, perchè penso che sia un tema che stimola e determina un appassionante dibattito senza fine tra pubblica amministrazione, studiosi, tecnici, imprese e cittadini, che ne accresce e sviluppa la motivazione. Ritengo inoltre particolarmente appassionante il restauro intrapreso, così diverso dagli altri che personalmente ho curato, per la globalità degli interventi richiesti dal caso, viste le gravissime condizioni di conservazione e lo stato di rudere del monumento, gravemente esposto ad un progressivo degrado con un reale rischio di perdita irreversibile. La tutela della Rocca Janula, non prescinde però solo dai lavori in corso, ma anche da una cittadinanza fortemente cosciente dei suoi valori storico-artistici, dove trovo ovvio per questo anche l’attività d’impresa nel conseguimento degli obiettivi di conoscenza, sensibilizzazione e d’informazione per scongiurare, come per il dopoguerra, l’inconsapevole abbandono che ha determinato la rovina di tanti monumenti. Oggi provvidenzialmente, si registrano segni tangibili di cambiamento e l’esigenza della salvaguardia e valorizzazione del “bene culturale”, assume maggiore interesse anche nel dibattito locale, riconoscendovi insostituibili risorse di testimonianze educative ed informative sulla entità storica dei popoli italici. Peraltro “il bene culturale”, costituendo il patrimonio d’interesse collettivo, è giudicato di valore unico e meritevole di tutela legale. Personalmente, oltre che auspicare il completamento dei lavori per un totale recupero della Rocca Janula e della sua area di pertinenza, posso testimoniare inoltre come siano già forti il sentimento e l’esigenza di riappropriazione dell’immobile in quanti vengono in visita, anche dall’estero, che già ci appaga della responsabilità che sentiamo forte e che valorizza i visibili risultati sin d’ora già raggiunti.


