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S. Vittore del Lazio
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S. Vittore del Lazio: m.207
s.l.m.
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Le
origini dell’attuale centro abitato di S. Vittore del Lazio
sono da ricercarsi nel pieno medioevo e precisamente a cavallo dell’anno
mille.
Ma ciò non significa che il territorio, precedentemente a quel tempo, fosse
disabitato. La ricerca archeologica, infatti, fornisce (e molto più potrà
ancora fornire) numerose testimonianze di insediamenti umani, nella zona, già
in epoche antichissime.
Il primo a darci notizie abbastanza precise di ritrovamenti antichi fu il dott.
Pietro Saroli, medico di 1ª classe nella R. Marina, il quale, in un suo
opuscolo del 1892
informava del rinvenimento di diverse tombe di epoca romana e preromana nel
fondo così detto dei “Gentili”, nel fondo (“masseria”) dei signori
Sarnelli, nel fondo “Casadelmo” del barone Bonanno, nel fondo “Marozze”,
nel fondo “Olive del Consiglio” e nel fondo “Bagni”.
In una di quelle tombe fu ritrovata una moneta neroniana, e già questo fatto
fornisce una datazione ben precisa. In base alle indicazioni del Saroli non è
possibile stabilire l’epoca reale delle altre inumazioni; né è accettabile
l’ipotesi dell’emerito medico sanvittorese, secondo il quale esse
risalirebbero al periodo volsco, dal momento che pare ormai accertato che i
Volsci poco o nulla ebbero a che fare con il territorio in questione.
S. Vittore ha pure restituito alcune iscrizioni di epoca romana, due delle quali
furono riportate dal Mommsen nel Corpus Inscriptionum Latinarum.
La prima:
p.
faracio
c
. f
La seconda:
don
percennia
o. l. prima
in
. agr. p . viii
5
in . front . p . viii.
di
una terza ci riferisce D. Angelo Pantoni O.S.B. nel Bollettino Diocesano di
Montecassino: questa accenna ad una famiglia dei “Principii” ed è inserita
in un pilastro della chiesa parrocchiale.
Ritrovamenti ben più importanti si ebbero nel 1972 sul monte Sambùcaro: ma
questo è proprio l’argomento del presente lavoro.
Oggi si puó affermare che non vi sia un campo, nel comune di S. Vittore, che
non rechi tracce di antichi insediamenti preromani, romani e medioevali.
Pantoni ritiene che lì fosse uno dei tanti “pagi” o ville che sorgevano
ovunque nel Cassinate.
Ma l’abbondanza e l’estensione dei luoghi di ritrovamenti fanno pensare a
qualcosa di più di un villaggio: ad una città, forse sannitica, forse
precedente. Se si trattò di Aquilonia la sua storia si chiuse nel 293 a. C. con
la distruzione nella terza guerra sannitica; se fu altra città sannitica cessò
di esistere comunque con l’occupazione dei Romani, avvenuta nel medesimo
periodo.
Se
qualche forma di vita continuò dopo quegli avvenimenti fu senz’altro modesta
ed irrilevante fino alla totale pacificazione del territorio da parte dei
Romani.
Il territorio fece parte del Latium Adiectum e godette di tutti i benefici
dell’occupazione romana, compreso anche il passaggio della via
Latina, nell'attuale zona di S. Cesario, dove sono ancora presenti cospicui
resti del basolato. Ma alla caduta dell’impero subì gli effetti disastrosi
delle invasioni barbariche con il relativo spopolamento.
Dopo la venuta di S. Benedetto a Montecassino (probabilmente nel 529) seguì le
sorti del monastero. Ma solo nell’anno 744 il territorio di S. Vittore fece
parte ufficialmente della Terra Sancti Benedicti (cioè dei possedimenti
dell’abbazia di Montecassino). In quell’anno, infatti, il duca di Benevento
Gisulfo II, per riparare alle malefatte dei suoi predecessori longobardi, donò
al monastero una notevole estensione di territorio che andava da S. Andrea a S.
Pietro Infine, al monte Cavallo (nelle Mainarde), al monte Cairo, ad Esperia,
includendo, quindi, per intero l’attuale comune di S. Vittore.
Dopo le devastazioni operate dai Saraceni, terminate con la battaglia del
Garigliano nel 915, l’abate Aligerno (ab. 949-986) provvide al ripopolamento
delle contrade abbandonate dai suoi abitanti, facendovi affluire contadini da
altre regioni.
Certamente in quella occasione le campagne di S. Vittore – non ancora
esistente come paese – furono anch’esse abitate da nuovi coloni.
Attorno alle chiese e alle celle monastiche, che erano ormai sorte un po’
dovunque, furono costruite numerose case che costituirono i primi nuclei dei
futuri comuni.
Questi nuclei, per volere degli abati di Montecassino, furono fortificati e
circondati da mura.
