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Notizie Topografiche
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Lacquedotto romano di Cassino interessa i territori attualmente appartenenti
ai Comuni di S. Elia F.R., in cui trovasi la sorgente, quello di Cassino in cui
lacqua veniva condottata per esservi utilizzata e quello di Belmonte Castello, che
veniva attraversato nella sua parte meridionale, dalla porzione mediana
dellacquedotto, per la lunghezza di circa 2 Km. Nella Carta Topografica
dellIstituto Geografico Militare alla Scala 1:100.000, la zona attraversata
dallacquedotto in parola è la porzione sud-est del Foglio 160 (Cassino) e nella
carta alla Scala 1:25.000, tale zona è riportata ai fogli: 160-I-S.E (S. Elia
Fiumerapido), 160-I-S.O (Terelle), 160-II-N.O (Pignataro Interamna) e 160-II-O.O
(Cassino). Nellallegata carta topografica sono state riprodotto, con sufficiente
approssimazione, le porzioni dei suddetti 4 fogli che interessano lacquedotto romano
di Cassino. Nelle Mappe Catastali, alla Scala 1:2.000, la zona attraversata dal detto
acquedotto, è riportata in ordine, a partire dalla sorgente, nei seguenti fogli: - Comune
di S. Elia F.R.: Fogli 8-11-16-13-10 e 6; - Comune di Belmonte Castello: Fogli 9 e 11; -
Comune di S. Elia F.R.: Fogli 15 e 20; - Comune di Cassino: Fogli 2-1-5-7-18-19 e 31. Come
risulta chiaramente dallallegata carta topografica, lacquedotto in parola, per
mantenersi allaltezza necessaria, si appoggia alle alture che chiudono a nord e ad
ovest la pianura che sta tra S. Elia e Cassino, attraversando in massima parte zone
disabitate e rocciose e rimanendo sempre sulla sponda destra del fiume Rapido, dal quale
si mantiene sempre a notevole distanza tranne nellultimo tratto prima di Cassino,
allorquando si appoggia al Colle Maiola.
<<Rapido fiume che dalpestre vena
rodendo intorno, onde il tuo nome prendi>>
F. Petrarca "Rime"
Idrografia
Le acque derivate dallacquedotto romano di Cassino sono quelle che danno
origine al Rio di Valleluce, che pure avendo portata limitata è uno degli
affluenti montani più importanti del fiume Rapido. Le Mappe Catastali denominano
"Fosso Vaccarecce" il fondo della valle e le acque che scorrono in essa
le cui sorgenti si trovano ad ovest del Colle di S. Martino, a quota di circa 500
metri, che scende, con andamento presso a poco rettilineo, fino alla località "Campo
1°" della frazione Valleluce e che poi prosegue, con percorso tortuoso, fino a
raggiungere la pianura di S. Elia, ove confluisce al fiume Rapido, immediatamente a valle
della Cartiera, in località omonima. Gli abitanti del luogo, più propriamente,
chiamano"Rio di Vaccarecce" il piccolo corso dacqua che va dalla sorgente
alla località "Campo 1°", cioè fino alla sa confluenza con le acque che
provengono dal "Vallone Grande" e chiamano invece "Rio di Valleluce"
le acque che scorrono a sud di tale località fino alla confluenza col Rapido. E tale
distinzione è pienamente giustificata per il fatto che i due suddetti piccoli corsi
dacqua hanno origine del tutto distinta: il primo dalle sorgenti di
Vaccareccia,
site nella valle omonima a circa 2 Km. a nord-est della sua confluenza col Vallone Grande,
ed il secondo nel tratto di tale Vallone che sta immediatamente a monte della suddetta
confluenza. La cosa è degna di essere notata anche perché in parte dellanno le
acque del Rio di Valleluce sono formate esclusivamente da quelle che sorgono
nellultimo tronco del Vallone Grande, non raggiungendo quelle provenienti dalle
sorgenti Vaccerecce il ripetuto punto di confluenza, sia a causa della scarsezza e della
variabilità della loro portata (che nel periodo di magra di qualche anno diventa
addirittura irrisoria) sia per la permeabilità del suo alveo di natura sabbiosa, sia
infine perché utilizzata (quando cè) per irrigare le poche zone di terreno a
coltura intensiva situate sulle due opposte sponde del piccolo corso dacqua. Le
sorgenti del Vallone Grande o del Campo hano invece portata meno variabile, oscillando dai
100 ai 120 litri-secondo e sono quelle che i Romani derivarono, condottandole a Cassino,
nel periodo in cui tale città ebbe importanza così notevole da meritare la costruzione
di unopera così grandiosa, come grandiosi erano il suo anfiteatro, il suo teatro, e
le sue terme. Lo Zoppi nella Carta Idrografica dItalia (Liri-Garigliano), parlando
del fiume Rapido, così scrive: <<Questo fiume che, da solo, possiede una portata di
magra, la quale giunge quasi alla metà della portata del Garigliano, ha un bacino
imbrifero relativamente assai piccolo. Il fiume Rapido sorge sotto il monte Perazzite m.
