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Gli anni calcistici 1970-71 e 1971-72
segnano la definitiva ripresa del calcio a Cassino e la meritata conquista
d’un posto in IV serie. Del Cassino promosso dalla prima categoria
abbiamo già detto, come pure abbiamo detto del suo prestigioso secondo
posto in Coppa Italia, le cui tappe abbiamo, per comodità, già
sintetizzate nel corso dell’anno 1970-71 che è pure l’anno d’un
notevole campionato di promozione perduto per un soffio nei confronti
d’un agguerrito Cynthia. Al raduno del 20 agosto 1970 tre uomini mancano
al Cassino, spavaldo vincitore del Campionato: i giocatori D’Ezio e Zini,
passati a società romane e l’allenatore Bartolomei al quale molto si
doveva per il successo recentissimo. Non si è mai capito troppo sul
frettoloso ostracismo dell’allenatore… vittorioso ma, probabilmente,
le voci "stipendi e ingaggi", tanto di moda nei mesi caldi
dell’anno, determinarono ancora una volta il contrasto tra ragione e
sentimento con la vittoria della ragione che covava il discorso d’uno
stipendio all’allenatore non sopportabile dalle casse della società.
Questi ad ogni modo i quadri della Società sportiva dell’anno 1970-71:
Presidente onorario e Michelucci (già effettivo l’anno precedente) e
Presidente effettivo Giovanni Vassallo. Vicepresidenti sono Abbate e Di
Nuzzo mentre Turchetta mantiene la carica di Direttore Sportivo e Rodolfo
D’Ambrosio quella di consigliere e legale della società. Per il resto:
D’Amico è Economo e Roberto Patini, Linci e Aurelio Natale sono
revisori dei conti. Di Mambro e Fantaccione restano dirigenti delle minori
e Direttore dello Stadio è nominato Carmine Varlese. Né la squadra è
sostanzialmente mutata. Partono Zini e D’Ezio ed entrano Ciaraldi (un
giocatore molto veloce e dal netto fiuto della rete) e Coluccini dalle
evidentissime capacità tecniche. Questi praticamente i nomi della bella
squadra che… rischierà al primo suo nuovo anno di promozione di finire
in quarta serie: Cicala, Grimalci, Nardone, Incagnoli, Franchin, Di Lullo,
Verdone, Russo, Ciaraldi, Compagnone e Vento mentre nella rosa
pure restano il bravo portiere Maisto, Rosati e quel De Sanctis che in
quarta serie sarà una fondamentale pedina della difesa. Proprio a Pino
Nacci, iellato allenatore d’un Cassino secondo in campionato e secondo
in Coppa Italia, chiediamo un ricordo del 1971, un anno tutto sommato
fondamentale per il calcio della "Città Martire": "Probabilmente
– dice – ci logorò… il potere e la notorietà nazionale di 54
partite senza sconfitta a cominciare s’intende, dalle ultime quattro
dell’Assitalia. In pratica: 5 Assitalia + 30 Campionato + 19 campionato
promozione. La partita di Cisterna (un imprevedibile 0-4) ci guastò le
uova nel paniere, ci fece credere battibili e rovinò in parte il bel
mosaico d’un Cassino che aveva sbalordito un po’ tutti. Nel finale ci
riprendemmo, soprattutto con Vento che raggiunse quota 27 in fatto di reti
segnate… ma ormai il Cynthia era caricatissimo e non perse nei nostri
confronti neppure una battuta distaccandoci di due sole lunghezze". E
dire che il Cassino aveva cominciato col vincere alla partita proprio con
Cynthia nella sua tana e con un gol difeso poi da Cicala con interventi
semplicemente favolosi… Gli anni calcistici 1970-71 e 1971-72 segnano la
definitiva ripresa del calcio a Cassino e la meritata conquista d’un
posto in IV serie. Del Cassino promosso dalla prima categoria abbiamo già
detto, come pure abbiamo detto del suo prestigioso secondo posto in Coppa
Italia, le cui tappe abbiamo, per comodità, già sintetizzate nel corso
dell’anno 1970-71 che è pure l’anno d’un notevole campionato di
promozione perduto per un soffio nei confronti d’un agguerrito Cynthia.
Al raduno del 20 agosto 1970 tre uomini mancano al Cassino, spavaldo
vincitore del Campionato: i giocatori D’Ezio e Zini, passati a società
romane e l’allenatore Bartolomei al quale molto si doveva per il
successo recentissimo. Non si è mai capito troppo sul frettoloso
ostracismo dell’allenatore… vittorioso ma, probabilmente, le voci
"stipendi e ingaggi", tanto di moda nei mesi caldi
dell’anno, determinarono ancora una volta il contrasto tra ragione e
sentimento con la vittoria della ragione che covava il discorso d’uno
stipendio all’allenatore non sopportabile dalle casse della società.
