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10 settembre 2010
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freccia.gif Il Cassino in promozione
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freccia.gif Il 'Miranda' se ne va
freccia.gif Tra speranza e malinconia
freccia.gif La squadra verso il declino
freccia.gif Dalla crisi alla rinascita
freccia.gif L'azzurro nonostante tutto



Il Cassino in promozione


Campionato 1958-59
Da sinistra in alto: Natalia, Paoletti, Tanzilli, Buondonno, Piscopo, Pragliola
In basso: Di Ponio, Celli, Sacco, Gradini, Santillo e Leo

Ma Pio e Pragliola, che pure danno una personalità al Cassino dell’immediato dopoguerra, trovano già compagni in gamba, tali da gettare le basi di un’èquipe che farà strada dal 1950 al 1953. Decisamente di transizione, la squadra azzurra, dal 1947 al 1950, ritrova il suo campo sportivo non tanto per motivi competitivi, quanto per necessità di vita, per la "voglia matta" di utilizzare il gioco del calcio come uno strumento di rinascita, che sia capace di dare perfino una spinta al divenire della "città martire", alle prese con i mille problemi della ricostruzione. In questi spazi, con la squadra, si muovono i suoi dirigenti, i fratelli Tari, Mario Di Gerio, Giovanni di Zenzo, il non dimenticato Capostazione Pasquale Matera, Cosimo Marino, Edmondo Mascioli, Mario Ricciuti, Giovanni Burdi, i quali, sfruttando le capacità tecniche di “vecchi” giocatori del Cassino anteguerra (soprattutto quelle di Angrisani, Vizzaccaro, Conte), si danno da fare per donare una domenica diversa ai tifosi di Cassino, una città che sa ancora troppo di Far-West, che conserva ancora infatti i monconi di un campanile e l'insidia nascosta di tanti proiettili enesplosi. Conte e Fabiani sono i primi allenatori del Cassino che rinasce e con i locali Morra, Baggi, Pio e Pragliola, una piccola legione di giocatori “stranieri” viene a riempire la domenica dei cassinati, alcuni dei quali, come Pieroni e Fortuna, un pizzico di gloria sportiva la troveranno altrove (Pieroni, a livello nazionale come arbitro di serie A come abbiamo già detto, e Fortuna, in serie C, a Colleferro, come una velocissima ala sinistra). Ma son tutti giocatori che faranno presto la storia del Cassino destinato a crescere un paio d’anni e si chiamano Mattia, Lalli, Ferraro, Del Greco, Cimino, Valente, Canale, Pellegrini, e più tardi, Sdoia e Carocci, una coppia di forti difensori. La prima categoria è tutto. Si vive un po’ alla giornata, con i soldi che dà una questua ossessiva, magistralmente promossa dai dirigenti che spaccano il centesimo per mantenere in piedi la baracca. Cassiere, per anni, resta Pasquale Matera e non si può dire che non appaia subito come l’uomo idoneo alla circostanza, dal momento che la sua amministrazione è oculata e intelligente, confortata da una passione per la squadra davvero senza precedenti. Ma la passione anima tutti, e perfino gli allenatori stranieri, i quali dopo la direzione tecnica di Gaetano Conte, si avvicendavano al comando della squadra: Fabiani, Lalli, Lombardi, Giubilo. E’ quest’ultimo che nel 1951 appronta con i dirigenti sunnominati una strapaesana di lusso per un campionato di prima categoria non esattamente esaltante, ma foriero di possibilità future soprattutto quando Presidente del Cassino diventa il cancelliere Edmondo Mascioli. 


