Home page
7 settembre 2010
Storia | II Guerra Mondiale | Cultura | Archeologia | Montecassino | Territorio | Info | 
freccia.gif Il tempo e la memoria
freccia.gif Intermezzo di lampi
freccia.gif Si ricomincia da zero
freccia.gif Il Cassino in promozione
freccia.gif I tempi di "Nerone" e Quagliozzi
freccia.gif Il 'Miranda' se ne va
freccia.gif Tra speranza e malinconia
freccia.gif La squadra verso il declino
freccia.gif Dalla crisi alla rinascita
freccia.gif L'azzurro nonostante tutto



Dalla crisi alla rinascita

Con il 1965 si spalanca davanti al Cassino il baratro della retrocessione e, quel che è peggio, l’affossamento di una Società calcistica che, precedentemente, soprattutto con i Mascioli, i Pagano e i Di Zenzo aveva costruito molto spesso una squadra capace di tenere alto il nome della "città martire", sia pure negli spazi di un gioco. Succede un triennio interlocutorio quanto meno difficile, ricco di polemiche intestine, denso di nuove e diverse proposte societarie che avranno il merito tuttavia di tener sempre desta nell’animo dello sportivo la piccola fiamma di una speranza che ridiventerà fatto concreto ai tempi di una "viaggiante" romana che si assume il nome di Cassino, e dell’allenatore Bartolomei con il quale la squadra azzurra avvierà il discorso promozionale perfino della quarta serie. Dal nome dunque al fatto o al tempo. Da Miranda a Pragliola o Pio, da Paoletti a Quagliozzi o "Nerone", da Candidi a Di Ponio o Rasi, il fatto calcistico prende consistenza non tanto per la considerazione di una classifica di meriti, quanto della storia di un "costume" di una nostra "storia parallela", non esuberante di elementi impegnativi extraprovinciali, ma capace di trovare motivazioni essenziali alla nostra vita di tutti i giorni, motivazioni che direttamente partecipano al nostro "mestiere di vivere". E in questo "mestiere" comincia a vivere, nel 1965-66, la Presidenza di Gaetano Leone il geometra che pone fine alla lunga e grave crisi dirigenziale del Cassino dopo la caduta dell’anno precedente che, insieme con Filiberto Gentile, Corrado Flammia, Umberto Pio, Salvatore D’Agostino, Michele Giordano, Nino Baggi, Franco Campanile, Arcangelo Celletti e Gino Iafano, tra difficoltà enormi, crea un consiglio capace di far disputare alla squadra azzurra un campionato di prima categoria almeno decente, con Pragliola allenatore e giocatori fatti in casa (con Di Ponio in evidenza dopo che l’ex laziale era stato definitivamente ceduto al Cassino) e con l’esclusione del bravo mediano Candidi (come Di Carlo e Simeone) ceduto alla società romana Astrea, presso la quale il giocatore, tragicamente perito, trovava anche la possibilità di un lavoro. Ma, fatto importante nello sport cassinate nel 1965, non è tanto il campionato "senza infamia e senza lode", ma ugualmente portato a termine nella volontà dirigenziale di non distruggere definitivamente il calcio a Cassino, quanto la nascita di un giovanissimo complesso nel quale muoveranno i primi passi giocatori come Gianni Pacitto e Desiderio Bianchi. Sporting Club si chiama il sodalizio nascente, voluto da Augusto Di Mambro, i fratelli Angelo e Benedetto Capitanio, Nicola Feola e l’ex portiere del Cassino Antonio Perillo il quale, nella circostanza, fa da allenatore. Un onesto campionato Juniores ha per scopo agli inizi il complesso sportivo diretto da Augusto Di Mambro mentre nel Cassino propriamente detto, Leone lascia in favore del noto costruttore Adolfo D’Aliesio il quale diventa nel 1966-67 il nuovo Presidente di una Società dalla quale molti consiglieri sono usciti. Si va avanti a fatica, ma la squadra rimane, per rinverdire qualche speranza nell’ultimo anno del vecchio "Miranda". Allenata dal sorano Nardone, la squadra di D’Aliesio trova alla fine del campionato un piazzamento dignitoso mentre sempre più si afferma lo Sporting (al momento governa e controlla un centinaio di ragazzi) impegnato più che onorevolmente in un paio di campionati di terza categoria (Juniores e Allievi) con Di Mambro Presidente, Vice, Manfredo Facchini, allenatore Nacci e dirigenti principali Feola e i fratelli Capitanio. Proprio lo Sporting Club, nell’anno successivo, diventerà praticamente (1967-68) il Cassino ufficialmente iscritto al suo terzo campionato nella serie inferiore e con la sigla S.C. Cassino, dove quella S.C. iniziale stava a significare sia Sporting Club che Società Calcistica. Assorbita la precedente società di D’Aliesio, questo Cassino, nel 1967-68, trova un nuovo Presidente in Augusto Di Mambro (il quale ha come vicepresidenti Giovanni Vassallo e Benito Di Nuzzo) e un nuovo allenatore in Nacci, ex allenatore dello Sporting. Particolare importante: proprio nell’anno, la federazione fissava in maniera definitiva il "corpo" sportivo dilettantistico con un campionato di promozione, e tre minori, di I, II e III categoria lasciando praticamente in I le prime otto squadre della classifica ‘67-68, e il Cassino che trovava proprio l’ottavo posto, poteva cominciare a disputare l’anno dopo, un autentico campionato di I categoria.


