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Chiesa di San Germano
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Antica Chiesa di S. Germano
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L'antica statua di
S.Germano
risalente al 1483
opera di fra Celso

Il sito
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La chiesa di S. Germano a Cassino: Attorno
alla chiesa di S. Germano di Cassino si è svolta tutta la storia della città;
anzi, possiamo ben dire che la città nacque su un nucleo preesistente
costituito dal monastero, che sorgeva sulle rive del fiume Rapido, e dalla
annessa chiesa, che all’origine si chiamò del "Salvatore". Stiamo
parlando della seconda metà dell’VIII secolo. A quel tempo dell’antica
Casinum si era quasi persa memoria: ne rimaneva un villaggio denominato Castrum
Sancti Petri. Negli anni settanta del sec. VIII l’abate Potone aveva fatto
costruire una piccola chiesa in onore di S. Benedetto ad uso dei monaci che
risiedevano nel vicino monastero del Salvatore. Più tardi l’abate Gisulfo
(ab. 796 - 817) volle accrescere la presenza dei monaci a valle, fece costruire
nuove celle e fece abbattere la chiesetta di S. Benedetto: al suo posto, dopo
aver spianato la molteplicità di ruderi di epoca romana – una persistente
tradizione colloca in quel luogo l’antico foro di Casinum – fece costruire
una basilica a tre navate con 24 colonne avendone dato l’incarico ad un certo
Carioaldo. Le absidi laterali furono dedicate a S. Benedetto (quella di destra)
e a S. Martino; quella centrale al Salvatore: di qui l’intitolazione della
chiesa. Di fronte ad essa, al centro di un ampio atrio fu innalzato, su otto
grandi colonne, il campanile – che fu sostituito, successivamente, dalla torre
campanaria distrutta, poi, dall’ultima guerra –. Nell’872 l’imperatore
Ludovico II, di passaggio per quei luoghi, lasciò in dono alla chiesa la
reliquia di un dito di S. Germano, vescovo di Capua. Fu questo il motivo del
cambiamento di nome del tempio, ma non sappiamo quando avvenne. Nella chiesa,
che nell’883 si chiamava ancora del Salvatore, fu decapitato l’abate
Bertario da un’orda di Saraceni che avevano sconvolto tutto il territorio. Nel
secondo decennio dell’anno mille attorno alla chiesa, che oramai era S.
Germano, l’abate Atenolfo (ab 1011 - 1022) fece iniziare a costruire la
città, che, appunto, dalla chiesa prese il nome. Nella seconda metà del sec.
XI l’abate Desiderio (ab. 1058 - 1087), dopo aver resa splendida la basilica
del superiore monastero di Montecassino, volle abbellire anche la nostra chiesa
in città. La basilica fu sede di uno storico evento per l’Italia e l’Europa:
la firma del trattato di pace di S. Germano, nel 1230, tra l’imperatore
Federico II ed il messo di papa Gregorio IX; ma già cinque anni prima lo stesso
imperatore, in partenza per la Terra Santa, vi tenne parlamento. Nel 1349 un
tremendo terremoto sconvolse tutta la regione devastando la badia di
Montecassino e arrecando gravi danni alla chiesa di S. Germano. Seguì un
periodo di abbandono di diversi decenni; solo nel secolo successivo l’abate
Pirro Tomacelli (ab. 1414 - 1442) la fece restaurare, senza, però, modificarne
la struttura. Qualche anno dopo il cardinale Giovanni D’Aragona, abate
commendatario di Montecassino (ab. 1471 - 1485) fece dono, alla chiesa, della
statua di S. Germano, opera di fra Celso, monaco di S. Germano; la statua, che
è datata 1483, è la stessa che è posta oggi presso l’altare maggiore,
restaurata dopo il danneggiamento del 1944. Alla fine del sec. XVII (a. 1695) la
chiesa fu abbattuta e ricostruita su disegno dell’arch. Arcangelo Guglielmelli:
le colonne furono sostituite da pilastri, gli altari furono cinque, oltre quello
maggiore, mentre altri altari furono posti in cinque cappelle laterali; presso l’ingresso
fu eretto il fonte battesimale, i cui resti sono stati recuperati dopo l’ultima
recente distruzione. Purtroppo appena qualche anno dopo il rifacimento, (14
gennaio del 1711) un pilastro della chiesa cedette causando il crollo di buona
parte della copertura. Si occupò della ricostruzione l’ing. arch. Giuseppe
Lucchesi da Napoli, il quale diede alla facciata le eleganti linee
settecentesche che sono giunte fino al 1944. La chiesa fu consacrata solo il 23
giugno 1776 dal vescovo di Aquino e Pontecorvo mons. Giacinto Sardi. Con la
