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10 settembre 2010
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freccia.gif Un ricco patrimonio arcgeologico
freccia.gif Appendice A



I luoghi della battaglia

6.1. La battaglia


La zona della presunta battaglia

Dopo aver appurato la concordanza del racconto liviano con i luoghi qui descritti, concordanza che puó apparire addirittura eccessiva, proviamo ora a calare la descrizione della battaglia sugli stessi luoghi, senza discostarci dal testo di Livio.
Nell’anno 293 a. C. il Senato Romano, dopo mezzo secolo di guerre contro i Sanniti, decise di sferrare un’offensiva decisiva contro quel popolo che, da parte sua, si era messo in armi facendo leva per tutto il Sannio ed ammassando 40.000 soldati (altri codici riferiscono 60 mila), il fior fiore della gioventù sannitica, nella città di Aquilonia.
I consoli di quell'anno L. Papirio Cursore, figlio del più noto Lucio Papirio, e Spurio Carvilio si recarono nel Sannio con due eserciti; il primo, dopo aver fatto leva, andò ad espugnare la città di Duronia, probabilmente tra Isernia e Campobasso, il secondo, rilevando l’esercito già in armi da Interamna, prese d’assalto la città di Amiterno, nei pressi di L'Aquila; quindi dopo aver percorso in lungo e in largo il Sannio si unirono nell'agro Atinate, in Ciociaria, dove, ovviamente, si ebbe il maggior saccheggio.
A questo punto i consoli si divisero di nuovo: Carvilio assediò Cominio (oggi Vicalvi), nella omonima valle, mentre Papirio si recò nei pressi di Aquilonia, ubi summa rei Samnitium erat. Quest’ultima località, a detta di Livio, distava circa 20 miglia, cioè 30 chilometri da Cominio.
L. Papirio con il suo esercito seguì la via che passa ad ovest di Atina, sale a Capo di China, scende lungo il versante occidentale di Monte Cifalco, fino alla pianura di S. Elia Fiumerapido e risale poi attraverso la contrada “Portella” fin su a S. Michele, in comune di Cassino, lungo le estreme propaggini del Monte Aquilone e sempre su quelle stesse pendici prosegue per Acqua Candida, a nord di Cervaro, fino a sfociare alle spalle del Colle del Pero sulla pianura di Campopiano su cui domina la presunta Aquilonia[1].
Dunque Papirio pose il suo accampamento in Campopiano occupando il Colle del Pero e presidiando la suddetta via per i frequenti contatti che aveva con il collega Carvilio che si trovava a Cominio. Alla sua sinistra aveva Aquilonia, da cui era separato dal profondo dirupo del Rio S. Vittore, alle spalle il monte Aquilone.
I Sanniti invece avevano posto il loro accampamento nel declivio del colle La Chiaia (S. Giusta-Montenero), là donde si possono ammirare i resti medioevali di S. Vittore, ed erano separati da quest'ultima località dal rio omonimo. Era in loro possesso l'unico punto in cui il rio fosse agevolmente valicabile, onde garantirsi i contatti con la loro città. Inoltre da quella posizione potevano assicurarsi lo sbocco a valle per i rifornimenti ed il vettovagliamento: non dimentichiamo che i Sanniti erano in quell’area già da molto tempo e sicuramente controllavano la vasta pianura dominata da Aquilonia. Il loro accampamento, però, era stretto ai due lati dal colle La Chiaia e dal rio: quello che apparentemente doveva costituire una valida difesa risultò, poi, la causa principale della sconfitta, non avendo avuto essi adeguati spazi di manovra.
Tuttavia il guado del rio consentiva il controllo di un nodo stradale di notevole importanza. Di lì infatti si dipartivano (e ancora oggi): la via che, costeggiando il colle del Pero, conduce a Cervaro; la via che, aggirando la Chiaia da sud, conduce ancora a Cervaro; la via che, passando per La Canala, conduce ad Aquilonia e alla Radicosa, dove esiste un varco per il Molise; la via che collega S. Vittore del Lazio con S. Pietro Infine, quasi certamente una continuazione della Pedemontana già descritta; infine l’accesso al fondovalle del Gari-Peccia.
Sulla disposizione dei due eserciti (Romani in alto e Sanniti in basso) non mi trovai d’accordo con il prof. Giannetti, il quale capovolgeva le posizioni, non riuscendo, però, a spiegare come i Romani stando nella piana di S. Giusta-Montenero potessero avere la città di Aquilonia a sinistra, come precisa Livio.


