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10 settembre 2010
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Madonna del Carmine

Schizzo planimetrico del seminterratoSchizzo planimetrico della chiesa
Schizzi planimetrici della chiesa a destra
e del seminterrato a sinistra
(rilievo di Antonio Vano)

La Chiesa della Madonna del Carmine: Tra le chiese minori ma artisticamente più valide della Cassino anteguerra va sicuramente annoverata la chiesa del Carmine, quasi completamente distrutta dai bombardamenti del 1943/44. La chiesa sorgeva lungo l'attuale Corso della Repubblica, tra la statua della "Madonnina" ed il convento delle suore stimmatine. I resti della parte bassa dell'edificio sono celati da un alto muro che fa da sfondo alle aiuole comunali. Nell'immediato dopoguerra restavano ancora in piedi i muri perimetrali, ma questi furono abbattuti perché ritenuti pericolanti. Ora l'accesso è interdetto ad estranei mentre l'interno, in stato di abbandono, è utilizzato come area di accumulo di materiali vari dal vicino convento. La sequenza fotografica mostra lo stato attuale del rudere, che presenta parti superstiti interessanti solo nella zona perimetrale, soprattutto verso l'altare maggiore. Non è pensabile una ricostruzione secondo le antiche linee architettoniche, però è auspicabile il recupero e la salvaguardia di ciò che rimane, sia per il valore di alcune parti, come quelle residue della scala a chiocciola in pietra viva o quelle dell'area dell'altare o quelle ben visibili della facciata, sia, soprattutto, per il valore storico dell'insieme, dal momento che rappresenta ormai l'unica traccia, dopo l'abbattimento della torre campanaria, del passato della città. Ritengo che quell'area, adeguatamente attrezzata, possa essere aperta al pubblico come prolungamento dei giardini pubblici e come esposizione emblematica di quanto la guerra ha prodotto sulla Città Martire. Sulla chiesa del Carmine, purtroppo, non si hanno molte notizie storiche. Si sa che essa fu costruita su una chiesetta campestre denominata S. Maria della Strada già presente nel secolo XIII. Il nome le derivava dal fatto che sorgeva in aperta campagna lungo la strada che da S. Germano (l'antico nome di Cassino) volgeva verso la Campania. La si trova citata nel regesto dell'abate Bernardo I Ayglerio (Ed. Caplet, n. 165, anno 1270) il quale dona al fedele protonotaio Francesco un terreno confinante con l'antico fossato nel quale scorre l'acqua che scende in prossimità della chiesa di S. Maria della Strada, e nel regesto di Tommaso Decano relativamente all'anno 1274 (Tabul. Casinense, n. 103), nel testamento di Cataldo Pellipario il quale stabiliva, tra l'altro, il lascito di un tarì alla chiesa Sancte Marie de Strata. La chiesa subì un rifacimento ed un ampliamento nel 1611; in tale occasione assunse la nuova dedica alla Madonna del Carmine (A. Pantoni, Passato e presente delle chiese di Cassino. A vent’anni dal passaggio della guerra, in "L’Osservatore Romano", 18 marzo 1964, n. 65). Lo studioso Angelo Pantoni O.S.B., inoltre, ci ricorda che "fu rinnovata integralmente nel 1749 su disegno del ticinese Domenico Simonetti, che a quel tempo lavorava a Montecassino nel rinnovamento della sacrestia" (ibid.). Probabilmente dopo quell'intervento la nostra chiesa non fu più oggetto di attenzione per la necessaria manutenzione; ciò grazie anche alla sua posizione in aperta campagna, sia pure a non molta distanza dalle mura di S. Germano, e alla crescente importanza della vicina chiesa di S. Antonio. Il degrado, in tal modo fu inevitabile, tanto che non se ne hanno più notizie neppure negli archivi di Montecassino, nei quali sono registrati tutti gli atti relativi alle visite periodiche abbaziali nelle varie chiese della diocesi tranne per quella del Carmine. In tale stato dovette giungere fino ai primi decenni del 1900. Nel 1929 la chiesa risulta sconsacrata e ricettacolo di frascame. Ce ne informa Vincenzo Buronzo, commissario Governativo della Federazione Fascista degli Artigiani d'Italia, nel suo discorso inaugurale della Mostra Nazionale del Lavoro, inaugurata in occasione del XIV centenario di Montecassino: «Le severe, ed anche a volte brutali necessità dei tempi, e un poco anche la furia e la cecità degli uomini, avevano ridotto questo bel tempio settecentesco ad un triste ricovero di legnami e di paglia, a una povera casa in rovina ... e c'erano sotto le pietre, badate, le ceneri di morti che la pietà delle famiglie cassinesi ricercava ancora». Per quella solenne occasione la chiesa del Carmine nello spazio di due mesi fu completamente restaurata e rinnovata per