Home page
10 settembre 2010
Storia | II Guerra Mondiale | Cultura | Archeologia | Montecassino | Territorio | Info | 
freccia.gif Chiese e Comunità Religiose della vecchia Cassino
freccia.gif SS. Annunziata
freccia.gif S. Antonio
freccia.gif Madonna del Carmine
freccia.gif Chiesa di San Germano

freccia.gif Il sito
freccia.gif Notizie storiche
freccia.gif Esame dei Rilievi Architettonici



Chiesa di San Germano

Antica Chiesa di S. Germano
Antica Chiesa di S. Germano


L'antica statua di
S.Germano
risalente al 1483
opera di fra Celso


Il sito

La chiesa di S. Germano a Cassino: Attorno alla chiesa di S. Germano di Cassino si è svolta tutta la storia della città; anzi, possiamo ben dire che la città nacque su un nucleo preesistente costituito dal monastero, che sorgeva sulle rive del fiume Rapido, e dalla annessa chiesa, che all’origine si chiamò del "Salvatore". Stiamo parlando della seconda metà dell’VIII secolo. A quel tempo dell’antica Casinum si era quasi persa memoria: ne rimaneva un villaggio denominato Castrum Sancti Petri. Negli anni settanta del sec. VIII l’abate Potone aveva fatto costruire una piccola chiesa in onore di S. Benedetto ad uso dei monaci che risiedevano nel vicino monastero del Salvatore. Più tardi l’abate Gisulfo (ab. 796 - 817) volle accrescere la presenza dei monaci a valle, fece costruire nuove celle e fece abbattere la chiesetta di S. Benedetto: al suo posto, dopo aver spianato la molteplicità di ruderi di epoca romana – una persistente tradizione colloca in quel luogo l’antico foro di Casinum – fece costruire una basilica a tre navate con 24 colonne avendone dato l’incarico ad un certo Carioaldo. Le absidi laterali furono dedicate a S. Benedetto (quella di destra) e a S. Martino; quella centrale al Salvatore: di qui l’intitolazione della chiesa. Di fronte ad essa, al centro di un ampio atrio fu innalzato, su otto grandi colonne, il campanile – che fu sostituito, successivamente, dalla torre campanaria distrutta, poi, dall’ultima guerra –. Nell’872 l’imperatore Ludovico II, di passaggio per quei luoghi, lasciò in dono alla chiesa la reliquia di un dito di S. Germano, vescovo di Capua. Fu questo il motivo del cambiamento di nome del tempio, ma non sappiamo quando avvenne. Nella chiesa, che nell’883 si chiamava ancora del Salvatore, fu decapitato l’abate Bertario da un’orda di Saraceni che avevano sconvolto tutto il territorio. Nel secondo decennio dell’anno mille attorno alla chiesa, che oramai era S. Germano, l’abate Atenolfo (ab 1011 - 1022) fece iniziare a costruire la città, che, appunto, dalla chiesa prese il nome. Nella seconda metà del sec. XI l’abate Desiderio (ab. 1058 - 1087), dopo aver resa splendida la basilica del superiore monastero di Montecassino, volle abbellire anche la nostra chiesa in città. La basilica fu sede di uno storico evento per l’Italia e l’Europa: la firma del trattato di pace di S. Germano, nel 1230, tra l’imperatore Federico II ed il messo di papa Gregorio IX; ma già cinque anni prima lo stesso imperatore, in partenza per la Terra Santa, vi tenne parlamento. Nel 1349 un tremendo terremoto sconvolse tutta la regione devastando la badia di Montecassino e arrecando gravi danni alla chiesa di S. Germano. Seguì un periodo di abbandono di diversi decenni; solo nel secolo successivo l’abate Pirro Tomacelli (ab. 1414 - 1442) la fece restaurare, senza, però, modificarne la struttura. Qualche anno dopo il cardinale Giovanni D’Aragona, abate commendatario di Montecassino (ab. 1471 - 1485) fece dono, alla chiesa, della statua di S. Germano, opera di fra Celso, monaco di S. Germano; la statua, che è datata 1483, è la stessa che è posta oggi presso l’altare maggiore, restaurata dopo il danneggiamento del 1944. Alla fine del sec. XVII (a. 1695) la chiesa fu abbattuta e ricostruita su disegno dell’arch. Arcangelo Guglielmelli: le colonne furono sostituite da pilastri, gli altari furono cinque, oltre quello maggiore, mentre altri altari furono posti in cinque cappelle laterali; presso l’ingresso fu eretto il fonte battesimale, i cui resti sono stati recuperati dopo l’ultima recente distruzione. Purtroppo appena qualche anno dopo il rifacimento, (14 gennaio del 1711) un pilastro della chiesa cedette causando il crollo di buona parte della copertura. Si occupò della ricostruzione l’ing. arch. Giuseppe Lucchesi da Napoli, il quale diede alla facciata le eleganti linee settecentesche che sono giunte fino al 1944. La chiesa fu consacrata solo il 23 giugno 1776 dal vescovo di Aquino e Pontecorvo mons. Giacinto Sardi. Con la calata dei Francesi al seguito delle truppe di Championnet la chiesa fu depredata e gravemente danneggiata, seguendo, in questo, l’infausto destino della superiore basilica. Il supremo sacrificio della collegiata di S. Germano fu opera dei bombardamenti anglo-americani tra il 10 settembre 1943 ed il 15 marzo 1944: non rimase che un cumulo di macerie emergenti dalle acque delle numerose sorgenti del luogo. La ricostruzione cominciò nel 1973 – fu posta prima pietra il 25 novembre 1973 – su progetto dell’arch. Breccia Fratadocchi, che volle ripetere, per quanto possibile, le misure del precedente edificio, ma con criteri assolutamente moderni, giudicando un falso una eventuale ricostruzione secondo le antiche linee architettoniche. Purtroppo, però, l’attuale edificio non è quello originariamente progettato dal Fratadocchi, il quale aveva ideato un tempio imponente e monumentale: esigenze di carattere economico imposero un ridimensionamento del complesso basilicale, che fu ribassato di oltre cinque metri e ristretto di quattro.Di notevole interesse artistico sono le due vetrate policrome laterali, raffiguranti il martirio di S. Bertario e la morte di S. Germano nella visione di S. Benedetto, ed il grande mosaico della crocifissione alle spalle dell'altare, realizzati nel 1976 da padre Ambrogio Fumagalli, scomparso nel maggio del 1998.L’ultima consacrazione fu fatta il 5 giugno 1977 dal card. Umberto Mozzoni.