Questi ad ogni modo i quadri della Società sportiva dell’anno 1970-71:
Presidente onorario e Michelucci (già effettivo l’anno precedente) e
Presidente effettivo Giovanni Vassallo. Vicepresidenti sono Abbate e Di
Nuzzo mentre Turchetta mantiene la carica di Direttore Sportivo e Rodolfo
D’Ambrosio quella di consigliere e legale della società. Per il resto:
D’Amico è Economo e Roberto Patini, Linci e Aurelio Natale sono
revisori dei conti. Di Mambro e Fantaccione restano dirigenti delle minori
e Direttore dello Stadio è nominato Carmine Varlese. Né la squadra è
sostanzialmente mutata. Partono Zini e D’Ezio ed entrano Ciaraldi (un
giocatore molto veloce e dal netto fiuto della rete) e Coluccini dalle
evidentissime capacità tecniche. Questi praticamente i nomi della bella
squadra che… rischierà al primo suo nuovo anno di promozione di finire
in quarta serie: Cicala, Grimalci, Nardone, Incagnoli, Franchin, Di Lullo,
Verdone, Russo, Ciaraldi, Compagnone e Vento mentre nella rosa
pure restano il bravo portiere Maisto, Rosati e quel De Sanctis che in
quarta serie sarà una fondamentale pedina della difesa. Proprio a Pino
Nacci, iellato allenatore d’un Cassino secondo in campionato e secondo
in Coppa Italia, chiediamo un ricordo del 1971, un anno tutto sommato
fondamentale per il calcio della "Città Martire": "Probabilmente – dice – ci logorò… il potere e la notorietà
nazionale di 54 partite senza sconfitta a cominciare s’intende, dalle
ultime quattro dell’Assitalia. In pratica: 5 Assitalia + 30 Campionato +
19 campionato promozione. La partita di Cisterna (un imprevedibile 0-4) ci
guastò le uova nel paniere, ci fece credere battibili e rovinò in parte
il bel mosaico d’un Cassino che aveva sbalordito un po’ tutti. Nel
finale ci riprendemmo, soprattutto con Vento che raggiunse quota 27 in
fatto di reti segnate… ma ormai il Cynthia era caricatissimo e non perse
nei nostri confronti neppure una battuta distaccandoci di due sole
lunghezze>>. E dire che il Cassino aveva cominciato col vincere alla
partita proprio con Cynthia nella sua tana e con un gol difeso poi da
Cicala con interventi semplicemente favolosi…

Campionato 1972-73
Da sinistra in alto: Rosato, Incagnoli, Testa, Celani, Azzimonti, Pizzi.
In basso: Compagnone, Pacitto, Calagreti, Riccardo, Martinelli
Ma il discorso della
quarta serie era rimandato soltanto di un anno. Giorno dell’apoteosi, il
14 maggio del 1972 con l’incontro interno con la Fulgorcavi, il noto
squadrone di Borgo Piave. Carlo Orlandi, già noto come giocatore e
allenatore del Sora, è passato alla guida del Cassino nell’estate
precedente. È un Cassino che ha molto corretto i suoi ranghi con il
portiere Silvestri, il ciociaro Luffarelli, autentico stantuffo con al
piede tra l’altro, la "Santa Barbara" del calcio, Renato
De Santctis, il quale in un anno s’è già fatto un nome di difensore
degno di rispetto, l’idolo ritrovato Desiderio Bianchi, il "pontecorvese" Testa autentica croce nell’arena avversaria
e quel Bruno Di Carlo che resta il prodotto più puro del calcio locale,
un giocatore dalla classe indiscutibile che viene a chiudere nella sua
città una carriera abbastanza valida e non priva di soddisfazioni. Nata
nell’ambito della Polisportiva (di cui si parlerà più avanti) questo
Cassino, già forte dei nomi di Vento, Pacitto, Incagnoli, Coluccini,
Russo e altri, ingaggia ben presto con il Formia una lotta senza tregua,
lasciando alla fine alla poderosa avversaria l’onore delle armi sotto
forma di una vittoria casalinga per uno a zero, ma fissando proprio da
quella gara perduta un ruolino di marcia semplicemente favoloso. Vale la
pena rivederlo nella memoria questo trionfale cammino azzurro che
cominciato in sordina a Marino (rocambolesco pareggio di Di Carlo su
rigore al 90°), e in sordina proseguito nel primo incontro casalingo (1 a
1 con il Formia con spettacolare rete di Coluccini pure al 90°), doveva
cominciare ad assumere a Cisterna il volto d’una marcia sicura e
spavalda per il numero dei palloni che finivano alle spalle dei portieri
avversari, in casa e fuori. Vendicata a Cisterna, con quattro reti, la
sconfitta dell’anno precedente e battuto in casa il Nettuno per 3 a 0,
è vero che il Cassino nella quinta giornata incappava in un autentico
infortunio a Fiuggi, ma si rifaceva presto con disinvoltura, con il sempre
ostico Valmontone ed assumeva quel comando che non avrebbe mollato più
fino al rettilineo d’arrivo e con svariati punti di vantaggio sul Formia.