Il restauro e le sue fasi

Lo scopo di ogni attività da eseguire a cura della Soprintendenza per i Beni Ambientali ed Architettonici del Lazio nel recupero della Rocca Janula, è quello di salvaguardare ogni traccia visibile e valida del preesistente, anche con opere di ricostruzione ritenute utili alla riedificazione della spazialità dell’ambiente originario, altrimenti degradato a rovina, atte comunque a valorizzare l’immagine storico- architettonica dell’insieme pervenutoci nel corso delle vicende storiche, affinché la città di Cassino conservi e ricordi le sue affascinanti seppur travagliate vicissitudini e contemporaneamente sia resa possibile una fruizione pubblica, voluta attraverso le attività che saranno promosse dall’ Università degli Studi e dalla città di Cassino. Questo recupero infatti, previsto con una legge dello Stato Italiano per restituire alla città, una parte tangibile della sua memoria storica, rimasta reduce dalle devastazioni dell’ultimo conflitto bellico, avrà inoltre il compito per le generazioni future, di rinsaldare il vitale legame con il suo passato, in quanto simbolo civico del cassinate. Il progetto di recupero prevede le fasi primarie e propedeutiche al consolidamento, il restauro e la ricostituzione come detto, delle parti murarie mancanti su ogni facciata, ed in gran parte già realizzato sul perimetro murario riguardante la grande corte. Sia il restauro murario come le ricostituzioni previste, sono eseguiti con un rigoroso metodo di anastilosi, utilizzando pietra locale e calce naturale simile al preesistente, differenziando la muratura “ex novo”, con ricorsi di filari di mattoncini in cotto. Preventivamente ai lavori sulla muratura, è stato necessario effettuare la messa in sicurezza di tutta l’area di pertinenza, interna ed esterna alle mura, con operazioni di bonifica bellica a più riprese e a vari strati di scavo, e quindi le operazioni di diserbo della folta vegetazione radicante ed infestante le murature, selezionando le specie arboree locali, al fine di non devastare l’habitat naturale. Inoltre, a seguito delle prime operazioni di pulizia del cantiere, sono stati resi possibili l’installazioni di alcuni presidi di sostegno urgenti, a ridosso di murature giudicate in pericolo di crollo per le particolari condizioni di rovina rilevate. Con le suddette fasi preliminari, è stato quindi possibile realizzare uno specifico rilievo architettonico strumentale e quindi un rilievo aereo fotogrammetrico per le zone irraggiungibili, ed un’ indagine del sottosuolo con prospezioni con georadar e riprese fotografiche con raggi all’infrarosso, anche con l’ausilio di volo aereo, per la verifica e l’analisi del sottosuolo e della muratura stessa, prima di ogni attività prevista dal restauro murario. Con i lavori di scavo, conseguenti alle attività preliminari e la cernita attenta di ogni elemento lapideo per la loro ricollocazione in sito, sono state eseguite contemporaneamente le indagini stratigrafiche del sottosuolo con l’ausilio e la supervisione costante di archeologi, che hanno avuto modo di analizzare il sottofondo antico e le tracce rinvenute di preesistenze remote. L’esame delle stratigrafie effettuate, ha dato modo di evidenziare all’interno della corte, diverse fasi di riempimento effettuate intenzionalmente in vari momenti di utilizzo della Rocca. E’ da specificare che nei luoghi interessati dai lavori di scavo, per il restauro delle fondazioni e delle murature e sin d’ora eseguiti all’interno della corte grande, non è stata rinvenuta alcuna struttura di interesse archeologico, tale da rispondere all’ipotesi di utilizzo del sito prima della costruzione delle fortificazioni medioevali, ad eccezione di una porzione di struttura muraria di terrazzamento, composta in opera poligonale ed inglobata nel muro elevato in opera incerta, tra le due corti interne alla Rocca. E’ opportuno comunque evidenziare che, nei diversi strati di riempimento è emerso copioso materiale di età protostorica, riferibile all’età del ferro, posto in seconda giacitura, frammisto e sovrapposto a materiale di età romana e di epoca medioevale, senza quindi un ordine cronologico-naturale. Con le esperienze stratigrafiche e lo studio effettuati, gli archeologi hanno concluso che l’area in questione, è stata caratterizzata da notevoli lavori di livellamento del terreno in epoca medioevale, effettuato mediante ripetuti riempimenti in modo da favorire l’utilizzo del luogo, fortemente caratterizzato da grossi massi rocciosi, e mutata anche nel tempo secondo le necessità storiche abitative e difensive della Rocca. Con gli scavi effettuati, oltre che accertare la sistemazione delle basi fondali delle murature, si sono potuti rilevare infatti i livellamenti dei banchi rocciosi all’interno della corte grande, la sistemazione artificiale di cisterne a riserve sotterranee di acque pluviali e il riempimento di fossati e scarpe difensive realizzati sotto le murature per la loro difesa, in linea con la più tipica architettura militare dell’epoca alto-medioevale. Meritevole di segnalazione, è inoltre il ritrovamento di numerose palle in pietra per catapulta, al di sotto di uno strato di terreno carbonizzato per effetto di un incendio o di una distruzione, che ancora costipate insieme, sono state rinvenute all’interno di un fossato emerso con gli scavi, alla base di un muro definito a “tenaglia”, per la sua particolare configurazione a spigolo, e posto tra le due corti, in corrispondenza dell’angolo formato dalla possente torre pentagonale ad esso retrostante. Con i lavori, si è avvalorata la tesi degli storici che la corte grande, posta al di là della torre pentagonale, avesse anche un ‘effettiva funzione civile e religiosa. Infatti, giustificano tale ipotesi d’uso i resti murari dell’ex chiesa dedicata a Maria SS. dell’Annunziata, voluta dall’abate Gerardo e il suo ambiente comunicante con funzioni di sagrestia, le strutture murarie addossate a quella perimetrale