2021, che è una diramazione del gruppo del Meta, e scorre in gola ripida e stretta fino
allabitato di S. Elia Fiume Rapido, ove entra nella pianura e vi rimane in tutto il
rimanente suo corso. <<Il bacino è, geologicamente, costituito da calcari compatti
dellEocene inferiore e del cretaceo, e però da rocce permeabilissime, per quasi
tutta la sua estensione. Solo, poco a valle dellorigine, esso attraversa, in un
piccolo lembo, il cretaceo marmoso dellEocene medio semi-impermeabile, e più giù,
in una striscia lungo la valle del Rio Secco, una breve superficie di arenarie con argilla
impermeabile. <<Caratteristica del fiume Rapido è che fino a che esso scorre nella
gola dei monti è scarso di acqua e le poche sorgenti che raccoglie nellalto, appena
gli forniscono m.c. 1,50 di acqua, mentre che poi, appena giunto nella pianura
alluvionale, raccoglie acqua di numerose e ricche sorgenti. Anzi al principio della valle,
non riceve che quelle di "Capo dAcqua" e di "Salaùca" poco
prima del rio Secco, e quella del "Rio Inferno" e solo presso e entro
labitato di Cassino accoglie abbondantissime polle, delle quali le più importanti
sono quelle presso la stazione ferroviaria, della portata di alcuni metri cubi, e quelle
sotto il palazzo del barone De Rosa, delle quali una ha più di 600 litri al 1" e le
altre, numerose, danno largo contributo al fiume. Questo, adunque, mentre esce dalla gola
dei monti con m.c. 1,5 di portata, entra in Cassino con m.c. 6 e ne sorte, dopo passata la
stazione, con un volume di circa m.c. 20, il che vuol dire che in pochi chilometri di
percorso riceve un tributo di circa m.c. 18 per secondo>>. Lesponente ritiene
esagerate le portate determinate dallo Zoppi e fa notare che alluscita della
Cartiera del rapido (ove ha inizio la pianura) la portata media di tale corso dacqua
sia presso a poco di 1 m.c. al secondo (qualche anno è molto di meno) e che nel periodo
di magra tale portata scende a liri 800 al 1" (cioè poco più della metà di quella
indicata dallo Zoppi) e non sa come possa giustificarsi laffermazione dello stesso
che ritiene che tra lo sbocco nel piano (località Cartiera) e lentrata nella città
di Cassino il detto corso dacqua si incrementi di m.c. 4,5 al 1", dal momento
che nella zona compresa fra i detti due abitati non vi sono affluenti di notevole portata,
né sorgenti abbondanti come quelle che si trovano nel centro urbano di Cassino e
immediatamente a valle di esso. Infatti alluscita dalla Cartiera del Rapido il detto
fiume già convoglia le acque del Rio Acquevive, affluente di destra (circa 130
litri-sec.) e parte della sorgente "Radiccio" (meno di 10 litri) per essere
stata la sua rimanente porzione già condottata a S. Elia F.R. (circa 13
litri-sec.) per
lapprovvigionamento dellacqua potabile di tale centro abitato, fin dal 1932,
in seguito a progetto redatto dallesponente, come già convoglia le acque delle
sorgenti "Annunziata" e "Fiume Cappella" che complessivamente versano
nel Rapido una cinquantina di litri al secondo. Immediatamente a valle della Cartiera del
Rapido, il descritto Rio di Valleluce in tempi normali apporta il suo volume di un
centinaio di litri al secondo, ma questi si riducono a zero nel periodo
dirrigazione, perché tutta utilizzata per tale uso, cosa che avviene anche per le
altre piccole sorgenti di destra, come la "La Petrosa" che trovasi lungo la
strada rotabile che porta a Valleluce, allinizio della salita, oltre il Cimitero di
S. Elia. In tenimento del Comune di S. Elia non restano che la pubblica fontana di S. Elia
che dalla sua sinistra affluisce al Rapido e le sorgenti a destra del Rapido, dette:
"Capo dAcqua", "Salaùca" e "Laguozzo", nei pressi
dellantica ripetuta Villa Fulvia (della quale non restano più nemmeno i ruderi!)