calata dei Francesi al seguito delle truppe di Championnet la chiesa fu
depredata e gravemente danneggiata, seguendo, in questo, l’infausto destino
della superiore basilica. Il supremo sacrificio della collegiata di S. Germano
fu opera dei bombardamenti anglo-americani tra il 10 settembre 1943 ed il 15
marzo 1944: non rimase che un cumulo di macerie emergenti dalle acque delle
numerose sorgenti del luogo. La ricostruzione cominciò nel 1973 – fu posta
prima pietra il 25 novembre 1973 – su progetto dell’arch. Breccia
Fratadocchi, che volle ripetere, per quanto possibile, le misure del precedente
edificio, ma con criteri assolutamente moderni, giudicando un falso una
eventuale ricostruzione secondo le antiche linee architettoniche. Purtroppo,
però, l’attuale edificio non è quello originariamente progettato dal
Fratadocchi, il quale aveva ideato un tempio imponente e monumentale: esigenze
di carattere economico imposero un ridimensionamento del complesso basilicale,
che fu ribassato di oltre cinque metri e ristretto di quattro.Di notevole
interesse artistico sono le due vetrate policrome laterali, raffiguranti il
martirio di S. Bertario e la morte di S. Germano nella visione di S. Benedetto,
ed il grande mosaico della crocifissione alle spalle dell'altare, realizzati nel
1976 da padre Ambrogio Fumagalli, scomparso nel maggio del 1998.L’ultima
consacrazione fu fatta il 5 giugno 1977 dal card. Umberto Mozzoni.
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Del materiale architettonico
della chiesa di S. Germano, distrutta nell’ultima guerra, si è salvato ben
poco. I resti più significativi sono stati raccolti – ma si tratta di ben
poca cosa – per essere custoditi a Montecassino; ora solo la restaurata statua
di S. Germano è esposta nella nuova chiesa. I frammenti di colonne ed i
capitelli che ora adornano la collegiata appartengono per lo più alla scomparsa
chiesa di S. Maria delle Cinque Torri, che sorgeva affiancata alla chiesa madre
sul lato nord. In tempi abbastanza recenti la chiesa è stata oggetto di vari
interventi che hanno modificato alquanto l'originaria concezione del tempio,
secondo la quale l'occhio e l'attenzione del fedele debba scorrere direttamente
all'altare maggiore (l'unico) senza essere distratto da altri inserimenti, come
cappelle laterali, nicchie, statue di santi: una sorta di
"rivisitazione" del romanico, ma con materiale moderno, quale è il
cemento armato, e concezione moderna degli spazi interni. In fondo alla finta
navatella di destra nel 1988 fu allestita una cappella, dono delle famiglie
Guido Di Meo e Germano Di Carlo, per ospitare la statua dell'Assunta; nella
navatella opposta, a lato dell'altare, è stata creata la cappella del
Santissimo, su progetto dell'architetto Giuseppe Picano; nel transetto, sul lato
sinistro, sono state collocate le statue di S. Germano e di padre Pio. Altri
interventi hanno interessato la facciata principale su piazza Corte: si è
accresciuta l'altezza del portone centrale, per consentire un più agevole
passaggio della statua dell'Assunta, si sono rivestite in pietra le tre porte,
si è ampliato lo spazio del sagrato, sono state ricavate due nicchie ai lati
della facciata, della quale, però, si attende ancora una sistemazione
definitiva.
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Chiesa di S. Germano oggi
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di Emilio PISTILLI
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L’Altare Maggiore e la
Cappella del Salvatore della Chiesa Collegiata di San Germano in una descrizione del 1696
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Lucia contempto mundo, rebusque
caducis, caelestes tota mente
sitivit opes.
Cappella di Santa Agnese vulgo chiamata Santa Annessa, che è
governata dalla famiglia de’ Signori Marselli. La Cappella di Santo Ignatio Loiola
Fondatore della Compagnia di Gesù, e di San Francesco Xaverio Apostolo dell’Indie,
che è governata dalla famiglia de’ Signori Summo di questa Città di San Germano, le
quali Cappelle fanno il loro Inventario a parte separato, così della pianta di esse, come
delli loro beni, et effetti. Al lato destro dell’Altare di Santa Lucia vi è una
Croce di legno con Crocefisso esposta al muro di longhezza palmi dodeci, il legno per
traverso palmi nove, altezza del Santissimo Crocefisso sono palmi otto.