a vari livelli dal piano di campagna, che fanno presupporre a locali abitativi, le ampie cisterne rinvenute al di sotto dell’ex chiesa e alla base della torretta distrutta nel secondo conflitto mondiale, sulla facciata a sud-ovest, ed anche la presenza fitta di nicchie, probabilmente con uso di alloggiamento di lucerne, sul lato interno delle mura rivolte a sud-ovest. Il restauro stesso prevede la salvaguardia di tutte queste testimonianze, quali tracce degli usi remoti. Ancora ed in particolare, all’esterno della facciata sud-occidentale, con una stilatura profonda di malta di calce, si è curata l’evidenza delle merlature inferiori a quelle rinvenute superiormente con l’originario camminamento di ronda dove, quest’ultime sono state rese meglio visibili con una parziale loro ricostituzione e un parapetto lineare in muratura concluso in coccio pesto, anche per la protezione del camminamento di ronda stesso, ripristinato alle sommità del muro e collegante le due torri addossate alla muratura medesima. Specifiche opere di consolidamento, hanno poi interessato la torre quadrata posta ad angolo dei lati sud-occidentale ed orientale e rilevata con mura in grave dissesto e fuori piombo, scollegata dalle mura della rocca, e quindi in un reale pericolo di crollo. Con il restauro si è raggiunto l’obiettivo primario della sua salvaguardia, con la ricostituzione dei lati mancanti e dei solai intermedi, realizzati con materiali tradizionali a vista, ed approfondendo con scavi eseguiti a mano fino alle sue fondazioni, occluse da posticci riempimenti di terreno che ne aggravavano il pericolo di maggiori dissesti. Architettonicamente, il restauro prevede le delicate fasi del recupero delle murature presistenti e parziali ricostituzioni per l’ottimale riqualificazione dell’insieme. In questo concorrono le ricostituzioni delle torri di avvistamento addossate al muro sud-occidentale rivolto verso Montecassino e la ricostruzione parziale della prima torretta quadrata facente parte della cinta muraria, che dalla Rocca cingeva l’antica città di S. Benedetto e parte della voluminosa ed emblematica torretta semicilindrica voluta dall’abate Pyrro, ambedue addossate al prospetto che si affaccia sulla città di Cassino. Ad oggi le lavorazioni effettuate sulle murature hanno riguardato, per motivi logistici, unicamente l’ambito della corte grande dove, importanti presidi di sicurezza ed impalcature adeguate, hanno permesso di “lavorare” le murature in opera incerta con una stilatura profonda a tutto tondo sui sassi, utilizzando la malta di calce tradizionale dei luoghi, che ha risposto adeguatamente sia per le esigenze strutturali, come per quelle dovute alla conservazione dei caratteri originari della muratura. Una particolare attenzione nel recupero, è stata posta nel restauro già effettuato sul portale d’accesso costruito in blocchi di pietra squadrata lavorata e alla sua sovrastante nicchia, al cui interno era alloggiato il verricello, che movimentava l’inferriata posta nel sottostante ingresso principale. Questi elementi in particolare, risultavano fortemente caratterizzanti la facciata stessa, ma altrettanto sconnessi dalla furia bellica; altri particolari architettonici sono comunque oggetto d’intervento allo stato attuale come, è il caso di citare, per la porta intercomunicante tra le due corti posta sul muro a tenaglia e per la “posterula” che è stata ritrovata in seguito agli scavi, ancora intatta con i suoi stipiti e i gradini in pietra. La prevista fruizione futura, ha imposto peraltro al progetto la conformazione di un insieme sicuro e chiuso perimetralmente, atto così a contenere idoneamente al suo interno, ogni attività che si renda possibile nell’area della piazza d’armi. A tale scopo, è stato previsto il consolidamento di tutta la superficie muraria all’interno e all’esterno della rocca di circa 3400 mq. e la ricostituzione di alcune porzioni di muratura per una superficie di 1020 mq., che comportano un totale di 4420 mq. di superficie interessata dal restauro. Per completezza d’informazione, si definisce che sin d’ora si è effettuato un volume di scavo di circa 3.000 mc., con il vaglio e la rimozione di elementi in pietra da ricollocare in sito. La superficie bonificata sin d’ora da ordigni bellici, sviluppa all’esteno circa 14.300 mq., mentre quella interna è di circa 1500 mq. L’inizio dei lavori è risalente al 20 novembre 1996, in virtù di un finanziamento di £. 6.000.000.000 stabilito con D.M. del 29/7/96 sul capitolo di spesa n. 8103 del Ministero per i Beni e le Attività Culturali che, attraverso la Soprintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici del Lazio, affidava il compito del progetto e della direzione dei lavori al suo ufficio periferico del Centro Operativo di Cassino, per un concreto avvio al complesso recupero della Rocca Janula e della sua area di pertinenenza. Completano le previsioni progettuali, il recupero e la sistemazione dell’area esterna alle mura perimetrali, che prevedono la riqualificazione del terrapieno antistante l’ingresso principale e sistemato al tempo di Federico II, per consentire l’uso dei carriaggi. Tutte le soluzioni adottate per il recupero della Rocca Janula, concorrono per la più idonea riqualificazione dell’ambiente originario, e della sua immagine storico-architettonica. In fine rivolgo un particolare riferimento a tutti coloro che hanno offerto la propria professionalità e collaborazione, dimostrando un evidente interesse al recupero in corso, con il sostegno costante alla nostra impresa in tutte le variegate fasi delle lavorazioni effettuate. Il nostro augurio è che la città di Cassino, conservi ed abbia sempre modo di ricordare e di dimostrare ad altri la sua affascinante e travagliata storia anche attraverso i suoi pregevoli monumenti e che sia reso possibile quindi un nuovo uso di questa rara testimonianza sopravvissuta del passato, giustificando e dando valore più ampio al suo recupero.