***

Del materiale architettonico della chiesa di S. Germano, distrutta nell’ultima guerra, si è salvato ben poco. I resti più significativi sono stati raccolti – ma si tratta di ben poca cosa – per essere custoditi a Montecassino; ora solo la restaurata statua di S. Germano è esposta nella nuova chiesa. I frammenti di colonne ed i capitelli che ora adornano la collegiata appartengono per lo più alla scomparsa chiesa di S. Maria delle Cinque Torri, che sorgeva affiancata alla chiesa madre sul lato nord. In tempi abbastanza recenti la chiesa è stata oggetto di vari interventi che hanno modificato alquanto l'originaria concezione del tempio, secondo la quale l'occhio e l'attenzione del fedele debba scorrere direttamente all'altare maggiore (l'unico) senza essere distratto da altri inserimenti, come cappelle laterali, nicchie, statue di santi: una sorta di "rivisitazione" del romanico, ma con materiale moderno, quale è il cemento armato, e concezione moderna degli spazi interni. In fondo alla finta navatella di destra nel 1988 fu allestita una cappella, dono delle famiglie Guido Di Meo e Germano Di Carlo, per ospitare la statua dell'Assunta; nella navatella opposta, a lato dell'altare, è stata creata la cappella del Santissimo, su progetto dell'architetto Giuseppe Picano; nel transetto, sul lato sinistro, sono state collocate le statue di S. Germano e di padre Pio. Altri interventi hanno interessato la facciata principale su piazza Corte: si è accresciuta l'altezza del portone centrale, per consentire un più agevole passaggio della statua dell'Assunta, si sono rivestite in pietra le tre porte, si è ampliato lo spazio del sagrato, sono state ricavate due nicchie ai lati della facciata, della quale, però, si attende ancora una sistemazione definitiva.

Chiesa di S. Germano oggi
Chiesa di S. Germano oggi

di Emilio PISTILLI

L’Altare Maggiore e la Cappella del Salvatore della Chiesa Collegiata di San Germano in una descrizione del 1696

<

Lucia contempto mundo, rebusque caducis, caelestes tota mente sitivit opes.

