Home page
25 maggio 2013
Storia | II Guerra Mondiale | Cultura | Archeologia | Montecassino | Territorio | Info | 
freccia.gif Preistoria
freccia.gif Casinum
freccia.gif San Germano
freccia.gif Cassino
freccia.gif Toponomastica anteguerra
freccia.gif S. Germano nel 1734
freccia.gif Lo Stemma di Cassino
freccia.gif I travagliati piani di ricostruzione per una nuova Cassino*

freccia.gif Parco del Gari
freccia.gif Corteo storico
freccia.gif Teatro comunale
freccia.gif Museo della guerra
freccia.gif L’Archivio Storico Comunale di Cassino
freccia.gif Il nodo di interscambio di Cassino
freccia.gif La memoria di pietra

freccia.gif Perché Cassino e non Casino?
freccia.gif IL Liceo Carducci
freccia.gif Relazioni Storiche tra
freccia.gif Fiera di S. Maria della Neve
freccia.gif Resti dell'acquedotto romano a Caira
freccia.gif Amministratori di Cassino dal 1800
freccia.gif Catasti Onciari di Terra di Lavoro
freccia.gif Il castello di Trocchio
freccia.gif Dall’epigrafe di Prepoie
freccia.gif La battaglia di Cassino del 1266*
freccia.gif Le origini di Cassino
freccia.gif Cosa resta delle antiche torri di San Germano
freccia.gif Le fortificazioni medioevali di Cassino

freccia.gif Torre - Patte I°
freccia.gif Torre - Parte II°
freccia.gif Torre - Parte III°

freccia.gif Notizie sulla produzione e sul commercio degli aghi a S.Germano (a.1676)



