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Tra gli altri ruderi sparsi nel pendio del monte ricorrono con maggiore frequenza
quelli di opere idrauliche, spesso notevoli e ben conservate, che ci dicono quanto il
rifornimento idrico di Casinum abbia preoccupato i suoi abitanti. Essi scavarono lunghi
cunicoli nelle visceri del monte per captare le poche vene dacqua, costruirono
grandi serbatoi per raccogliere anche lacqua piovana. Non bastando questo, a causa
del progressivo sviluppo della città, si pensò infine a costruire un lungo acquedotto
che portava lacqua da Valleluce, e che soddisfece stabilmente ai bisogni; del resto,
la città tendeva ormai ad ampliarsi fuori delle mura, nel piano, dove lacqua era,
ed è abbondantissima. Nel Medioevo caddero in disuso anche le opere idrauliche, divenute
superflue per lesigua popolazione di Castrum Scti Petri; qualche cunucolo rimase
ancora in efficienza; mentre i serbatoi, rovinati, si riempirono di terra e detriti.
Difficile è stabilire un criterio di datazione sia per i serbatoi, che per i cunicoli;
sono in opera cementizia a grandi scaglie di pietra, e non presentano fra loro differenze
sostanziali. I cunicoli sono alti in media m. 1,50 larghi 0,45 con volta a sezione
triangolare; il rivestimento in muratura non è continuo, serve soltanto ad adeguare e
puntellare la roccia. Uno di questi, in ottimo stato di conservazione, sinterna
diritto nel monte, di fianco al teatro, nella proprietà Petrarcone ma non si può
stabilire se fosse in comunicazione con il serbatoio scoperto nellinterno del
teatro; venne scoperto nel secolo XVIII (Cafaro Opera citata pag. 17). Un altro, ostruito,
è sopra la Villa Ponari di fianco alla rotabileper Montecassino; un terzo ai Cappuccini,
diviso in due ramificazioni; un quarto infine sopra lanfiteatro, per il rifornimento
idrico di quel monumento. Il tipo di serbatoi è quello comune alle altre costruzioni
romane di tal genere: rettangolare e diviso in più ambienti per facilitare la depurazione
dellacqua (operazione particolarmente importante per la grande quantità di calcare
sciolta in essa) Un piccolo serbatoio (m. 11,30x2,95) è nel bosco sopra la villa
Petrarcone, rivestita internamente di opus signinum con copertura a sezione
triangolare, solo in parte conservata; più a destra sincontra un primo grande
serbatoio, allesterno ricoperto di vegetazione e terriccio, che venne scoperto
casualmente dai contadini alcuni anni or sono, e ci è pervenuto intatto. Vi si penetra da
una breccia aperta nella volta e si presenta come una sala rettangolare abbastanza ampia
(m. 11,90x7,45) divisa in due navate a volta (altezza m. 4,50) da 4 archi centrali
sostenuti da piloni. Attualmente è vuota e un forte strato calcareo depositato sulle
pareti testimonia della lunga permanenza dellacqua, che cadeva dallalto
attraverso una tubazione di coccio; lo scarico è invece costituito da una comune fistula
di piombo quasi a livello del pavimento, mentre una terza tubazione, presso il soffitto,
manteneva costante il livello. Allesterno, in corrispondenza del tubo di deflusso,
vi è un piccolo ambiente, (forse una camera di distribuzione) al quale si accede da un
cunicolo che scende in direzione del teatro. Un secondo grande serbatoio è adiacente al
precedente, a nord; è di dimensioni assai maggiori (m. 28,50x9) però in gran parte
rovinto, e semiinterrato. era originariamente diviso in 7 compartimenti comunicanti fra
loro per mezzo di aperture ad arco; le pareti non sono ad angolo retto, forse per
facilitare il deflusso dellacqua. Di un terzo serbatoio, presso il cosiddetto
"Quartiere" anchesso diviso in vari compartimenti, non rimangono che poche
rovine, mentre un 4° grande serbatoio è sotto il Quartiere, ancora ben conservato, e
solo parzialmente interrato. E un insieme di 3 ampie sale a volta a tutto sesto,
comunicanti fra loro per mezzo di un grande arco al centro della parete di divisione. Tra
le antichità della zona del Crocifisso dobbiamo ancora ricordare un ninfeo, sito sulla
proprietà Ponari, soprastante la villa omonima. Si tratta di un ambiente rettangolare, di
dimensioni non grandi (6,79x4,65) coperto con volta a botte; è chiuso per tre lati,
mentre dal quarto, che era aperto anche in antico, è entrata la terra che lha
ricoperto fin quasi allattacco della volta. Venne parzialmente scavato fino al piano
antico alcuni anni or sono, ed in tale occasione si notarono nicchie rettangolari nelle
pareti, che nella parte inferiore conservano una decorazione dipinta a scacchi e finto
marmo, dai colori vivaci. Tracce debolissime di pittura si riconoscono anche nella volta;
in alto le pareti erano poi decorate da una fascia di stucco figurato, la cui composizione
non è più possibile identificare, tranne una zona inferiore ad ovoli, ed una superiore
con impronte cocleari. Il pavimento è a mosaico. Il tipo di decorazione pittorica fa
assegnare questo ninfeo al 1° secolo a.C..
Da Carettoni: "Casinum", pag. 107.
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Ruderi
dell'acquedotto

Ruderi
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