Torneo di Parigi 1' Posto - 1969
Da sinistra in alto: Bartolomei, Francioni, Incagnoli, De Rosa, D'Ezio, Di Lullo,
Schirilò, Cicala, Russo. In basso: Zini, Verdone, Vento, Pacitto e Compagnone

Con Presidente Di Mambro dunque il campionato 1967-68 che vede ufficialmente in campo oltre ai ricordati Pacitto e Bianchi, la "coppia della promessa" Russo e Verdone, e gli ormai valorizzati ragazzi dello Sporting: Genovese, Capitanio, Ranaldi, Roselli. Ancora un cambio al vertice del Cassino invece nel 1968-69 che chiude la grave crisi cominciata nel 1965. Presidente della Società diventa Giovanni Vassallo e vicepresidenti diventano Di Nuzzo e Di Mambro. Una squadra "volante" presenta alla partenza il Cassino che nei ranghi ormai non ha più giocatori "fatti in casa"  (ad eccezione di Bianchi). Pacitto infatti va in prestito per un anno al Pontecorvo e gli altri devono accontentarsi di un campionato minore, quello dell’under 23, di frenato interesse. La volontà dei dirigenti è chiara: per restituire al Cassino il prestigio perduto, occorre una squadra compatta, con giocatori assolutamente rodati e collaudati e l’Assitalia, si pensa (a ragione), fa al caso della società sportiva di Cassino. La squadra romana, composta tutta di elementi impiegati appunto nell’Assicurazione "Italia", si trasferisce al completo nel 1968 a Cassino (almeno… la domenica) e disputa un campionato sensazionale agli occhi degli sportivi non più avvezzi a partite di un certo tono, anche se, alla fine, trova solo il terzo posto nella classifica finale. La verità è che, molto prepotente in casa (di solito la squadra ospite le reti subite le doveva contare sul pallottoliere e una volta l’attaccante Baratelli segnò cinque volte finendo sulla cronaca nazionale…) l’Assitalia, fuori casa, appariva alquanto impacciata e timorosa non riuscendo a far funzionare quel modulo che a Cassino, su un tappeto verde appena inaugurato, appariva come il non plus ultra della sapienza calcistica. Questi i nomi della bella squadra che ebbe comunque il merito di riavvicinare la massa degli sportivi al calcio con incassi al tempo addirittura favolosi, mai visti prima (si contavano le cinquecentomila lire a partita): Baccini, Ciocci, Cruciani, Bianchi, Capitanio, Ercole, Baratelli, Cancellieri, Ferrari, Troilo, Petrone e con Colagiovanni allenatore-giocatore. Sempre nell’anno la Juniores vinceva il campionato segnando 52 reti e non subendone una, vincendo sempre e pareggiando una sola partita (ovviamente 0-0). Anche se eliminata nelle finali regionali in una drammatica gara dove acqua, vento e fango si confusero (e con i calci di rigore), la Juniores, nata con lo Sporting, aveva pure essa, come l’Assitalia, riproposto in termini assai espliciti il discorso del calcio a Cassino che l’anno successivo sarebbe ridiventato di "pubblico dominio". E proprio negli anni della crisi (che solerti sportivi, come abbiamo visto, tentarono sempre di veder minimizzata), nel giugno del 1967 veniva inaugurato l’attuale complesso sportivo (e il nuovo stadio), con una partitella tra una rappresentativa cassinate (che prevaleva per 3 a 2) e una ciociara, ricca di ben sei giocatorini dello Sporting. Il complesso costava circa trecento milioni, l’aveva avuto in appalto la Ditta Solapice di Roma e, per quanto concerne gradinate e tribune dello stadio calcistico, queste potevano accogliere circa diecimila spettatori (compreso le due zone denominate curve). Merito dello Sporting Club (che aveva generato la S.C. Cassino) era l’aver proposto (tra l’altro) un calcio assolutamente leale che meriterà un prestigioso premio disciplina della Lega e, merito dell’Assitalia, quello di aver riproposto un calcio tutto da vedere, un calcio che era sì "da purgatorio", ma già in grado di contenere il seme della riscossa e della rinnovata passione dello sportivo e, come dire, un calcio fatto di grappoli di reti convincenti, sempre capaci di far pubblico. E la riscossa arriva come insperata nell’estate del 1969 quando nasce lo squadrone che diretto dall’ex arbitro romano Severo Bartolomei (presidente è il compianto Michele Michelucci, no sportivo presso che nascosto precedentemente agli occhi dei tifosi ma al vertice di un altruismo senza pari) ritroverà la via del campionato di promozione con in seno i germi dell’ambita aspirazione in quarta serie. Questa la formazione del