che, riunite insieme, danno origine al "Rio Acquanera" che nel suo primo tratto
costeggia la strada provinciale "Sferracavalli"Cassino-Atina, là dove è stato
costruito recentemente il Cartonificio dei Fratelli Ponari e mantenendosi sulla destra del
Rapido si versa in esso in tenimento di Cassino, ad ovest del bivio per S. Elia: ma la
portata di tale Rio è assai limitata e non giustifica nemmeno lontanamente
lincremento di portata che lo Zoppi attribuisce in tempo di magra al
fiume Rapido fra i centri urbani di S. Elia e Cassino, giacchè in tempi non solo di magra
ma solamente normali nessun contributo di acque portano al Rapido né il Rio Secco
(affluente di destra), in cui scorre lacqua solo nei periodi di pioggia, né il
Vallone dellInferno (affluente di sinistra) che normalmente non porta lacqua
neanche dinverno, pur trasformandosi essi in torrenti impetuosi, il 1° in tutti i
periodi di grandi piogge ed il 2° solo in casi eccezionali. Unendosi poi al
Gari, che lo
Zoppi ed altri chiamano ancora Rapido, questo corso dacqua aumenta notevolmente la
sua portata, ma lesponente ritiene ugualmente esagerato il volume indicato dallo
Zoppi in 20 m.c. al secondo, dal momento che il Masoni, nella sua Idraulica, determina in
m.c. 25 la portata minima del Garigliano (e lo Zoppi parla appunto di portata in tempo di
magra), formato dalla confluenza del Gari (Rapido) con il Liri, già ingrossato, nel suo
corso medio, dal "Sacco", dal "Melfa", dalle sorgenti di
Castrocielo,
da quelle di Aquino ecc. Occupandosi delle numerose e abbondanti sorgenti che si trovano a
sud della stazione ferroviaria di Cassino, il Vizzaccaro, così scrive nel suo citato
volume:
<<Tutte le polle, ed è difficile enumerarle, superando il
centinaio, generalmente sogliono essere raggruppate sotto lunica denominazione di
San Marco ai Monticelli, così detto per i colli, ed abbracciano una zona
con una
quota media di m. 37 sul livello del mare.
<<Sono suddivise dalla Sezione Idrografica di Napoli in S. Marco ai
Monticelli 1°-2°-3°.
<<La temperatura è costante in tutte e tre le suddivisioni, risultando di
gradi 12°,6 con una portata così stabilita:
S. Marco ai Monticelli 1°: litri-secondo 11.150.000
S. Marco ai Monticelli 2°: litri-secondo 1.800.000
S. Marco ai Monticelli 3°: litri-secondo 780.000>>
Evidentemente in tali cifre debbono essere tolti i tre zero
finali, essendo la portata totale di 13, 730 metri-cubi al 1". Quanto innanzi detto
senza alcun conto del fatto che le acque del fiume Rapido, dal 1954 sono state
incrementate ma non con continuità in tutte le ore del giorno da quelle dei
corsi di acqua: "Melfa" e "Mollarino", (provenienti rispettivamente
dalle sorgenti del Melfa presso il Santuario della Madonna di Canneto e da S. Biagio
Saracinisco) essendo esse state derivate, con opere grandiose, fra cui una galleria di
oltre 14 Km. di lunghezza, per essere utilizzate, per produzione di forza motrice, nella
grandiosa Centrale Idroelettrica sita alla contrada "Olivella" del Comune di S.
Elia Fiumerapido, denominata "Cassino" non si sa bene per quale ragione, e dove
vengono generati circa 120.000.000 Kwh allanno. In tal modo le acque dei detti due
corsi dacqua, che prima defluivano naturalmente dalla pianura di Atina nella valle
del Melfa, a nord-ovest del massiccio del Monte Cairo, affluendo a Liri a nord-ovest di
Roccasecca, tra Ceprano e Pontecorvo, attualmente si scaricano nel Rapido, ad est del
detto massiccio, aumentando la portata del Gari, a scapito di quella del
Liri, senza però
apportare alcuna variante alla portata del Garigliano.
