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7 settembre 2010
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freccia.gif Il tempo e la memoria
freccia.gif Intermezzo di lampi
freccia.gif Si ricomincia da zero
freccia.gif Il Cassino in promozione
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freccia.gif La squadra verso il declino
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freccia.gif L'azzurro nonostante tutto



Intermezzo di lampi


Una foto del Cassino 1947
In piedi: Mattia, Pieroni, Ferraro, Morra, Fortuna, Di Gerio, 
Biagi, Di Zenzo, Pio, Del Greco, Fabiani, Malatesta.
Accosciati: Cimino, Valente, Canale, Pragliola e Pellegrini

Con l’intervento dell’Italia in guerra nel giugno del 1940, mentre resistono a malapena i tornei superiori, quelli inferiori trovano, per ovvie ragioni, una vicenda frammentaria, limitata a un’azione strettamente provinciale com’è nel caso del Cassino degli anni bellici. Con molti atleti sotto le armi, (a partire dalla guerra etiopica e di Spagna) la squadra azzurra vive praticamente un po’ di vita propria, "autarchica" come è più puntualmente nel termine dei tempi e sfrutta in genere le capacità e le attitudini dei giocatori fatti in casa, delle giovani promesse, tra le quali appunto quell’Oscar Le Blanc che farà parecchia strada nel dopoguerra, non solo come giocatore ma anche come allenatore di varie squadre romane. Almeno per un anno, una figura, recentemente scomparsa, si fa notare in questo Cassino che già conta i suoi morti: il forte D’Ambrosio, lo stilista Dario Miranda, con Carmine, uno dei punti fermi della squadra d’un tempo, parecchi altri. La figura è quella di Gaetano Conte, veramente rappresentativa, e notevole punto di riferimento per una storia calcistica che stiamo cercando di fissare soprattutto su particolari immagini, avendo poca cura degli stessi nomi che un semplice elenco, ovviamente, conterebbe tutti. Gaetano Conte dunque. Era definito "il cavallo", per la furia con cui letteralmente aggrediva il terreno di gioco, per la velocità e la potenza della sua azione, mai dispersiva nel creare uno spunto, un’offesa alla porta avversaria, un colpo vincente. Non a caso, l’atletica era il pezzo suo più pregiato (con il non dimenticato avvocato Antonio Pagano) perché era soprattutto in quella, l’espressione della sua giovinezza più prepotente.  

       
Gaetano Conte tra le giovani speranze del Cassino 1948
A destra: Amilcare Romolini

Finiti altrove anche i Badalassi e gli Adamante (per l’avvicendamento ch’era nel Campo d’Aviazione di Aquino dove era stata spesso possibile la pesca di validi giocatori per la squadra) nell’anno 1942-43, il Cassino partecipò soltanto a un Torneo calcistico Provinciale, quello Persichetti appunto, in omaggio all’ex giocatore della A.S. Sora caduto in Africa Settentrionale. Cassino, Ceccano, Avia-Aquino, Arpino, Sora, Isola Liri, Ceprano e Atina furono le squadre che vi parteciparono in incontri a eliminatoria diretta e con scarto di goal. Vale la pena rleggere una breve corrispondenza da Sora di quel periodo, nella quale il Cassino è visto come una macchina da gol assolutamente imprevista. Scriveva il cronista dell’epoca: "Tutte le squadre partecipanti – si trattava della prima giornata – hanno dimostrato un ottimo stato di efficienza, raggiunto con una preparazione metodica e scrupolosa, e, sebbene vi sia stato qualche risultato clamoroso, tuttavia nulla ha smentito le previsioni della vigilia. Solo ha destato un po’ di meraviglia il successo della squadra di Cassino, alla quale, pure attribuendosi la vittoria prima dell’incontro, non si pensava che l’avrebbe conseguita con un punteggio così alto (7 a 2 con il Ceprano)". Finiva così il pezzo del giornale: "Nulla poteva fare il Ceprano contro il Cassino che ha dimostrato di avere, più che della classe, un cuore non comune e un fiato da regalare" Questa la formazione del Cassino nel torneo, nella quale accanto a rarissimi nomi vecchi (i Matronola e Le Blanc), altri nomi si impongono nel ricordo delle più anziane generazioni: Romolini, Gerini, Cianci, Morra, Pacitto, Matronola II, Anastasi, Lillo, Le Blanc, Di Rollo e Matronola I (All. Calcaprine). Amilcare Romolini, allora sedicenne portierino del Cassino, ci parla a lungo di questa partita nella quale fecero da mattatori Matronola I e Le Blanc (tre reti a testa oltre a quella di Lillo): "Si, fu una bella partita e ricordo che esordii con una certa tremarella in corpo. Dovevo sostituire infatti il forte portiere Malardente. Mi sciolse il gol lampo del Cassino segnato da Matronola. Certo, presi pure due pallini, ma ne vidi fare sette. Davanti a me Antonio Gerini, Morra, Pacitto, facevano buona guardia. I guai vennero tutti nella partita di ritorno dove prendemmo le botte dentro e fuori. Ma passammo il turno e questo ci fece passare anche il mal di capo e il mal di gambe. Cinque a due vinse il Ceprano che lasciava il seguito del torneo al Cassino ma in un mare di mazzate indimenticabili, come sarebbe stato poi nella norma di ogni incontro tra le due città. Pietre e pallone si confusero nella gara e il resto avvenne tutto nel lungo chilometro circa che separava il campo sportivo non recinto del Ceprano dalla stazione. Qualcuno, ancora terrorizzato, invece di prendere il treno per Cassino, prese quello per Frosinone e tornò a casa alle tre di notte…. "Fu una vera caccia all’uomo" - dice Romolini – il quale completa il discorso su quel campionato mettendo in evidenza le doti di fondo di Anastasi e di Morra. Eliminato dall’Avia-Aquino (che avrebbe poi facilmente vinto il breve torneo) il Cassino pareggiò a Isola Liri (0-0) e vinse due a zero in casa con gli isolani. Fu l’ultima vittoria ufficiale della squadra azzurra nel periodo in cui bombe e cannoni vivevano la loro vita europea lontani da quella che sarebbe diventata presto la "Città martire".  
Testi e immagini tratte da "Un Pallone Azzurro" ricordo del calcio a Cassino - di Gino Salveti - Lamberti Editore Cassino


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