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10 settembre 2010
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freccia.gif Anfiteatro romano
freccia.gif Strada lastricata
freccia.gif Porta Campana
freccia.gif Ninfeo Ponari
freccia.gif Ummidia Quadratilla
freccia.gif Sepolcreto
freccia.gif Il ponte di Legnaro
freccia.gif Terme Varroniane
freccia.gif Località Agnone

freccia.gif Il Teatro romano di Cassino
freccia.gif Il restauro
freccia.gif Gianfilippo Carettoni 'Giornale di scavo'
freccia.gif Gaetano Fardelli 'Giornale di scavo'
freccia.gif Massimiliano Valenti

freccia.gif Caratteri generali
freccia.gif Percorso dell’Acquedotto
freccia.gif Lunghezza e struttura dell’Acquedotto
freccia.gif Notizie storiche sull’Acquedotto di Cassino
freccia.gif Ruderi sparsi
freccia.gif Acquedotto
freccia.gif Epoca della costruzione dei due Acquedotti
freccia.gif Notizie Topografiche

freccia.gif Rocca Janula
freccia.gif Il restauro

freccia.gif Informazioni Museo
freccia.gif Museo - Sala I
freccia.gif Museo - Sala II
freccia.gif Museo - Sala III

freccia.gif La statua dell’”EROE”
freccia.gif La 'Domus Romana' di via Montecassino
freccia.gif Scritti inediti di Filippo Ponari



