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La
cessione del terzino destro Fontana al Sora, gli acquisti di Nacci,
Riccardi, De Martino, Badii, Aceti, Peppino D’Ambrosio e del
giocatore-pittore Giacomi con la riconferma di Dario Compiani alla guida
della squadra, la nascita del "Gazzettino" e la riconferma
del Presidente A. Pagano sono i fatti principali dell’anno calcistico
1960-61 durante il quale il Cassino conoscerà la retrocessione in prima
categoria. Dobbiamo parlare subito del "Gazzettino del Lazio",
già noto come settimanale di Michele Giordano, che qui diventa pure nuova
società di calcio per volontà del suo vulcanico Direttore, Costituita
alla fine del ’59, la società che nasce è praticamente parte
integrante di quella che ha come Presidente l’avvocato Antonio Pagana
(il Giordano infatti ha la carica di segretario), presenta come allenatore
quel Gaetano Conte tante volte incontrato nella storia del Cassino, una il
"Miranda" come campo di gioco per il suo campionato di
seconda categoria e conserva il colore azzurro, proprio del gonfalone
della "città martire" e della sua principale squadra di
calcio. Questi i quadri del "Gazzettino", risultanti da una
conferenza stampa dell’epoca di Michele Giordano: Portiere: è Giacomi
(presto passato al Cassino); Terzini: Maiuri, Capraro, Zabot II; Mediani:
Mascioli, Carnevale, Carlucci, Luciano, Mella e Capone; Attaccanti:
Avallone, Capitanio, Nardone I, Vecchio, Mastrocicco, Vallerotonda
(capitano) e Antonacci. Si tratta, ovviamente, dei primi nomi, di una
formazione appena abbozzata e un po’ diversa da quella che, come
vedremo, alcuni mesi dopo conquisterà il titolo di campione degli
juniores e a mano a mano nel tempo, sostituirà perfino la squadra
principale della città negli anni della triste sua decadenza calcistica.
Ma il "Gazzettino" non nasce con l’intento di espandere
sempre di più il nome (abbastanza conosciuto in Provincia) di Michele
Giordano. Scopo fondamentale della nuova èquipe è di ampliare il fatto
calcistico cassinate, di creare un vivaio di giovanissimi da catapultare
presto nell’alleata società maggiore, di dar vita, in sostanza, a un
vecchio proposito di molti dirigenti dell’immediato dopoguerra e
contemporanei, rimasto sempre "in pectore". Una ventina di
anni dopo, il fenomeno del "Gazzettino" sopporta agevolmente
una critica molto positiva. Gli danno luce le tante minori che
circonderanno il grosso Cassino di quarta serie, l’ampliamento con
l’effettivo entusiasmo di un gioco del calcio diverso, visto si nella
soggettiva speranza di raggiungere una meta destinata solo a pochissimi,
ma, soprattutto, nella sfera dell’educazione fisica che, pressochè
assente nella Scuola, trova in svariati campi di gioco (non solo nel
calcio) ampie possibilità di realizzazione.
Simile al "Gazzettino" negli scopi, è pure, alla fine degli
anni cinquanta, l’azione di un’altra schiera di giovanissimi
raggruppati nella Juve-Cassino, vincitrice del 1961 del Torneo indetto dal
Commissariato della FIGC. È un obbligo evidenziare questa piccola squadra
(in bianco e nero ovviamente) organizzata dal Dr. Stefano Matera con
l’esperienza di Antonio Donnesi del Centro Tecnico Federale di Firenze.
È un club che in breve raggiunge (tra gli altri, evidenti) lo scopo di
imporre un battesimo calcistico a molti ragazzi in un autentico torneo
federale, scopo oggi larghissimo ma da ritenere, al tempo, un episodio
lodevolmente "ante litteram". Allenata da Antonio Perillo,
la combattiva squadra, cara al campionato Mario Nicosia, sarà
protagonista nel maggio 1962 di un finale più o meno "giallo" del quale, come vedremo, beneficerà proprio…
"Il Gazzettino" di Giordano.
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Ai
primi di settembre del ’60 suona poi la diana del Cassino "vero" nella nuova sede di Via G. D’Annunzio appena aperta
nel palazzo dei De Vendictis. Si parte per un campionato difficile, che
relegherà la squadra azzurra al penultimo posto in classifica, con un
deficit che il Presidente "imbarca" in proprio con una certa
disinvoltura e mentre il ragioniere Nieddu, operatore nella società
torinese RIV, si fa ideatore della formula Cassino-RIV, che, una volta
concretizzata, potrebbe offrire allo stesso Nieddu la carica di Presidente
al posto di Pagano. Ne nasce una specie di caso, provocato in parte, in
una riunione nella Sala dei Convegni del Comune, ai primi d’agosto, da
un intervento "dell’appassionato sportivo Germano Cibelli –
nota il Messaggero del 12 agosto 1960 a firma Frac – il quale,
interpretando la volontà di quasi tutti i presenti testualmente
dichiarava: "Gli sportivi sono concordi all’elezione a presidente
del rag. Nieddu, ma solo a condizione che l’abbinamento con la RIV
diventi una realtà concreta. Qualora questa possibilità non dovesse
verificarsi gli sportivi sono dell’avviso di rieleggere il dottor
Pagano". Il che tra "vivissimi e prolungati applausi"
commentava il cronista. D’accordo perfino il Nieddu sulla "condito sine qua non" della nomina, il caso cadde presto
tuttavia (ma l’abbinamento venne fuori ugualmente qualche anno dopo nei
momenti di "stanca" del Cassino…) per la momentanea
indisponibilità di Agnelli all’accoppiamento e Antonio Pagano restò
ancora il presidente di una Società che aveva come onorario Benedetto
Malatesta, vice presidente Andrea Nieddu, medico sociale Nicola Giangrande,
tesoriere (sic) Pasquale Alonzo, segretario Pietro De Feo e consiglieri
Carlo e Roberto Patini, L. Miranda, M. De Vita, A. Troiano, R. Capocci, E.
