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10 settembre 2010
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freccia.gif Il tempo e la memoria
freccia.gif Intermezzo di lampi
freccia.gif Si ricomincia da zero
freccia.gif Il Cassino in promozione
freccia.gif I tempi di "Nerone" e Quagliozzi
freccia.gif Il 'Miranda' se ne va
freccia.gif Tra speranza e malinconia
freccia.gif La squadra verso il declino
freccia.gif Dalla crisi alla rinascita
freccia.gif L'azzurro nonostante tutto



La squadra verso il declino


Campionato 1966-67
Da sinistra in alto: Pacitto, Colluccini, Leone, Piarulli, Gentile, Capitanio
In basso: Coletta, Riccardi, Ciaraldi, Gradini, Mancini, Calabrò 

Tuttavia prima di spegnersi (nel 1964-65) e dopo i fatti incresciosi di Cassino-Alatri, la squadra azzurra che era retrocessa nell’anno precedente, malinconicamente chiudendo un’attività calcistica di ben otto campionati di promozione, ha ancora un’impennata di orgoglio, vince subito con il neo-presidente Marcello Di Zenzo il campionato di I categoria (1962-63) e sopporta dignitosamente quello successivo, sempre con lo stesso giovane presidente. "Mossiere" di questa squadra del canto del cigno è proprio Edmondo Fantaccione, il quale per natura insofferente ad ogni forma di comando da manifestare in proprio, si fa in quattro nel momento della sua "reggenza", per aprire un discorso in seno al Consiglio (le riunioni si tengono nel retrobottega di Arturo Scardamaglia…), per dissipare cattivi "umori" in seno alla Società (sbilanciata dopo l’uscita dell’avvocato Pagano) e per promuovere quell’azione comunale che permetterà alla squadra azzurra l’avvento alla Presidenza del Ragioniere Di Zenzo e, dopo il caso Donnesi, alla guida tecnica della squadra, Benito Pragliola. Ne deriva un campionato spettacolare, con Cassino non solo primo, ma imbattuto, e con in evidenza accanto ai nomi dell’anno precedente, quelli di Candidi (un difensore della Del Duca Ascoli formidabile e fondamentale per il gioco della squadra), di Farina (un ciociaro di classe, proveniente dalla Nuova Cisterna), di Bianchi e Simeone, elementi locali interessantissimi, sui quali squadre romane anche di serie superiori puntano gli occhi. Trentadue punti in classifica, dodici partite vinte, otto pareggiate e dieci perdute, il conto invece del Cassino 1963-64 sempre sotto la presidenza Di Zenzo, con general-manager Cosimo Marino e cassiere Mario Lancia. Non è un campionato esaltante, ma va riproposto in quanto ideale per mettere a fuoco un ambiente, una polemica sempre presente nei gruppi dei tifosi, la sofistica interpretazione del fatto sportivo del cassinate tipico, scarsamente campanilistica o campanilista a oltranza quando meno te l’aspetti. Primo problema, alla vigilia del campionato 1963-64 è quello del tecnico. Pragliola, che aveva vinto bravamente il suo primo campionato da allenatore… è posto in discussione da un gruppo di tifosi e il Consiglio lo esonera con il rituale ringraziamento ufficiale. Gli succede Ettore Annarumi mentre Pragliola finisce suo secondo. I Dirigenti intanto, preoccupati della soluzione di alcune delicate situazioni, perfezionano l’accordo con la Del Duca Ascoli per il passaggio definitivo di Candidi al Cassino e procedendo al dirottamento di Di Santo, Bassoli, Nardone, Pomella e Giacomi. Sono partenze queste ultime che "scottano", rese più gradite dal "riposo" chiesto da Ferrigno e dal caso Piscopo in predicato di passare a una squadra campana. Nella vecchia e gloriosa squadra i soli Candidi, Gradini, Bordone, Farina (appena riscattato), Bianchi e D’Ambrosio avevano la possibilità di trovare un posto con Simeone che finirà col passare al Napoli e alla Lazio, finirà col restare un’ala insostituibile nell’equipe di Annarumi. Anche il portiere Berardi rientrava al Sora (con l’altro sorano Ruggieri) e Riccardi alla sua Atina. "Casus Belli" poi, la cessione di Quagliozzi al Sora a stento mitigata dall’acquisto del tecnico Di Ponio (un cassinate in forza alla Lazio), di Bandini, di Tanzilli, vecchia conoscenza degli sportivi di Cassino. Nell’agosto del 1963 Di Zenzo presentava i nuovi acquisti: oltre all’allenatore Annarumi, Ferrante, Angelini, Ferretti, Stroppaghetti, Seveva, gli altri di cui si parlava.