Località Agnone

La località Agnone di Cassino si rivela sempre più importante per la conoscenza delle origini dell'antica Casinum. Sono in corso degli scavi, ad opera della Soprintendenza archeologica, sui resti di quella che potrebbe essere stata una antica villa suburbana: i ritrovamenti, di non rilevante interesse archeologico, vista la povertà del materiale edilizio venuto alla luce, hanno invece notevole importanza dal punto di vista storico-topografico, perché aggiungono qualche altra tessera al complesso mosaico del tessuto stradale ed urbanistico dell'ager casinas, la cui fisionomia si è andata radicalmente alterando nel corso di due millenni, sia a causa delle frequenti alluvioni, sia per l'intervento massiccio dell'opera dell'uomo. La località Agnone è situata a monte della confluenza tra il fiume Rapido ed il Gari, a margine delle Terme Varroniane, oltre la stazione ferroviaria. Si tratta di un'area agricola interessata, da vari anni, da grandi opere di servizio: depuratore (mai ultimato), impianti di captazione dell'acquedotto campano, tracciato della superstrada Sora-Cassino-Formia (che la taglia letteralmente a metà), svincoli stradali, condotte fognarie. Fu proprio durante la realizzazione di quest'ultimo tipo di manufatto che, nel 1972, vennero alla luce importanti resti archeologici che segnalarono all'attenzione degli studiosi l'importanza di quell'area. Lo scavo del 1972 raggiunse la profondità di m. 2,50 e rivelò una stratificazione abbastanza complessa: a circa 30-50 cm. affiorarono varie tombe del tipo cosiddetto "a cappuccina", costituite da una struttura a sezione triangolare ottenuta con la giustapposizione di grossi tegoloni piatti di terracotta; abbondante il materiale fittile, con ceramica a vernice nera del tipo etrusco-campano e ceramica sigillata con pregevoli rilievi decorativi; le monete, d'argento, di bronzo e di rame, delimitarono un periodo che andava dal IV-III sec. a.C. al III-IV d.C.: le più antiche, sulle quali si potevano leggere scritte quali SUESANO, TIANUD, CALENO, denotavano gli stretti rapporti commerciali del territorio con il mondo osco-campano; su una moneta compariva il galletto di Aquinum; nella parte più a nord dello scavo (verso la ferrovia) si rilevò una gran quantità di scorie di ferro, il che fece pensare alla presenza di fornaci o più semplicemente a scorie di forge di maniscalchi; nella profondità maggiore (oltre due metri) si ritrovò una discreta quantità di strumenti litici che andavano dal neolitico al paleolitico, ma non si puó essere certi che quella giacitura fosse primaria perché il terreno di quello strato era di natura alluvionale1; a lavori ultimati le ruspe ricoprirono tutto lo scavo. Nel novembre-dicembre del 1988 un nuovo scasso nel terreno di Agnone (una seconda condotta fognaria accanto alla prima) rivelò preesistenze di notevole interesse archeologico: strutture murarie di ambienti artigiani rurali, forse una mansio per il ristoro dei viaggiatori ed il cambio dei cavalli, un muro rovesciato con un esteso mosaico di fattura piuttosto grossolana, un tratto di strada basolata, che, con molta probabilità, andava a collegarsi con il ponte che attraversava il fiume Gari poco più a valle2; anche questi ritrovamenti furono subito interrati, ed ora, insieme ai precedenti, rischiano di essere dimenticati, mentre i rilievi effettuati dai tecnici della Soprintendenza giacciono in non si sa quale ufficio di Roma, probabilmente destinati, anch'essi, ad essere sommersi dalla polvere degli archivi statali. L'odierna fase di scavo, originata da operazioni di sondaggio per conto delle Ferrovie dello Stato, conferma l'importanza del sito archeologico di Agnone: pare che i resti murari affiorati alla profondità di poco più di un metro si debbano attribuire alle fondamenta di una villa (è quanto pensano gli archeologi addetti allo scavo); lo strato più profondo conserva tracce vistose di un vasto incendio, il che farebbe supporre che su una precedente villa distrutta dall'incendio sia stata edificata una seconda e forse una terza; le monete rinvenute nel sito sono databili al terzo sec. d.C.; i resti del vasellame sono quasi sempre di uso domestico, con poche tracce di ceramica a vernice nera e rarissime di aretina; l'area è attraversata in varie direzioni da un inconsueto numero di canaletti di raccolta delle acque, il che potrebbe far pensare ad edifici destinati ad officine più che a ville; ma gli addetti ai lavori ritengono si trattasse di un complesso gioco di acque di cui si ornava la villa; sul margine occidentale dello scavo si vedono allineamenti di quattro file di tegoloni: probabilmente tombe a cappuccina affiancate sulle quali sono stati sovrapposti altri manufatti edilizi; poco più a nord si legge chiaramente il tracciato di un vano absidato (larghezza m. 6 circa) rivolto ad occidente: una fontana monumentale, secondo gli archeologi, ma, visto il livello nettamente superiore a quello dei ritrovamenti di epoca romana e leggermente inferiore al piano di campagna, non si puó escludere che si trattasse dei resti medioevali di una delle tante chiesette rurali di cui è rimasto solo il nome attraverso l'archivio di Montecassino: è un'ipotesi da esaminare e verificare. La muratura delle fondamenta è effettuata con riempimento a sacco, nel quale mi è parso di riconoscere frammenti di laterizi medioevali; dalla zona dello scavo non è venuto fuori materiale di qualche valore architettonico, il che conferma i dubbi sull'effettiva esistenza di una villa. L'area degli scavi è irrimediabilmente interrotta, sul lato occidentale, da una enorme tubazione dell'acquedotto campano, che ha provocato un danno irreversibile di grande portata al patrimonio archeologico cassinate. A circa cento metri di distanza, in direzione delle Terme, si intravede ancora, tra gli sterpi, la struttura di una tomba a tholos, con un breve corridoio di accesso, seminterrata, detta volgarmente "la tomba di Varrone": la sua posizione puó rivelare la prossimità di una strada antica che seguiva l'andamento dell'attuale stradina che conduce agli impianti di captazione dell'acquedotto campano: ciò è dimostrato anche dal ritrovamento di alcuni basoli che avevano proprio quell'andamento nello scavo del 1972. Le tre fasi degli scavi di Agnone si sono svolte in un raggio di 50 metri, ma altri resti si segnalano più ad est: dunque si è autorizzati a ritenere che l'intera area fosse sede di un pagus, abitato per diversi secoli, e posto su un nodo stradale di rilevante importanza per le comunicazioni tra il Lazio e la Campania; il compianto Antonio Giannetti ipotizzò che si trattasse del forum vetus di cui ci riferiscono le fonti di epoca romana. È certo, comunque, che la zona andava preservata nel suo insieme con l'imposizione di vincoli da parte della Soprintendenza: ciò non è stato fatto, ed ora, oltre alle mastodontiche opere già ricordate, tutta la zona è sovrastata dall'esteso terrapieno della superstrada, mentre sono previsti ulteriori sconvolgimenti per la realizzazione degli svincoli stradali, la soppressione del passaggio a livello ferroviario, la costruzione del nuovo depuratore. Ma questa città ha ancora qualcuno che ne tuteli gli interessi? È evidente che la tutela del patrimonio archeologico di Cassino sta a cuore solo a pochi sprovveduti come il sottoscritto; ma è altrettanto certo che in un futuro, forse non lontano, i nostri figli, rileggendo queste note e tante altre precedenti – che sicuramente non andranno perse, a differenza delle preziose testimonianze che stanno per essere cancellate –, si chiederanno: ma quale generazione di zotici e inetti amministratori ci ha preceduto?








 

di Emilio PISTILLI 


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