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24 maggio 2013
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Antonio Vano

I cassinati raccontano:
La mia 3° naia "Un anno di prigionia tra Turnau e Boblingen 1944-45"
Introduzione
Antonio Vano ha ormai 86 anni e conserva i suoi diari da oltre 57. Mai aveva espresso il desiderio di pubblicarli. Se ora sono dati alle stampe è per mia insistente pressione.
Ci si puó chiedere: ma allora perché li ha compilati?
In genere un diario è qualcosa di intimo e di strettamente personale; lo si scrive quasi per avere un amico fedele a cui confidare i propri sentimenti, a cui affidare i propri pensieri e le cose da ricordare.
Con tale spirito, credo, l’Autore ha annotato giorno dopo giorno le cose più rilevanti di quella che egli chiama la 3ª naia.
Ma dopo aver letto il “Diario” ho capito subito che non si trattava più di semplici fatti personali e riservati, ma di un importante documento, la cui autenticità è di tutta evidenza, che illustra in maniera finalmente diversa alcuni tratti di quel tempestoso periodo della nostra recente storia.
Dico “finalmente diversa” perché fino ad ora si è parlato dei campi di internamento in Germania dando spazio esclusivo all’olocausto; e questo è sacrosanto; tuttavia non vanno dimenticate le vicende “minori” che hanno interessato centinaia di migliaia di forzati – militari e civili, di ogni parte d’Europa – nei campi di lavoro tedeschi: molti di essi non hanno più fatto ritorno in patria.
Il diario di Vano è stato portato avanti con meticolosità, senza saltare un giorno, senza alterare i fatti annotati. Va detto che ogni giorno veniva visionato da un ufficiale tedesco, il che puó aver indotto a controllare i toni, a non accennare a cose di interesse militare; tuttavia dall’insieme viene fuori un quadro veritiero della vita che si svolgeva nei campi, dell’atmosfera che vi regnava, delle sofferenze, privazioni e, spesso, prevaricazioni che gli internati erano costretti a subire. Ma dal Diario saltano fuori anche episodi che suscitano ilarità, che evidenziano l’arte di arrangiarsi dell’italiano, la capacità di sapersi fare apprezzare; né mancano pagine di autentica poesia, specialmente quando, nei momenti di riposo o nelle ricorrenze religiose, affiora lo struggente pensiero dei familiari lontani, della propria città di cui si ignora il destino, degli amici che forse non si rivedranno più.
Il Diario si articola in quattro quaderni, che l’Autore si è portato appresso gelosamente nel lungo peregrinare tra i campi d’aviazione germanici; i quaderni sono gli stessi che furono acquistati in Germania, e sono accompagnati da una grande carta della Germania e da numerose foto delle località “visitate”: tutte del 1943/44. Di solito durante la giornata Antonio Vano appuntava le cose notevoli su foglietti e la sera li trascriveva sul quaderno. È così che abbiamo la cronaca fedele ed estremamente precisa dei sorvoli aerei alleati e dei bombardamenti sui campi d’aviazione e sulle città vicine. Il Nostro si trasforma in una sorta di “inviato speciale” che registra ogni avvenimento e ogni cosa che merita di essere fermata sulla carta. Un esempio: “Dopo aver attraversato i maggiori centri di Ludwigsburg, Bietigheim, Heilbronn, Neckarsulm, Würzburg, Schneinpurt durante la notte e Schweinfurt, Zella, Mehlis alle prime ore del mattino, alle 7.15, abbiamo sostato per alcuni minuti fra le ancora fumanti rovine della stazione di Armstadt, bombardata durante la notte. È stato uno spettacolo alquanto impressionante poiché ancora si dovevano rimuovere le vittime sulla banchina della stazione” (9 febbraio 1945). Nello stesso giorno ci informa che la bellissima Dresda non è stata ancora colpita dai bombardamenti: “Bellissima è la stazione di Dresda e con nostra meraviglia non è stata bombardata; ma poi siamo informati che tutta la città non ha subito ancora nessun bombardamento”. Ma solo qualche giorno dopo, 14 febbraio, ecco che annota: “Dalla radio questa sera si è appreso del primo e violento bombardamento alla città di Dresda effettuato da circa 1300 bombardieri: Peccato! Bellissima città e forse l’unica che vi era rimasta in Germania senza essere bombardata”.
Dunque il Diario si fa cronaca in diretta; cronaca che si snoda dall’Austria alla Cecoslovacchia, da Norimberga ad Hagenau, dal Reno a Stoccarda, da Ulm a Monaco; ed è questo che lo rende un documento importante anche per gli studiosi della seconda guerra mondiale.
Ma il diario, per il succedersi fitto degli avvenimenti e per l’alternarsi frequente delle situazioni, dal rischio di morte ad episodi comici, diventa anche romanzo; romanzo appassionante e coinvolgente; specialmente quando si passa dal rischio di tornare di nuovo in Germania, dopo l’avventuroso rientro in Italia, al salvataggio da parte dei pidocchi; dal rischio di essere fucilato come spia dei tedeschi quando era ormai a pochi metri da casa (“appena svoltato per il vicolo, mi imbatto in un gruppetto di partigiani e contemporaneamente una anziana donna mi addita a quelli dicendo: “le s’è quello! le s’è quello che faceva la spia ai tedeschi!”. Immediatamente mi hanno circondato, e con violenza, ma fortunatamente, mi hanno condotto al Comune dove si era installato il comando di liberazione”), alla gioia per la cessazione delle ostilità il 2 maggio 1945 (“Alle 21 lancio di molti razzi luminosi, traccianti e salve di mitra e suoni di campane: è stata festeggiata la cessazione delle ostilità e in conseguenza la liberazione dell’Italia”).
Non è un letterato di professione Antonio Vano, per questo qualche ingenuità stilistica gli va perdonata; tuttavia la prosa nella sua essenzialità è coinvolgente e piacevole.
Sì, il Diario è un romanzo a tutti gli effetti, ma i fatti narrati, realmente accaduti, superano di gran lunga la fantasia.