Teatro comunale


 Nuovo Teatro Comunale
    

Il nuovo Teatro di Cassino

Nell’area di S.Antonio, con la demolizione degli edifici accorpati alla Chiesa (Istituto Professionale ed altro), troverà collocazione l’organismo architettonico progettato, adibito a sala polivalente di circa 700 posti. L’attacco prospettico di detto complesso alla facciata della Chiesa è concepito come una grande sola vetrata (ingresso alla sala), con una pensilina, sempre in vetro, sospesa da cavi di acciaio. Detta vetrata costituisce un distacco dalla chiusa e compatta massa dell’edificio sacro e serve a ridare più significato a quest’ultimo e maggior distinguo al plesso progettato. La sala apparirà sulla piazza Diamare con una facciata a portali di pietra, di grande respiro, che daranno unità e importanza alla stessa e ricostituiranno l’allineamento prospettico. Esternamente la curva vetrata di chiusura, posizionata in arretramento ai portali, permetterà, in questo spazio, il percorso dei pedoni nella piazza come in un portico e, nell’interno la vista degli spettatori a quota sopraelevata nei percorsi esterni alla sala, determinerà una continuità visiva tra i fruitori della sala e quelli della piazza. Acciaio, vetro, alluminio, si evidenzieranno a contrasto e in trasparenza a detti portali rivestiti in coreno bocciardato a riprendere una connessione con la dominante Abbazia e gli edifici di maggior rilievo tipo il Rettorato, la Curia e il Palazzo Vescovile nelle immediate vicinanze. Nella parte attigua alla Chiesa, nell’atrio, troveranno posto le zone di attesa, la biglietteria, il guardaroba, il foyer con il bar ed i servizi, mentre una doppia scenografica scala tirantata in acciaio con pedate di marmo porterà all’accesso alto della sala. Opposto all’atrio, dopo la spazialità della sala la scena, sotto questa sono localizzati i servizi ed i magazzini e superiormente sul lato sinistro, tutti gli annessi di camerini, magazzini, impianti tecnologici, i w.c. uomini -donne, un volume unitario nel punto dove termina la vista della piazza. L’innovativa presenza dell’acciaio, del vetro, dell’alluminio, a contrasto con la forte presenza della pietra, dateranno e indicheranno l’attualità dell’organismo architettonico. La pietra, il legno nel pavimento delle sale e nella boiserie del foyer, unitamente ai vetri e a quanto di più ricercato dal punto di vista materico, saranno impiegati per dare l’opera carica di significato e rispondente alle aspettative della cittadinanza. Nella redazione del progetto esecutivo si è terrà conto della circolare del Ministero dell’Interno n.16 (Direzione generale protezione civile e servizi antincendi 15.02.1951) e successivi aggiornamenti ed integrazioni in riferimento a quanto disposto per : il livello della platea, i locali sotto il livello stradale, la posizione dello schermo, la distribuzione dei posti a sedere, la larghezza delle uscite, i gradini nei passaggi, la pendenza nei corridoi, le superfici levigate, le sedute, i posti in piedi, la biglietteria, il guardaroba, le scale, l’illuminazione e l’areazione, la distribuzione, i gradini, le rampe ed i pianerottoli, le scale esterne per i servizi dei Vigili del Fuoco, le uscite, i tipi di porte ammessi, l’ingombro dei serramenti, la costruzione dei serramenti, gli ostacoli all’apertura delle porte e la loro visibilità, l’acustica e l’isolamento acustico, la scena, l’altezza della scena, le disposizioni per la scena, i posti di deposito dei materiali sulla scena, i corridoi di disimpegno della scena, il sipario di sicurezza, i lucernai e le aperture per regolare il tiraggio in caso d’incendio, i camerini, la loro ubicazione, l’areazione, l’ampiezza e d i servizi, i magazzini, le cabine di regie e proiezione della sala, le strutture e gli accessi, gli impianti elettrici, l’osservanza dei regolamenti d’igiene e la cubatura dei locali, i servizi igienici, il riscaldamento, gli impianti di areazione e di condizionamento , l’illuminazione degli impianti normali e di sicurezza, gli impianti per l’estinzione incendi, percorsi per i portatori di handicap. La copertura a forma di onda, concava e convessa, sarà di legno lamellare ricoperto da un pacchetto coibentante e isolante, protetto da guaina ardesiata. Dimensionalmente l’intervento interesserà una superficie di circa mq. 2350.00 ed una cubatura di circa 21000.00 mc. La sala polifunzionale a servizio del Comune e dell’Università, ma pressocchè utilizzata da quest’ultima, porterà turismo in senso lato e sarà centro d’incontri, convegni, manifestazioni culturali di vario tipo per tutta la cittadinanza. L’organismo progettato, opportunamente dotato dei necessari impianti e confort, con poltrone imbottite nella sala, delle infrastrutture tecnologiche, con un vasto atrio dove sono ubicati bar, guardaroba, biglietteria e servizi, zone di attesa, ha come traguardo finale l’identificazione nell’immagine del "teatro", occasione colta per la città, un’esigenza tanto sentita, desiderata ed auspicata proprio perché mancante. La sua stessa ubicazione è sapientemente localizzata in una zona centralissima che si trasforma nei giorni festivi in isola pedonale, offrendosi egregiamente alla fruizione dei cittadini. Esiste quindi, nella cittadinanza, "una cultura", una consolidata tradizione del vivere questa centralissima area . La collocazione in questo sito della sala polivalente-teatro, a servizio della città per le sue manifestazioni teatrali, per l’utilizzo frequente da parte delle facoltà univeristarie presenti, del turismo in genere, è quanto di più auspicabile ed opportuno anche per ridisegnare una quinta deprimente sulla piazza, riqualificarla, farla rivivere di nuova luce ed interesse, ottimizzare un invaso urbano dandogli significato di "piazza" nell’accezione profonda che questa rappresenta come cuore pulsante del consesso civico. L’impegno di spesa necessario alla realizzazione dell’intera opera è riassunto nel seguente quadro economico di massima.

Piazza Diamare
Piazza Diamare

Via S.Antonio
Via S.Antonio

 

 

Quadro econimico di massima

A) Lavori a base d’asta........................ .......L. 5.100.000.000
B) Somme a disposizione dell’Amm.ne :

1 - Iva al 10% sui lavori.................................L.   510.000.000
2 - Spese generali, progettazioni

varie, direzioni lavori,

collaudi, L.494/96, ecc................................ L.  1.100.000.000
3 - Iva al 20% su n.2................................... L.     220.000.000
4 - Allacci alle reti ed imprevisti................... L.    170.000.000