grosso undici che nel maggio del 1970 vincerà il campionato di prima categoria: Cicala, Schilirò, Pacitto, D’Ezio, Incagnoli, Franchin, De Rosa, Francioni, Zini, Ruzzo, Vento, Rincalzi di lusso: Di Lullo, Compagnone (che nei due anni successivi si metterà definitivamente in evidenza), Fortuna, Verdone il quale l’anno dopo costituirà con Russo una coppia non destinata a uscire facilmente dalla mente dello sportivo. La squadra l’ha praticamente formata lo stesso allenatore Bartolomei a Roma (e romani sono a tutti gli effetti Schilirò, D’Ezio, Franchin, Francioni, Zini, lo stesso Cicala) inserendovi quel Vento che per quattro anni diverrà l’idolo dei tifosi cassinati. Pur di non farselo soffiare (il Formia era seriamente intenzionato ad acquistarlo) Bartolomei se lo tenne per una intera notte nella sua macchina per essere pronto all’alba a muovere con la preda verso il contratto con i responsabili del Cassino che allora, oltre al Presidente Michelucci, contava sul vice Giovanni Vassallo e gli attivi dirigenti Turchetta, Di Nuzzo, Facchini, Rosato e Augusto Di Mambro, Patini R., Varlese Carmine, D’Amico E. e Rodolfo D’Ambrosio. Solo la retorica potrebbe generare l’elogio incondizionato di un giocatore come Vento sensibilissimo al fascino della rete, capace da solo di risolvere una partita, gazzella senza confronti negli spazi di un prato semiprofessionistico (certi limiti glieli impose la fortuna) e uomo da non discutere nel caso di formazioni per rappresentative regionali e nazionali. Giocatore completo, rifiniva in modo meraviglioso il mosaico del Cassino 1969-70 e il primo posto a questo Cassino era logico come il più semplice discorso aritmetico, la conseguenza, la più semplice, in un sillogismo il più evidente e ovvio. Con… Vento dunque questo Cassino superiore che trovava solo nella pontina Fulgorcavi una rivale difficile da domare e comunque domata a un passo dal traguardo. La domenica 19 aprile 1970 metteva fine alle speranze superstiti della Fulgor che cadeva nella gara con il Borgo Sabotino mentre il Cassino si distaccava di tre lunghezze, determinanti ai fini del primato, a sole cinque giornate dalla fine. Così scrivevamo, dopo la facile profezia, poco tempo dopo ("Il Messaggero" del 9 maggio 1970) e a sole due giornate dalla fine del campionato: "Ancora due punti delle due ultime partite e gioco fatto per gli azzurri di Cassino, capolista imbattuta nel girone D di prima categoria. Non restano che le trasferte di Atina e l’incontro casalingo con il Pontecorvo e poi questo difficile campionato, ricco di soddisfazioni, passerà alla piccola storia del calcio, o anche alla storia più grande se si considera che a due giornate dalla fine, in gironi a sedici squadre, il Cassino vanta con l’imbattibilità (22 vittorie e sei pareggi) l’esiguo passivo di sole sei reti. Nell’anticipo di giovedì il Cassino si è sbarazzato con una certa disinvoltura del Sabaudia e si accinge ora alla difficile, ultima trasferta di Atina, dove sarà seguito da innumerevoli tifosi, con l’animo della finalista che sa di incontrare una squadra tradizionalmente cavalleresca e battagliera, l’unica squadra ciociara, del resto, alla quale il Cassino deve essere grato. Nella non facile giornata del pareggio di Borgo Sabotino, infatti, proprio l’Atina, imponendo la divisione dei punti alla Fulgorcavi, nostra unica inseguitrice, ci permetteva di mantenere quei tre punti di vantaggio che a due giornate dalla fine del campionato (dopo la vittoria con il Sabaudia e data per scontata la vittoria della Fulgor con il Pontecorvo) ci fanno sperare in un punto fuori casa e un punto in casa più che sufficienti per mantenere comunque il primato del Girone, anche se cioè la Fulgorcavi dovesse vincere tutte le partite che deve ancora giocare. Ma venne proprio da Atina l’indicazione precisa (1 a 0 con memorabile rigore di Francioni) e con una giornata di anticipo. Il resto è ancora troppo noto e vivo nel ricordo per essere passato nel setaccio dei particolari. Comunque per la statistica questo il bilancio conclusivo dello splendido campionato che maturava la promozione nella serie superiore: 24 vittorie, 6 pareggi, nessuna sconfitta, 66 reti segnate e solo sette subite; una promozione costruita soprattutto in trasferta dove gli azzurri pareggiavano solo con Cervaro, Roccasecca, Fulgorcavi, Borgo Sabotino e Pontecorvo.