Cappella di Santa Agnese vulgo chiamata Santa Annessa, che è governata dalla famiglia de’ Signori Marselli. La Cappella di Santo Ignatio Loiola Fondatore della Compagnia di Gesù, e di San Francesco Xaverio Apostolo dell’Indie, che è governata dalla famiglia de’ Signori Summo di questa Città di San Germano, le quali Cappelle fanno il loro Inventario a parte separato, così della pianta di esse, come delli loro beni, et effetti. Al lato destro dell’Altare di Santa Lucia vi è una Croce di legno con Crocefisso esposta al muro di longhezza palmi dodeci, il legno per traverso palmi nove, altezza del Santissimo Crocefisso sono palmi otto.

Pallentes rami, pallentes frondibus umbrae,
Arbor o cunctis dulcior arboribus.
Quam dulcis statio hic, quam dulces carpimus umbras,
Corpora, quae recreant, quae recreant animos.
Ergo alii er aliis quaerant sibi frondibus umbras
Haec satis est nobis corporis umbra tui.

In detta Chiesa vi è una sepoltura a mano destra della Cappella di Santa Agnese, dove nel coverchio sta scritta Antinorus Roscius.

L’Altare Maggiore

L’Altare Maggiore di detta Chiesa è di fabrica di larghezza palmi due, e mezzo con pietra sacrata. Il suo Palliotto è commesso di molti mischi lavorato con bellissimi lavori di fogliami, con le cornici di marmo bianco, e nel mezzo anco con certi intagli di marmo, con quattro testicciole d’Angeli. La lunghezza di detto palliotto è palmi dici, e mezzo, la sua altezza è palmi tre, e mezzo. Li fianchi del sudetto Altare sono similmente dell’istesso lavoro commesso de mischi con fogliami. Sopra detto Altare vi sono due scalini lavorati col medesimo lavoro di lunghezza palmi quattordici, d’altezza palmi tre, sotto detti scalini nell’uno, e nell’altro canto dell’altare sudetto vi è un Medaglione per parte, quale ravvisa la testa di Angelo, e dalla testa in giù sta formato a solo capriccio dell’Artefice. Ben è vero, che raffigura un altr’Atlante Mauritano, <>, questi perché sostenghino sopra il dorso detti scalini. E nella fine dell’uno, e dell’altro canto dell’ultimo scalino più superiore sotto di esso vi è una testa di Angelo per parte all’ingiù, che risguarda la Terra, e sostiene detto ultimo scalino, per figura. Per salire avanti l’altare vi sono quattro scalini di lunghezza palmi dieciotto, tre di essi sono di giallo antico, e l’ultimo scalino del piano della Pradella è di marmo liscio di lunghezza palmi dieci, e mezzo. Vi sono ancora quattro scalini per andare al Choro, che sta dietro detto Altare, come si dirà appresso al suo luogo, gli quali continuano con quelli dell’altare, e sono del medesimo giallo antico, cioè quattro da un lato dell’altare, e quattro da un altro lato. Il primo scalino è di lunghezza palmi dieci, e mezzo, il secondo scalino è di lunghezza palmi nove, e mezzo, il terzo scalino palmi otto, il quarto scalino palmi sei. Sopra detto altare vi sono tovaglie tre di panno bianco usate con pizzillo di filo bianco di lunghezza palmi dieci, di larghezza palmi due, e mezzo. Have detto Altare cartagloria, In principio, e Lavabo con cornice di legno inargentata vecchia. Quattro candelieri piccioli di legno inargentati di altezza palmi due, candelieri grandi di legno inargentati numero sei, usati di altezza palmi tre; sei giarre di legno inargentate con fiori di seta; una croce di legno, dove similmente vi sta il Crocefisso di legno inargentato di altezza palmi tre, e mezzo, con il piedi, della quale soppellettile così logorata sta guarnito quotidianamente detto altare, cioè nelli giorni feriati. Have il sudetto altare In principio, Lavabo, e cartagloria divisa in due pezzi con cornici di legno inargentate, quale separatione di cartagloria si è fatta fare a posta così separatamente per far comparire il lavoro de’ mischi commessi fatto nel frontespitio del primo scalino con belli fogliami dal Maestro ornati tutti intorno de marmi fini intagliati. Candelieri grandi di legno numero sei d’altezza palmi sei, giarre numero sei con fiori di talco in forma di cipressi, una croce di legno dove sta il Crocefisso di altezza palmi sei, compresovi il piede della croce, tutta suppellettile nuova, et inargentata, delle quali si orna il sudetto altare in tutte le festività solenni. Si nota ancora, come il sudetto Palliotto fu fatto fare dalli RR. Signori Capitolari sudetti da Maestro Nicandro Ferretti della Terra di Monteroduni in Apruzzo giurisditione dell’Illustre Barone D. Giovanni Pignatelli in tempo della Procura del Signor Primicerio D. Giovanni Maria Suardi, e del Canonico D. Carlo D’Alesio, e furono convenuti pagare per manifattura al detto Maestro docati settanta, come costa dall’Istromento stipolato per mano di me Notaro Michele Pollastrella a dieciotto Febraro Milleseicentosettant’uno, al quale etc.