Ne facevano le spese Frascati e Priverno, Scauri e Anzio (strepitosa
vittoria esterna su un campo minato), Grottaferrata e Sezze, Marino e
ancora Cisterna, e poi Nettuno, Fiuggi, il terribile Valmontone fatto in
casa, il Priverno e quel Gaeta che imbattuto da tredici giornate e con un
portiere a caccia di primati si vedeva bucare subito dal portentoso Vento
e finiva negli spogliatoi con tre reti alle spalle. Tre a zero al Gaeta,
vittoria a Scauri e Grottaferrata e finalmente con il Colleferro e la
Fugorcavi in casa dove si ritiravano le somme. Un cammino di 19 vittorie,
lungo il quale si realizzavano 9 pareggi e due sole sconfitte di misura (a
Fiuggi, oltre che a Formia). Né la sconfitta di Formia, giunta proprio
nel momento in cui il Cassino già stava dominando, può in qualche modo
offuscare questo più che lusinghiero viaggio fatto di 47 punti in
classifica, di 56 reti segnate e di solo sedici subite. Come abbiamo già
detto, proprio dalla sconfitta di Formia, il Cassino trovava la verifica
della sua forza e quello che appariva allora come un morale convincimento,
lasciando certamente a validi avversari la gloria di un attimo, ma anche
la malinconia delle ore successive che, inesorabilmente, avrebbero
consumato la giornata del campionato. Quasi potremmo dire che a Formia
vinceva anche la scaramanzia. L’anno precedente infatti il Cassino, in
lotta con il Cynthia di Genzano per il primato, aveva strappato ben tre
punti (due fuori casa e uno in casa) alla squadra dei castelli romani, ma
era finito secondo. Era quasi… fatale che questa volta finisse secondo
il Formia che al Cassino aveva strappato ben tre punti (due in casa e uno
fuori). Il che è per lo meno una singolare coincidenza dello strano mondo
del pallone. Sugli scudi ovviamente il neo-allenatore del Cassino, Carlo
Orlandi, il quale resterà poi alla guida della squadra azzurra per
quattro anni di serie D… e buon peso. Orlandi fu certamente l’acquisto
più indovinato della Polisportiva, un uomo che per esperienza, serietà
d’intenti e indiscutibile sentimento per la sua squadra gettò veramente
le basi per il futuro Cassino semiprofessionistico. Nel 1972, a 36 anni,
presentava un curriculum di giusta fama: nato a Sora, aveva militato nella
famosa "Annunziata" di Ceccano, nel Como, nella Maceratese,
nel Foggia, nella Fermana e nel Chieti. Veniva poi da interessanti
esperienze di allenatore in quanto per due anni aveva diretto il Frosinone
(serie C e D) e, subito dopo, il Nicastro e il Sora. Era, in sostanza,
l’uomo giusto al momento giusto, dalla personalità evidentissima, mezza
ironica e mezza spavalda (per questo, a volte, perfino troppo odiato e
perfino troppo amato) ma in grado di tenere agevolmente il discorso del
calcio con competenza e con frutti maturati spesso sulla pietra. Senza di
lui i Rufo, i Vendittelli, i Buccilli, i De Sanctis, i Pacitto, i Cellucci
(e altri ancora) difficilmente avrebbero potuto sfruttare quel talento
calcistico che effettivamente poi avrebbero largamente messo in evidenza.
Il Cassino di Orlandi, promosso in quarta serie nel maggio del 1972, era
nato intanto, come si è accennato a un passo da qui nell’ambito di una
società ristrutturata l’anno precedente, esattamente il 19 luglio del
1971, allorchè nella "Sala Restagno" del Comune nasceva la
Polisportiva, come sintesi promotrice dei vari fenomeni sportivi di
Cassino. Presidente Onorario veniva eletto il Dottor Antonio Ferraro,
sindaco della città ed effettivo Gallaccio con due vice presidenti nelle
persone di Marcello Di Zenzo e Antonio Panaccione. Questo il Consiglio
Direttivo agli inizi del campionato brillantemente vinto: Segretario era
Antonio Petrucci e Consiglieri: Luigi Iafano, Pietro De Feo, Augusto Di
Mambro, Roberto Patini, Mario Bosco, Armando Russo, Carmine Varlese,
Orlando D’Aliesio, Carlo Di Mambro, Ermenegildo D’Amico, Giuseppe Di
Mambro e Manfredo Faccini. Acquistate tutte le attività della vecchia
Società Calcio Cassino (il vecchio Sporting Club poi diventato S. C.