Pallentes rami, pallentes frondibus
umbrae,
Arbor o cunctis dulcior arboribus.
Quam dulcis statio hic, quam dulces carpimus umbras,
Corpora, quae recreant, quae recreant animos.
Ergo alii er aliis quaerant sibi frondibus umbras
Haec satis est nobis corporis umbra tui.
In detta Chiesa vi è una sepoltura a mano destra della Cappella
di Santa Agnese, dove nel coverchio sta scritta Antinorus Roscius.
L’Altare Maggiore
L’Altare Maggiore di detta Chiesa è di fabrica di
larghezza palmi due, e mezzo con pietra sacrata. Il suo Palliotto è commesso di molti
mischi lavorato con bellissimi lavori di fogliami, con le cornici di marmo bianco, e nel
mezzo anco con certi intagli di marmo, con quattro testicciole d’Angeli. La lunghezza
di detto palliotto è palmi dici, e mezzo, la sua altezza è palmi tre, e mezzo. Li
fianchi del sudetto Altare sono similmente dell’istesso lavoro commesso de mischi con
fogliami. Sopra detto Altare vi sono due scalini lavorati col medesimo lavoro di lunghezza
palmi quattordici, d’altezza palmi tre, sotto detti scalini nell’uno, e
nell’altro canto dell’altare sudetto vi è un Medaglione per parte, quale
ravvisa la testa di Angelo, e dalla testa in giù sta formato a solo capriccio
dell’Artefice. Ben è vero, che raffigura un altr’Atlante
Mauritano,
<>, questi perché
sostenghino sopra il dorso detti scalini. E nella fine dell’uno, e dell’altro
canto dell’ultimo scalino più superiore sotto di esso vi è una testa di Angelo per
parte all’ingiù, che risguarda la Terra, e sostiene detto ultimo scalino, per
figura. Per salire avanti l’altare vi sono quattro scalini di lunghezza palmi
dieciotto, tre di essi sono di giallo antico, e l’ultimo scalino del piano della
Pradella è di marmo liscio di lunghezza palmi dieci, e mezzo. Vi sono ancora quattro
scalini per andare al Choro, che sta dietro detto Altare, come si dirà appresso al suo
luogo, gli quali continuano con quelli dell’altare, e sono del medesimo giallo
antico, cioè quattro da un lato dell’altare, e quattro da un altro lato. Il primo
scalino è di lunghezza palmi dieci, e mezzo, il secondo scalino è di lunghezza palmi
nove, e mezzo, il terzo scalino palmi otto, il quarto scalino palmi sei. Sopra detto
altare vi sono tovaglie tre di panno bianco usate con pizzillo di filo bianco di lunghezza
palmi dieci, di larghezza palmi due, e mezzo. Have detto Altare cartagloria, In
principio, e Lavabo con cornice di legno inargentata vecchia. Quattro
candelieri piccioli di legno inargentati di altezza palmi due, candelieri grandi di legno
inargentati numero sei, usati di altezza palmi tre; sei giarre di legno inargentate con
fiori di seta; una croce di legno, dove similmente vi sta il Crocefisso di legno
inargentato di altezza palmi tre, e mezzo, con il piedi, della quale soppellettile così
logorata sta guarnito quotidianamente detto altare, cioè nelli giorni
feriati. Have il
sudetto altare In principio, Lavabo, e cartagloria divisa in due pezzi con
cornici di legno inargentate, quale separatione di cartagloria si è fatta fare a posta
così separatamente per far comparire il lavoro de’ mischi commessi fatto nel
frontespitio del primo scalino con belli fogliami dal Maestro ornati tutti intorno de
marmi fini intagliati. Candelieri grandi di legno numero sei d’altezza palmi sei,
giarre numero sei con fiori di talco in forma di cipressi, una croce di legno dove sta il
Crocefisso di altezza palmi sei, compresovi il piede della croce, tutta suppellettile
nuova, et inargentata, delle quali si orna il sudetto altare in tutte le festività
solenni. Si nota ancora, come il sudetto Palliotto fu fatto fare dalli RR. Signori
Capitolari sudetti da Maestro Nicandro Ferretti della Terra di Monteroduni in Apruzzo
giurisditione dell’Illustre Barone D. Giovanni Pignatelli in tempo della Procura del
Signor Primicerio D. Giovanni Maria Suardi, e del Canonico D. Carlo D’Alesio, e
furono convenuti pagare per manifattura al detto Maestro docati settanta, come costa
dall’Istromento stipolato per mano di me Notaro Michele Pollastrella a dieciotto
Febraro Milleseicentosettant’uno, al quale etc.