Questa fu anche la sorte di S. Vittore, il cui castello viene menzionato per la
prima volta nel Chronicon cassinese
nel 1045, quando i Normanni, che avevano invaso tutto il meridione d’Italia,
furono cacciati da S. Germano (oggi Cassino) e da tutta la Terra di S.
Benedetto, asserragliandosi, però, nei castelli di S. Vittore e di S. Andrea.
Dopo pochi giorni l’abate Richerio, chiesto l’aiuto dei conti dei Marsi e
dei fedeli dei monasteri vicini, riuscì a liberare il castello di S. Vittore.
Questo castello doveva essere ben munito, dal momento che ebbe una cinta muraria
fortificata da ben 23 torri, alcune delle quali sono
ancora visibili.
Lo troviamo ancora menzionato nel 1123, quando si alleò con S. Angelo in
Theodice che era insorto contro Montecassino; ma l’abate Oderisio sedò la
rivolta.
Ancora nel 1139, durante il conflitto tra Ruggero II e il papa Innocenzo II;
quest’ultimo fu sconfitto e il monastero fu spogliato del suo tesoro e alcuni
paesi furono devastati e incendiati, fra questi S. Vittore.
Altra espugnazione del castello si ebbe nel 1199 da parte del tedesco Markualdo;
più tardi, nel 1382, da Luigi II D’Angiò;
e ancora nel 1421 dal signore di Capua Braccio da Montone.
Devastazioni si ebbero ancora tra il 1400 ed il 1401.
La tranquillità si ebbe solo un secolo più tardi con la dominazione spagnola.
Ma da allora in poi S. Vittore seguirà le vicende note di tutto il meridione
d’Italia.
Il paese ebbe nel medioevo un ospizio per i poveri e numerose chiese: S. Maria
della Rosa (la principale), S. Nicola (che conserva ancora affreschi del XIII
secolo), S. Salvatore (che fu poi S. Croce), S. Basilio. Nelle campagne: S.
Sebastiano, S. Vittore, S. Giovanni, S. Pietro, S. Angelo (S. Michele), S.
Giusta e S. Leonardo.
Va infine ricordato che un’antica tradizione afferma che attorno alla chiesa
di S. Nicola sorgeva una vera e propria città (distinta dalla zona del
Castello) di 6.000 famiglie, cioè oltre 20.000 persone: probabilmente si
trattava dell’agglomerato dei Greci che nel medioevo avevano popolato in
gruppi numerosi le contrade della Terra di S. Benedetto e la stessa S. Germano
(Cassino).
Per le notizie relative a tempi più recenti rinvio al ricordato studio Lineamenti di storia di S. Vittore del Lazio o, meglio ancora a
quello del benedettino Angelo Pantoni nell’edizione del 2002.
Questo paragrafo è stato tratto liberamente da Lineamenti
di Storia di S. Vittore del Lazio, Archeoclub di S. Vittore del Lazio,
1986, pubblicazione alla quale ho dato un modesto contributo di ricerche.
P. Saroli, Di alcune
tombe rinvenute nel territorio di San Vittore del Lazio – Nota
archeologica, Venezia, 1892.
T. Mommsen, C.I.L., X, n.
5232, tra le rovine di un’antica casa.
Id. n. 5273, nella chiesa
matrice
A. Pantoni, S.
Vittore del Lazio, I, “Bollett. Dioces. Di Montecassino”, 1973, n.
3, pag. 232. Gli articoli comparsi nel citato Bollettino Diocesano tra il
1973 e 1975 sono stati raccolti in un unico volume: “San
vittore del Lazio – Ricerche storiche e artistiche”, a cura di
Faustino Avagliano, Montecassino, 2002.
Ivi, pag. 233.
Chronica
Monasterii Casinensis (d’ora in poi solo Chron.
Cas,), I, 5, M.G.H., Scriptores,
1980, a cura di H. Hoffmann.
Chron Cas.,
cit., II, 71.
S. De Miranda, S.
Vittore Mauritano Martire e le memorie ambrosiane nella Campania,
Napoli, 1932, pag. 12; anche A. Pantoni, cit., pag. 232; il numero delle
torri sembrerebbe esagerato.
Chron Cas.,
cit., IV, 79.
L. Tosti, Storia
della badia di Montecassino, Roma, 1899, II, pag. 107.
Ryccardi
de Sancto Germano Chronica, ed. Garufi, 1938, r.i.s.,
t. VII, p. II, pag. 20.
De Tummolillis, Notabilia
temporum, Fonti della Storia d’Italia, VII, Ist. St. Ital., 1890, pag. 9.
De Tummolillis, op. cit., pag. 33.
Per ulteriori notizie sul
castello si veda l'appendice II, B.5.
A. Pantoni, op. cit.,
pag. 232.
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