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7 settembre 2010
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freccia.gif Anfiteatro romano
freccia.gif Strada lastricata
freccia.gif Porta Campana
freccia.gif Ninfeo Ponari
freccia.gif Ummidia Quadratilla
freccia.gif Sepolcreto
freccia.gif Il ponte di Legnaro
freccia.gif Terme Varroniane
freccia.gif Località Agnone

freccia.gif Il Teatro romano di Cassino
freccia.gif Il restauro
freccia.gif Gianfilippo Carettoni 'Giornale di scavo'
freccia.gif Gaetano Fardelli 'Giornale di scavo'
freccia.gif Massimiliano Valenti

freccia.gif Caratteri generali
freccia.gif Percorso dell’Acquedotto
freccia.gif Lunghezza e struttura dell’Acquedotto
freccia.gif Notizie storiche sull’Acquedotto di Cassino
freccia.gif Ruderi sparsi
freccia.gif Acquedotto
freccia.gif Epoca della costruzione dei due Acquedotti
freccia.gif Notizie Topografiche

freccia.gif Rocca Janula
freccia.gif Il restauro

freccia.gif Informazioni Museo
freccia.gif Museo - Sala I
freccia.gif Museo - Sala II
freccia.gif Museo - Sala III

freccia.gif La statua dell’”EROE”
freccia.gif La 'Domus Romana' di via Montecassino
freccia.gif Scritti inediti di Filippo Ponari



Ruderi sparsi

Tra gli altri ruderi sparsi nel pendio del monte ricorrono con maggiore frequenza quelli di opere idrauliche, spesso notevoli e ben conservate, che ci dicono quanto il rifornimento idrico di Casinum abbia preoccupato i suoi abitanti. Essi scavarono lunghi cunicoli nelle visceri del monte per captare le poche vene d’acqua, costruirono grandi serbatoi per raccogliere anche l’acqua piovana. Non bastando questo, a causa del progressivo sviluppo della città, si pensò infine a costruire un lungo acquedotto che portava l’acqua da Valleluce, e che soddisfece stabilmente ai bisogni; del resto, la città tendeva ormai ad ampliarsi fuori delle mura, nel piano, dove l’acqua era, ed è abbondantissima. Nel Medioevo caddero in disuso anche le opere idrauliche, divenute superflue per l’esigua popolazione di Castrum Scti Petri; qualche cunucolo rimase ancora in efficienza; mentre i serbatoi, rovinati, si riempirono di terra e detriti. Difficile è stabilire un criterio di datazione sia per i serbatoi, che per i cunicoli; sono in opera cementizia a grandi scaglie di pietra, e non presentano fra loro differenze sostanziali. I cunicoli sono alti in media m. 1,50 larghi 0,45 con volta a sezione triangolare; il rivestimento in muratura non è continuo, serve soltanto ad adeguare e puntellare la roccia. Uno di questi, in ottimo stato di conservazione, s’interna diritto nel monte, di fianco al teatro, nella proprietà Petrarcone ma non si può stabilire se fosse in comunicazione con il serbatoio scoperto nell’interno del teatro; venne scoperto nel secolo XVIII (Cafaro Opera citata pag. 17). Un altro, ostruito, è sopra la Villa Ponari di fianco alla rotabileper Montecassino; un terzo ai Cappuccini, diviso in due ramificazioni; un quarto infine sopra l’anfiteatro, per il rifornimento idrico di quel monumento. Il tipo di serbatoi è quello comune alle altre costruzioni romane di tal genere: rettangolare e diviso in più ambienti per facilitare la depurazione dell’acqua (operazione particolarmente importante per la grande quantità di calcare sciolta in essa) Un piccolo serbatoio (m. 11,30x2,95) è nel bosco sopra la villa Petrarcone, rivestita internamente di opus signinum con copertura a sezione triangolare, solo in parte conservata; più a destra s’incontra un primo grande serbatoio, all’esterno ricoperto di vegetazione e terriccio, che venne scoperto casualmente dai contadini alcuni anni or sono, e ci è pervenuto intatto. Vi si penetra da una breccia aperta nella volta e si presenta come una sala rettangolare abbastanza ampia (m. 11,90x7,45) divisa in due navate a volta (altezza m. 4,50) da 4 archi centrali sostenuti da piloni. Attualmente è vuota e un forte strato calcareo depositato sulle pareti testimonia della lunga permanenza dell’acqua, che cadeva dall’alto attraverso una tubazione di coccio; lo scarico è invece costituito da una comune fistula di piombo quasi a livello del pavimento, mentre una terza tubazione, presso il soffitto, manteneva costante il livello. All’esterno, in corrispondenza del tubo di deflusso, vi è un piccolo ambiente, (forse una camera di distribuzione) al quale si accede da un cunicolo che scende in direzione del teatro. Un secondo grande serbatoio è adiacente al precedente, a nord; è di dimensioni assai maggiori (m. 28,50x9) però in gran parte rovinto, e semiinterrato. era originariamente diviso in 7 compartimenti comunicanti fra loro per mezzo di aperture ad arco; le pareti non sono ad angolo retto, forse per facilitare il deflusso dell’acqua. Di un terzo serbatoio, presso il cosiddetto "Quartiere" anch’esso diviso in vari compartimenti, non rimangono che poche rovine, mentre un 4° grande serbatoio è sotto il Quartiere, ancora ben conservato, e solo parzialmente interrato. E’ un insieme di 3 ampie sale a volta a tutto sesto, comunicanti fra loro per mezzo di un grande arco al centro della parete di divisione. Tra le antichità della zona del Crocifisso dobbiamo ancora ricordare un ninfeo, sito sulla proprietà Ponari, soprastante la villa omonima. Si tratta di un ambiente rettangolare, di dimensioni non grandi (6,79x4,65) coperto con volta a botte; è chiuso per tre lati, mentre dal quarto, che era aperto anche in antico, è entrata la terra che l’ha ricoperto fin quasi all’attacco della volta. Venne parzialmente scavato fino al piano antico alcuni anni or sono, ed in tale occasione si notarono nicchie rettangolari nelle pareti, che nella parte inferiore conservano una decorazione dipinta a scacchi e finto marmo, dai colori vivaci. Tracce debolissime di pittura si riconoscono anche nella volta; in alto le pareti erano poi decorate da una fascia di stucco figurato, la cui composizione non è più possibile identificare, tranne una zona inferiore ad ovoli, ed una superiore con impronte cocleari. Il pavimento è a mosaico. Il tipo di decorazione pittorica fa assegnare questo ninfeo al 1° secolo a.C..

Da Carettoni: "Casinum", pag. 107.

Ruderi dell'Acquedotto
Ruderi
dell'acquedotto

Ruderi dell'Acquedotto
Ruderi
dell'acquedotto


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