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10 settembre 2010
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freccia.gif Strada lastricata
freccia.gif Porta Campana
freccia.gif Ninfeo Ponari
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freccia.gif Il Teatro romano di Cassino
freccia.gif Il restauro
freccia.gif Gianfilippo Carettoni 'Giornale di scavo'
freccia.gif Gaetano Fardelli 'Giornale di scavo'
freccia.gif Massimiliano Valenti

freccia.gif Caratteri generali
freccia.gif Percorso dell’Acquedotto
freccia.gif Lunghezza e struttura dell’Acquedotto
freccia.gif Notizie storiche sull’Acquedotto di Cassino
freccia.gif Ruderi sparsi
freccia.gif Acquedotto
freccia.gif Epoca della costruzione dei due Acquedotti
freccia.gif Notizie Topografiche

freccia.gif Rocca Janula
freccia.gif Il restauro

freccia.gif Informazioni Museo
freccia.gif Museo - Sala I
freccia.gif Museo - Sala II
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freccia.gif La statua dell’”EROE”
freccia.gif La 'Domus Romana' di via Montecassino
freccia.gif Scritti inediti di Filippo Ponari



Notizie storiche sull’Acquedotto di Cassino

<<Visser le ninfe, vissero: e un divino
talamo è questo.
Emergean lunghe né fluenti veli
naiadi azzurre, e per la cheta sera
chiamavan alto le sorelle brune
da le montagne…>>

G. Carducci

Il rev. Don Marco Lanni, nella sua apprezzata monografia su S. Elia sul Rapido, stampata dalla Tipografia Virgilio nel 1873, fa la cronaca del paese natio: s’intrattiene su i suoi ordinamenti civili ed ecclesiastici, su i caratteri, la cultura e i costumi dei suoi abitanti, descrive l’agro santeliano riportando interessanti dati sulla sua agricoltura e sulle sue industrie, fa un elenco degli uomini illustri che vi ebbero natali e, parlando delle antichità e dei monumenti lapidei ivi rinvenuti, a proposito dell’acquedotto di Cassino scrive quanto appresso: <<Un altro avanzo di antichità degno di considerazione in S. Elia è un acquedotto, di cui i ruderi di tratto in tratto veggonsi incavati nel duro sasso, da dove incomincia sui monti di Vaccareccia, fin dove finisce nel sito dell’antica Cassino, costeggiando lunghissima catena di monti, acquedotto che deliziava quella città colla freschezza delle acque del Rio. Fa meraviglia, che gli antichi Cassinati abbiano voluto sopportare spese enormi per la costruzione di quest’acquedotto, mentre a pochi passi, a pie’ della città vi sono sorgenti abbondantissime di acqua squisita. Ciò dà chiaro argomento aver essi in gran pregio tener l’acqua in tutti i siti della città, o che serviva loro per oggetto di lusso, cioè per bagni, di cui veggonsi ancora molti ruderi accanto le reliquie del teatro; il che dimostra la loro grandezza. <<Un ramo di quest’acquedotto, che vedesi tuttora nel luogo detto Belvedere, ove era la Chiesa di S. Pietro a Castello, divergendo, scendeva dal monte non lungi dalla villa di Fulvia nel sito della chiesa di S. Giovanni, dove l’acqua, precipitandosi da scoscese balze, doveva essere di grande ornamento a questa, o ad altra villa, della quale derivò alla contrada la denominazione di Viridario, che poi mutossi in quella di Vicenne>> […] scolpita in una roccia scoperta poco fa a piccolo tratto della Chiesa di Casalucense trovasi la seguente iscrizione:

NVMPHIS AETER ecc.

