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La Chiesa della Madonna del
Carmine: Tra le chiese minori ma artisticamente più
valide della Cassino anteguerra va sicuramente annoverata la chiesa del Carmine, quasi
completamente distrutta dai bombardamenti del 1943/44. La chiesa sorgeva lungo l'attuale
Corso della Repubblica, tra la statua della "Madonnina" ed il convento delle
suore stimmatine. I resti della parte bassa dell'edificio sono celati da un alto muro che
fa da sfondo alle aiuole comunali. Nell'immediato dopoguerra restavano ancora in piedi i
muri perimetrali, ma questi furono abbattuti perché ritenuti pericolanti. Ora l'accesso
è interdetto ad estranei mentre l'interno, in stato di abbandono, è utilizzato come area
di accumulo di materiali vari dal vicino convento. La sequenza fotografica mostra lo stato
attuale del rudere, che presenta parti superstiti interessanti solo nella zona
perimetrale, soprattutto verso l'altare maggiore. Non è pensabile una ricostruzione
secondo le antiche linee architettoniche, però è auspicabile il recupero e la
salvaguardia di ciò che rimane, sia per il valore di alcune parti, come quelle residue
della scala a chiocciola in pietra viva o quelle dell'area dell'altare o quelle ben
visibili della facciata, sia, soprattutto, per il valore storico dell'insieme, dal momento
che rappresenta ormai l'unica traccia, dopo l'abbattimento della torre campanaria, del
passato della città. Ritengo che quell'area, adeguatamente attrezzata, possa essere
aperta al pubblico come prolungamento dei giardini pubblici e come esposizione emblematica
di quanto la guerra ha prodotto sulla Città Martire. Sulla chiesa del Carmine, purtroppo,
non si hanno molte notizie storiche. Si sa che essa fu costruita su una chiesetta
campestre denominata S. Maria della Strada già presente nel secolo XIII. Il nome le
derivava dal fatto che sorgeva in aperta campagna lungo la strada che da S. Germano
(l'antico nome di Cassino) volgeva verso la Campania. La si trova citata nel regesto
dell'abate Bernardo I Ayglerio (Ed. Caplet, n. 165, anno 1270) il quale dona al fedele
protonotaio Francesco un terreno confinante con l'antico fossato nel quale scorre
l'acqua che scende in prossimità della chiesa di S. Maria della Strada, e nel regesto
di Tommaso Decano relativamente all'anno 1274 (Tabul. Casinense, n. 103), nel testamento
di Cataldo Pellipario il quale stabiliva, tra l'altro, il lascito di un tarì alla chiesa Sancte
Marie de Strata. La chiesa subì un rifacimento ed un ampliamento nel 1611; in tale
occasione assunse la nuova dedica alla Madonna del Carmine (A. Pantoni, Passato e
presente delle chiese di Cassino. A vent’anni dal passaggio della guerra, in
"L’Osservatore Romano", 18 marzo 1964, n. 65). Lo studioso Angelo Pantoni
O.S.B., inoltre, ci ricorda che "fu rinnovata integralmente nel 1749 su disegno del
ticinese Domenico Simonetti, che a quel tempo lavorava a Montecassino nel rinnovamento
della sacrestia" (ibid.). Probabilmente dopo quell'intervento la nostra chiesa non fu
più oggetto di attenzione per la necessaria manutenzione; ciò grazie anche alla sua
posizione in aperta campagna, sia pure a non molta distanza dalle mura di S. Germano, e
alla crescente importanza della vicina chiesa di S. Antonio. Il degrado, in tal modo fu
inevitabile, tanto che non se ne hanno più notizie neppure negli archivi di
Montecassino,
nei quali sono registrati tutti gli atti relativi alle visite periodiche abbaziali nelle
varie chiese della diocesi tranne per quella del Carmine. In tale stato dovette giungere
fino ai primi decenni del 1900. Nel 1929 la chiesa risulta sconsacrata e ricettacolo di
frascame. Ce ne informa Vincenzo Buronzo, commissario Governativo della Federazione
Fascista degli Artigiani d'Italia, nel suo discorso inaugurale della Mostra Nazionale del
Lavoro, inaugurata in occasione del XIV centenario di Montecassino: «Le severe, ed anche
a volte brutali necessità dei tempi, e un poco anche la furia e la cecità degli uomini,
avevano ridotto questo bel tempio settecentesco ad un triste ricovero di legnami e di
paglia, a una povera casa in rovina ... e c'erano sotto le pietre, badate, le ceneri di
morti che la pietà delle famiglie cassinesi ricercava ancora». Per quella solenne
occasione la chiesa del Carmine nello spazio di due mesi fu completamente restaurata e
rinnovata per ospitare la mostra degli arredi sacri, opera degli artigiani di tutta
Italia. In un altro discorso lo stesso Buronzo, dopo aver definito la chiesa della Madonna
