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La squadra verso il declino
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Campionato 1966-67
Da sinistra in alto: Pacitto, Colluccini, Leone, Piarulli, Gentile,
Capitanio
In basso: Coletta, Riccardi, Ciaraldi, Gradini, Mancini, Calabrò
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Tuttavia prima di spegnersi (nel
1964-65) e dopo i fatti incresciosi di Cassino-Alatri, la squadra azzurra
che era retrocessa nell’anno precedente, malinconicamente chiudendo
un’attività calcistica di ben otto campionati di promozione, ha ancora
un’impennata di orgoglio, vince subito con il neo-presidente Marcello Di
Zenzo il campionato di I categoria (1962-63) e sopporta dignitosamente
quello successivo, sempre con lo stesso giovane presidente. "Mossiere" di questa squadra del canto del cigno è proprio
Edmondo Fantaccione, il quale per natura insofferente ad ogni forma di
comando da manifestare in proprio, si fa in quattro nel momento della sua
"reggenza", per aprire un discorso in seno al Consiglio (le
riunioni si tengono nel retrobottega di Arturo Scardamaglia…), per
dissipare cattivi "umori" in seno alla Società (sbilanciata
dopo l’uscita dell’avvocato Pagano) e per promuovere quell’azione
comunale che permetterà alla squadra azzurra l’avvento alla Presidenza
del Ragioniere Di Zenzo e, dopo il caso Donnesi, alla guida tecnica della
squadra, Benito Pragliola. Ne deriva un campionato spettacolare, con
Cassino non solo primo, ma imbattuto, e con in evidenza accanto ai nomi
dell’anno precedente, quelli di Candidi (un difensore della Del Duca
Ascoli formidabile e fondamentale per il gioco della squadra), di Farina
(un ciociaro di classe, proveniente dalla Nuova Cisterna), di Bianchi e
Simeone, elementi locali interessantissimi, sui quali squadre romane anche
di serie superiori puntano gli occhi. Trentadue punti in classifica,
dodici partite vinte, otto pareggiate e dieci perdute, il conto invece del
Cassino 1963-64 sempre sotto la presidenza Di Zenzo, con general-manager
Cosimo Marino e cassiere Mario Lancia. Non è un campionato esaltante, ma
va riproposto in quanto ideale per mettere a fuoco un ambiente, una
polemica sempre presente nei gruppi dei tifosi, la sofistica
interpretazione del fatto sportivo del cassinate tipico, scarsamente
campanilistica o campanilista a oltranza quando meno te l’aspetti. Primo
problema, alla vigilia del campionato 1963-64 è quello del tecnico.
Pragliola, che aveva vinto bravamente il suo primo campionato da
allenatore… è posto in discussione da un gruppo di tifosi e il
Consiglio lo esonera con il rituale ringraziamento ufficiale. Gli succede
Ettore Annarumi mentre Pragliola finisce suo secondo. I Dirigenti intanto,
preoccupati della soluzione di alcune delicate situazioni, perfezionano
l’accordo con la Del Duca Ascoli per il passaggio definitivo di Candidi
al Cassino e procedendo al dirottamento di Di Santo, Bassoli, Nardone,
Pomella e Giacomi. Sono partenze queste ultime che "scottano", rese più gradite dal
"riposo"
chiesto da Ferrigno e dal caso Piscopo in predicato di passare a una
squadra campana. Nella vecchia e gloriosa squadra i soli Candidi, Gradini,
Bordone, Farina (appena riscattato), Bianchi e D’Ambrosio avevano la
possibilità di trovare un posto con Simeone che finirà col passare al
Napoli e alla Lazio, finirà col restare un’ala insostituibile
nell’equipe di Annarumi. Anche il portiere Berardi rientrava al Sora
(con l’altro sorano Ruggieri) e Riccardi alla sua Atina. "Casus
Belli" poi, la cessione di Quagliozzi al Sora a stento mitigata
dall’acquisto del tecnico Di Ponio (un cassinate in forza alla Lazio),
di Bandini, di Tanzilli, vecchia conoscenza degli sportivi di Cassino.
Nell’agosto del 1963 Di Zenzo presentava i nuovi acquisti: oltre
all’allenatore Annarumi, Ferrante, Angelini, Ferretti, Stroppaghetti,
Seveva, gli altri di cui si parlava.
