La “Città Martire”, decorata di medaglia d’oro al V. M., dimentica l’unico suo figlio con la stessa decorazione
Ancora una ricorrenza dimenticata dalla città di Cassino. Nel mese di settembre di sessant’anni fa (il 24 settembre) un suo giovane figlio cadeva sul campo di battaglia in terra straniera nel nome degli ideali della patria, meritando ben due medaglie d’oro. Sto parlando di Giovanni Conte, alla cui memoria fu intitolata una scuola media ed una via nel centro storico.Già nel 1987 dovetti segnalare la mancata commemorazione in occasione del cinquantesimo anniversario; allora ebbi a dire con amarezza: “La verità è che la patria di Giovanni Conte non fu la nostra attuale patria: egli è vissuto ed è morto in epoca fascista, ed ora, in piena cultura antifascista, potrebbe apparire sospetto ogni intento di rievocazione” (Spazio Aperto, II, 1); e allora mi chiedevo: “Non si puó essere antifascisti – così come tutti lo siamo – ed apprezzare contemporaneamente la fedeltà, fino all’eroismo, ad ideali diversi dai nostri? Gli eroi, nel momento del sacrificio supremo, non si chiedono se la causa per cui muoiono sia quella giusta, sanno semplicemente che è giusta”. La verità è che gli amministratori dell’epoca, democristiani, pur avendo pensato ad una commemorazione, non ebbero il coraggio di farla.Sta per trascorrere questo 1997, nella scuola media Conte c’è qualche docente che assegna ricerche agli alunni sul personaggio; la città di Cassino che onora annualmente tutti i combattenti del 1943/44, senza distinzione di schieramenti, non sente il dovere di riservare un momento di riflessione sul significato del generoso sacrificio di Giovanni Conte, che, tra l’altro, volle devolvere il suo stipendio di sottufficiale all’abbellimento del liceo classico di Cassino e alla costruzione della colonia solare per i ragazzi indigenti.Ora al governo della città sono persone che sarebbero ben liete di celebrare la memoria di Giovanni Conte, ma scommetto che anch’essi, nel timore di essere tacciati di “nostalgia”, non troveranno conveniente farlo.E forse avranno ragione: vuoi vedere che qualcuno farà passare il sottoscritto per fascista?
***
Ripropongo qui una breve scheda biografica di Giovanni Conte, stilata nel 1990 per Spazio Aperto.Vale la pena aggiungere che il fratello Nicandro, ufficiale delle guardie di frontiera, fece parte delle brigate partigiane “Garibaldi” dopo l’8 settembre del ’43; fatto prigioniero dai tedeschi, fu torturato ed eliminato il 2 aprile 1944: crudele destino di due fratelli morti eroicamente in campi avversi.L’altro fratello, Stefano, fu valente avvocato nel foro di Cassino e per molti anni vice pretore in alcuni comuni del Cassinate.La città di Cassino, come già detto, ha intitolato a Giovanni Conte una strada e la seconda scuola media. La strada, prima della distruzione della città, fu l’attuale via D’Annunzio; dopo la guerra fu, inizialmente, quella che collega Via D’Annunzio con Via del Carmine, dove risiede attualmente la famiglia Conte; ma poi, in occasione della revisione della toponomastica, la Via Giovanni Conte fu quella che va da Piazza XV febbraio a Via Lombardia.
Nacque a S. Pietro Infine il 13 settembre 1913 da Pietro ed Elvira Troianelli, primo di tre fratelli: Nicandro e Stefano furono gli altri due. Quando era ancora ragazzo, il padre migrò in America ed egli si trovò ad essere il sostegno della famiglia, occupandosi con impegno ed amore dei fratelli. Seguì gli studi classici, insieme al fratello Nicandro, nel seminario di Montecassino, dove, successivamente, svolse anche attività di insegnamento; alcuni monaci ancora lo ricordano, sia pure vagamente: era serio ed impegnato, talvolta impetuoso nelle sue reazioni. Al termine degli Studi intraprese la carriera militare fino al grado di tenente nel 1° Battaglione Misto d’Assalto “Frecce Azzurre”. Nel 1936, all’età di 23 anni, volle far parte, come ufficiale di complemento, del corpo di spedizione in Spagna, dove divampava la guerra civile; ma avendo trovato difficoltà nella veste di ufficiale, si arruolò volontario come semplice “camicia nera”. In Spagna si distinse subito per le su doti umane e culturali e fu reintegrato nel grado di sottotenente. Non accettò però gli assegni spettantigli preferendo devolverli ad opere assistenziali: era suo desiderio fare abbellire il Liceo e far costruire una colonia per i ragazzi di Cassino che non potevano permettersi una vacanza (la “colonia solare”, poi intestata ad Alcide De Gasperi, ora abbandonata ridotta ad un rudere). Cadde in combattimento a Paridera de Arriba, in Aragona, il 24 settembre 1937, meritandosi la medaglia d’oro al valor militare alla memoria.
Si legge nella motivazione:
“In un duro combattimento, comandante di plotone mitraglieri, trascinava i suoi uomini all’assalto. Sfracellatagli la gamba destra, non riuscendo a reggersi più oltre, rifiutando ogni soccorso, si trascinava carponi continuando nella sua azione di comando e di incitamento. Trasportato ormai esangue all’ospedale, stoicamente sopportava l’amputazione dell’arto. Riuscito vano ogni intervento medico, spirava serenamente dedicando i suoi ultimi pensieri alla Patria e al Duce. Magnifica figura di ufficiale e di fascista.” Anche le autorità spagnole gli conferirono la medaglia d’oro al V. M. Le sue spoglie riposano nel sacrario militare di Saragozza.