La Cappella del Salvatore
La Cappella del Salvatore sta situata con sfondo nel Santuario
di detta Chiesa in cornu epistolae dell’Altare Maggiore, quale sfondo è di
lunghezza palmi otto, di larghezza palmi dieciotto, ed è volta, la quale è ornata di
lavori di stucco. Vi sono due colonnette di fabrica lisce, seu inermi senza lavoro, bensì
con li capitelli situate sopra dell’altare nell’uno, e nell’altro canto. Il
pavimento di detta Cappella è di mattonelli di Faenza di color bianco, e negro con li
Palaustri d’avanti alla medesima, larghezza palmi dieciotto, quanta è larga detta
Cappella, quale balaustrata è di legno di noce. Si cava dal libro di Procura del quondam
D. Nicola Margiotta olim Arcidiacono di detta Chiesa essersi fatta detta Cappella
nell’Anno Milleseicentotrentacinque. Il suo altare è di fabrica con pietra
sacrata,
è di lunghezza palmi sei, e mezzo, d’altezza palmi quattro, di larghezza palmi due,
e mezzo. Have il Palliotto di tela pittata de fiori, e fogliami, con pradella di legno di
noce della medesima lunghezza. Sopra detto altare vi è coscino di seta detta cataluffa di
color rosso. Vi sono tre Tovaglie, una di panno bianco con merletti, di filo bianco, e due
di essi sono di lino senza merletti, di lunghezza ciasched’una palmi otto, larghezza
palmi due, e mezzo. In detto Altare stanno parimenti cartagloria, In Principio e Lavabo
con cornici di legno inargentate, e due scalini di legno pittati, et indorati. Sopra li
sudetti scalini stanno riposti quattro candelieri piccioli di legno d’altezza palmi
uno, e mezzo, sei candelieri grandi d’altezza palmi tre, sei giarre, con li suoi
fiori di seta, con una croce in mezzo di legno, dove sta il crocifisso similmente di
legno, di altezza la sudetta croce palmi tre, tutta detta suppellettile inargentata, e
quasi nuova. Nei Frontespizio di detta cappella vi è un quadro in tela con il suo guarda
polvere di tela sangalla, con cornice di legno indorata, con l’Immagine del
Crocefisso ivi in detto quadro dipinta d’altezza palmi dieci. Al lato destro del
Crocefisso l’Immagine della Madonna Santissima. Al lato sinistro l’Immagine di
Sant’Anna, a’ piedi de quali vi sono l’effigie dell’Anime del
Purgatorio. A mano destra di detta Cappella vi è un tavolino d’Alabastro sopra di un
Piedistallo sollevato attaccato al muro, serve per riponervi la sottocoppa con le
carrafine per servitio del sacerdote, che celebra la messa in detta cappella. Il sudetto
Altare del Salvatore è altare privilegiato per bolla concessa dalla felice memoria di
Gregorio Decimoterzo in Anno Millecinquecentosettantanove a’ dodeci d’Agosto
nell’Anno ottavo del suo Pontificato, la quale Bolla sta scolpita in marmo fabricato
al muro, che finisce di detta Cappella a mano destra. Vi sono ancora tre campanelli di
metallo uniti assieme posti in alto a mano destra di detta Cappella ligati con laccio, si
sonano tutti tre assieme a suo tempo opportunamente quando si celebrano le Messe in detta
Cappella.
* * *
Il sudetto Altare del Salvatore è l’altare privilegiato
per Bolla concessa dalla felice memoria di Gregorio Decimoterzo in Anno
Millecinquecentosettantanove a’ dodeci d’Agosto nell’Anno ottavo del suo
Ponteficato, la quale Bolla sta scolpita in marmo fabricata al muro, che finisce di detta
Cappella a mano destra, et è del tenore seguente.
Videlicet:
<
Datum Romae apud Sanctum Petrum, Anno Incarnationis Dominicae
Millecinquecentosettantanove, tertio Idus Augusti, Pontificatus Nostri anno
octavo>>.
di Faustino Avagliano
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