                                                      Sommano L. 2.000.000.000

Per un totale d’impegno di spesa L. 7.100.000.000

Il progetto


Sezione loncidudinale


Planimetria dell'area interessata, nel tratteggio
la struttura della sala teatro
   

( Dal mensile " Presenza" - n' 11 novembre 1999 ) di Emilio PISTILLI

Il  vecchio Teatro Manzoni 1862


Prospetto del Teatro Manzoni 1875
    

L'idea di costruire un teatro a Cassino dovette nascere attorno al 1862. La prima notizia, tuttavia, la si ha nel 1863: il Consiglio comunale di Cassino (che aveva appena cambiato la denominazione da S. Germano), nella seduta del 20 novembre, deliberò di costruire un teatro nel "giardino di Montecassino" a Porta di Napoli, che era situata sull'attuale incrocio di via Marconi con via De Nicola, dove iniziano i fabbricati abbaziali: in altre parole l'abate cedeva terreno del palazzo Corte (non si sa bene se a quel tempo era ancora abate Simplicio Pappalettere o Carlo De Vera; ma probabilmente gli accordi furono presi con Pappalettere, che si era fatto promotore, fra l'altro, dell'istituzione del Distretto di Cassino e del tribunale). Va ricordato che solo due anni prima si era proclamato il Regno d'Italia, che da qualche anno la città si candidava a sede del Distretto in sostituzione di Sora, che dal 1858/59 era sorta la stazione ferroviaria presso la piazza del mercato, presso a poco l'attuale piazza Diaz, che nel 1861 S. Germano contava poco meno di 8.000 abitanti; l'anno successivo vi fu la riaggregazione del comune di S. Angelo in Theodice con un apporto di poco più di 3.000 nuovi abitanti. Nel 1863 il sindaco Nicola Fusco pose il teatro tra i suoi progetti amministrativi e mantenne la parola, come abbiamo visto. Ma una volta deliberata la scelta del sito ci fu un ripensamento perché si decise di aggregare, alla struttura del teatro, il palazzo comunale ed altri uffici pubblici. Ciò comportò la necessità di trovare una collocazione meno decentrata, almeno così si disse allora. Il 29 maggio 1864 il consiglio comunale annullò la precedente delibera e, su proposta del presidente, Luigi Matronola, optò per lo spazio verde che comprendeva il giardino di Danese e Giorgetti, presso la via S. Sebastiano, a confine con il canale della Candelera, il fiume Fetido e la consolare per Roma; in una parola lì dove ora sorge il fabbricato dell'ex hotel Excelsior, compresa la parte prospiciente dell'attuale Corso Della Repubblica, che allora non esisteva. Il 3 febbraio 1865 la Deputazione provinciale di Caserta approvò il progetto eseguito dagli architetti Bellini e Toscani. Per realizzare quel suo progetto il sindaco Fusco aveva aperto trattative con alcuni privati (Lamantia e Coletta) per un prestito a scalare di 30 mila ducati all'interesse annuo del sei per cento. Il 15 marzo 1865 il comune acquisì la perizia di Giuseppe Bellino per la valutazione del terreno: 35 are con una rendita annuale di £. 315 (£. 9 per ogni ara), per un capitale di £. 9605.20. Da considerare che in quel periodo nei migliori siti della città il terreno costava £. 350 ogni ara (questo ci teneva a precisarlo il perito). Appena un mese dopo (il 18 aprile) la Deputazione provinciale fece sapere al comune di trovare alto il prezzo del terreno e chiese se non fosse il caso di espropriarlo per motivi di pubblica utilità. Delle richieste del Prefetto di Caserta non si tenne alcun conto, infatti il 25 giugno 1865 fu perfezionato l'atto notarile di acquisto dell'area davanti al notaio Giovanni Cangiano per l'importo di £. 9960.12. Esattamente un mese dopo l'ing. Antonio Bellino fa sapere che, nell'esecuzione delle fondamenta, sono comparse delle sorgenti nell'area destinata al teatro per cui si rende necessario incanalarle; ad eseguire i lavori è l'appaltatore Gaetano Martire. Il 18 agosto 1865 l'architetto Antonio Francesconi, arbitro inappellabile nelle controversie relative alle opere da eseguire, suggerisce al comune, sull'esempio del costruendo teatro di S. Maria Capua Vetere, di "restringere" il progetto del teatro. Intanto le condizioni poste dal venditore del terreno, Giorgetti, nell'atto di vendita erano tali da creare problemi alla prosecuzione dei lavori. Uno fu la fuoriuscita delle sorgenti, altri riguardavano l'uso delle acque confinanti o la collocazione del fabbricato, che doveva avere l'entrata dalla parte del palazzo Danese, e così via. Della questione venne investito il Prefetto, che, il 7 giugno 1866, invitò l'ingegnere capo del Genio Civile di Caserta, Eugenio Giani, a fare un sopraluogo a Cassino per valutare la possibilità di cercare un altro sito per il teatro e palazzo comunale. L'ing. Giani, dopo il sopraluogo, chiese che si facessero dei sondaggi sull'area destinata al fabbricato. A questo punto si innescò uno storico contenzioso tra il tecnico del Genio Civile, ing. Giani, ed il comune di Cassino per il pagamento della parcella relativa al sopraluogo: il lungo carteggio tra Comune, Prefettura, e Ministero dei Lavori Pubblici, si protrasse fino al 1873. Nella vicenda il comune di Cassino si trovò isolato, tanto che il Prefetto, non sapendo più come richiamare l'amministrazione comunale al mantenimento degli impegni verso il professionista del Genio civile, concluse l'ennesima lettera al sindaco di Cassino invitandolo a provvedere alla pulizia delle strade e alla numerazione civica delle case. Nel frattempo si decise di cambiare il sito del teatro e degli uffici comunali; ma di questi passaggi non posseggo documentazione (la ricerca è ancora in corso). Ho trovato solo una lettera, con data 28 luglio 1866, del Sindaco Giuseppe Mascioli, che sostituiva Fusco, al Prefetto per dirgli che sarebbe stato felicissimo