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7 settembre 2010
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freccia.gif Anfiteatro romano
freccia.gif Strada lastricata
freccia.gif Porta Campana
freccia.gif Ninfeo Ponari
freccia.gif Ummidia Quadratilla
freccia.gif Sepolcreto
freccia.gif Il ponte di Legnaro
freccia.gif Terme Varroniane
freccia.gif Località Agnone

freccia.gif Il Teatro romano di Cassino
freccia.gif Il restauro
freccia.gif Gianfilippo Carettoni 'Giornale di scavo'
freccia.gif Gaetano Fardelli 'Giornale di scavo'
freccia.gif Massimiliano Valenti

freccia.gif Caratteri generali
freccia.gif Percorso dell’Acquedotto
freccia.gif Lunghezza e struttura dell’Acquedotto
freccia.gif Notizie storiche sull’Acquedotto di Cassino
freccia.gif Ruderi sparsi
freccia.gif Acquedotto
freccia.gif Epoca della costruzione dei due Acquedotti
freccia.gif Notizie Topografiche

freccia.gif Rocca Janula
freccia.gif Il restauro

freccia.gif Informazioni Museo
freccia.gif Museo - Sala I
freccia.gif Museo - Sala II
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freccia.gif La statua dell’”EROE”
freccia.gif La 'Domus Romana' di via Montecassino
freccia.gif Scritti inediti di Filippo Ponari



Lunghezza e struttura dell’Acquedotto

L’esponente ricorda di aver determinato, parecchi decenni or sono, la lunghezza dell’acquedotto in circa 22 Km. Tale determinazione fu fatta misurandone lo sviluppo sulle Mappe Catastali, alla Scala 1:2000, sulle quali era stato riportato la quasi totalità del suo percorso, e misurandone la porzione rimanente sul terreno. Ma tali rilevamenti topografici andarono perduti durante l’ultima guerra per essere stata la casa dello scrivente occupata per più di sei mesi, prima dai Tedeschi e poi dagli Alleati, e dopo la guerra non si è avuto né il tempo né l’età adatta per fare le acrobazie che sarebbero state necessarie per rifare tali misurazioni su gli impervi costoni lungo i quali si snoda il detto acquedotto. L’esponente può però affermare ugualmente che la lunghezza dell’acquedotto in esame sia di circa 22 Km., valore che del resto concorda con quello che, secondo quanto scrive il Carettoni – come appresso si vedrà – era indicato in "XV mila passi" in una iscrizione che sarebbe esistita, 3 secoli or sono, nella chiesa di Valleluce. Infatti, poiché può ritenersi che il "passo romano" corrisponda a circa m. 1,748 (veggasi Appendice: Metrologia romana), se ne deduce che l’acquedotto che portava l’acqua fino a Cassino "per millia passum XV" aveva la lunghezza di circa Km. 22,5. Misurandone la lunghezza sulla allegata Carta topografica al 25.000, si determina un valore sensibilmente minore, non potendosi evidentemente segnare su una carta a tale scale le piccole ma numerosissime curve del suo tracciato, che ne allungano il percorso per oltre il 10%. L’acquedotto in esame è in parte costruito con ottima muratura e calcestruzzo di pietrame calcareo con malta semidraulica e per notevoli tratti incassato, per tutta la sua sezione o per parte di essa, nella viva roccia calcarea tagliata con lo scalpello. E’ costituito da un canale a pelo libero di sezione rettangolare della larghezza media di m. 0,55 + 0,60 e dell’altezza che da circa un metro all’origine scende in alcuni tratti a 0,65 – 0,70, oltre alla copertura a volta costruita con gli stessi materiali. Lo spessore delle pareti del canale, dove è in muratura, è di cm. 50-55 e lo spessore della volta di copertura è di circa 40 cm. Come si può ancora vedere, nel suo primo tronco, il cunicolo ha altezza maggiore e ad intervalli di circa 200 metri vi sono pozzetti di ispezione e di areazione di sezione circolare, del diametro presso a poco uguale alla larghezza del sottostante canale. La pendenza dei diversi tronchi è variabile, ma sempre considerevole come in quasi tutti gli acquedotti romani, quando vi era il sufficiente dislivello fra la sorgente e il luogo in cui si voleva far giungere l’acqua. Nel caso in esame, essendovi fra gli estremi dell’acquedotto il dislivello di circa 170 metri ed essendo il suo sviluppo di circa 20 Km., si ha la pendenza media del 7,20 per mille, che è notevolissima se si pensa che ai moderni canali derivatori di acqua potabile si arriva a dare una pendenza 40 volte minore.

