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Intermezzo di lampi
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Una foto
del Cassino 1947
In piedi: Mattia, Pieroni, Ferraro, Morra, Fortuna, Di Gerio,
Biagi, Di Zenzo, Pio, Del Greco, Fabiani, Malatesta.
Accosciati: Cimino, Valente, Canale, Pragliola e Pellegrini
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Con l’intervento
dell’Italia in guerra nel giugno del 1940, mentre resistono a malapena i
tornei superiori, quelli inferiori trovano, per ovvie ragioni, una vicenda
frammentaria, limitata a un’azione strettamente provinciale com’è nel
caso del Cassino degli anni bellici. Con molti atleti sotto le armi, (a
partire dalla guerra etiopica e di Spagna) la squadra azzurra vive
praticamente un po’ di vita propria, "autarchica" come è più
puntualmente nel termine dei tempi e sfrutta in genere le capacità e le
attitudini dei giocatori fatti in casa, delle giovani promesse, tra le
quali appunto quell’Oscar Le Blanc che farà parecchia strada nel
dopoguerra, non solo come giocatore ma anche come allenatore di varie
squadre romane. Almeno per un anno, una figura, recentemente scomparsa, si
fa notare in questo Cassino che già conta i suoi morti: il forte
D’Ambrosio, lo stilista Dario Miranda, con Carmine, uno dei punti fermi
della squadra d’un tempo, parecchi altri. La figura è quella di Gaetano
Conte, veramente rappresentativa, e notevole punto di riferimento per una
storia calcistica che stiamo cercando di fissare soprattutto su
particolari immagini, avendo poca cura degli stessi nomi che un semplice
elenco, ovviamente, conterebbe tutti. Gaetano
Conte dunque. Era definito "il cavallo", per la furia con cui
letteralmente aggrediva il terreno di gioco, per la velocità e la potenza
della sua azione, mai dispersiva nel creare uno spunto, un’offesa alla
porta avversaria, un colpo vincente. Non a caso, l’atletica era il pezzo
suo più pregiato (con il non dimenticato avvocato Antonio Pagano) perché
era soprattutto in quella, l’espressione della sua giovinezza più
prepotente.
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Gaetano Conte tra le giovani speranze del Cassino 1948
A destra: Amilcare Romolini
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Finiti
altrove anche i Badalassi e gli Adamante (per l’avvicendamento ch’era
nel Campo d’Aviazione di Aquino dove era stata spesso possibile la pesca
di validi giocatori per la squadra) nell’anno 1942-43, il Cassino
partecipò soltanto a un Torneo calcistico Provinciale, quello Persichetti
appunto, in omaggio all’ex giocatore della A.S. Sora caduto in Africa
Settentrionale. Cassino, Ceccano, Avia-Aquino, Arpino, Sora, Isola Liri,
Ceprano e Atina furono le squadre che vi parteciparono in incontri a
eliminatoria diretta e con scarto di goal. Vale la pena rleggere una breve
corrispondenza da Sora di quel periodo, nella quale il Cassino è visto
come una macchina da gol assolutamente imprevista. Scriveva il cronista
dell’epoca: "Tutte le squadre partecipanti – si trattava della
prima giornata – hanno dimostrato un ottimo stato di efficienza,
raggiunto con una preparazione metodica e scrupolosa, e, sebbene vi sia
stato qualche risultato clamoroso, tuttavia nulla ha smentito le
previsioni della vigilia. Solo ha
destato un po’ di meraviglia il successo della squadra di Cassino, alla
quale, pure attribuendosi la vittoria prima dell’incontro, non si
pensava che l’avrebbe
conseguita con un punteggio così alto (7 a 2 con il Ceprano)".
Finiva così il pezzo del giornale: "Nulla
poteva fare il Ceprano contro il Cassino che ha dimostrato
di avere, più che della classe, un cuore non comune e un fiato da
regalare".
Questa la formazione del Cassino nel torneo, nella quale accanto a
rarissimi nomi vecchi (i Matronola e Le Blanc), altri nomi si impongono
nel ricordo delle più anziane generazioni: Romolini, Gerini, Cianci,
Morra, Pacitto, Matronola II, Anastasi, Lillo, Le Blanc, Di Rollo e
Matronola I (All. Calcaprine).
Amilcare Romolini, allora sedicenne portierino del Cassino, ci parla a lungo di
questa partita nella quale fecero da mattatori Matronola I e Le Blanc (tre
reti a testa oltre a quella di Lillo): "Si, fu una bella partita e
ricordo che esordii con una certa tremarella in corpo. Dovevo sostituire
infatti il forte portiere Malardente. Mi sciolse il gol lampo del Cassino
segnato da Matronola. Certo, presi pure due pallini, ma ne vidi fare
sette. Davanti a me Antonio Gerini, Morra, Pacitto, facevano buona
guardia. I guai vennero tutti nella partita di ritorno dove prendemmo le
botte dentro e fuori. Ma passammo il turno e questo ci fece passare anche
il mal di capo e il mal di gambe. Cinque a due vinse il Ceprano che
lasciava il seguito del torneo al Cassino ma in un mare di mazzate
indimenticabili, come sarebbe stato poi nella norma di ogni incontro tra
le due città. Pietre e pallone si confusero nella gara e il resto avvenne
tutto nel lungo chilometro circa che separava il campo sportivo non
recinto del Ceprano dalla stazione. Qualcuno, ancora terrorizzato, invece
di prendere il treno per Cassino, prese quello per Frosinone e tornò a
casa alle tre di notte….
"Fu
una vera caccia all’uomo" - dice Romolini – il quale completa il
discorso su quel campionato mettendo in evidenza le doti di fondo di
Anastasi e di Morra.
Eliminato dall’Avia-Aquino (che avrebbe poi facilmente vinto il breve
torneo) il Cassino pareggiò a Isola Liri (0-0) e vinse due a zero in casa
con gli isolani. Fu l’ultima vittoria ufficiale della squadra azzurra
nel periodo in cui bombe e cannoni vivevano la loro vita europea lontani
da quella che sarebbe diventata presto la "Città martire".
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Testi e
immagini tratte da "Un Pallone Azzurro" ricordo del calcio a
Cassino - di Gino Salveti - Lamberti Editore Cassino
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