se quello avesse potuto annullare la delibera consiliare del 16 luglio 1866, che aveva causato molte polemiche: pare che il sottoprefetto di Sora avesse criticato il Mascioli per l'approvazione di quella delibera, che confermava l'acquisto del fondo Danese per il costruendo teatro. Quello che sappiamo è che, con la dismissione del fabbricato della stazione ferroviaria e lo spostamento di questa dalla ex piazza del mercato all'attuale ubicazione in fondo a viale Dante, si decise di utilizzare proprio quell'edificio riadattandolo a teatro e ad uffici comunali. Questo ripensamento fece allungare notevolmente i tempi di costruzione: l'inaugurazione, infatti, avvenne solo nel 1875, con uno spettacolo di Ermete Zacconi. Ma una volta ultimato il teatro fu definito "la meraviglia del paese". Per concludere la questione del fondo Danese (il precedente sito) si puó dire che esso, essendo stato acquistato dal Comune, fu utilizzato per il passaggio della nuova strada che oggi è corso della Repubblica. Si è detto che come struttura il teatro Manzoni fosse il gemello di quello di S. Maria, ma non possiamo esserne certi perché non si è mai trovato traccia del progetto, eppure sappiamo che esiste; è da qualche parte negli archivi di Caserta o Capua o Napoli; se non è stato trafugato da qualcuno finirò per trovarlo. Dal 1875 al 1943 il teatro fu centro propulsore della cultura cassinate, non solo per gli spettacoli che erano sempre di qualità, ma anche per il suo utilizzo da parte delle scuole e delle associazioni, oltre che per le conferenze ed i convegni che vi si svolgevano di frequente. La guerra lo distrusse non lasciando più alcuna traccia, neppure i muri perimetrali. Nonostante ciò, l'ingegnere capo del Genio Civile, Vito Castrignanò, in una lettera ufficiale indirizzata al Comune di Cassino nel 1953, dichiarava di riservarsi "gli accertamenti sull'effettivo danno bellico". Nel dopoguerra, nell'ansia della ricostruzione, si parlò più volte della possibilità di rifare il teatro Manzoni, ma l'assillo di problemi più urgenti, le spinte di privati a dedicarsi ad altro, ne lasciarono il compito solo alle cosiddette "pie intenzioni". Solo nel 1953, con la legge 230 del 21 marzo, qualcosa si mosse in maniera più concreta: la legge imponeva ai comuni sei mesi di tempo per la presentazione di domande per "conseguire la ricostruzione a carico dello Stato dei beni di proprietà degli enti locali". Il 21 ottobre dello stesso anno il sindaco Restagno denunzia all'ingegnere capo del Genio Civile di Cassino, Vito Castrignanò, "che è stato distrutto completamente, in conseguenza degli eventi bellici del 1943-1944 il Teatro Comunale Manzoni" e, in maniera lapidaria "ne richiede la ricostruzione". Il 29 ottobre successivo l'ingegnere capo del Genio Civile, si riserva "gli accertamenti sull'effettivo danno bellico, sulla previsione di spesa e sull'ammissibilità dell'intervento dello Stato". Subito dopo, a firma del sindaco, pervenne allo stesso Genio Civile una relazione sommaria, stilata "a memoria" dall'ingegnere del comune Ferdinando Bologna (scomparso appena un mese fa all'età di 102 anni), sullo stato del teatro Manzoni prima della distruzione. Quella relazione si è rivelata, poi, l'unica descrizione esistente degli interni dell'edificio, per questo è importantissima, e vale la pena rileggerla. "Il teatro Comunale di Cassino era ubicato a Piazza Margherita (o Piazza del Teatro) ed aveva l'accesso principale sulla detta piazza mediante tre grandi aperture; un accesso secondario laterale sulla Via De Bosis, il quale immetteva pure alla scala per il loggione; ed infine un accesso di sicurezza al lato posteriore che dava sul palcoscenico. Il teatro costituiva un complesso di notevole importanza sia dal lato costruttivo che dal lato architettonico ed artistico. La sua costruzione risaliva al 1870 circa ed alla sua fabbrica, decorazione ed attrezzatura scenica collaborarono artisti di riconosciuto valore. Aveva un ingresso atrio di otto grandi vani con guardaroba e Buffet, una grande sala ellittica con tre ordini di palchetti disimpegnati dai corridoi ed un loggione, un grande palcoscenico con attrezzatura completa di gabinetti per artisti, scenari, teloni ecc. Il locale era completo di scala interna e gabinetti di decenza. Inoltre un palco centrale era stato adibito a cabina cinematografica ed era completa di tutto il macchinario ed accessori di sicurezza per proiezioni. Le rifiniture dell'intero complesso erano di lusso, a partire dai pavimenti quasi tutti di marmo, alle decorazioni intonate tutte a disegni stile pompeiano, con velluti a damaschi nei palchi ecc. La illuminazione dei locali tutti era realizzata con lumi e lampadari antichi adattati alla corrente elettrica. Allestimento scenico di quinte, sfondi e teloni completo e di valore, e fra questi un telone di pregio raffigurante il Trionfo di Ummidia Quadratilla. Tutto il complesso misurava una cubatura vuota per piena di circa mc. 11.000. La stima sommaria del valore si ritiene non inferiore a £. 200.000.000". Si puó ancora annotare che nel gennaio 1988 il sindaco Di Zenzo ebbe ad annunciare: "Sono in corso le procedure per un appalto concorso per la progettazione del Teatro Comunale". Da allora nulla più, se si eccettua l'ultimo tentativo fatto dall'architetto Orlando D'Ermo, quando era assessore all'urbanistica, il quale volle che uno dei piani particolareggiati, connessi con la variante generale del Piano Regolatore di Cassino, oggi in fase di elaborazione, prevedesse la ricostruzione del Teatro Manzoni nell'area dell'ex campo sportivo e piazza N. Green. Ma qui arriviamo ai giorni nostri e lascio la parola a chi dovrà parlare dei nuovi progetti.

