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I luoghi della battaglia
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La zona della presunta
battaglia
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Dopo
aver appurato la concordanza del racconto liviano con i luoghi qui descritti,
concordanza che puó apparire addirittura eccessiva, proviamo ora a calare la
descrizione della battaglia sugli stessi luoghi, senza discostarci dal testo di
Livio.
Nell’anno 293 a. C. il Senato Romano, dopo mezzo secolo di guerre contro i
Sanniti, decise di sferrare un’offensiva decisiva contro quel popolo che, da
parte sua, si era messo in armi facendo leva per tutto il Sannio ed ammassando
40.000 soldati (altri codici riferiscono 60 mila), il fior fiore della gioventù
sannitica, nella città di Aquilonia.
I consoli di quell'anno L. Papirio Cursore, figlio del più noto Lucio Papirio,
e Spurio Carvilio si recarono nel Sannio con due eserciti; il primo, dopo aver
fatto leva, andò ad espugnare la città di Duronia, probabilmente tra Isernia e
Campobasso, il secondo, rilevando l’esercito già in armi da Interamna, prese
d’assalto la città di Amiterno, nei pressi di L'Aquila; quindi dopo aver
percorso in lungo e in largo il Sannio si unirono nell'agro Atinate, in
Ciociaria, dove, ovviamente, si ebbe il maggior saccheggio.
A questo punto i consoli si divisero di nuovo: Carvilio assediò Cominio (oggi
Vicalvi), nella omonima valle, mentre Papirio si recò nei pressi di Aquilonia,
ubi summa rei Samnitium erat. Quest’ultima località, a detta di Livio,
distava circa 20 miglia, cioè 30 chilometri da Cominio.
L. Papirio con il suo esercito seguì la via che passa ad ovest di Atina, sale a
Capo di China, scende lungo il versante occidentale di Monte Cifalco, fino alla
pianura di S. Elia Fiumerapido e risale poi attraverso la contrada
“Portella” fin su a S. Michele, in comune di Cassino, lungo le estreme
propaggini del Monte Aquilone e sempre su quelle stesse pendici prosegue per
Acqua Candida, a nord di Cervaro, fino a sfociare alle spalle del Colle del Pero
sulla pianura di Campopiano su cui domina la presunta Aquilonia.
Dunque Papirio pose il suo accampamento in Campopiano occupando il Colle del
Pero e presidiando la suddetta via per i frequenti contatti che aveva con il
collega Carvilio che si trovava a Cominio. Alla sua sinistra aveva Aquilonia, da
cui era separato dal profondo dirupo del Rio S. Vittore, alle spalle il monte
Aquilone.
I Sanniti invece avevano posto il loro accampamento nel declivio del colle La
Chiaia (S. Giusta-Montenero), là donde si possono ammirare i resti medioevali
di S. Vittore, ed erano separati da quest'ultima località dal rio omonimo. Era in loro possesso l'unico punto in cui il rio fosse
agevolmente valicabile, onde garantirsi i contatti con la loro città. Inoltre
da quella posizione potevano assicurarsi lo sbocco a valle per i rifornimenti ed
il vettovagliamento: non dimentichiamo che i Sanniti erano in quell’area già
da molto tempo e sicuramente controllavano la vasta pianura dominata da
Aquilonia. Il loro accampamento, però, era stretto ai due lati dal colle La
Chiaia e dal rio: quello che apparentemente doveva costituire una valida difesa
risultò, poi, la causa principale della sconfitta, non avendo avuto essi
adeguati spazi di manovra.
Tuttavia il guado del rio consentiva il controllo di un nodo stradale di
notevole importanza. Di lì infatti si dipartivano (e ancora oggi): la via che,
costeggiando il colle del Pero, conduce a Cervaro; la via che, aggirando la
Chiaia da sud, conduce ancora a Cervaro; la via che, passando per La Canala,
conduce ad Aquilonia e alla Radicosa, dove esiste un varco per il Molise;
la via che collega S. Vittore del Lazio con S. Pietro Infine, quasi certamente
una continuazione della Pedemontana già descritta; infine l’accesso al
fondovalle del Gari-Peccia.