Cassino come abbiamo detto) con venti milioni di cambiali, la Polisportiva
entrava in crisi esattamente un anno dopo e alla vigilia del primo
campionato di quarta serie del Cassino (1972-73). Alcuni consiglieri
infatti, entrati nella società nell’inverno del ’71 e impostisi per
ragguardevole peso finanziario imponevano un Consiglio Direttivo allargato
fino a 30 consiglieri, un nuovo Presidente nella persona del costruttore
edile Virgilio Volante con vice presidenti Gallaccio e Di Zenzo, e un
nuovo segretario nella persona di Facchini. Anche se agitato
economicamente, l’anno 1972-73 calcisticamente fu un anno felice per
l’esordiente Cassino semiprofessionistico, finito quarto in classifica e
quindi destinato agli onori della Coppa Italia. Rinnovata la squadra,
Pizzi, Azzimonti, Lissandro e Santamaria confluirono in un’èquipe che
partita lentamente, doveva disputare un ottimo girone di ritorno con il
prestigioso quarto posto raggiunto. Per via trovava pure un interessante
giocatore come Calagreti, valorizzava un certo Rufoil quale presto si
faceva un notevole nome (fu subito ceduto alla Spal) e sfruttava anche il
nome di Bruno Di Carlo, un ex di Cassino e del Cassino, giocatore estroso
e tecnico il quale per un paio d’anni darà una mano a una squadra nelle
cui file (soprattutto in seguito) cercheranno di farsi le ossa giovani e
giovanissimi del vivaio. Questa la formazione tipo che, come abbiamo
detto, si classificherà quarta alla fine della prima annata calcistica in
quarta serie: Silvestri, De Sanctis, Rufo (Pacitto); Luffarelli, Incagnoli
(Rufo), Pizzi; Santamaria, Melloni, Vento, Calagreti, Di Carlo con Carlo
Orlandi allenatore. In una Società completamente diversa il cammino del
Cassino nel secondo anno di quarta serie (1973-74) e per l’aperta crisi
maturata in seno alla Polisportiva chiaramente a corto di liquido in un
campionato semiprofessionistico con ragguardevole impegno economico.
Proprio il Presidente Volante imponeva l’aut-aut a tutti i vecchi
consiglieri ai quali incombeva l’obbligo di sottoscrivere notevoli somme
per il buon andamento del futuro campionato. Tra polemiche spesso astiose,
conflitti, a volte, perfino drammatici e aspri… vinceva il realismo
economico che è nel Calcio. La Polisportiva, nella totalità dei suoi
Consiglieri, cedeva praticamente il settore Calcio a un gruppo di
effettivi finanziatori, otto per l’esattezza (Volante, D’Ambrosio, Di
Nuzzo, Rivieccio, Vassallo, Di Zenzo, Caira e Vettese) i quali, raccolti
subito 24 milioni (3 a testa), provvedevano a continuare l’attività
calcistica del Cassino nell’ambito del semiprofessionismo. Ne derivava
un rimpasto anche nel Direttivo: Presidente era nominato Rivieccio (il
quale poi avrebbe lasciato a Volante) e Segretario Facchini, mentre
consiglieri erano gli altri sei. Questa intanto la formazione tipo di una
squadra che partita bene, si trovò alla fine impelagata per una strana
sconfitta interna con l’OMI di Roma, nei bassifondi della classifica
dalla quale uscì con un pareggio con il Civitavecchia all’ultima
giornata… abbastanza diplomatico dal momento che in brutte acque
navigava anche il Civitavecchia al quale un pareggio pure bastava
sufficientemente. Questa la formazione tipo del Cassino 1973-74: Martelli,
Cellucci (Pacitto), De Sanctis, Luffarelli, Incagnoli, Pizzi: Sarasini,
Melloni, Sabatini, Calagreti, Marinaccio. Nell’estate del 1974, uscito
il consigliere Rivieccio, toccò ancora ai sette Dirigenti dare l’avvio
al campionato del Cassino con la richiesta di partecipazione al girone G
(al posto del girone F più tranquillo e meno… campanilistico).