Collegamenti tra Vicalvi (Cominio)
e S. Vittore del Lazio (Aquilonia)

Avendo, dunque, i Sanniti scelto per primi la postazione[2] avrebbero potuto attestarsi, al posto dei Romani, sulla spianata di Campopiano, apparentemente più favorevole perché in posizione dominante rispetto a quella di S. Giusta, ma questo sarebbe stato un errore ancora maggiore perché di lì non avrebbero potuto avere più collegamenti con Aquilonia, dalla quale sarebbero stati separati dal profondo dirupo del Rio S. Vittore.
Sempre seguendo il racconto di Livio, Papirio dopo aver temporeggiato per diversi giorni fra scaramucce di nessun conto, decise di attaccare il nemico postero die e mandò un messo al collega per avvertirlo affinché anche questi attaccasse contemporaneamente Cominio. Il messo, utilizzando il percorso breve su descritto, ebbe un giorno per andare e tornare. Tornò a notte riferendo che Carvilio approvava i piani.
Papirio preparò lo schieramento: all'ala destra pose L. Volumnio, all'ala sinistra L. Scipione. Ordinò quindi a Spurio Nauzio di togliere i basti ai muli e di condurli, con alcune coorti delle ali, attorno, forse, al Colle del Pero, per posizionarsi al coperto di un colle che probabilmente aveva l'aspetto di un tumulo, in tumulum conspectum, (il colle la Chiaia, appunto; ma forse anche lo stesso Colle del Pero). Nauzio doveva poi comparire nel vivo della battaglia sollevando quanta più polvere potesse.
Poco prima che il console desse inizio al combattimento un disertore sannita rivelò che 8000 uomini erano stati inviati da Aquilonia a Cominio per aiutare quest'ultima città nella difesa contro gli assedianti. Probabilmente i Sanniti di Cominio si erano accorti dei preparativi di attacco da parte degli assedianti e, ignorando la manovra combinata degli eserciti romani, avranno chiesto rinforzi a quelli di Aquilonia; rinforzi che furono senz’altro inviati.
Papirio mandò subito un messaggero ad avvertire di ciò il collega. Il messaggero spronando la cavalcatura dovette impiegare meno di tre ore[3].
Subito dopo il console, approfittando anche del temporaneo alleggerimento delle forze nemiche, fece avanzare i suoi reparti e diede inizio alla battaglia.
Il combattimento fu feroce, la strage immensa; i Romani avanzavano senza tregua fra le schiere nemiche. A far precipitare gli eventi contribuì l'apparizione di fianco (tra la Chiaia e il Colle del Pero) del polverone sollevato dai reparti di Spurio Nauzio. Tale visione ingannò i Sanniti ed i Romani stessi: si credette infatti che si trattasse dell'esercito di Carvilio che giungeva vittorioso da Cominio.
I Romani moltiplicarono le forze e l’ardore per non vedersi togliere il merito della vittoria dall'altro esercito; i Sanniti furono atterriti e finirono per darsi alla fuga.
I nobili e i cavalieri fuggirono alla volta di Boviano (probabilmente lungo il versante di S. Pietro Infine oppure per la via della Radicosa, sulla sponda sinistra del Rio S. Vittore), i fanti si rifugiarono parte nell'accampamento e parte ad Aquilonia.