Prete, G. Di Zenzo, C. Marino, M. Di Gerio, M. Lancia, C. Lillo, G.
Torrice, R. Pittiglio, M. Di Zenzo, P. Olivia (da ricordare soprattutto
come antico e recente ufficiale fotografo del Cassino di varie
generazioni), D. Gargano e D. Lepore. Nella società poi, come particolare
consigliere, figurava anche l’avvocato Giuseppe Margiotta. È questo del
1960-61 un campionato avaro di soddisfazioni, ricco di polemiche e perfino
di iella se si considera che il 22 gennaio (ultima d’andata,
Sezze-Cassino, tra l’altro non disputata per assenza dell’arbitro) il
Presidente Pagano, due giocatori della squadra (Badii e De Martino) e
l’accompagnatore Cosimo Marino finivano fuori strada sulla nota "fettuccia" di Terracina dopo uno scontro con una 1100
proveniente in senso contrario. L’urto violentissimo, proiettava fuori
il signor Marino mentre l’auto dell’avvocato Pagano (da lui guidata),
proseguendo una corsa folle finiva nella sottostante scarpata. Con qualche
leggera ferita se la cavavano Pagano e Badii ma l’accompagnatore e De
Martino dovettero sopportare a lungo le conseguenze del sinistro. Una
"deplorevole mancanza di disciplina" tra numerosi atleti fu
all’origine del pauroso calo della squadra del Cassino nell’anno della
retrocessione com’è chiaramente esposto in giornali dell’epoca, e già
alla fine del febbraio, dopo la settima sconfitta registrata dalla
squadra, fragile e lenta in fase d’attacco, s’invocano come "di
ruolo" D’Ambrosio, Monaco e Piscopo, atleti che "una volta
in campo, sono cápaci di dare l’anima". Nella larga polemica,
nella critica aperta a questo o quel giocatore e allo stesso Compiani, è
facile intuire come qualcosa scricchioli nella bella squadra che in un
ðaio d’anni era andata a un tiro di schiïppo dalla promozione. Né il
5-0 rifilato nell’anno al Frosinone, o il 5-1 al Teròacina con la
vittoria sul fortissimo Sora dell’anno (1-0) trovano adeguato valore nei
confronti delle batoste subite: 6-1 con il Formia e 4- nel ritorno
Š infocato della squadra sorana.
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E,
malinconicamente archiviato il campionato, mettono in crisi il calcio
cassinate le dimissioni del suo Presidente effettivo Antonio Pagano. È un
fatto che prevede un’ardua successione e non pare che il Sindaco (cui è
stato demandato l’incarico di convocare l’assemblea dei soci) possa
facilmente rimandare in equilibrio il complicato discorso sul futuro
campionato minore. È un’estate caotica quella del 1962 per gli sportivi
di Cassino e Diogene ha un gran che da fare con la sua lanterna, per
individuare questo o quel presidente, questi o quei soci. Su due fronti
intanto la lotta… per il potere calcistico: da un lato danno battaglia i
sostenitori di Michele Giordano (con un numero ragguardevole di fans dopo
l’affermazione del "Gazzettino" sportivo) e dall’altra i
nostalgici di Pagano nella convinzione che l’ormai famoso Presidente
possa recedere dalla sua decisione. Una tempestosa riunione in Comune ai
primi di settembre risolve la questione dopo la dichiarata e motivata
volontà del Pagano a dimettersi. Nasce un reggente nella personá del noto
sportivo Edmondo Fantaccione e con il benestare, ovviamente, della
maggioranza dell’assåmblea. Suoi collaboratori Lino Miranda, Amilcare
Romolini, Marcello Di Zånzo e lo stesso Antonio Pagano mentre si promette
come allenatore della squadra Antonio Donnesi, apprezzato trainer dell’Atina
e di parecchie squadre marchegiane, un "profeta" autentico
nella sua patria… il quale pochi giorni dopo tuttavia smentirà
seccamente a mezzo stampa la possibilità di un tále incarico. Intanto il
"Gazzettino", battuta l’Unrra per 3 a 0 (nella formazione
vittoriosa allenata dá Vallerotonda: Gelormini, Miranda, Cadoro, Avallone,
gettava le âasi (a una sola lunghezza dalla Juve, battuta per 4 a 2 dal S.
Elia) per il primato "Juniores" che avrebbe trovato su un
piatto d’argento nell’ultima di campionato per un "madornale
errore" commesso dalla stessa Juve-Cassino. Infatti la Juve di
Perillo vinceva sì a Pignataro ma con un portiere… non regolamentare in
quanto "cartellinato" con altra società e quindi la
vittoria del Pignataro a tavolino appariva di prammatica. Il resto,
logicamente, se lo procurava il "Gazzettino" che aveva la
meglio su un tenace e volitivo Colosseo. Con Vallerotonda, sugli scudi il
classico Avallone – notava la cronaca – il tenace e combattivo Cadoro,
i terzini Balsamo e Ranaldi, il veloce e manovriero Santillo.
Era l’unica soddisfazione sportiva del 1962 in una città che, almeno in
fatto di calcio, sarebbe rimasta a guardare per un pezzo…
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