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Erasmo Gattola
Erasmo Gattola:
Da "Storia dell'Abadia di Montecassino" di Don
Luigi Tosti
Volge al suo termine il racconto di questa storia cassinese, e venendo a
quel terribile traboccamento di uomini e di pensieri che seguì allo scorcio di questo
secolo XVIII, e che disertò la badia, è bene che io dica in quali condizioni la trovasse
la traculenta rivoluzione francese. Erano in fiore i buoni studii; e si era svegliato
negli animi de’ Cassinesi un certo amore pei fatti del medio evo, e perciò un
lodevolissimo desiderio di contarli, essendo quel loro archivio una bella fonte di
notizie, che loro ne offeriva il destro. Sante voglie non le ebbero generosi monaci, ma
aiutarono le provvidenze del governo, ed ammiserirono per la grettezza del reggimento
monastico. Faticavano in un arringo glorioso, ma poi li coglieva l’inerzia; perché
un patrimonio di tre milioni di ducati era poco a sopperire alle miserabili spese
topografiche! Tuttavolta si travagliarono gl’ingegni, e fruttificarono a pro delle
patrie storie. Anzi questa maniera di studii sui fatti del medio evo grandemente coltivati
in Montecassino, e ne’ monisteri benedettini di Francia in questo secolo XVIII fece
avvisati molti della grande utilità che sarebbe venuta dal rischiarare i tempi di mezzo.
Primi furono i Benedettini in questa opera, perché ne avevano i documenti; poi cento
altri solertissimi ingegni, tra i quali fu quel trapotente Ludovico Antonio Muratori,
discepolo del Cassinese Bacchini. Allora, come eruditi, si fecero gli uomini a cercare le
vecchie memorie ed a pubblicarle; oggi, come filosofi, le vanno cercando e chiosando, per
istudiare nella sua culla questa moderna civiltà, conoscerne per quali vie abbia
camminato nella sua infanzia, e da quelle argomentare il come farne oggi più spedito il
progresso a vantaggio delle umane generazioni. Perciò que’ monaci, di cui son per
dire, disseppellendo dalla polvere dell’archivio quelle cronache, quei diplomi e
bolle ed altre scritture, non solo fecero più splendente la storia della loro patria, ma
fornirono gravissimi argomenti alla meditazione de’ filosofi. Tra questi è da fare
in questa storia onorevole ricordanza del Gattola, che andò innanzi a tutti per amore che
portò agli studii storici, e pel continuo travagliarsi che fece su le antiche scritture.
Nell’agosto del 1662 sortì i natali in Gaeta da Girolamo e Giovanna d’Alvito,
ambi ragguardevoli per chiarità di sangue e ricchezza di fortuna. Contava il tredicesimo
anno dell’età sua, quando i parenti lo menarono in Montecassino, ad apparare umane
lettere. Piacquegli la tranquilla stanza, e si votò a Dio, rendendosi monaco. Istrutto
delle consuete discipline, addisse l’animo alla storia, e specialmente a
quell’arte, per cui quella è ministra di verità, dico alla diplomatica; ed,
aiutando la naturale attitudine a questa maniera di studii con la indefessa fatica, venne
in breve a tanta perizia di quelle cose, che gli confidarono l’archivio
cassinese.
Fino a’ suoi tempi non era stato alcuno, oltre a quell’Angelo della Noce, che
dopo tanto scempio, sul codice cassinese, tornò alla sua interezza la cronica di Leone
Ostiense, che avesse posto mano alle croniche ed ai diplomi per illustrarle, e renderle di
pubblica notizia. Egli primo le svolse, le interpretò, e, lucubrandole, le rassegnò.
Aprì que’ manoscritti, incui i monaci del medio evo avevano riposta la salvata
sapienza degli antichi; e conobbe quali si stessero ancora nelle tenebre, quali traformati
avessero visto la luce. Sparsa in Italia e nei paesi oltramontani la fama di questo
laboriosissimo monaco, quasi non fu uomo, che, ponendosi ad alcuna opera riguardante i
tempi di mezzo, non si volgesse a lui, chiedendolo di lumi e di notizie. Il Muratori, il
Bacchini, il Querini, Noris, Ciampigni, Zaccagnini, Fontanini, il Mabillon,
Montfaucon, Ruinart, Calmet, e tutta quella operosissima congregazione di San Mauro, usarono con lui
per lettere; ed allora fu visto nel Gattola un singolare esempio del santo ministro, cui
sono deputati i monaci di san Benedetto. Io non posso andare con l’animo a quella
età e leggere le originali lettere di que’ valentuomini senza che me ne venga una
gioia grandissima, e per quel ricambiare di aiuti che facevano i Cassinesi che coloro
nell’aringo della storia, e nel vedere questi monaci veri sacerdoti della sapienza.
Per la qual cosa nelle opere di que’ valentuomini leggesi fatta ricordanza onorevole
di quel Gattola, che ad ogni loro richiesta fu largo di aiuto. Conseguitava anche da
questo un doppio bene ai Cassinesi, uno stimolo che li concitava a fare qualche cosa, e
l’acquisto di molti libri, che dagli autori riconoscenti erano donati alla libreria
di Montecassino. Ma il Gattola non poteva tenersi dall’operare per sè quei tesori
dell’archivio de’ quali era così largo con gli altri. In quel tempo era molto
tribolata la badia per liti e controversie, che andavano sempre a ferire la spirituale e
temporale sua signoria, segno che il suo feudalismo toccava già la decrepitezza. Egli se
ne sentiva piangere il cuore; e, per rimediare a quel male, divisò raccogliere e
pubblicare tutti que’ diplomi e bolle, sulle quali reggevansi le giurisdizioni della
sua badia, e queste rannodare con un filo di storia, che ricordasse i fatti
cassinesi,
l’antica potenza, ed i monaci che per santità di vita e per dottrina furono chiari.
Spose il suo divisamento ai monaci, e il Longo, e il Mantoya, il Giustiniani gli si
aggiunsero compagni nella fatica, che poi in quattro volumi in foglio vide la luce nel
1734 in Venezia pe’ tipi del Coleti. Io non darò giudizio di opera assai conosciuta;
dirò solo che benissimo ebbe meritato questo monaco degli studiosi delle patrie storie,
avendo aperta una vena di antichi monumenti, che loro portano molto di luce.
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