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Anche
se in parte contestato, Annarumi cominciò le sedute di allenamento
nell’interesse generale e con il piglio dell’uomo che ci sa fare. In
campionato poi il tecnico faceva meglio. Vinceva la prima partita ad Atina
(gol di Simeone), superava in casa il Cynthia in una partita drammatica
(la squadra romana vinceva due a zero ma veniva superata per tre a due)
meritando la gioia del trionfo, pareggiava a Sezze (4 a 4) e nella quarta
giornata, batteva per tre a uno un Gaeta (doppietta di Simeone e terza
rete di Ferrante) che era riuscito ad andare a segno per primo. Sono tutti
risultati che insediavano il Cassino al primo posto, sia pure in
coabitazione di Sora, Omi e Terracina, ma che inspiegabilmente non
accontentano parte dei tifosi pronti a far circolare diverse voci sul
conto dell’allenatore, ora visto come insuperabile preparatore, ora come
incertissimo tecnico e comunque, uomo dal "polso molle".
La prima sconfitta (dopo ben 26 giornate positive ivi comprese anche
quelle del passato campionato) mettevano già in crisi questo Cassino
dalle acque mosse. Con tre reti a una (gol di Di Ponio iniziale) il
Terracina batteva il Cassino, e Annarumi andava sotto accusa per aver
commesso "il grave errore di far chiudere in difesa la squadra in
vantaggio" agevolando il compito al Terracina che passava tre
volte. L’incontro successivo con L’Olmi che passava al "Miranda" per uno a zero, complicava maledettamente le cose
per il Cassino e il suo tecnico che di li a poco avrebbe lasciato. C’era
di peggio: alcuni irresponsabili nella gara con l’Olmi invadevano il
campo e la frittata era scodellata (due giornate di squalifica al campo e
due a Gradini). Il fatto diventava più pesante nella considerazione che
proprio nelle due imminenti gare interne (una dopo l’altra) il Cassino
che aveva perduto qualche posizione in classifica, avrebbe potuto
immediatamente rifarsi.
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La
Lega aveva già scelto Ceprano e Frosinone come i campi neutrali sui quali
il Cassino avrebbe dovuto fare i conti con la giustizia calcistica. Prima
però dovevano regolarsi quelli di Sora-Cassino con Quagliozzi in agguato.
Proprio l’ex cassinate doveva offrire a tersigni contro il portiere
Gentili, la palla del gol che avrebbe data la vittoria alla squadra di
casa e… grossi nuvoloni alla "rintronata" squadra di Annarumi. La crisi tecnica attanagliava ormai la squadra e non bastava a
rinfrancare gli animi la vittoria sull’Atac (1 a 0 sul neutro dei
Ceprano con rete di Ferrante). Presto, del resto, giungeva la sconfitta
del Cassino a Frosinone con il Frascati (0-1) e dai nuvoloni cominciava a
piovere acqua a catinelle su una squadra che ormai aveva compromesso il
buon viaggio di poco tempo prima. Così il "Corriere dello
Sport" dell’epoca (a firma F. Campanile) giudicava: "I
tifosi cassinati accorsi in gran numero al comunale di Frosinone sono
rimasti delusi per la monotona e scialba prestazione degli azzurri i quali
hanno svolto un gioco privo di mordente e di agonismo. L’attacco,
praticamente inesistente, si è fatto annullare dall’attenta e rude
difesa degli ospiti. Il posto che il Cassino occupa ora in classifica, il
nono per l’esattezza, ai sei punti dalla prima, chiaramente indica che i
tempi buoni del Cassino sono un ricordo…". Nell’incontro con il
Frascati, neppure qualche ritocco alla formazione aveva valore, come
quello dell’inserimento-esordio dell’ala Negri e la situazione
precipitava mentre insorgevano provvedimenti disciplinari a carico di
questo o quel giocatore, rei di scarso attaccamento ai colori sociali o,
peggio, di vita privata alquanto allegra. Venivano così esclusi dalla
rosa dei titolari il centromediano Ferretti, il centravanti Ferrante e
l’ala Stroppaghetti e si … autoescludeva Ettore Annarumi, il quale,
fino a quel momento, aveva cercato di contenere nell’onorabilità le
prove della squadra e si era adoperato oltretutto per la ripresa del
complesso. Allontanatosi in punta di piedi, così com’era venuto, forse
senza meriti e certamente senza demeriti, Annarumi lasciava un Cassino con
il morale a pezzi, di modo che la catastrofica partita con il Latina (8-2
nella città pontina) era come una diretta conseguenza del male di dentro
accusato da una squadra presto affidata all’allenatore Iacobini.
Le partite che il Cassino disputerà in seguito dimostreranno che Iacobini
vedeva giusto quando sosteneva che gli azzurri avevano solo bisogno
d’una cura di fiducia, e la vittoria con l’Astrea, dopo un mese di
astinenza, dava pienamente ragione al nuovo tecnico.