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Antichi nomi dei fiumi "Rapido" e "Gari"
<<In Casinate fluvius appellant
Scatebra,
frigidus, abuntantior aestate
>>
Plinio
"Storia Naturale" libro II
Capit. 103
Non vi sono notizie sicure sul monte che tale corso dacqua
abbia avuto dai Romani. Il Lanni, a tale proposito, nella sua Monografia scrive
testualmente: <<Il nome antico del fiume era "Vinius" (vimine): o per
dinotare il corso sinuoso: o il flagellare che fa colle materie, che trasporta, le
sottoposte campagne. Nome celebre nella storia per lamena villa; che possedeva sulle
sue sponde presso Cassino, Marco Varrone, ove se ne ammirano tuttora preziosi avanzi, la
quale poi fu profanata da Marco Antonio, divenutone possessore, con quelle schifose
gozzoviglie, che a pien senato gli furono rinfacciate con tanto biasimo da Cicerone; il
che costò a questo la testa, la quale venne esposta sui Rostri, dove il grande Oratore
tante volte aveva fatto risuonare la sua voce elequente>>. Tale nome viene riportato
da Picano Giuseppe e dal Vizzaccaro; lo scrivente ricorda che, quando era ragazzo, il
ponte romano sotto il quale anticamente passava il Rapido, attualmente rimasto a secco,
veniva comunemente chiamato "ponte Vignale" evidentemente da Vinus. Il
Carettoni, nel suo volume "Casinum", dopo aver parlato del fiume Rapido, scrive
quanto appresso: <<Quale nome ebbe dagli antichi questo fiume? Un passo di Plinio ci
aiuta; parlando dei fiumi dellItalia Centrale e Meridionale, egli dice che
nellagro Cassinate vi era un fiume chiamato "Scatebra". Che questo sia il
Rapido è indubbio: è lunico corso dacqua importante che attraversi per quasi
tutto il percorso il territorio cassinate; il nome latino significa
"scaturigine" ed è certo dovuto alle molte polle dacqua che gli abitanti
vedevano sgorgare attorno alla città>>. <<Plinio è il solo autore classico
che ci dà il nome antico del fiume; da altri venne detto flumen o fluvius ed è certo
esso il flumen cui accenna Varrone nella descrizione della sua villa e che egli dice
limpido e profondo. Anche la misura della sua larghezza, 57 piedi, non può convenire che
al Rapido>>. Il Vizzaccaro nella sua citata opera su M. T. Varrone ed il
Cassinate,
a pag. 74, e seg., dopo aver riportato le parole con cui Plinio parla degli
"aquatiles mustuli" che si sarebbero trovati in abbondanza nelle acque che
scorrevano in prossimità della villa di Varrone e cioè: <<In Cassinate fluvius
appellant Scatebra, frigidus, abuntatior aestate. In eo et in Arcadiae Stjmphali enascunt
aquatiles mustuli>> e aggiunge: <<Il fiume, del resto citato da Plinio, come
abbiamo testè esaminato, non può essere confuso con il Rapido, come taluni credono di
asserire, poiché la denominazione stessa di scatebra ci fornisce lidea di
scaturigine. Non poteva quellautore riferirsi al rapido, poiché ci parla di acque
fredde ed abbondanti nellestate, cosa non appropriata a quel piccolo corso che è il
Rapido stesso. Né potette essere quello indicato da Cluverio, il quale lo identifica con
lAltera Amnis. Infatti solo il Gari, alla confluenza delle altre sorgenti,
proveniente dai Monticelli, ove proprio formano unisoletta amena, ha la larghezza
che si avvicina ai 57 piedi varroniani>>. Ed il Vizzaccaro prosegue: <<Anche
il Carettoni sallontana dal vero. Indubbiamente non potette perfettamente studiare
la posizione geografica in argomento e rendersene conto in quanto ai tempi della sua
pubblicazione la località in argomento era ancora abbandonata al regno dei rovi ed
incolta vegetazione>>. Lesponente ritiene che la questione sia sorta per il
fatto che il Carettoni, come lo Zopppi, attribuisce il nome di Rapido anche al tratto del
fiume che sta a valle della sua confluenza col Gari, ed infatti egli scrive in
"Casinum": <<Oltrepassato il paese di S. Angelo in Theodice muta il suo
nome in quello di Gari>>, mentre il Vizzaccaro dà a questo tratto di fiume il nome
