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10 settembre 2010
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S. Vittore del Lazio

1.1.  Notizie storiche


S. Vittore del Lazio: m.207 s.l.m.

Le origini dell’attuale centro abitato di S. Vittore del Lazio[1] sono da ricercarsi nel pieno medioevo e precisamente a cavallo dell’anno mille.
Ma ciò non significa che il territorio, precedentemente a quel tempo, fosse disabitato. La ricerca archeologica, infatti, fornisce (e molto più potrà ancora fornire) numerose testimonianze di insediamenti umani, nella zona, già in epoche antichissime.
Il primo a darci notizie abbastanza precise di ritrovamenti antichi fu il dott. Pietro Saroli, medico di 1ª classe nella R. Marina, il quale, in un suo opuscolo del 1892[2] informava del rinvenimento di diverse tombe di epoca romana e preromana nel fondo così detto dei “Gentili”, nel fondo (“masseria”) dei signori Sarnelli, nel fondo “Casadelmo” del barone Bonanno, nel fondo “Marozze”, nel fondo “Olive del Consiglio” e nel fondo “Bagni”.
In una di quelle tombe fu ritrovata una moneta neroniana, e già questo fatto fornisce una datazione ben precisa. In base alle indicazioni del Saroli non è possibile stabilire l’epoca reale delle altre inumazioni; né è accettabile l’ipotesi dell’emerito medico sanvittorese, secondo il quale esse risalirebbero al periodo volsco, dal momento che pare ormai accertato che i Volsci poco o nulla ebbero a che fare con il territorio in questione.
S. Vittore ha pure restituito alcune iscrizioni di epoca romana, due delle quali furono riportate dal Mommsen nel Corpus Inscriptionum Latinarum.

La prima:

p. faracio
c . f [3]

La seconda:

don
percennia
o. l. prima
in . agr. p . viii
5 in . front . p . viii.[4]

di una terza ci riferisce D. Angelo Pantoni O.S.B. nel Bollettino Diocesano di Montecassino: questa accenna ad una famiglia dei “Principii” ed è inserita in un pilastro della chiesa parrocchiale[5].
Ritrovamenti ben più importanti si ebbero nel 1972 sul monte Sambùcaro: ma questo è proprio l’argomento del presente lavoro.
Oggi si puó affermare che non vi sia un campo, nel comune di S. Vittore, che non rechi tracce di antichi insediamenti preromani, romani e medioevali.
Pantoni ritiene che lì fosse uno dei tanti “pagi” o ville che sorgevano ovunque nel Cassinate[6]. Ma l’abbondanza e l’estensione dei luoghi di ritrovamenti fanno pensare a qualcosa di più di un villaggio: ad una città, forse sannitica, forse precedente. Se si trattò di Aquilonia la sua storia si chiuse nel 293 a. C. con la distruzione nella terza guerra sannitica; se fu altra città sannitica cessò di esistere comunque con l’occupazione dei Romani, avvenuta nel medesimo periodo.
Se qualche forma di vita continuò dopo quegli avvenimenti fu senz’altro modesta ed irrilevante fino alla totale pacificazione del territorio da parte dei Romani.
Il territorio fece parte del Latium Adiectum e godette di tutti i benefici dell’occupazione romana, compreso anche il passaggio della via Latina, nell'attuale zona di S. Cesario, dove sono ancora presenti cospicui resti del basolato. Ma alla caduta dell’impero subì gli effetti disastrosi delle invasioni barbariche con il relativo spopolamento.
Dopo la venuta di S. Benedetto a Montecassino (probabilmente nel 529) seguì le sorti del monastero. Ma solo nell’anno 744 il territorio di S. Vittore fece parte ufficialmente della Terra Sancti Benedicti (cioè dei possedimenti dell’abbazia di Montecassino). In quell’anno, infatti, il duca di Benevento Gisulfo II, per riparare alle malefatte dei suoi predecessori longobardi, donò al monastero una notevole estensione di territorio che andava da S. Andrea a S. Pietro Infine, al monte Cavallo (nelle Mainarde), al monte Cairo, ad Esperia, includendo, quindi, per intero l’attuale comune di S. Vittore[7].
Dopo le devastazioni operate dai Saraceni, terminate con la battaglia del Garigliano nel 915, l’abate Aligerno (ab. 949-986) provvide al ripopolamento delle contrade abbandonate dai suoi abitanti, facendovi affluire contadini da altre regioni.
Certamente in quella occasione le campagne di S. Vittore – non ancora esistente come paese – furono anch’esse abitate da nuovi coloni.
Attorno alle chiese e alle celle monastiche, che erano ormai sorte un po’ dovunque, furono costruite numerose case che costituirono i primi nuclei dei futuri comuni.
Questi nuclei, per volere degli abati di Montecassino, furono fortificati e circondati da mura.
Questa fu anche la sorte di S. Vittore, il cui castello viene menzionato per la prima volta nel Chronicon cassinese nel 1045, quando i Normanni, che avevano invaso tutto il meridione d’Italia, furono cacciati da S. Germano (oggi Cassino) e da tutta la Terra di S. Benedetto, asserragliandosi, però, nei castelli di S. Vittore e di S. Andrea[8].
Dopo pochi giorni l’abate Richerio, chiesto l’aiuto dei conti dei Marsi e dei fedeli dei monasteri vicini, riuscì a liberare il castello di S. Vittore.
Questo castello doveva essere ben munito, dal momento che ebbe una cinta muraria fortificata da ben 23 torri[9], alcune delle quali sono ancora visibili.
Lo troviamo ancora menzionato nel 1123, quando si alleò con S. Angelo in Theodice che era insorto contro Montecassino; ma l’abate Oderisio sedò la rivolta[10].
Ancora nel 1139, durante il conflitto tra Ruggero II e il papa Innocenzo II; quest’ultimo fu sconfitto e il monastero fu spogliato del suo tesoro e alcuni paesi furono devastati e incendiati, fra questi S. Vittore[11].
Altra espugnazione del castello si ebbe nel 1199 da parte del tedesco Markualdo[12]; più tardi, nel 1382, da Luigi II D’Angiò[13]; e ancora nel 1421 dal signore di Capua Braccio da Montone[14].
Devastazioni si ebbero ancora tra il 1400 ed il 1401[15].
La tranquillità si ebbe solo un secolo più tardi con la dominazione spagnola. Ma da allora in poi S. Vittore seguirà le vicende note di tutto il meridione d’Italia.
Il paese ebbe nel medioevo un ospizio per i poveri e numerose chiese: S. Maria della Rosa (la principale), S. Nicola (che conserva ancora affreschi del XIII secolo), S. Salvatore (che fu poi S. Croce), S. Basilio. Nelle campagne: S. Sebastiano, S. Vittore, S. Giovanni, S. Pietro, S. Angelo (S. Michele), S. Giusta e S. Leonardo.
Va infine ricordato che un’antica tradizione afferma che attorno alla chiesa di S. Nicola sorgeva una vera e propria città (distinta dalla zona del Castello) di 6.000 famiglie, cioè oltre 20.000 persone: probabilmente si trattava dell’agglomerato dei Greci che nel medioevo avevano popolato in gruppi numerosi le contrade della Terra di S. Benedetto e la stessa S. Germano (Cassino)[16].
Per le notizie relative a tempi più recenti rinvio al ricordato studio Lineamenti di storia di S. Vittore del Lazio o, meglio ancora a quello del benedettino Angelo Pantoni nell’edizione del 2002.