Squisitamente campano e… sudista il girone G che era stato scelto per
ragioni strettamente economiche (possibilità di recarsi molto spesso in
centri relativamente vicini la domenica mattina con spesa giudiziosamente
più modica, abbandono di cinque o sei trasferte in Sardegna, speranza di
maggiori incassi, in partite casalinghe considerate di "fuoco", chiaro disagio economico in partite da giocare in
casa con un discreto numero di squadre aziendali romane praticamente senza
seguito…) non doveva portare alla Società Calcio Cassino i vantaggi
sperati. Nell’anno 1974-75 (Presidente Volante con chiusura Vassallo e
segretario Michele Valente subentrano al Facchini con governo dei sette
dirigenti summenzionati, già logori tuttavia per qualche bega intestina e
per obiettive difficoltà economiche senza sbocco) il Cassino faceva
fatica a restare in quarta serie anche se Orlandi e giovanissimi come
Curcio, Marinaccio, Cherubini, Urbano e Arciero ce la mettevano tutta per
rimanere a galla. Questi gli uomini più rappresentativi: Cherubini,
Pacitto, De Sanctis; Curcio Incagnoli o Cellucci, Pizzi; Marinaccio,
Melloni, Sgambato, Testa e Urbano. Era una squadra tuttavia che faceva
meglio dell’anno precedente. Trovava infatti 31 punti contro i trenta
della precedente stagione e nove vittorie contro le sette del passato
torneo e, per giunta, in un girone di ferro, dove spesso un incontro di
calcio è una gara di prepotente forza atletica, un incontro allo spasimo,
dettato dall’inesorabile legge del campanile. Mutamenti notevoli intanto
in seno alla Società già in crisi nell’anno precedente. Dimissionari
in blocco, nell’estate del 1975, gli uomini della Polisportiva (sezione
Calcio) con atto comune nominavano Commissario Unico l’Avvocato Rodolfo
D’Ambrosio il quale da solo si assumeva il compito di guidare il quarto
campionato del Cassino in quarta serie e con Orlandi allenatore per la
quinta volta di una squadra fatta di <<vecchi>> lottatori (Pacitto,
De Sanctis, Pizzi, Cellucci), di giovanissimi (oltre a Curcio, a Mancini a
Marinaccio e Arciero, Grossi, Di Vito, Umani e Vendittelli presto ceduto
al Sorrento oppure Rossi, passato subito al Bologna), di
<<prestiti>> militari azzeccati (Giurini), di acquisiti ottimi
(il portiere Bianchi) o appena discreti (Amirante e Pica, quest’ultimo
prestito militare). È storia di ieri questa, conosciuta da tutti, e certe
statistiche le riportiamo solo per quel poco che può valere la nostra
piccola storia. La squadra nel ‘75-76 trovava ancora 31 punti in
classifica frutto di undici vittorie e nove pareggi ed appariva forte
soprattutto in casa…tanto forte da battere in un amichevole perfino la
Roma (28 maggio, 5 a 4 con due reti di Pizzi, un autogol di Peccenini, una
rete di Giurini e una di Marinaccio). Questa la sua formazione tipo:
Bianchi, Pacitto, De Sanctis (Rossi); Curcio, Cellucci, Pizzi; Grossi
(Marinaccio), Vendittelli, Giurini, Amirante, Piga (Urbano). Dal 1972-73
al 1981-82 il calcio vive in pratica a Cassino il suo momento magico, lo
spazio di un professionismo che esalta i fans del colore azzurro ed è
tanto più importante il fenomeno in quanto affianca al nome del
capoluogo, dell’Annunziata di Ceccano e dell’Alatri, il nome di una
città in espansione in ogni campo ma che solo per caso sembra entrare in
un calcio capace di superare l’elementare dilettantistico. Caso e
individualismo prendono in realtà consistenza nel nome e nella mente
dell’avvocato Rodolfo D’Ambrosio il quale da solo nel 1978 porterà il
Cassino in serie C2 trovando un merito eccezionale e fino ad oggi rimasto
unico. Certo, il Cassino di quarta serie è un indiscutibile merito di ben
noti personaggi della città, ma quello di serie C2 non può non essere
attribuito alla competenza, alla capacità diplomatica, all’estro
perfino di un sicuro intenditore del calcio e delle cose calcistiche che
direttamente lo coinvolgono. Ed è merito anche del quinquennale
allenatore Carlo Orlandi, un "mister" magari sincero fino
alla rabbia, prepotente nel mantenere intatto il suo punto di vista contro
tutti e tutto, ma estroso nel formulare i mezzi della propria capacità.
Fuori, infatti, ma sempre in evidenza, stanno tante battaglie vinte
perfino con umiltà di mezzi e di uomini, alcuni dei quali muovono appena
i primi passi sul verde rettangolo di gioco ma che diventeranno, per suo
merito, punti fermi di una formazione combattiva al massimo attorno ai
Pizzi e ai Melloni, ai Di Carlo e ai Rossi, ai Frank e ai Frara, e poi
Azzimonti, Iannarelli, Lampugnani, Mesiti, Giordano, Virgilio, Facciorusso,
D’Angelo, Sgambato, Pelati, Sabatini, Merotto, Cozzella. Si tratta di
nomi che tiriamo via dalla memoria ma che degnamente rappresentano il
calcio cassinate del momento e il cui sicuro prestigio si espande su campi
di mezza Italia dalla Campania, alla Calabria, dal Lazio all’Abruzzo e
alla Sicilia. Logicamente, proprio nel vivaio cassinate i nomi dei
giovanissimi atleti che valorizzano la diversa dimensione del fenomeno
calcio nella città. Alcuni ora hanno appeso le scarpe al chiodo, altri
hanno intrapreso la non facile carriera di allenatore, altri sono ancora
sulla breccia e continuano a vivere la loro bella giornata giovane in
squadre di diverse categorie non escluse quelle di serie C e perfino di B
e sono tutti nomi che partecipano all’ideale formazione di un Cassino
che scrive una pagina non trascurabile della sua storia calcistica. Si
tratta di vederli tutti, meglio, di leggerli tutti come in una grossa foto
ricordo mentre l’indice cerca i volti di Incagnoli, Martino, Curcio,
Coluccini, Bianchi, Vendittelli, Leonardo Rossi, Testa, Luffarelli,
Compagnone, Marinaccio, Cellucci, Urbano I e II, Trotta, Ruscillo, il duo
famoso De Sanctis-Pacitto, Simeone, certi esordienti come Mancini e Di
Vito.