del Carmine "nobile tempio settecentesco, dalle linee architettoniche leggere e
solenni, ricorrenti intorno in un'armonia fatta di grazia e di severità", aggiunge:
«Ma quando noi, maestri artigiani di tutti i mestieri e di tutte le province d'Italia,
siamo convenuti qui per incominciare questa non facile opera di restaurazione e di
adornamento, la Chiesa, sconsacrata, non era più che un povero rudero, battuto fuori e
dentro dalla pioggia e dal vento, con gli altari dispogliati, le absidi in rovina, senza
più fonte battesimale, senza più pergamo, né tabernacolo. Era passata in essa la furia
profanatrice degli uomini che talvolta camminano anche senza morirne di vergogna sulle
ceneri dei loro morti e sui tesori delle loro cose più sante. E la folgore aveva segnato
d'un solco nero le pareti abbandonate». Tra le varie cose preziose esposte nella chiesa
per quella occasione vanno segnalati: una grande vetrata, raffigurante S. Benedetto e S.
Scolastica, proveniente da Firenze; la porta in bronzo con versetti dei profeti e gli
strumenti della flagellazione, da Roma; l'altare di noce scolpito e di maioliche da
L'Aquila. Accanto alla chiesa la ditta Marinelli di Agnone fece innalzare un concerto
completo di campane azionato da una tastiera installata in chiesa mediante un congegno
elettrico, opera dell'ing. Grana di Torino. Dietro l'altare maggiore fu installato un
maestoso organo con 2.300 canne, di stile rinascimentale, opera realizzata dai maestri
Aletti di Monza in soli tre mesi, destinato, nell'intenzione degli organizzatori, alla
basilica di Montecassino in sostituzione di quello seicentesco di Domenicantonio Colicci
(cosa, questa, non avvenuta). All'inaugurazione furono presenti l'ex ministro della
P.I.,
sen. Pietro Fedele, l'arcivescovo di Milano, card. Schuster, l'abate di Montecassino mons.
Diamare e numerose altre personalità che assistettero ad un grandioso concerto del
maestro Galliera di Milano (per le notizie relative al centenario si veda L'artigianato
e Montecassino, in Rassegna del Lazio 1929). Dopo la splendida parentesi del 1929 la
chiesa restò chiusa cadendo di nuovo nell'abbandono e nel degrado. In un'intervista
rilasciatami nell'aprile 1986 la compianta suor Amalia, madre superiore delle
Stimmatine,
ricordava: «Restò chiusa per 30 anni; nel 1940 all'interno fu trovato sterco di cavallo;
fu restaurata e rispistinata il 4 ottobre 1940 [pare che la data debba essere il 3 ottobre
– n.d.r.] con stucchi fatti da Gradini». D. Angelo Pantoni ebbe a precisare:
«L’edificio di linee slanciate ed eleganti, previo un lavoro accurato di restauro,
era stato consacrato dall’abate Diamare nel 1940, ed era affidato alle Suore
Stimmatine che lì presso dimoravano con il loro orfanotrofio, e tuttora vi dimorano in
una ricostruita ed ampliata sede, per le ulteriori, benefiche attività da loro assunte»
(cit., 1964). «All'interno della rinnovata chiesa – raccontava ancora suor Amalia -,
sull’altare di destra verso l’ingresso, era custodita la statua della Madonna di
Guadalupe, recuperata dopo la guerra e conservata presso le suore
Stimmatine.
L’altare maggiore fu fatto ad imitazione di quello di Montecassino. Dietro
l’altare maggiore vi era un affresco con Crocifissione che fu restaurato da don
Eusebio». Gli angeli dell'altare ora sono posti a sostegno dell'altare nella cappella
delle suore Stimmatine. Infine tra le poche cose che si sono recuperate dopo il
bombardamento del 1943/44 c'è la statua lignea di S. Francesco, ora custodita nella
chiesa di S. Antonio, nella cappella di destra. Purtroppo della chiesa del Carmine non ci
sono giunte immagini fotografiche di qualche interesse: solo qualche foto aerea dei primi
giorni del bombardamento, con veduta dal retro; nulla della facciata, se si esclude
qualche tratto parziale emergente da palazzi in primo piano. Dobbiamo alla pazienza
certosina dell'infaticabile Antonio Vano, oggi ottantaduenne, l'elaborazione in scala
degli schizzi di pianta, rilevati dalle parti superstiti, e del plastico della facciata,
oggi unica immagine completa, rifatta sul disegno di Giuseppe Russi del 1929 che presenta,
però, numerosi difetti.
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Chiesa del Carmine

Resti della Chiesa

Facciata della chiesa
(plastico di A. Vano)

Interno della Chiesa

Interno della Chiesa

Altare

Interno della Chiesa

Interno della Chiesa

Muratura esterna

Interno della Chiesa
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