* * *

Anche se in parte contestato, Annarumi cominciò le sedute di allenamento nell’interesse generale e con il piglio dell’uomo che ci sa fare. In campionato poi il tecnico faceva meglio. Vinceva la prima partita ad Atina (gol di Simeone), superava in casa il Cynthia in una partita drammatica (la squadra romana vinceva due a zero ma veniva superata per tre a due) meritando la gioia del trionfo, pareggiava a Sezze (4 a 4) e nella quarta giornata, batteva per tre a uno un Gaeta (doppietta di Simeone e terza rete di Ferrante) che era riuscito ad andare a segno per primo. Sono tutti risultati che insediavano il Cassino al primo posto, sia pure in coabitazione di Sora, Omi e Terracina, ma che inspiegabilmente non accontentano parte dei tifosi pronti a far circolare diverse voci sul conto dell’allenatore, ora visto come insuperabile preparatore, ora come incertissimo tecnico e comunque, uomo dal "polso molle". La prima sconfitta (dopo ben 26 giornate positive ivi comprese anche quelle del passato campionato) mettevano già in crisi questo Cassino dalle acque mosse. Con tre reti a una (gol di Di Ponio iniziale) il Terracina batteva il Cassino, e Annarumi andava sotto accusa per aver commesso "il grave errore di far chiudere in difesa la squadra in vantaggio" agevolando il compito al Terracina che passava tre volte. L’incontro successivo con L’Olmi che passava al "Miranda" per uno a zero, complicava maledettamente le cose per il Cassino e il suo tecnico che di li a poco avrebbe lasciato. C’era di peggio: alcuni irresponsabili nella gara con l’Olmi invadevano il campo e la frittata era scodellata (due giornate di squalifica al campo e due a Gradini). Il fatto diventava più pesante nella considerazione che proprio nelle due imminenti gare interne (una dopo l’altra) il Cassino che aveva perduto qualche posizione in classifica, avrebbe potuto immediatamente rifarsi.

* * *

La Lega aveva già scelto Ceprano e Frosinone come i campi neutrali sui quali il Cassino avrebbe dovuto fare i conti con la giustizia calcistica. Prima però dovevano regolarsi quelli di Sora-Cassino con Quagliozzi in agguato. Proprio l’ex cassinate doveva offrire a tersigni contro il portiere Gentili, la palla del gol che avrebbe data la vittoria alla squadra di casa e… grossi nuvoloni alla "rintronata" squadra di Annarumi. La crisi tecnica attanagliava ormai la squadra e non bastava a rinfrancare gli animi la vittoria sull’Atac (1 a 0 sul neutro dei Ceprano con rete di Ferrante). Presto, del resto, giungeva la sconfitta del Cassino a Frosinone con il Frascati (0-1) e dai nuvoloni cominciava a piovere acqua a catinelle su una squadra che ormai aveva compromesso il buon viaggio di poco tempo prima. Così il "Corriere dello Sport" dell’epoca (a firma F. Campanile) giudicava: "I tifosi cassinati accorsi in gran numero al comunale di Frosinone sono rimasti delusi per la monotona e scialba prestazione degli azzurri i quali hanno svolto un gioco privo di mordente e di agonismo. L’attacco, praticamente inesistente, si è fatto annullare dall’attenta e rude difesa degli ospiti. Il posto che il Cassino occupa ora in classifica, il nono per l’esattezza, ai sei punti dalla prima, chiaramente indica che i tempi buoni del Cassino sono un ricordo…". Nell’incontro con il Frascati, neppure qualche ritocco alla formazione aveva valore, come quello dell’inserimento-esordio dell’ala Negri e la situazione precipitava mentre insorgevano provvedimenti disciplinari a carico di questo o quel giocatore, rei di scarso attaccamento ai colori sociali o, peggio, di vita privata alquanto allegra. Venivano così esclusi dalla rosa dei titolari il centromediano Ferretti, il centravanti Ferrante e l’ala Stroppaghetti e si … autoescludeva Ettore Annarumi, il quale, fino a quel momento, aveva cercato di contenere nell’onorabilità le prove della squadra e si era adoperato oltretutto per la ripresa del complesso. Allontanatosi in punta di piedi, così com’era venuto, forse senza meriti e certamente senza demeriti, Annarumi lasciava un Cassino con il morale a pezzi, di modo che la catastrofica partita con il Latina (8-2 nella città pontina) era come una diretta conseguenza del male di dentro accusato da una squadra presto affidata all’allenatore Iacobini. Le partite che il Cassino disputerà in seguito dimostreranno che Iacobini vedeva giusto quando sosteneva che gli azzurri avevano solo bisogno d’una cura di fiducia, e la vittoria con l’Astrea, dopo un mese di astinenza, dava pienamente ragione al nuovo tecnico.  La ripresa della squadra si manifestò evidente con la valanga di reti fatte piovere nella porta dell’Ina-Casa e con la vittoria sull’Isola Liri nell’ultima di andata. Tra i migliori di questa prima, difficile parte del torneo, è quasi ovvio notare i nomi di Candidi, Gradini, Severa, Gentili e D’Ambrosio per continuità, e quelli di Bianchi, Bordone, Simeone e il "nascente" Bruno Di Carlo per penetrazione e velocità. Anche Di Ponio e Ferrigno, per quelle volte che sono stati in campo meritano il riconoscimento ufficiale. Il girone di ritorno, giocato all’insegna della riscossa, e non privo di "certe soddisfazioni", piazzava il Cassino in buona posizione e faceva dimenticare beghe e lotte intestine. Il Cassino si rifà battendo il Sora… di Quagliozzi, ridimensionata la catastrofe di Latina (0-1 dopo una splendida gara con rete chiaramente irregolare degli ospiti) e con i ragazzi Bianchi e Di Carlo, umilia il Formia, forte dei vari Cardarelli, Cenni, Porcelli. Alla fine trova 32 punti, insperabili assolutamente qualche tempo prima. Merito di questo progresso va senza dubbio a Jacobini, un allenatore di notevole e acuta esperienza, e agli atleti che dimostravano (salvo qualche eccezione) serietà e attaccamento ai colori sociali. Il Cassino era partito con ambizioni notevoli, è vero ma non sempre si può ottenere tutto quello che si desidera… Il riconoscimento per il Presidente del Cassino era quanto meno logico: "Un presidente che da due anni a questa parte ha creato un complesso degno di considerazione: prima vincitore assoluto e poi capace, di superare con grande forza d’animo certe disgrazie che nel gioco del calcio stanno sempre a spiare… sull’uscio".  