In pratica questo l’iter del Cassino in quarta
serie e in C2:
-
1972-73: IV Serie (Presidente
Volante)
-
1973-74: IV Serie (Presidente
Volante)
-
1974-75: IV Serie (Presidente
Volante)
-
1975-76: IV Serie (Presidente
D’Ambrosio)
-
1976-77: IV Serie (Presidente
D’Ambrosio)
-
1977-78: IV Serie (Presidente
D’Ambrosio e promoz. In C2)
-
1978-79: C2 (Presidente
D’Ambrosio)
-
1979-80: C2 (Presidente
D’Ambrosio)
mentre all’allenatore C. Orlandi
succedevano prima W. Parisio e quindi M. Marcheggiani, B. Catalano, B.
Mora e G. Montefusco. Il ricordo
al posto della storia (che non
abbiamo inteso scrivere) non riesce che a sintetizzate al massimo questo
non breve viaggio di un Cassino che raggiunge traguardi prima insperati,
che già nel primo anno di quarta serie trova un onorevole posto in Coppa
Italia e che firma, negli anni settanta, oltre 240 incontri fatti
ovviamente di vittorie, di pareggi di sconfitte ma sempre densi di una
notevole manifestazione sportiva. Soprattutto il primo anno di C2
(1978-79) riempie la settimana e la domenica dei Cassinati. Si comincia
con l’allenatore Bruno Mora in sordina e si finisce in crescendo con
l’allenatore Vincenzo Montefusco. Il cambio, alla fine del Gennaio 1979.
Si vince con il Trapani (1 a 0 rete del fedele e, portentoso Cellucci) e
si prosegue spavaldamente fino alla fine, la salvezza, in pratica,
difficilmente ipotizzabile a dicembre. Questi gli uomini di una squadra
battagliera al massimo: Giordano, De Sanctis, Cellucci; Pizzi, Facciorusso,
Vergari; D’Angeli, Virgilio, Laudiero, Cozzella, Scardovi. 12 Motta 13
Ruscillo 14 Oteri 15 Indelicato 16 Gallo 17 Benedetti 18 Urbano 19 Martino
20 Urbano II. Sarebbe troppo lungo stilare l’elenco di tante partite
gloriose del Cassino degli anni settanta. Certe vittorie fuori casa
(contro la Casertana, il Sulmona, il Savoia) sono ancora vive nel ricordo
del tifoso, come certi pareggi, pure fuori casa (citiamo fra tutti quello
di Messina davanti a quindicimila spettatori) non possono non dare lustro
a un lungo momento di gloria del calcio cassinate che accanto ai nomi di
tanti giocatori, di parecchi notevoli allenatori e dello stesso
D’Ambrosio deve ricordare i nomi di Giovanni Vassallo, Mimì Vettese,
Marcello Di Zenzo, Antonio Valente, Miche Caira, Ciro Rivieccio e,
ovviamente, Virgilio Volante, presidente come s’è visto di questo
Cassino quasi ininterrottamente (per un mese la Presidenza fu lasciata a
Rivieccio) dal 1972 al 1975.

Campionato 1975-76
Da sinistra in alto: Bianchi, Curcio, Cellucci, Pacitto, Vendittelli,
Pizzi.
In basso: Esposito, Umani, De Sanctis, Colombo, Giurini
Nel 1980 il declino del Cassino.