Sulla disposizione dei due eserciti (Romani in alto e Sanniti in basso) non mi
trovai d’accordo con il prof. Giannetti, il quale capovolgeva le posizioni,
non riuscendo, però, a spiegare come i Romani stando nella piana di S.
Giusta-Montenero potessero avere la città di Aquilonia a sinistra, come precisa
Livio.
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Collegamenti tra Vicalvi (Cominio)
e S. Vittore del Lazio (Aquilonia)
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Avendo, dunque, i Sanniti scelto per primi la postazione avrebbero potuto
attestarsi, al posto dei Romani, sulla spianata di Campopiano, apparentemente più
favorevole perché in posizione dominante rispetto a quella di S. Giusta, ma
questo sarebbe stato un errore ancora maggiore perché di lì non avrebbero
potuto avere più collegamenti con Aquilonia, dalla quale sarebbero stati
separati dal profondo dirupo del Rio S. Vittore.
Sempre seguendo il racconto di Livio, Papirio dopo aver temporeggiato per
diversi giorni fra scaramucce di nessun conto, decise di attaccare il nemico postero
die e mandò un messo al collega per avvertirlo affinché anche questi
attaccasse contemporaneamente Cominio. Il messo, utilizzando il percorso breve
su descritto, ebbe un giorno per andare e tornare. Tornò a notte riferendo che
Carvilio approvava i piani.
Papirio preparò lo schieramento: all'ala destra pose L. Volumnio, all'ala
sinistra L. Scipione. Ordinò quindi a Spurio Nauzio di togliere i basti ai muli
e di condurli, con alcune coorti delle ali, attorno, forse, al Colle del Pero,
per posizionarsi al coperto di un colle che probabilmente aveva l'aspetto di un
tumulo, in tumulum conspectum, (il colle la Chiaia, appunto; ma forse anche
lo stesso Colle del Pero). Nauzio doveva poi comparire nel vivo della battaglia
sollevando quanta più polvere potesse.
Poco prima che il console desse inizio al combattimento un disertore sannita
rivelò che 8000 uomini erano stati inviati da Aquilonia a Cominio per aiutare
quest'ultima città nella difesa contro gli assedianti. Probabilmente i Sanniti
di Cominio si erano accorti dei preparativi di attacco da parte degli assedianti
e, ignorando la manovra combinata degli eserciti romani, avranno chiesto
rinforzi a quelli di Aquilonia; rinforzi che furono senz’altro inviati.
Papirio mandò subito un messaggero ad avvertire di ciò il collega. Il
messaggero spronando la cavalcatura dovette impiegare meno di tre ore.
Subito dopo il console, approfittando anche del temporaneo
alleggerimento delle forze nemiche, fece avanzare i suoi reparti e diede inizio
alla battaglia.
Il combattimento fu feroce, la strage immensa; i Romani avanzavano senza tregua
fra le schiere nemiche. A far precipitare gli eventi contribuì l'apparizione di
fianco (tra la Chiaia e il Colle del Pero) del polverone sollevato dai reparti
di Spurio Nauzio. Tale visione ingannò i Sanniti ed i Romani stessi: si
credette infatti che si trattasse dell'esercito di Carvilio che giungeva
vittorioso da Cominio.
I Romani moltiplicarono le forze e l’ardore per non vedersi togliere il merito
della vittoria dall'altro esercito; i Sanniti furono atterriti e finirono per
darsi alla fuga.
I nobili e i cavalieri fuggirono alla volta di Boviano (probabilmente lungo il
versante di S. Pietro Infine oppure per la via della Radicosa, sulla sponda
sinistra del Rio S. Vittore), i fanti si rifugiarono parte nell'accampamento e
parte ad Aquilonia.
Il
fronte dei Sanniti dunque era stato spezzato al centro in due tronconi, e ciò
è spiegabile se si pensa che alle spalle di questi era il profondo dirupo
costituito dal Rio di S. Vittore.