6.2. La sconfitta dei Sanniti

Il fronte dei Sanniti dunque era stato spezzato al centro in due tronconi, e ciò è spiegabile se si pensa che alle spalle di questi era il profondo dirupo costituito dal Rio di S. Vittore.
L’ala destra dei Romani guidata da Volumnio attaccò e prese l'accampamento incendiandolo, l’ala sinistra con Scipione attraversò il guado del rio e, inseguendo i fuggiaschi, giunse sotto le mura di Aquilonia, probabilmente nel lato nord. Gli occupanti la città si difesero lanciando sassi sugli assalitori, e i sassi in quel luogo non mancavano certo. Scipione dopo aver incitato i suoi formò la testuggine con gli scudi alzati sopra il capo e irruppe nella città (testudine facta in urbem perrumpunt). S'impadronì della porta, ma, avendo solo pochi soldati con sé, preferì non addentrarsi nella città.
I1 console, radunando i soldati poiché la sera s’appressava, constatò che alla sua destra l’accampamento dei Sanniti era stato preso e che alla sua sinistra si combatteva presso le porte della città. Con le truppe raccolte s’appressò alle mura e penetrò nella porta a lui più vicina. Ma la notte era sopraggiunta e preferì far riposare gli uomini.
Nelle ore notturne la città fu abbandonata dai suoi abitanti; da quale parte? Forse dal lato più inaccessibile, dove i Romani non erano giunti, dall’unica porta sul versante sud, la porta di S. Vittore. Di lì dovettero scendere nella sottostante pianura tra S. Vittore e S. Pietro Infine. A valle dovettero essere scorti dalla cavalleria nemica ed inseguiti. Nell'inseguimento i cavalieri romani videro anche dei Sanniti sparsi qua e là senza difesa alcuna. Erano, questi, gli 8.000 soldati inviati in aiuto di Cominio, ma richiamati poi verso Aquilonia per gli avvenimenti appena descritti.
Il console Carvilio a Cominio, avvertito dal collega, aveva mandato incontro a quegli uomini – sulla via più breve per Aquilonia – alcune coorti per fermarli, ma, lungo la strada non ne trovarono traccia; probabilmente quelli avevano attraversato a valle la pianura di Cassino e seguito poi la via pedemontana in direzione di Roccasecca per risalire lungo la via Tracciolino fino alla valle di Comino.
Al ritorno da quel loro inutile viaggio quei Sanniti percorsero la stessa strada aggirando le radici del versante sud-est della Chiaia. Giunti verso sera in vista dell’accampamento e di Aquilonia, dice Livio, furono fermati dalle fiamme che dall'accampamento si erano propagate all’intorno[4], ma anche, forse, dalle grida che provenivano dalla città. Lì si fermarono sbigottiti e passarono la notte senza chiudere occhio. Alle prime luci dell’alba furono sorpresi e messi in fuga dalla cavalleria romana. Ma erano stati avvistati anche dalle mura della fortezza. Anch'essi dopo alcune perdite presero la via per Boviano. Dal luogo dove quei soldati avrebbero pernottato si distinguono nettamente le mura della città da noi indicata.
Aquilonia fu saccheggiata e incendiata. Le fiamme dovettero essere visibiIi per un raggio di molti chilometri: dall’agro atinate (attraverso la gola di Capo di China), alla valle del Rapido, ai monti degli Aurunci, all'attuale Mignano Montelungo; tale era la posizione della nostra supposta Aquilonia.
Nella battaglia, a detta di Livio, perirono oltre 20.000 Sanniti e poco meno di 4.000 furono fatti prigionieri. Quella strage segnò la capitolazione definitiva dell’indomito popolo del Sannio.

[1] Questa antichissima strada pedemontana prosegue oggi, sempre in linea retta, fino a S. Pietro Infine, da dove si imboccava l’altra strada che saliva a Croce di Macchia (la porta principale di Aquilonia) e continuava verso il Molise col nome di via S. Leonardo.
[2] I Romani si erano decisi a dare guerra ai Sanniti solo dopo che costoro, da tempo, avevano fatto leva per tutto il Sannio ed avevano scelto Aquilonia come centro di raccolta.
[3] Cfr. Giorgio Berzero, Ab Urbe condida, Lib. X. pag. 177, nota 2.[4] Livio, X, 43: « Deinde regione castrorum, quae incensa ab Romanis erant, flamma late fusa certioris cladis indicio progredi longius prohibuit ».

AQUILONIA in S. Vittore del Lazio - di Emilio Pistilli


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