Dati dall'Archivio di Stato di Caserta - Prefettura - Inventario 5, fasc. 4980 e T. Vizzaccaro, Cassino dall'Ottocento al Novecento.

COMPOSIZIONE DEL CONSIGLIO COMUNALE DI CASSINO
AL 29 MAGGIO 1864

Luigi Matronola (Presidente) - Nicola Fusco (Sindaco) - Loreto Lena (consigliere anziano) - Silvestro Petrarcone - Francesco Marselli - Pasquale Grosso - Giovanni Ranaldi - Gregorio Pausa - Giovanni Cangiano - Pietro Fiorentini - Guglielmo Capocci - Benedetto Nicoletti - Crescenzo Cafari Panico - Carlo Marone - Giuseppe Mascioli - Paolo Gallozzi - Carlo Tomasso - Gaetano Ponari - Federico Iucci - Luigi Notarmarco - Ignazio Pinchera - Raffaele Danese - Michelangelo De Crescentis - Crescenzo Del Greco - Tommaso Coppola - Giuseppe De Vivo - Vincenzo Ombres - Giosuè Danese - Erasmo Cinquanta.
Segretario Raffaele Tumulini.

Teatro Manzoni
Teatro Manzoni
1920
Teatro Manzoni - pianta -
Teatro Manzoni
pianta

 

di Emilio PISTILLI 


Pdf    Versione adatta alla stampa    Invia ad un amico

Inizio Pagina