L’ala destra dei Romani guidata da Volumnio attaccò e prese l'accampamento
incendiandolo, l’ala sinistra con Scipione attraversò il guado del rio e,
inseguendo i fuggiaschi, giunse sotto le mura di Aquilonia, probabilmente nel
lato nord. Gli occupanti la città si difesero lanciando sassi sugli assalitori,
e i sassi in quel luogo non mancavano certo. Scipione dopo aver incitato i suoi
formò la testuggine con gli scudi alzati sopra il capo e irruppe nella città (testudine
facta in urbem perrumpunt). S'impadronì della porta, ma, avendo solo pochi
soldati con sé, preferì non addentrarsi nella città.
I1 console, radunando i soldati poiché la sera s’appressava, constatò che
alla sua destra l’accampamento dei Sanniti era stato preso e che alla sua
sinistra si combatteva presso le porte della città. Con le truppe raccolte
s’appressò alle mura e penetrò nella porta a lui più vicina. Ma la notte
era sopraggiunta e preferì far riposare gli uomini.
Nelle ore notturne la città fu abbandonata dai suoi abitanti; da quale parte?
Forse dal lato più inaccessibile, dove i Romani non erano giunti, dall’unica
porta sul versante sud, la porta di S. Vittore. Di lì dovettero scendere nella
sottostante pianura tra S. Vittore e S. Pietro Infine. A valle dovettero essere
scorti dalla cavalleria nemica ed inseguiti. Nell'inseguimento i cavalieri
romani videro anche dei Sanniti sparsi qua e là senza difesa alcuna. Erano,
questi, gli 8.000 soldati inviati in aiuto di Cominio, ma richiamati poi verso
Aquilonia per gli avvenimenti appena descritti.
Il console Carvilio a Cominio, avvertito dal collega, aveva mandato incontro a
quegli uomini – sulla via più breve per Aquilonia – alcune coorti per
fermarli, ma, lungo la strada non ne trovarono traccia; probabilmente quelli
avevano attraversato a valle la pianura di Cassino e seguito poi la via
pedemontana in direzione di Roccasecca per risalire lungo la via Tracciolino
fino alla valle di Comino.
Al ritorno da quel loro inutile viaggio quei Sanniti percorsero la stessa strada
aggirando le radici del versante sud-est della Chiaia. Giunti verso sera in
vista dell’accampamento e di Aquilonia, dice Livio, furono fermati dalle
fiamme che dall'accampamento si erano propagate all’intorno,
ma anche, forse, dalle grida che provenivano dalla città. Lì si fermarono
sbigottiti e passarono la notte senza chiudere occhio. Alle prime luci
dell’alba furono sorpresi e messi in fuga dalla cavalleria romana. Ma erano
stati avvistati anche dalle mura della fortezza. Anch'essi dopo alcune perdite
presero la via per Boviano. Dal luogo dove quei soldati avrebbero pernottato si
distinguono nettamente le mura della città da noi indicata.
Aquilonia fu saccheggiata e incendiata. Le fiamme dovettero essere visibiIi per
un raggio di molti chilometri: dall’agro atinate (attraverso la gola di Capo
di China), alla valle del Rapido, ai monti degli Aurunci, all'attuale Mignano
Montelungo; tale era la posizione della nostra supposta Aquilonia.
Nella battaglia, a detta di Livio, perirono oltre 20.000 Sanniti e poco meno di
4.000 furono fatti prigionieri. Quella strage segnò la capitolazione definitiva
dell’indomito popolo del Sannio.
Questa antichissima strada pedemontana prosegue oggi, sempre in linea retta,
fino a S. Pietro Infine, da dove si imboccava
l’altra strada che saliva a Croce di Macchia (la porta principale
di Aquilonia) e continuava verso il Molise col nome di via S. Leonardo.
I Romani si erano decisi a
dare guerra ai Sanniti solo dopo che costoro, da tempo, avevano fatto leva
per tutto il Sannio ed avevano scelto Aquilonia come centro di raccolta.
Cfr. Giorgio Berzero, Ab
Urbe condida, Lib. X. pag. 177, nota 2. Livio, X, 43: « Deinde
regione castrorum, quae incensa ab Romanis erant, flamma late fusa certioris
cladis indicio progredi longius prohibuit ».
AQUILONIA
in S. Vittore del Lazio - di Emilio Pistilli
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