La ripresa della squadra si manifestò evidente con la valanga di reti
fatte piovere nella porta dell’Ina-Casa e con la vittoria sull’Isola
Liri nell’ultima di andata. Tra i migliori di questa prima, difficile
parte del torneo, è quasi ovvio notare i nomi di Candidi, Gradini,
Severa, Gentili e D’Ambrosio per continuità, e quelli di Bianchi,
Bordone, Simeone e il "nascente" Bruno Di Carlo per
penetrazione e velocità. Anche Di Ponio e Ferrigno, per quelle volte che
sono stati in campo meritano il riconoscimento ufficiale. Il girone di
ritorno, giocato all’insegna della riscossa, e non privo di "certe soddisfazioni", piazzava il Cassino in buona
posizione e faceva dimenticare beghe e lotte intestine. Il Cassino si rifà
battendo il Sora… di Quagliozzi, ridimensionata la catastrofe di Latina
(0-1 dopo una splendida gara con rete chiaramente irregolare degli ospiti)
e con i ragazzi Bianchi e Di Carlo, umilia il Formia, forte dei vari
Cardarelli, Cenni, Porcelli. Alla fine trova 32 punti, insperabili
assolutamente qualche tempo prima. Merito di questo progresso va senza
dubbio a Jacobini, un allenatore di notevole e acuta esperienza, e agli
atleti che dimostravano (salvo qualche eccezione) serietà e attaccamento
ai colori sociali. Il Cassino era partito con ambizioni notevoli, è vero
ma non sempre si può ottenere tutto quello che si desidera… Il
riconoscimento per il Presidente del Cassino era quanto meno logico:
"Un presidente che da due anni a questa parte ha creato un
complesso degno di considerazione: prima vincitore assoluto e poi capace,
di superare con grande forza d’animo certe disgrazie che nel gioco del
calcio stanno sempre a spiare… sull’uscio".
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E
qualche frutto spuntava pure durante l’anno per merito di Pragliola, il
quale, già "secondo" di Annarumi, si metteva a coltivare i
giovanissimi calciatori della città assumendo la direzione tecnica del
NAGC, un vero e proprio vivaio di oltre trenta allievi dai dieci ai
quindici anni. Sarà un punto di riferimento preciso questo gruppo (con il
"Gazzettino", la JuveCassino, altri nuclei che
nasceranno tra il 1965 e il 1968) negli anni della piena crisi che
relegherà la squadra azzurra in zona "seconda categoria"
dalla quale lentamente risalirà soltanto alle soglie degli anni settanta.
Il campionato 1964-65 è infatti nella categoria "promozione". Sostanzialmente immutata nei quadri
e nel direttivo (è sempre Presidente Marcello Di Zenzo e qualche altro
nome di una certa rilevanza lo leggeremo per via nella delibera triste
della Lega) la squadra trova con l’Alatri la fine di tanti sogni e
speranze accarezzati negli anni precedenti. Si parte con l’allenatore
Ferri, e alla fine d’ottobre i sei punti in classifica (dopo sei
incontri disputati) non sono esattamente fiori… ma neppure torsoli di
rapa. È il giorno d’Ognissanti del 1967 che rovina tutto ed è il
giorno della partita Cassino-Alatri (2.2) diretta dall’arbitro Delle
Cese che prepara alla prima squadra di Cassino la via della retrocessione,
e della successiva retrocessione e della successiva decadenza. Visto dalla
parte della Lega l’incontro è ovviamente drammatizzato al massimo e la
sentenza della Disciplinare faceva fuori alcuni dirigenti del Cassino,
squalificava il campo per due giornate e infliggeva pesantissime condanne
a qualche giocatore. Da questa sentenza, in pratica, la lunga caduta del
Cassino. Rimasto senza Dirigenti (nella limitazione dell’ombra), privo
per quattro giornate dell’allenatore Ferri perché squalificato, con
Bruno Di Carlo appiedato dalla Lega per ben cinque mesi e con un fatto
economico semplicemente disastrato, la squadra di calcio che nella buona e
nella cattiva sorte era comunque rinata per accompagnare il volto della
Cassino che giorno dopo giorno si ricostruiva, entrava in una crisi che si
sarebbe protratta circa un lustro. Fatto strano: proprio nel momento della
decadenza veniva inaugurato il nuovo stadio in un complesso sportivo di
tutto rispetto, un autentico fiore all’occhiello dello sport locale e
regionale.
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Testi
e immagini tratte da "Un Pallone Azzurro" ricordo del calcio a
Cassino - di Gino Salveti - Lamberti Editore Cassino
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