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1873: terremoto nella Valle di Comino
Che la Valle di Comino sia ad alto rischio
sismico non è una novità; pare accertato che la gran parte dei terremoti che hanno
sconvolto nei millenni il Lazio meridionale e il nord della Campania abbia avuto spesso
epicentro a ridosso di S. Donato Val di Comino. Il primo di cui la storia ci ha tramandato
memoria fu quello del 5 febbraio del 63 d. C. sotto Nerone, con gravissimi danni fino a
tutta la Campania; seguì quello ormai noto a tutti del 24 agosto dellanno 79, in
concomitanza con leruzione del Vesuvio che seppellì Pompei ed
Ercolano. Poi altri
nel 321 e nel 345: questultimo distrusse 12 città della Campania. A partire dal
nuovo millennio tutti i terremoti che interessarono la nostra terra furono puntualmente
registrati dai monaci di Montecassino nelle loro cronache. Un elenco dettagliato di essi
ci fornisce Gennaro De Marco, professore di storia naturale nel Liceo di
Montecassino, nel
suo libro Montecassino illustrato nei tre regni della natura, del 1888. Egli inizia
dal terremoto del 1005, durato oltre quindici giorni, e si ferma al 1887.
Nellelencazione ne mancano alcuni che furono di particolare virulenza, come quello
del 23 luglio 1654, che, protraendosi fino al 12 agosto, causò circa 3000 vittime
martoriando dapprima gli abitati di Pontecorvo, Roccasecca, Piedimonte S. Germano,
Atina,
Alvito e successivamente quelli di Sora, Arpino, Isola del Liri; le cronache
dellepoca riferiscono che addirittura si spaccò il monte Corvo. Manca anche quello
del 1873, che causò gravi danni in tutto il Distretto di Sora ed in particolare nella
Valle di Comino; di esso le cronache si sono scarsamente occupate, però disponiamo di un
documento molto interessante: la relazione redatta da unapposita Commissione
scientifica inviata sul luogo dallautorità della provincia di Terra di Lavoro per
studiare le cause del sisma; la relazione fu firmata in Caserta nel mese di novembre del
1873 dai proff. Luigi O. Ferrero, Nicola Terracciano e Camillo Marinoni relatore. Di tale
documento rimane solo la pubblicazione negli Annali della Stazione Agraria di Caserta
annessa allIstituto Agrario provinciale. Tralascio, di quella relazione, le ipotesi
e le spiegazioni circa il fenomeno sismico, dettate dalle precarie conoscenze scientifiche
dellepoca in materia, preferendo, invece, riportare le notizie relative agli effetti
sui centri abitati. I danni maggiori furono registrati a Sora, Alvito, S. Donato,
Settefrati, Picinisco, Atina; va rilevato che non si hanno notizie di morti nonostante la
gravità del movimento tellurico.
«Nessun segno precursore del vicino disastro; ma
la scossa del 12 luglio sorprese tutti pienamente all'impensata, sicché neppur fu
notato se precedesse o no il rombo. Verso le 7 ore del mattino un commovimento generale,
scosse con urto violentissimo tutto il circondario Sorano nella valle del Liri fin
ne dintorni di Arce e in quella di Alvito sino ad Atina e Belmonte Castello, non
che un'amplissima plaga di paese circostante nel territorio Romano e
nell'Abbruzzese. La prima scossa fu ondulatoria e assai violenta: in ciò concordano le
testimonianze di molti: successero quindi altri squassi che si ripeterono l'un dopo
l'altro con moto qui sussultorio (Atina), altrove vorticoso (Isola), sempre però con
minore intensità; quantunque più orrendi perché preceduti e susseguiti dai rombi
sotterranei. La prima scossa durò in tutto 10 minuti secondi; ma pur troppo che gli
edifizi non meno che il suolo ne provarono i tristissimi effetti. Bastò quel brevissimo
tempo perché più di una capanna e di un abitato venissero cambiati in un desolante
ammasso di macerie, ovvero minacciassero rovina. Ad Alvito, a Sandonato,
Settefrati, Picinisco, Atina, nonché nella città di Sora, a Isola del Liri e ad Arpino fino ad Arce
larghe lesioni si fecero nei fabbricati, che così mal ridotti si dovettero quindi
puntellare ed abbandonare, talché la popolazione sgomentata fuggì all'aperto e stette
tutta quanta attendata nelle campagne, negli orti, nel letto del fiume come a
Sora, e
sulle piazze dove si eressero altari per celebrarvi i divini uffizii. Furono guaste
40 case e sprofondò il tetto di capanna in Sandonato, cadde una casa in
Casalattico, due
case in Sora vennero in un batter docchio distrutte quasi per intero, mentre tutte
le altre rimasero più o meno gravemente lese, sopratutto la chiesa di santa Restituta
patrona della città, e il seminario vescovile che patirono tali danni ad doversene
immediatamente effettuare la chiusura. Un casino di villeggiatura fra Sora e Isola, da
poco edificato fu letteralmente sfasciato appunto per le sue condizioni statiche (ad
archi) molto peggiori di quelle delle case comuni, ed altri sono stati resi inabitabili;
furono visti i fumajuoli dei camini muoversi in giro, furono smossi i capi fissi di alcune
macchine in certe cartiere di isola, e si dovette sloggiare in gran furia il Collegio
Tulliano di Arpino, perché attraverso alle volte delle sue sale si era veduto il celo e
minacciava rovina. Ad Atina non caddero case ma terribili lesioni si vedevano in
moltissimi fabbricati e principalmente nel lato sinistro della chiesa; danni maggiori si
ebbero a Settefrati; ed a Picinisco atterrò due abitazioni e ad altre 52 cagionò ampie
crepature necessitanti pronto riparo. In questultimo paese la scossa dovette essere
assai violenta, e per quanto pare anche vorticosa: strappò essa tre merli della torre
dellantico castello feudale, enormi massi in pietra che stavano incastrati nella
solidissima muraglia per quasi mezzo metro. Né si limitò a questo, ma dai dati raccolti
per le bocche dei contadini e di quelli del luogo seppi che non men gravi danni fé pure a
ponente nei diversi comuni del circondario di Frosinone, più a est nella valle della
Marsica e verso gli Abbruzzi. In Civitella, Alfedena, Villetta, Barrea,
Pescasseroli,
villaggi situati ai piedi del versante orientale del M. Meta, la scossa fu violentissima,
ondulatoria prima, sussultoria in seguito, e dappertutto case e chiese minaccianti rovina.