Emilio Pistilli


Il libretto personale rilasciato dalla Luftwaffe il 10 maggio 1944

Premessa
L’8 settembre 1943, quale militare richiamato, ero in servizio presso il Distretto Militare di Frosinone. Dell’armistizio si seppe solo in serata.
Il 12 settembre, dopo il bombardamento della notte su Frosinone e l’inutile resistenza ai tedeschi del giorno prima, ci fu la resa.
Insieme agli altri fui catturato, ma nel pomeriggio dello stesso giorno riuscii a scappare e in motocicletta di un porta ordini tedesco rientrai a Cassino.
Qui fui preso in forza al Comune in aiuto all’ing. Bologna con le squadre di operai per assolvere a tutte quelle necessità conseguenti al bombardamento del 10 settembre.
Il 23 novembre la presenza a Cassino era assolutamente impossibile e quindi accettai la deportazione al nord con i miei familiari e tanti altri sventurati.
Dopo vari accantonamenti, con un lungo treno formatosi ad Anagni, stivati come sardine e guardati a vista, partimmo alla volta di Trento, dove giungemmo dopo diversi giorni di viaggio e lunghe soste sui binari.
Dopo altri giorni di sosta in treno ci fu lo smezzamento: una parte dei vagoni rimase, l’altra ci portò a Vicenza. Qui, assistiti sommariamente, in prossimità del Natale (era il 22 dicembre), fummo smistati in diversi paesi del Vicentino.
Con i miei familiari ed altre famiglie di Cassino, Cervaro, Formia, ecc. fui destinato al comune di Piovene-Rocchette.
Per interessamento del Commissario Prefettizio Dr. Cantoni, in data 15 febbraio 1944, fui assunto al Comune.
La mia posizione militare, per la legge vigente della R.S.I., era preoccupante perché ritenuto disertore. I bandi di richiamo alle armi si susseguivano di giorno in giorno; così anche quello relativo alla cl. 1916-17. Chi non si presentava veniva arrestato e quando non riuscivano a prenderli ci rimettevano i familiari.
Il Maresciallo dei Carabinieri che era a conoscenza della mia posizione, per segnalazioni ricevute, mi consigliò di andare a presentarmi al Distretto Militare, al quale avrei potuto chiedere un rinvio in considerazione del fatto che ero profugo per causa di guerra.
Al D. M. di Vicenza venne respinta la mia richiesta e fui inviato al Centro di raccolta in S. Michele extra-Verona: era il 1° maggio.
Il 14 maggio in 700 e forse più fummo caricati in vagoni chiusi (carri bestiame), circa 40 in ogni vagone, e deportati in Cecoslovacchia, a Turnau in Moravia.
Il viaggio, con le diverse soste, durò 14 giorni.

Antonio Vano

  • Quaderno 1 (1 maggio 1944 - 3 settembre 1944)
  • Quaderno 2 (4 settembre 1944 - 23 novembre 1944) 
  • Quaderno 3 (24 novembre 1944 - 31 marzo 1945)
  • Quaderno 4 (1 aprile 1945 - 8 maggio 1945)


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