  • Carlo Scappaticci - 29 settembre 2000


Parete esterna
- lato sud occ.

Parete esterna
- lato sud occ.

Parete esterna
- lato sud occ.

Parete esterna
- lato sud occ.

Parete esterna
- lato sud occ.

Parete esterna
- lato sud occ.

Testo tratto dal libbro "La Rocca Janula di Cassino" di Emilio PISTILLI - Edizioni Cassino

Rocca Janula: tutto ciò che c'è da sapere sui lavori in corso
La Rocca Janula di Cassino, che ha appena compiuto mille anni, sarà presto restituita alla fruizione dei cittadini. Le opere di consolidamento e restauro attualmente in corso e iniziate il 20 novembre 1996 potrebbero essere ultimate per il 2000: è quanto ha affermato l'arch. Carlo Scappaticci in una recente visita guidata richiesta dal Centro di Documentazione e Studi Cassinati. Il finanziamento di sei miliardi di lire da parte del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali viene impiegato per una serie di interventi ripartiti in 7 lotti finalizzati alla bonifica del terreno da ordigni bellici e dalla vegetazione infestante, al consolidamento e rifacimento delle murature, alla sistemazione finale dell'area interna ed esterna limitrofa con recinzione ed impianto di illuminazione. I lavori sono eseguiti dalle imprese Edilerica Appalti e Costruzioni e S.A.P.P. di Roma sotto la direzione dell'arch. Carlo Scappaticci, che ne è anche progettista, responsabile del Centro Operativo della Soprintendenza di Cassino. Durante i lavori di sbancamento, che hanno comportato la rimozione di 3000 metri cubi di pietrame, è stata necessaria la supervisione dell'archeologo Francesco Di Mario, responsabile di zona, con la collaborazione della dott.ssa Enza Broccoli, per l'esame stratigrafico necessario per la ulteriore e profonda conoscenza del sito, che per la sua straordinaria posizione geografica è stato frequentato fin dalle più lontane epoche; cosa che è stata confermata dal ritrovamento di vario materiale fittile di fattura pre-medioevale (forse romana) e dell'età del ferro. Questi ultimi reperti, però, sono stati raccolti in strati superiori a quelli romani, dunque sono da ritenere di giacitura secondaria, cioè trasportati da altri luoghi (certamente molto vicini) per livellare il terreno, che per sua natura è molto accidentato. Un tratto interno di muro è in opera pseudo quadrata di epoca romana o pre romana, il che fa pensare che il costruttore della Rocca, l'abate Aligerno (ab. 948-985) abbia utilizzato strutture preesistenti, così come fece Benedetto da Norcia sulla cima del Monte Cassino. E qui il pensiero corre subito alla derivazione del toponimo Janula, che richiama la presenza in loco di una piccola porta delle mura dell'antica Casinum – proprio in quel punto confluivano il tratto orizzontale proveniente dalla città ed il tratto che scendeva dall'acropoli, oggi sede dell'abbazia –; ma non smentisce neppure la tesi di chi preferisce trarre il nome dal dio Giano (Janus), del quale ci sarebbe stato un tempio in situ; entrambe le tesi, comunque, potrebbero convivere, essendo Giano il dio preposto all'entrata ed all'uscita, dunque alla porta, da cui il nome Janua. Dagli scavi sono emersi anche interessanti elementi di epoche più vicine a noi, come un deposito di palle di pietra per catapulte, nidi di mitragliatrici e residuati bellici dell'ultima guerra. Durante la visita guidata, cui ha partecipato anche la stampa locale, si è potuto apprezzare il tipo di intervento per il restauro conservativo, che restituisce al monumento l'austera immagine originaria grazie al metodo detto di anastilosi con pietra locale, senza rinunciare alle esigenze primarie della stabilità. È stata proprio quest'ultima esigenza, inoltre, che ha imposto la "ricucitura" delle parti mancanti, consentendo, oltre tutto, la rilettura globale dell'insieme. Circa l'intervento di ricostruzione "ex novo" si è raccolta, tra i visitatori, qualche titubanza, riferita all'idea che alla fine il tutto dovesse risultare un "falso". Il progettista ha fatto osservare, al riguardo, che i rifacimenti sono ben leggibili da occhi esperti e che comunque sono differenziati dalla muratura originaria da filari di mattoncini in cotto. Attualmente, oltre le opere di sbancamento, che hanno riportato alla luce enormi banchi di roccia calcarea e la pavimentazione della chiesetta della Madonna della Rocca, si è proceduto alla revisione ed al rifacimento del paramento murario della parete sud, quella che guarda verso Montecassino, al ripristino della torre quadrata dell'angolo sud-est, e ad analogo iniziale intervento sul lato est, che guarda verso Cassino. Ultimata questa fase, si darà corso agli interventi sulla torre pentagonale. A lavori ultimati sarà percorribile il cammino di ronda sul muro sud, con accesso tramite una struttura lignea all'interno della torre quadrata di sud-est, e sarà accessibile anche la torre pentagonale con impalcati di legno all'interno. Da entrambi i luoghi si potrà godere di una veduta eccezionale sia sulla sottostante città, sia sulla stessa rocca. Tutto questo dovrà essere completato con i sei miliardi stanziati; cosa sarà fatto poi per le mura che dalla rocca scendevano in città (di cui restano pochi tratti) o dell'area entro il recinto murario della corte maggiore o degli altri ambienti restaurati – che non rientrano nel finanziamento – non sappiamo: sarà l'Università di Cassino a decidere in quanto destinataria dell'immobile. Il Comune, che ne è proprietario, avrà voce in capitolo?

di Emilio PISTILLI (da PRESENZA Xna, 17 ott. 1998)


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