Giovanni Conte
La “Città Martire”, decorata di medaglia d’oro al V. M., dimentica l’unico suo figlio con la stessa decorazione
Ancora una ricorrenza dimenticata dalla città di Cassino. Nel mese di settembre di sessant’anni fa (il 24 settembre) un suo giovane figlio cadeva sul campo di battaglia in terra straniera nel nome degli ideali della patria, meritando ben due medaglie d’oro. Sto parlando di Giovanni Conte, alla cui memoria fu intitolata una scuola media ed una via nel centro storico.Già nel 1987 dovetti segnalare la mancata commemorazione in occasione del cinquantesimo anniversario; allora ebbi a dire con amarezza: “La verità è che la patria di Giovanni Conte non fu la nostra attuale patria: egli è vissuto ed è morto in epoca fascista, ed ora, in piena cultura antifascista, potrebbe apparire sospetto ogni intento di rievocazione” (Spazio Aperto, II, 1); e allora mi chiedevo: “Non si puó essere antifascisti – così come tutti lo siamo – ed apprezzare contemporaneamente la fedeltà, fino all’eroismo, ad ideali diversi dai nostri? Gli eroi, nel momento del sacrificio supremo, non si chiedono se la causa per cui muoiono sia quella giusta, sanno semplicemente che è giusta”. La verità è che gli amministratori dell’epoca, democristiani, pur avendo pensato ad una commemorazione, non ebbero il coraggio di farla.Sta per trascorrere questo 1997, nella scuola media Conte c’è qualche docente che assegna ricerche agli alunni sul personaggio; la città di Cassino che onora annualmente tutti i combattenti del 1943/44, senza distinzione di schieramenti, non sente il dovere di riservare un momento di riflessione sul significato del generoso sacrificio di Giovanni Conte, che, tra l’altro, volle devolvere il suo stipendio di sottufficiale all’abbellimento del liceo classico di Cassino e alla costruzione della colonia solare per i ragazzi indigenti.Ora al governo della città sono persone che sarebbero ben liete di celebrare la memoria di Giovanni Conte, ma scommetto che anch’essi, nel timore di essere tacciati di “nostalgia”, non troveranno conveniente farlo.E forse avranno ragione: vuoi vedere che qualcuno farà passare il sottoscritto per fascista?
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Ripropongo qui una breve scheda biografica di Giovanni Conte, stilata nel 1990 per Spazio Aperto.Vale la pena aggiungere che il fratello Nicandro, ufficiale delle guardie di frontiera, fece parte delle brigate partigiane “Garibaldi” dopo l’8 settembre del ’43; fatto prigioniero dai tedeschi, fu torturato ed eliminato il 2 aprile 1944: crudele destino di due fratelli morti eroicamente in campi avversi.L’altro fratello, Stefano, fu valente avvocato nel foro di Cassino e per molti anni vice pretore in alcuni comuni del Cassinate.La città di Cassino, come già detto, ha intitolato a Giovanni Conte una strada e la seconda scuola media. La strada, prima della distruzione della città, fu l’attuale via D’Annunzio; dopo la guerra fu, inizialmente, quella che collega Via D’Annunzio con Via del Carmine, dove risiede attualmente la famiglia Conte; ma poi, in occasione della revisione della toponomastica, la Via Giovanni Conte fu quella che va da Piazza XV febbraio a Via Lombardia.
Nacque a S. Pietro Infine il 13 settembre 1913 da Pietro ed Elvira Troianelli, primo di tre fratelli: Nicandro e Stefano furono gli altri due. Quando era ancora ragazzo, il padre migrò in America ed egli si trovò ad essere il sostegno della famiglia, occupandosi con impegno ed amore dei fratelli. Seguì gli studi classici, insieme al fratello Nicandro, nel seminario di Montecassino, dove, successivamente, svolse anche attività di insegnamento; alcuni monaci ancora lo ricordano, sia pure vagamente: era serio ed impegnato, talvolta impetuoso nelle sue reazioni. Al termine degli Studi intraprese la carriera militare fino al grado di tenente nel 1° Battaglione Misto d’Assalto “Frecce Azzurre”. Nel 1936, all’età di 23 anni, volle far parte, come ufficiale di complemento, del corpo di spedizione in Spagna, dove divampava la guerra civile; ma avendo trovato difficoltà nella veste di ufficiale, si arruolò volontario come semplice “camicia nera”. In Spagna si distinse subito per le su doti umane e culturali e fu reintegrato nel grado di sottotenente. Non accettò però gli assegni spettantigli preferendo devolverli ad opere assistenziali: era suo desiderio fare abbellire il Liceo e far costruire una colonia per i ragazzi di Cassino che non potevano permettersi una vacanza (la “colonia solare”, poi intestata ad Alcide De Gasperi, ora abbandonata ridotta ad un rudere). Cadde in combattimento a Paridera de Arriba, in Aragona, il 24 settembre 1937, meritandosi la medaglia d’oro al valor militare alla memoria.
Si legge nella motivazione:
“In un duro combattimento, comandante di plotone mitraglieri, trascinava i suoi uomini all’assalto. Sfracellatagli la gamba destra, non riuscendo a reggersi più oltre, rifiutando ogni soccorso, si trascinava carponi continuando nella sua azione di comando e di incitamento. Trasportato ormai esangue all’ospedale, stoicamente sopportava l’amputazione dell’arto. Riuscito vano ogni intervento medico, spirava serenamente dedicando i suoi ultimi pensieri alla Patria e al Duce. Magnifica figura di ufficiale e di fascista.” Anche le autorità spagnole gli conferirono la medaglia d’oro al V. M. Le sue spoglie riposano nel sacrario militare di Saragozza.
di Emilio Pistilli
Giovanni Conte