di Gari, come effettivamente sè fatto per il passato, e come risulta dalle Carte
Topografiche, per cui alla borgata S. Angelo in Theodice, frazione del Comune di Cassino,
il nome del fiume è quello di Gari. Anche il Majdalany, nel citato volume dal titolo
"La battaglia di Cassino", parlando della 1^ battaglia, descrive il tentato
passaggio del fiume Rapido <<a nord e a sud di S. Angelo>>. Secondo le carte
topografiche bisogna perciò, per essere precisi, dare il nome di "Rapido" al
fiume che sorge in territorio del Comune di Vallerotonda, attraversa quello di S. Elia,
che da esso prende lappellativo, e che, nel territorio di Cassino, confluisce al
"Gari" a circa 2 Km. a sud della stazione ferroviaria e attribuire invece il
nome di "Gari" al corso dacqua formato dalle numerose ed abbondanti polle
che scaturiscono nellabitato di Cassino (zona compresa fra il fabbricato
Ponari, il
Palazzo "Corte" dellAbbazia di Montecassino, il giardino di
Petrarcone, il
palazzo De Rosa ecc.) fino alla sua confluenza col Liri, a circa 9 Km. dal centro urbano
di Cassino, cioè anche alle sorgenti che si trovano alla località S. Marco ai Monticelli
e al tronco del fiume che sta a valle della confluenza col Rapido e che attraversa la
borgata di S. Angelo in Theodice, frazione di Cassno. Per tali ragioni lo scrivente
ritiene che, analogamente, dai Romani sia stato chiamato "Scatebra" quello che
è lattuale Gari e "Vinius" il fiume Rapido, dalle sorgenti di
Vallerotonda alla sua conflueza col Gari. Lesponente non può essere perciò
daccordo col Vizzaccaro, che, alle pagine 89-131 e 138 del suo volume, attribuisce
il nome di "Scatebra" alle sorgenti del Gari che sono ubicate nel centro abitato
di Cassino, e il nome di "Vinius" alle sorgenti dello stesso corso dacqua
che scaturiscono a S. Marco ai Monticelli, impegnando così i due nomi romani per lo
stesso corso dacqua, e lasciando al Rapido il nome generico di "altera
amnis". Anche per le ragioni che saranno esposte in seguito, parlando del "ponte
Vinniale" sito in S. Elia, si ritiene invece che "Vinius" sia lantico
nome del Rapido.
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Picano Giuseppe, padre dello scrivente, nella sua monografia su
Casalucense, edita nel 1900, così scriveva in una nota: <<Importantissimi sono il
bellissimo ponte "vinniale" (da cui discostavasi il Rapido, il quale era detto
Vinius) di uno solo arco a tutto sesto, ove era incastrata una pietra con le parole M.
AGR
COS e una lapide
>>. Il rev. Don Marco Lanni, nella sua più volte
citata Monografia, così scrive sul Rapido: <<Il territorio di S. Elia è bagnato
dal fiume Rapido, il quale sorge nei monti del Comune di Vallerotonda dalla parte
settentrionale in luogo detto Capo dAcqua o Vado di Rapido, ed è alimentato dalla
fusione della neve, che negli avvallamenti di questa giogaia non si scioglie giammai
interamente. E nel corso di tredici chilometri, precipitandosi fra i monti e rompendosi
tra sassi, scende al piano fragoroso e limpido a piè della terra, cui, in ricambio dei
guasti, che vi produce con trasporto di arena e di ciottoli quando rigoglioso inonda le
sue campagne, alimenta le grandiosi manifatture, che le danno vita, e con giro tortuoso e
rapido, passando per Cassino, va ad immettere nel Liri, compiendo il percorso intero di 32
chilometri. Sotto Cassino prende il nome di Gari, il quale innestandosi a quello di
Liri,
ha lonore di dargli il nome Garigliano, cioè Gariliano>>. Sembra
allesponente che il nome di garigliano indichi in maniera inequivocabile i nomi dei
due corso dacqua che lo formano con la loro unione.
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Testo da "L;Acquedotto Romano di Cassino" di
Giovanni Picano - Le foto sono tratte dal CD ROM "S.Elia Fiumeraoido" Edizione
Coop. Bassa Ciociaria
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