* * *

E qualche frutto spuntava pure durante l’anno per merito di Pragliola, il quale, già "secondo" di Annarumi, si metteva a coltivare i giovanissimi calciatori della città assumendo la direzione tecnica del NAGC, un vero e proprio vivaio di oltre trenta allievi dai dieci ai quindici anni. Sarà un punto di riferimento preciso questo gruppo (con il "Gazzettino", la JuveCassino, altri nuclei che nasceranno tra il 1965 e il 1968) negli anni della piena crisi che relegherà la squadra azzurra in zona "seconda categoria" dalla quale lentamente risalirà soltanto alle soglie degli anni settanta. Il campionato 1964-65 è infatti nella categoria "promozione". Sostanzialmente immutata nei  quadri e nel direttivo (è sempre Presidente Marcello Di Zenzo e qualche altro nome di una certa rilevanza lo leggeremo per via nella delibera triste della Lega) la squadra trova con l’Alatri la fine di tanti sogni e speranze accarezzati negli anni precedenti. Si parte con l’allenatore Ferri, e alla fine d’ottobre i sei punti in classifica (dopo sei incontri disputati) non sono esattamente fiori… ma neppure torsoli di rapa. È il giorno d’Ognissanti del 1967 che rovina tutto ed è il giorno della partita Cassino-Alatri (2.2) diretta dall’arbitro Delle Cese che prepara alla prima squadra di Cassino la via della retrocessione, e della successiva retrocessione e della successiva decadenza. Visto dalla parte della Lega l’incontro è ovviamente drammatizzato al massimo e la sentenza della Disciplinare faceva fuori alcuni dirigenti del Cassino, squalificava il campo per due giornate e infliggeva pesantissime condanne a qualche giocatore. Da questa sentenza, in pratica, la lunga caduta del Cassino. Rimasto senza Dirigenti (nella limitazione dell’ombra), privo per quattro giornate dell’allenatore Ferri perché squalificato, con Bruno Di Carlo appiedato dalla Lega per ben cinque mesi e con un fatto economico semplicemente disastrato, la squadra di calcio che nella buona e nella cattiva sorte era comunque rinata per accompagnare il volto della Cassino che giorno dopo giorno si ricostruiva, entrava in una crisi che si sarebbe protratta circa un lustro. Fatto strano: proprio nel momento della decadenza veniva inaugurato il nuovo stadio in un complesso sportivo di tutto rispetto, un autentico fiore all’occhiello dello sport locale e regionale.

Testi e immagini tratte da "Un Pallone Azzurro" ricordo del calcio a Cassino - di Gino Salveti - Lamberti Editore Cassino


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