<<e si è interpretata: "Nymphis aeternis sacrum. Titus Claudius, Praeconius Ligarius Magonianus per praecilium Zoticum patrem acquarium induxit".
<<Cioè: "Monumento sacro alle Ninfe Eterne. Tito Claudio Preconio Ligario Magoniano attraverso lo scabroso ciglione del monte aprì l’acquedotto principale".
<<Tale epigrafe pare dell’epoca di Augusto, come o dà a dividere la bella iscrizione de’ caratteri propri di quel tempo>>.
Il Lanni in una nota dichiara che tale traduzione fu fatta dal sacerdote D. Gabriele Iannelli di Capua, ma è evidentemente errata. Infatti l’epigrafe è in H. Dessau, Iscriptiones Latinae Selecta, 3863 (già nel Corpus Inscriptionum Latinarum X-5163) e va letta:
Nimphis aeter / nis sacrum. Ti(berius) Cl(audius) Praec(ilius) Ligar(ius) Magonianus per / Praecilium Zoticum / patrem aqua(m) induxit.

E va tradotta:

"Sacro alle Ninfe Eterne. Tiberio Claudio Precilio Ligario Magoniano costruì l’acquedotto (introdusse l’acqua) ad opera del padre Precilio Zotico".
Secondo il parere di persone competenti trattasi di un TI. Praecilius Ligario adottato dai Claudii, e perciò, per questo e per le caratteristiche grafiche, l’epigrafe va collocata tra il 68 e il 161 d.C. (da Nerone a Marco Aurelio), "grosso modo" alla fine del 1° secolo di C.

Il roccione su cui è incisa l’iscrizione di Casalucense è di natura calcarea, e si trova a circa 200 metri a nord del Santuario e ad una ventina di metri a destra della mulattiera che sale verso la contrada Cistemola, là dove cessa la zona coltivata intensivamente ed inizia il bosco di querce. Tale roccione ha la larghezza di circa 4 metri, l’altezza massima, alla mezzeria, di poco più di due metri e meno di un metro ai due lati. La faccia vista del roccione, volta verso il detto Santuario, è piana e porta la famosa epigrafe, mentre posteriormente è completamente interrato, a causa della notevole pendenza della zona boscosa. Non si può perciò misurare lo spessore del macigno, che è però certamente notevole. L’iscrizione, della larghezza di un metro e dell’altezza di centimetri 71 – senza la cornice – occupa solo piccola parte della faccia pianeggiante del roccione e precisamente quella in alto a destra. La cornice è larga circa 6 cm. ed è soltanto abbozzata al basso e in parte mancante sul lato superiore a causa del deperimento della roccia, che doveva presentare dei falli anche all’epoca in cui furono incise le lettere, come risulta dall’iscrizione stessa. Infatti alcune lettere sono state distanziate in modo che si comprende che si voleva evitare di incidere dove si sarebbe dovuto per disporle ad uguale distanza fra loro, e ciò per evidenti difetti della superficie della roccia; così fra la prima sillaba ed il resto della parola SACRUM si è lasciato un intervallo di ben 16 cm. e tra l’A e l’E della parola PRAELIGAR c’è lo spazio per un’altra lettera. Le lettere dell’epigrafe sono di altezza variabile: nelle prime righe sono alte circa cm.7,5 e nelle successive scendono a meno di 6 cm. Anche la distanza tra le righe varia da cm. 5 a meno di 4. I caratteri sono però molto chiari e ancora ben visibili nonostante l’alterazione e la degradazione subita dalla roccia, che è aumentata sensibilmente da quando la lapide fu vista la prima volta dallo scrivente, diversi decenni or sono. L’autore che s’è intrattenuto con indiscussa competenza archeologica per alcune pagine sull’acquedotto romano di cassino, riportandone i dati principali, è il prof. Gian Filippo Carettoni (che già nel 1936 aveva diretto gli scavi del teatro romano di quella città, sotto la sapiente guida del sovraintendente alle antichità della Campania: S. E. Majuri) che nel 1940 diede alle stampe, a cura dell’Istituto di Studi Romani, il volume "Casinum (presso Cassino)" della collana: Italia Romana, diretta dai proff. G. A. Giglioli e A. Minta. Il Giornale d’Italia del 1° agosto 1936 a pag. 3, sotto il titolo "Teatro romano venuto in luce a Cassino" riportò l’articolo che in seguito viene trascritto integralmente. Si osserva però che in effetti già nella pubblicazione fatta dal Ponari 70 anni prima era riportata la pianta del detto teatro, che il Vizzaccaro ripubblica nella sua opera a pag. 179. Il detto archeologo al Cap. 9° "Ruderi sparsi" del suo citato volumetto, a pag. 94, parla dei cunicoli filtranti costruiti dai Romani nella zona alta dell’attuale "Crocifisso"; accenna all’acquedotto in parola e descrive dettagliatamente i serbatoi ed altre opere idrauliche da essi costruite nella zona comprese tra il Teatro, la Villa Petrarcone, la Villa Ponari, il cosiddetto "Quartiere" ed il fabbricato dei "Cappuccini". Poi, sotto il titolo "Acquedotto", dalla pag. 107 alla pag. 110, descrive sommariamente l’acquedotto che portava l’acqua da Valleluce a Cassino e parla della lapide incisa sul roccione di Casalucense, che egli chiama "Casaluce". Sarà qui di seguito riportato integralmente quanto scritto dal prof. Carettoni sulle dette opere idrauliche costruite dai Romani per l’approvvigionamento idrico dell’antica Casinum e su altri argomenti che con tali opere potrebbero avere qualche relazione, quali l'anfiteatro ed il teatro.