Benito Pragliola

Il Portiere Perillo
con il difensore
A.Monaco

Antonio Ferrigno

Con lui la squadra azzurra comincia a camminare più speditamente raggiungendo traguardi di prestigio e qualche primato che ancora oggi, anziani o maturi cassinati ricordano con puntuale fedeltà di fatti, circostanze, sentimenti non spenti. Alcuni giocatori sorani, risultano determinanti ai fini del rafforzamento della squadra. Edmondo Mascioli, il quale in seno all’Associazione sportiva Sora è stato tempo prima attivo dirigente, acquista per il Cassino, Inglese, De Donatis, Bruni e quel Lombardi che l’anno dopo, come allenatore, porterà la squadra azzurra al traguardo sospirato della promozione della serie superiore. È il momento questo in cui anche Pasquale Alonzo e Vittorio Piscopo, entrati nel Direttivo della società sportiva, danno una mano per ampliare un discorso tra i tifosi sempre più confortante e avvincente. L’anno 1953 è dunque quello del salto dalla prima categoria (dove il Cassino, specialmente nel 1952, oltre alle consorelle Isola Liri, Alatri, Atina e Ceprano, ha incontrato le grosse squadre romane del Butangas, del Giannisport, dell’Atac, dell’Astrea e della Stefer), e dopo un memorabile spareggio con il Torre in Pietra e il Subiaco, una cittadina quest’ultima ancora oggi all’avanguardia del calcio regionale. Tre vittorie e un pareggio (doppia vittoria con il Subiaco e vittoria e pareggio con il Torre in Pietra) portarono il Cassino al sospirato campionato di Promozione. In quell’anno, in casa, il Cassino perse soltanto due punti: con la tradizionale rivale Atina e con l’Isola Liri (doppio pareggio). Intanto altri “rinforzi” arrivavano: dall’Isernia Perna (con il giovanissimo Clemente, immaturatamente deceduto qualche anno fa) e da Roma, Mosca. Questa la formazione tipo del vittorioso campionato, disputato mente era Presidente Mascioli e allenatore quel Lombardi il quale, qualche anno prima era apparso un forte giocatore di serie C (Avezzano): De Donatis, Pragliola, Mattia, Morra, Ferraro, Inglese, Pio, Pollak, Paoletti, Perna, Bruni. Riserve di spicco: Clemente, Ferrigno, Pellegrini, Bove, Mosca e Monaco. Ma prendeva consistenza pure una balda squadra di ragazzi, tra i quali Di Zenzo (Marcello), i Malatesta, i Cafari e i Mascioli (Luigi), si mostravano giocatorini ch’erano più che una speranza. Si mettevano in evidenza nel campionato Juniores mentr’era accompagnatore della squadra quell’Antonio Tari, da trent’anni sulla breccia in fatto di amore per il calcio cassinate. Due partite, in modo particolare, vanno ricordate per questo Cassino per la prima volta in grado di disputare un campionato di Promozione: quella con il Nettuno e quella con l’"Annunziata" di Ceccano che sarebbe stata, proprio quell’anno, promossa in serie D, dominatrice incontrastata e superba realizzatrice di reti a grappoli, dovunque). Quella con il Nettuno al "Miranda" fu certamente esaltante. Il Cassino la spuntò per 3 a 1, con  reti di Pio e Pollak (due reti, delle quali una su rigore). Più esaltante e capace, a quei tempi, di destare meraviglia, la vittoria per uno a zero sullo squadrone di Ceccano. "Fu una partita elettrizzante – dice il cancelliere Mascioli – meravigliosa per ritmo e per volontà incessanti. Il gol di Pragliola al sesto minuto incendiò letteralmente il comunale e la partita. Ho ancora davanti agli occhi quella rete che doveva costituire l’unica sconfitta in quel campionato per lo squadrone della “Annunziata”. Fu la rete che impose il ritmo successivo. Per tutta la gara, la bella squadra di Ceccano, s’impegnò al massimo ma i ragazzi restituirono colpo su colpo trovando alla fine un risultato in quell’anno prestigioso. Fu una partita comunque molto corretta e piena di premure prima e dopo, per la fortissima squadra ciociara che a vele spiegate sarebbe finita nella serie superiore. La sera, “Annunziata” e Cassino, fraternizzarono nella trattoria del compianto Mario d’Aniello e lo stesso, notissimo, Presidente ciociaro, sportivamente, volle regalare undici maglie azzurre fiammanti alla Società che aveva battuto la sua squadra in novanta minuti entusiasmanti. "Grande bondà dunque (e nobile sentimento sportivo) dei cavalieri antichi. Né fu quella l’unica soddisfazione del Cassino esordiente in Promozione. L’8 febbraio 1954 la squadra azzurra terminava il girone d’andata in buona posizione. Imbattuta fuori casa (ma con due partite perse malamente in casa), presentava la migliore difesa del girone (solo sei reti subite) e creava le basi per un girone di ritorno assolutamente tranquillo. All’interno, nei tre anni della Presidenza di Mascioli, il ritratto del Cassino-Calcio è particolarmente vivo per tifo, spunti critici, note di colore. Un po’ di mira sono presi gli arbitri del girone, tutti romani. Ma è solo una contestazione generica e perché, a torto, sono reputati, in quanto di Roma, protettori aperti o velati di celebri squadre romane (specialmente l’Atac che a Roma nel 1952, con l’arbitro romano Giammarinaro, rifilò al Cassino un terrificante 7 a 1). Ma è un discorso che lascia il tempo che trova, soprattutto se riferito a tempi, tutto sommato ampiamente obiettivi in fatto di direzioni arbitrali. Nel caso specifico poi (secca sconfitta con l’Atac) quello che veramente determinò la "debacle" degli azzurri fu lo stato di disagio fisico dei Cassinati. Quasi tutti colpiti da una seria influenza e quasi tutti febbricitanti, alla partita andarono come per onore di firma. E si che erano, tra l’altro, vergini, in fatti di reti subite… Oggetto di contestazione autentica invece quella dell’arbitro Maurizi di Roma, nel 1952. Dopo una vittoria dell’Astrea al "Miranda", i tifosi (certi tifosi…) l’aspettavano alla Stazione… per un salutino d’obbligo. Qualche pugno e due giornate di squalifica del campo amico. Il resto è clore. In questo, stanno le prime cinquantamila lire "cacciate" dalla Società per l’acquisto dei giocatori sorani, i piccoli premi di partita (trecento lire in media), la sede volante presso i locali dell’Enel o nella farmacia del Dottor Ricciuti, l’impegno costante del dottor Nicola Giangrande nella cura dei vari giocatori, la severità di tutti i dirigenti in fatti … d’amore (ma Pio qualche "marachella" la faceva lo stesso…), le critiche spesso assurde e ingiustamente spietate del corrispondete del "Corriere dello Sport" Riguccini (il quale, tra breve, avrebbe passato la mano ad Amilcare Romolini), la chitarra, ora triste e ora allegra, del giocatore Lalli. Lalli la chitarra non la lasciava mai. E nell’ora e mezza di gioco imponeva quasi, a un dirigente o a un accompagnatore, di guardargliela a vista.

Testi e immagini tratte da "Un Pallone Azzurro" ricordo del calcio a Cassino - di Gino Salveti - Lamberti Editore Cassino


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