La Cappella del Salvatore

La Cappella del Salvatore sta situata con sfondo nel Santuario di detta Chiesa in cornu epistolae dell’Altare Maggiore, quale sfondo è di lunghezza palmi otto, di larghezza palmi dieciotto, ed è volta, la quale è ornata di lavori di stucco. Vi sono due colonnette di fabrica lisce, seu inermi senza lavoro, bensì con li capitelli situate sopra dell’altare nell’uno, e nell’altro canto. Il pavimento di detta Cappella è di mattonelli di Faenza di color bianco, e negro con li Palaustri d’avanti alla medesima, larghezza palmi dieciotto, quanta è larga detta Cappella, quale balaustrata è di legno di noce. Si cava dal libro di Procura del quondam D. Nicola Margiotta olim Arcidiacono di detta Chiesa essersi fatta detta Cappella nell’Anno Milleseicentotrentacinque. Il suo altare è di fabrica con pietra sacrata, è di lunghezza palmi sei, e mezzo, d’altezza palmi quattro, di larghezza palmi due, e mezzo. Have il Palliotto di tela pittata de fiori, e fogliami, con pradella di legno di noce della medesima lunghezza. Sopra detto altare vi è coscino di seta detta cataluffa di color rosso. Vi sono tre Tovaglie, una di panno bianco con merletti, di filo bianco, e due di essi sono di lino senza merletti, di lunghezza ciasched’una palmi otto, larghezza palmi due, e mezzo. In detto Altare stanno parimenti cartagloria, In Principio e Lavabo con cornici di legno inargentate, e due scalini di legno pittati, et indorati. Sopra li sudetti scalini stanno riposti quattro candelieri piccioli di legno d’altezza palmi uno, e mezzo, sei candelieri grandi d’altezza palmi tre, sei giarre, con li suoi fiori di seta, con una croce in mezzo di legno, dove sta il crocifisso similmente di legno, di altezza la sudetta croce palmi tre, tutta detta suppellettile inargentata, e quasi nuova. Nei Frontespizio di detta cappella vi è un quadro in tela con il suo guarda polvere di tela sangalla, con cornice di legno indorata, con l’Immagine del Crocefisso ivi in detto quadro dipinta d’altezza palmi dieci. Al lato destro del Crocefisso l’Immagine della Madonna Santissima. Al lato sinistro l’Immagine di Sant’Anna, a’ piedi de quali vi sono l’effigie dell’Anime del Purgatorio. A mano destra di detta Cappella vi è un tavolino d’Alabastro sopra di un Piedistallo sollevato attaccato al muro, serve per riponervi la sottocoppa con le carrafine per servitio del sacerdote, che celebra la messa in detta cappella. Il sudetto Altare del Salvatore è altare privilegiato per bolla concessa dalla felice memoria di Gregorio Decimoterzo in Anno Millecinquecentosettantanove a’ dodeci d’Agosto nell’Anno ottavo del suo Pontificato, la quale Bolla sta scolpita in marmo fabricato al muro, che finisce di detta Cappella a mano destra. Vi sono ancora tre campanelli di metallo uniti assieme posti in alto a mano destra di detta Cappella ligati con laccio, si sonano tutti tre assieme a suo tempo opportunamente quando si celebrano le Messe in detta Cappella.

* * *

Il sudetto Altare del Salvatore è l’altare privilegiato per Bolla concessa dalla felice memoria di Gregorio Decimoterzo in Anno Millecinquecentosettantanove a’ dodeci d’Agosto nell’Anno ottavo del suo Ponteficato, la quale Bolla sta scolpita in marmo fabricata al muro, che finisce di detta Cappella a mano destra, et è del tenore seguente.

Videlicet:
< Datum Romae apud Sanctum Petrum, Anno Incarnationis Dominicae Millecinquecentosettantanove, tertio Idus Augusti, Pontificatus Nostri anno octavo>>.

di Faustino Avagliano


Versione adatta alla stampa    Invia ad un amico

Inizio Pagina