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La porta Campana si apre nel punto in cui il percorso delle mura crea un
dente arretrato. Il tratto a valle infatti è costituito da un possente muraglione in
opera incerta, pesantemente restaurato, che, in corrispondenza del varco, è
caratterizzato da un avancorpo interno in conglomerato cementizio a pianta trapezoidale,
originariamente rivestito da blocchi squadrati di calcare travertinoso, asportati in epoca
post-antica. Il percorso delle mura riprende alcuni metri più a monte, caratterizzato
però da una tecnica costruttiva differente, una sorta di opera poligonale realizzata con
blocchi di dimensioni contenute, recentemente restaurata. Della porta vera e propria
rimane ben poco, essendo completamente perduti i blocchi squadrati che verosimilmente
foderavano le spalle e l’arco. E’ tuttavia ben conservata la soglia in calcare
con le tracce degli alloggiamenti per i cardini sui quali erano ancorati i battenti. La
strada che attraversa in forte salita la porta, si dirigeva con una curva verso
l’attuale via del Crocifisso. Il lastricato ampio m. 3.60, è perfettamente
conservato, delimitato ai lati da un basso marciapiede (crepidines). I profondi solchi
lasciati dalle ruote dei carri attestano una intensa e prolungata frequentazione di questo
accesso alla città. Se l’identificazione con la Porta Campana risultasse confermata,
l’impianto della porta, menzionata nell’epigrafe del 57 d.C., andrebbe riferito
ad un’epoca anteriore. Il tipo di struttura in opera incerta suggerirebbe una
datazione nell’ambito del I sec. a.C., forse sul luogo di una porta ancora più
antica.
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Panorama

Vista nord-est

Ingrasso
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