***

Nell’osservare i ruderi di tale acquedotto desta meraviglia il fatto che la muratura con la quale è costruito, sia rimasta, in alcuni tratti, del tutto intatta, specie per quello che riguarda l’intonaco che riveste la parte inferiore del canale. In alcuni tronchi, dove l’acquedotto è costruito a mezza costa, ed in speciale modo nella località "condotto" di fronte alla strada rotabile S. Elia-Valleluce, si vedono ancora dei muri di sostegno in opus reticulatum; muratura reticolata che è rimasta altresì – limitatamente a qualche metro quadrato – nella spalla sinistra del ponte canale sul Vallone del Dente a sud di Caira, frazione del Comune di Cassino. Nel tratto che va dalla località "Campo Piano" di Valleluce verso Casaluncense, l’attuale strada mulattiera ha pendenza quasi uniforme perché costituita in gran parte dal fondo dell’antico canale e la muratura che lo costituisce è così resistente da non aver subito notevoli danni attraverso i secli nemmeno dagli zoccoli ferrati degli animali che la percorrono e la malta è così forte che è difficile staccare anche una piccala pietra. Come mai una muratura rimasta allo scoperto per tanti secoli resiste in modo così ammirevole all’opera deleteria degli agenti atmosferici, mentre in altri tratti, in cui l’acquedotto era visibile solo alcuni decenni or sono, non ne rimane alcuna traccia? Alla prima domanda si risponde con l’osservare che la muratura con la quale i Romani costruirono l’acquedotto in parola era fatta con una malta idraulica di ammirevole resistenza, che essi generalmente usavano in tale genere di lavori. Alla seconda domanda si risponde facendo osservare che l’antico acquedotto in esame fu in massima parte distrutto dagli uomini: in alcuni tratti durante il periodo delle incursioni dei barbari con il proposito di renderlo inservibile per ragioni militari (si tenga presente che esso passava a piccola distanza dalla Rocca Janula di Cassino), in altri tratti, in epoca più recente, sono stati distrutti i suoi ruderi o perché occupavano terreni messi a coltura intensiva o per adoperare i materiali di risulta per farne muri a secco o altre costruzioni o per allargare le strade che costeggiano l’acquedotto, come è avvenuto nell’ultimo tratto in cui esso passa poco lontano dal Rio di Valleluce, là dove fu demolita la parete esterna del cunicolo. Nella malta della muratura che costituisce l’acquedotto in parola si riscontrano numerosi detriti di laterizio, cioè piccoli pezzi di argilla cotta. Ciò dimostra che tale malta fu preparata aggiungendo alla calce, quale pozzolana artificiale, del cocciopesto, cioè polvere di mattoni pestati, ottenendo una malta idraulica con la quale ottenevano una muratura resistentissima che chiamavano opus signinum.La portata dell’acquedotto in esame, data la sezione e la pendenza del canale, dovette corrispondere alla totalità del volume della sorgente, forse a quei tempi notevolmente  superiore a quella attuale, come da dichiarazioni fatte allo scrivente alcuni decenni or sono, da vecchi della località, i quali concordemente affermarono che la portata della stessa era diminuita anche a memoria d’uomo. E’ certo però che anche nelle annate e nei periodi di massima magra, la portata attuale della detta sorgente supera i 100 litri al minuto secondo e che normalmente è compresa tra i 100 ed i 120 litri al 1>>.

Disegno strutturale dell'acquedotto
Disegno strutturale
dell'acquedotto

Resti della camera interna
Resti
della camera interna

Sorgenti
Resti
della camera interna

Resti della camera interna
Resti
della camera interna


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