[1] Questo paragrafo è stato tratto liberamente da Lineamenti di Storia di S. Vittore del Lazio, Archeoclub di S. Vittore del Lazio, 1986, pubblicazione alla quale ho dato un modesto contributo di ricerche.
[2] P. Saroli, Di alcune tombe rinvenute nel territorio di San Vittore del Lazio – Nota archeologica, Venezia, 1892.
[3] T. Mommsen, C.I.L., X, n. 5232, tra le rovine di un’antica casa.
[4] Id. n. 5273, nella chiesa matrice
[5] A. Pantoni, S. Vittore del Lazio, I, “Bollett. Dioces. Di Montecassino”, 1973, n. 3, pag. 232. Gli articoli comparsi nel citato Bollettino Diocesano tra il 1973 e 1975 sono stati raccolti in un unico volume: “San vittore del Lazio – Ricerche storiche e artistiche”, a cura di Faustino Avagliano, Montecassino, 2002.
[6] Ivi, pag. 233.
[7] Chronica Monasterii Casinensis (d’ora in poi solo Chron. Cas,), I, 5, M.G.H., Scriptores, 1980, a cura di H. Hoffmann.
[8] Chron Cas., cit., II, 71.
[9] S. De Miranda, S. Vittore Mauritano Martire e le memorie ambrosiane nella Campania, Napoli, 1932, pag. 12; anche A. Pantoni, cit., pag. 232; il numero delle torri sembrerebbe esagerato.
[10] Chron Cas., cit., IV, 79.
[11] L. Tosti, Storia della badia di Montecassino, Roma, 1899, II, pag. 107.
[12] Ryccardi de Sancto Germano Chronica, ed. Garufi, 1938, r.i.s., t. VII, p. II, pag. 20.
[13] De Tummolillis, Notabilia temporum, Fonti della Storia d’Italia, VII, Ist. St. Ital., 1890, pag. 9.
[14] De Tummolillis, op. cit., pag. 33.
[15] Per ulteriori notizie sul castello si veda l'appendice II, B.5.
[16] A. Pantoni, op. cit., pag. 232.


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