ospitare la mostra degli arredi sacri, opera degli artigiani di tutta Italia. In un altro discorso lo stesso Buronzo, dopo aver definito la chiesa della Madonna del Carmine "nobile tempio settecentesco, dalle linee architettoniche leggere e solenni, ricorrenti intorno in un'armonia fatta di grazia e di severità", aggiunge: «Ma quando noi, maestri artigiani di tutti i mestieri e di tutte le province d'Italia, siamo convenuti qui per incominciare questa non facile opera di restaurazione e di adornamento, la Chiesa, sconsacrata, non era più che un povero rudero, battuto fuori e dentro dalla pioggia e dal vento, con gli altari dispogliati, le absidi in rovina, senza più fonte battesimale, senza più pergamo, né tabernacolo. Era passata in essa la furia profanatrice degli uomini che talvolta camminano anche senza morirne di vergogna sulle ceneri dei loro morti e sui tesori delle loro cose più sante. E la folgore aveva segnato d'un solco nero le pareti abbandonate». Tra le varie cose preziose esposte nella chiesa per quella occasione vanno segnalati: una grande vetrata, raffigurante S. Benedetto e S. Scolastica, proveniente da Firenze; la porta in bronzo con versetti dei profeti e gli strumenti della flagellazione, da Roma; l'altare di noce scolpito e di maioliche da L'Aquila. Accanto alla chiesa la ditta Marinelli di Agnone fece innalzare un concerto completo di campane azionato da una tastiera installata in chiesa mediante un congegno elettrico, opera dell'ing. Grana di Torino. Dietro l'altare maggiore fu installato un maestoso organo con 2.300 canne, di stile rinascimentale, opera realizzata dai maestri Aletti di Monza in soli tre mesi, destinato, nell'intenzione degli organizzatori, alla basilica di Montecassino in sostituzione di quello seicentesco di Domenicantonio Colicci (cosa, questa, non avvenuta). All'inaugurazione furono presenti l'ex ministro della P.I., sen. Pietro Fedele, l'arcivescovo di Milano, card. Schuster, l'abate di Montecassino mons. Diamare e numerose altre personalità che assistettero ad un grandioso concerto del maestro Galliera di Milano (per le notizie relative al centenario si veda L'artigianato e Montecassino, in Rassegna del Lazio 1929). Dopo la splendida parentesi del 1929 la chiesa restò chiusa cadendo di nuovo nell'abbandono e nel degrado. In un'intervista rilasciatami nell'aprile 1986 la compianta suor Amalia, madre superiore delle Stimmatine, ricordava: «Restò chiusa per 30 anni; nel 1940 all'interno fu trovato sterco di cavallo; fu restaurata e rispistinata il 4 ottobre 1940 [pare che la data debba essere il 3 ottobre – n.d.r.] con stucchi fatti da Gradini». D. Angelo Pantoni ebbe a precisare: «L’edificio di linee slanciate ed eleganti, previo un lavoro accurato di restauro, era stato consacrato dall’abate Diamare nel 1940, ed era affidato alle Suore Stimmatine che lì presso dimoravano con il loro orfanotrofio, e tuttora vi dimorano in una ricostruita ed ampliata sede, per le ulteriori, benefiche attività da loro assunte» (cit., 1964). «All'interno della rinnovata chiesa – raccontava ancora suor Amalia -, sull’altare di destra verso l’ingresso, era custodita la statua della Madonna di Guadalupe, recuperata dopo la guerra e conservata presso le suore Stimmatine. L’altare maggiore fu fatto ad imitazione di quello di Montecassino. Dietro l’altare maggiore vi era un affresco con Crocifissione che fu restaurato da don Eusebio». Gli angeli dell'altare ora sono posti a sostegno dell'altare nella cappella delle suore Stimmatine. Infine tra le poche cose che si sono recuperate dopo il bombardamento del 1943/44 c'è la statua lignea di S. Francesco, ora custodita nella chiesa di S. Antonio, nella cappella di destra. Purtroppo della chiesa del Carmine non ci sono giunte immagini fotografiche di qualche interesse: solo qualche foto aerea dei primi giorni del bombardamento, con veduta dal retro; nulla della facciata, se si esclude qualche tratto parziale emergente da palazzi in primo piano. Dobbiamo alla pazienza certosina dell'infaticabile Antonio Vano, oggi ottantaduenne, l'elaborazione in scala degli schizzi di pianta, rilevati dalle parti superstiti, e del plastico della facciata, oggi unica immagine completa, rifatta sul disegno di Giuseppe Russi del 1929 che presenta, però, numerosi difetti.


Chiesa del Carmine


Resti della Chiesa


Facciata della chiesa
(plastico di A. Vano)

Interno della Chiesa

Interno della Chiesa

Altare

Interno della Chiesa

Interno della Chiesa

Muratura esterna

Interno della Chiesa

di Emilio PISTILLI - PRESENZA Xna, 16 ott. 1998 -


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