Meno intenso invece fu lo scuotimento in un raggio più lontano, e quindi appena sensibile
e senza danni nella valle di Roveto e nei dintorni del Lago Fucino fino ad Aquila, a
Solmona, Castel di Sangro, Isernia, S Biagio Saracinesco, Venafro, Monte Cassino, S.
Giovanni Incarico, Ceprano ed altre località.
Dopo questa prima e più terribile scossa la terra non parve ancor rassegnata a mantenersi
nella nuova condizione di equilibrio. In Sora notaronsi altre oscillazioni alle ore 9 ½
ed alle 11 antimeridiane; ma lievi in confronto della prima. Altrove per tutto quel giorno
le scosse continuarono senza interruzione specialmente nel centro del parossismo, la Valle
di Comino, talché per esempio prima di sera ne erano già state segnalate 10 in Alvito e
11 in Settefrati di intensità diversa ma pur sempre leggere. Quindi ripigliarono quasi
ogni giorno, sempre precedute e susseguite da rombi di indeterminata provenienza, e si
poteva ben dire che il suolo continuamente tremasse sotto a piedi. Si risentì
poscia fortissima unaltra scossa di natura sussultoria la notte del 23 al 24 luglio
a un'ora circa antimeridiane. Il giorno 29 luglio, quando la Commissione era sul teatro di
tutte quelle rovine, si fecero pure sentire due leggere scosse, dopo di che la terra
riprese il suo stato di agitazione fino ai 10 del successivo agosto, epoca verso la quale
parve cessare ogni parossismo».
La relazione, dopo aver determinato la direzione del
movimento tellurico, con epicentro ad ovest della valle, passa a fornire altri dettagli
sugli effetti.
«Da monte detto
Castellone, che sta dietro Picinisco, si
staccarono per lurto e quindi franarono precipitando nella Melfa enormi macigni,
talché una lieve nube di polvere aleggiò per qualche tempo nella valle incoronando il
monte. Più su, nelle valle di Canneto caddero pure grossi massi e furono divelti dal
suolo annosi alberi; mentre la sera del 16 luglio unenorme macigno staccossi dal
monte S. Carto sovrastante Sora e ruinando furiosamente abbatté una casa.
Unaltro fenomeno che venne osservato da quei terrieri, i quali concordano nel darne
i più minuti ragguagli fu larresto momentaneo delle acque della
Melfa,
nellatto della scossa; ma tosto ropresero a fluire e per oltre 20 minuti
scorrettero torbide assai. Intorbidarono pure le acque alla cartiera Bartolomucci sotto
Picinisco; ed analogamente avvenne delle acque del Fibreno. Esso se ne esce dal piccolo
lago della Posta, correndo limpidissimo e placido in unantico letto scavato tra i
travertini da esso stesso deposti in tempi anteriori, finché ad 8, o 10 chilometri dalle
sorgenti si getta nel Liri. Presso la località chgiamata Ponte Tapino gonfiò
improvvisamente e straripò allagando i circostanti terreni; e sembra che nellatto
della convulsione del suolo il suo letto si sia in quel punto sollevato e come squarciato
per un breve momento, ragione che darebbe spiegazione anche dellintorbidamento delle
sue acque. [...] Un fenomeno curiosissimo poi si ebbe a notare nelle notti del 18 e del 20
luglio. Furono osservate lunghe strisce serpeggianti di luce in mezzo a baleni sulle
montagne di Casalattico e di Sandonato».
Mille anni di terremoti nella Terra di S.
Benedetto
Nel suo Montecassino illustrato nei tre regni della natura, del
1888, il prof. Gennaro De Marco, docente di storia naturale nel liceo di
Montecassino,
riporta un ampio elenco, con descrizioni, degli eventi sismici registrati nel monastero a
partire dallinizio del nostro millennio; allelenco sono allegate delle tabelle
statistiche che segnalano la cadenza delle scosse per ogni mese dellanno; ciò nella
non dichiarata convinzione che i movimenti tellurici fossero collegati alle condizioni
atmosferiche e stagionali.
Tavola dei terremoti avvenuti in Montecassino
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di Emilio PISTILLI
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