Retrocede in IV serie per disputare un paio di campionati opachi (1980-81
e 1981-82) e quindi finisce in promozione con il Presidente Benedetto
Capitanio (al quale D’Ambrosio ha lasciato) al quale va il merito
d’aver tentato invano di parcheggiare, almeno per qualche anno, e in
attesa di favorevoli situazioni economiche, il Cassino in un campionato
tutto sommato non disdicevole. È Peppe Simeone (già
convincente, brillante giocatore del Cassino dei tempi di Orlandi, finito
pi agli onori della serie C con la Casertana) l’allenatore di una
squadra che si batte con cuore e che sugli spalti ingiustamente vede
l’immagine del deserto. Ancora forte di De Sanctis, Ruscillo, Giurini e
Urbano, il Cassino che si avvale della nascente opera calcistica dei vari
Miele, Aceti, Bianchi, Iemma, Gennari, Fantaccione, Gentile, Monaco,
Morgillo e della assodata bravura di Bordone e Sera, retrocede in prima
categoria pur essendo rimasta fino alla fine a un passo dalla non
impossibile salvezza. Inutile cercare le cause del declino del Cassino (e
della Polisportiva) oltre il fatto economico lasciato quasi esclusivamente
nell’onere del Presidente o, sempre quasi esclusivamente, nei pochi
personaggi disposti a rimetterci in proprio. I tempi d’oggi così maturi
nella denunzia del fatto economico come principale artefice della crisi
nazionale del calcio italiano (dalle squadre di serie A a quelle
dilettantische) spiegano abbondantemente questo declino e pongono
certamente fine ad antiche beghe e a chiacchiere provinciali lontane dal
personale sacrificio di carattere economico. Il che, in particolare, si
dice per tutti coloro che sono stati o Presidente del Cassino (i Pagano, i
Mascioli, i Patini ecc.) o fedelissimi contribuenti senza reconditi scopi
(Di Mambro, Gallozzi, Orsello, Vollero ecc.).
*
* *
"Questa
Società si pone, non senza conoscere le difficoltà di elencare al
massimo la coscienza sportiva nel Cassinate e di generalizzare il più
possibile. Il compito ampio e duro potrebbe quasi sconfortare, se si pensa
ai mezzi, alle istituzioni, alle possibilità operative attuali. Ma i soci
e simpatizzanti di questa Società non sono qui per sconfortarsi, bensì
per guardare in faccia la realtà, per conoscerla meglio, così com’è e
per non idealizzarla, proprio allo scopo di affrontarla con gradualità ma
con fermezza. Troppo spesso oggi si trascurano il significato ed il valore
di tutti gli sport. Basterebbe pensare ad esempio, alle attività sportive
in relazione al tempo libero in tre momenti-ambienti che caratterizzano la
vita della personalità dei cittadini: scuola-azienda-comunità, anche in
relazione, soprattutto per i giovani, al fenomeno associativo. In questa
direzione quindi si devono orientare e comportare gli sforzi di quanti,
puntando sui tempi lunghi, pur senza disattendere le urgenze, si pongono
correttamente il problema dello sport in relazione al tempo libero,
facendone un vero problema culturale. Riconosciamo che così inteso, la
crescita dello sport sarà graduale e difficile nel suo svolgersi. Ma
quando le direttrici che ispirano tali obiettivi sono chiari a coloro che
hanno responsabilità direzionali ad ogni livello, e sono largamente
partecipate dai più vari strati di cittadini e soprattutto dalle giovani
generazioni, allora il camminare verso quei traguardi diventa di per se un
fatto di crescita culturale organica. Ed è appunto a questa sola condizione che noi potremmo far comprendere ai
giovani, agli anziani, ai cittadini in genere, che devono offrirsi
innanzi, confusamente forse, ma con sicura certezza di orizzonti di vita
diversa e nuova, la pienezza, la concretezza, la difficoltà anche, ma la
intrinseca validità dei significati che noi alle attività sportive
vogliamo attribuire". Con questo preciso impegno nasceva nel
1982 la Società Policassino e con uno statuto che in 35 articoli
puntualizzava l’azione societaria, fissava le azioni del capitale
sociale, ne elencava gli organi e quindi la composizione del consiglio di
amministrazione e dei due Collegi, quello sindacale e quello dei
Probiviri. Nata, in pratica, nell’ambito di una Polisportiva più ampia
e con un programma intento ad osservare anche altri sport (il Tennis,
l’Atletica, il Ciclismo, tre discipline tra l’altro in grado di dare
lustro alla città in certe occasioni sportive anche nazionale) la Società
inizialmente era rappresentata da diciotto membri effettivi nelle persone
del Presidente Achille Gallaccio, del vice-presidente Augusto Di Mambro,
Manfredo Facchini (Segretario generale), Manlio Gallozzi, Guido Lepore,
Pierino Gallaccio, Edmondo Fantaccione, Giovanni Ranaldi (Direttore
sportivo), Erasmo Di Mambro, Alfredo Lullo, Franco Fardelli, Vincenzo