Campionato 1970-71
Da sinistra in alto: Francioni, Incagnoli, Colluccini, Franchin, Grimaldi, Di Lullo,
Schirilò, Fortuna e Nacci. In Basso: Grossi, Verdone, Ciaraldi, Compagnone, Russo, Vento e Pacitto

Sullo slancio il campionato del Cassino nel 1970-1971, a un passo dalla quarta serie come vedremo, e, parallelamente, impegnato nel lungo "tour de force" della Coppa Italia perduta a Forte dei Marmi per un pelo in un’esaltante finalissima con il Montebelluna. Non toccò a Bartolomei l’onore di disputare questa significativa fase di un Cassino che si accingeva definitivamente a uscire da una lunga crisi e a gettare le basi per il salto qualitativo di due anni dopo. Frettolosamente esonerato e nel momento in cui Michelucci lasciava a Vassallo toccava prima a Pino Nacci (suo secondo nell’anno della promozione) e poi all’allenatore Piacentini portare comunque a buon fine l’esaltante discorso di un Cassino che trovava in questa coppa, con un agonismo impressionante, la totale adesione dei suoi tifosi disposti a seguirlo in Sardegna, in Lombardia, in Sicilia e in Toscana nello sfortunato atto finale. Coluccini e Ciaraldi facevano parte di questa squadra alla quale erano venuti a mancare solo D’Ezio e Zini. Queste le tappe che lo portarono a disputare la finalissima contro il Montebelluna a Forte dei Marmi nella primavera inoltrata del 1971: Priverno, Ittiri, Pratola Peligna, Grumo, Cremona ("Leoncelli") e Milazzo. Particolarmente dura fu con la Grumese e con i "Leoncelli" di Cremona. Con la prima il Cassino trovò una logica vittoria a tavolino (1 a 1 in casa e 2 a 0 a Grumo non essendosi disputata la partita per robusta aggressione agli azzurri da parte di un centinaio di sostenitori della squadra campana convinti di dover vendicare l’offesa subita a Cassino da tre o quattro grumesi alle prese con tre o quattro tifosi cassinati) e con la seconda, una spavalda vittoria in casa per 3 a 1 dovendo la squadra di Vento e compagni rimontare la sconfitta subita all’andata per 2 a 1. Eliminata a Forte dei Marmi poi l’Italsider per due a zero, la forte squadra… di Piacentini soccombeva a una rete del Montebelluna segnata nella ripresa (partita in notturna diretta dall’arbitro Monti) dopo aver menato una sfortunata danza per tutto l’arco della prima parte della gara e con un Vento particolarmente "seviziato" e iellato. Qualche errore tecnico e la sfortuna lasciarono il Cassino nella sola piazza d’onore. Ma l’episodio era già capace da solo di esaltare un ambiente a diretto contatto con l’onore della classifica e dell’ulteriore passo in avanti.

Testi e immagini tratte da "Un Pallone Azzurro" ricordo del calcio a Cassino - di Gino Salveti - Lamberti Editore Cassino


Pdf    Versione adatta alla stampa    Invia ad un amico

Inizio Pagina