Da "Il Giornale d’Italia" del 1° agosto 1936 pag. 3

Teatro Romano venuto in luce a Cassino.
Cassino 31 – Cassino, l’antica Casinum, vuol dare un importante contributo alla prossima grande rassegna del mondo romano che avrà luogo in occasione del bimillenario augusteo. E si tratta di contributo di primo ordine, che, non solo richiamerà l’attenzione di tutti gli appassionati delle memorie di Roma; ma costituirà un campo interessantissimo per gli studiosi degli antichi monumenti romani. Da due mesi ormai si lavora, silenziosamente ma tenacemente senza tregua, con passione e con fede; per rimettere in luce un teatro romano.  Affioravano appena le mura superiori della cavea, mura in opera reticolata di buona epoca, mura quanto mai tentatrici per il piccone dell’archeologo! E l’archeologo venne, un giovane, un modesto studioso, un appassionato, il dott. Carettoni. Lo incoraggiarono i maestri, ebbe l’alto ausilio della Sopraintendenza di Napoli e, pur trepidando, si accinse all’arduo lavoro. Ora, che l’opera è inoltrata, si può ben dire che Cassino romana non tradirà le speranze. Lo scavo paziente ha messo in luce già oltre la metà della scena e le linee inferiori della cavea, perfette, classicamente ammirevoli. Si è scoperto uno degli ingressi della scena con la gradinata intatta. Si sono messi in luce i pozzi per i meccanismi del sipario ed il cunicolo (alto m. 1,90) per il deflusso delle acque sotto il piano dell’orchestra. Furono trovate alcune parti di statue ed innumerevoli frammenti architettonici, alcuni assai importanti e di fine esecuzione. Venne alla luce fra l’altro una base triangolare di candelabro in marmo con figure di satiri e menadi, pezzo pregevolissimo. E frammenti di vasi aretini di squisita fattura e monete e diverse parti di un’iscrizione che sembrava indicare il nome del costruttore. Questi ritrovamenti, già da soli ripagherebbero lo sforzo, lasciando adito a speranze per il resto dello scavo che prosegue alacremente. Indubbiamente siamo di fronte ad un teatro romano di età augustea di dimensioni non inferiori a quelli analoghi monumenti fino ad ora conosciuti e per la stessa costruzione e per le parti ornamentali d’importanza ben superiore a quella che si sarebbe potuto supporre per un centro di provincia.   Attendiamo ora di conoscere i risultati di ulteriori lavori di scavo che auguriamo brillanti e tali da premiare la fede e la tenacia del giovane dott. Carettoni, che vi attende con passione di studioso sotto la guida autorevole e illuminata dell’illustre prof. Majuri, Sopraintendente alle Antichità della Campania.

Da Carettoni, "Casinum" pag. 96.


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