Grossi, Antonio Donnesi, Orlando Martino, Antonio D’Aguanno, Salvatore
Guarino, Armando Del Greco (vice-presidente nell’anno 1983-84) e
Vittorio Orsello (Vice-presidente dal 1984). In pratica, la rinascita del
calcio a Cassino non può dimenticare questi nomi e soprattutto quello di
Achille Gallaccio il quale, già sportivamente impegnato nell’antica
Polisportiva Cassino (con presidenza negli anni 1970-72) e successivamente
nell’Atletica Cassino (con presidenza negli anni 1972-74), riportava in
un paio di anni dalla solitudine del Campo Scuola allo splendido stadio
Comunale molta parte di un tifo appannato e deluso. Due robusti campionati
di prima categoria caratterizzavano il cammino della nuova società. Uno,
spalla a spalla con l’Isola Liri e perduto per un soffio nell’ultima
giornata per un pareggio contraddittorio. L’altro, vinto lo scorso anno,
in un duello asfissiante con una bella Nuova S. Giorgio pure costretta a
cedere, per certi ritorni stravaganti che sono nel calcio, negli ultimi
novanta minuti di gioco. Ma sono fatti questi che gli sportivi conoscono
bene e non è il caso di ricordarli nell’ampiezza dell’analisi. Vale
però la pena di fissare certi elementi positivi che sono nell’attuale
campionato di promozione e che vanno dall’ottima posizione del
Policassino in classifica alla notevole strutturazione di una Scuola
calcistica che presenta oltre 150 piccoli giocatori, intenti a dare
ragione al programma societario precedentemente evidenziato. Per quanto
riguarda i vari campionati, che pure presuppongono una lista di circa 200
giocatori, non si può non notare in loro una professionalità largamente
distribuita. Il campionato di Promozione (tecnico Antonio Lillo e Vice,
Marcello Marcheggiani), quello degli Allievi Regionali (tecnico Antonio Di
Paolo), quello dei Giovanissimi (con tecnici Gabriele Colombo e Sandro
Zolla) e quello degli esordienti (tecnico Mario Galardo) trovano già la
meraviglia e il rispetto di più grosse società. Sugli scudi, ovviamente,
l’impresa strepitosa dell’Under 18 di Donato Cellucci. L’Under 18,
nel momento in cui scriviamo, già ammessa a disputare le finali
regionali, guida la classifica per una serie di splendide vittorie
valorizzando in pieno quella che nel programma è chiamata "coscienza sportiva" e in pratica un autentico fatto
associativo culturale. Il valore, in effetti, di quella che comunemente
viene definita "Scuola Calcio" è prepotentemente imposto
dal trio direzionale della società (Di Mambro-Gallaccio-Orsello) ed è un
valore che già suggerito da tempo a Cassino (basti pensare all’azione
di Antonio Donnesi e dei fratelli Capitanio) trova oggi nella Policassino
una forza particolarmente dinamica ed efficiente, moderna
nell’interpretazione del mutato calcio della società contemporanea.

Campionato 1985-86 Promozione
Da sinistra in alto: Fasani, Mella, Mignanelli, Prete Francesco, Di Paolo,
Trotta.
In basso: Zappoli, De Sanctis, Galardo, Prete Eugenio e G. Sacco.
Per finire, non va trascurata quella
che in città è un’azione forse limitata e secondaria dell’ambito
calcistico ma che pure viene attuata sul doppio binario agonismo-scuola.
Ne fanno fede certi gruppi sportivi come quello del "REA",
del CASSINO SUD (con un anno di vita ma con un ottimo piazzamento nel
campionato di terza categoria), dell’IMPERIA (impegnato in vari
campionati: Allievi locali,
giovanissimi e Under 18 provinciale guidato dai tecnici Vallerotonda e
Santillo), del "SAN FRANCISCO" di Benedetto, Luigi e Antonio
Capitanio – SS. Cassino Sp.C. e campionati minori, del gruppo "INDIPENDENTE" del dinamico sportivo cassinate Romano De
Micco. Notevole
ad ogni modo è sempre in Cassino il fatto calcistico, ed attuato
tradizionalmente nell’agonismo puro, della Theodicea che prende appunto
il nome dalla frazione di S. Angelo in Theodice. La Theodicea,
(presidente, il noto sportivo Benedetto Iannarelli), l’anno scorso
rompendo un lungo indugio vinceva il campionato di seconda categoria e
proprio quest’anno si imponeva come una matricola di lusso nel
campionato superiore. Forte di alcuni ex del Cassino e del Policassino (i
vari Giurini, Ruscillo, Mancini, Dell’Ascenza) e di altri buoni
giocatori, validi nonostante la non ratificata esperienza, sotto la guida
sicura dell'’llenatore Ernesto Verdone la squadra trovava presto con la
compattezza una buona condizione tecnica e si elencava tra le migliori
compagini del girone E di prima categoria. È l’ultimo episodio di una
serie di episodi capace di ricordare l’interesse che Cassino ha sempre
nutrito per il calcio. Un interesse che talvolta può tramontare come un
amore trascurato ma che subito insorge nella carica dei sentimenti.
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