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10 settembre 2010
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freccia.gif Diritti di transito sulle Scafe di Montecassino nel Medio Evo
freccia.gif Le fortificazioni sannitiche di Montecassino
freccia.gif La popolazione della diocesi di Montecassino nel 1815
freccia.gif L’Abate Bernardo I Ayglerio
freccia.gif 1943: il salvataggio dell'archivio e della biblioteca di Montecassino
freccia.gif L’organizzazione territoriale benedettina e le fasi dell’incastellamento nella Terra Sancti Benedict
freccia.gif Gli abati di Montecassino

freccia.gif Scala Reale
freccia.gif i Chiostri
freccia.gif la Basilica
freccia.gif la Sacrestia
freccia.gif la Cripta
freccia.gif Tomba di San Benedetto

freccia.gif Informazioni generali





 

Montecassino

La grandiosa abbazia si adagia sulla sommita` di un colle dominante la citta` di Cassino: le vicende della II guerra mondiale vi hanno lasciato un’impronta irrevocabile.
L’abbazia e` risorta dalle sue ceneri dopo le terribili devastazioni belliche, con un’opera di ricostruzione che inizio` con la posa simbolica della prima pietra il 15 marzo 1945, a pochi mesi dallo spostamento del fronte. Con ostinata fedelta` tutto venne ricostruito cosi` com’era, quasi a voler annullare gli orrori della guerra.
In pochi anni, dunque, il complesso ci e` stato restituito in tutta la sua grandiosita`. Ben diverso, ma ugualmente grandioso, era certamente lo spettacolo che si presento` agli occhi di San Benedetto, quando vi giunse con pochi compagni da Subiaco nel 529, in eta` ormai matura (era nato infatti nel 480). Sorgeva proprio qui l’acropoli pagana dell’antica Casinum, con i suoi templi, che in quegli anni di invasioni barbariche dobbiamo immaginare in stato di abbandono.
Benedetto e i suoi compagni, giunti sull’acropoli, trasformarono il tempio di Apollo in oratorio dedicato a San Martino, mentre sulla cima del monte eressero un altro oratorio intitolato a San Giovanni Battista. Al tempo stesso iniziarono l’opera di assistenza alla popolazione civile, che costitui` un luminoso titolo di merito storico del monachesimo benedettino, e valse a Montecassino la definizione di "Atene medioevale nella notte dei secoli" (Gregorovius).
Il motto Ora et labora, infatti, venne realizzato grazie alla Regola, qui redatta in 73 capitoli, nella quale venivano date precise prescrizioni sulla successione delle diverse incombenze nella quotidiana vita monastica, oltreche`, naturalmente, indicazioni di carattere piu` ampiamente religioso.
Piu` di millequattrocentocinquanta anni sono trascorsi dall’arrivo di San Benedetto a Montecassino; in questo lunghissimo periodo la pace dell’operosa abbazia e` stata piu` volte violata da orde di invasori, cui si sono aggiunti anche gli effetti di alcuni violenti terremoti, soprattutto quello particolarmente distruttore del 1349. Mai, pero`, i discendenti di San Benedetto si rassegnarono a subire passivamente le conseguenze delle distruzioni: anche prima dell’ultima ricostruzione, l’abbazia fu quasi completamente rifatta nei secoli XVI-XVII.
Si entra per un portale laterale, che attraverso un androne conduce al primo dei tre chiostri in successione lungo il lato meridionale del complesso. Il solenne succedersi di archi riecheggia fra i tre chiostri comunicanti, raggiungendo un effetto di ineguagliabile ariosita` nel chiostro centrale, fedelmente ricalcato sulla precedente costruzione rinascimentale, affacciato sull’ampia piana di Cassino con l’elegante loggia del Paradiso.
Il centro del chiostro, e` ingentilito da un armonioso pozzo; volgendo le spalle alla loggia panoramica, si sale su una scalinata, affiancata alla base dalle statue settecentesche di San Benedetto (originale) e di Santa Scolastica (copia).
Dopo un quarto chiostro, detto dei Benefattori, al centro del quale e` collocata una cisterna ottagonale, si giunge alla chiesa, la cui facciata moderna presenta due portali laterali, anch’essi contemporanei, di Pietro Canonica (1951), con scene della vita di San Benedetto, ai lati del portale centrale bizantino.
L’interno, a tre navate, decorato da fastosi stucchi dorati, e` stato ricostruito su disegno originale seicentesco, arricchito nel secolo successivo dalla fastosa decorazione, utilizzando quanto era stato possibile recuperare nell’impressionante cumulo di macerie in cui l’abbazia era stata ridotta.
Architettura e decorazione sono dunque identiche alle forme originali; per la parte pittorica, invece, si e` preferito seguire una strada diversa rispetto alla prevalente scelta del "ricalco" dell’antico.Una serie di affreschi e` stata infatti eseguita da Pietro Annigoni, uno dei piu` celebri pittori del nostro secolo, e dalla sua scuola. Spicca sulla parete d’ingresso la grandiosa Gloria di San Benedetto, in cui appaiono personaggi della chiesa contemporanea, primo fra tutti Paolo VI. Ai lati del finestrone centrale della medesima parete si ergono invece le solenni figure di Mose` e di Abramo. Le lunette della navata principale, ai lati delle finestre, recano figure di papi, fra cui Gregorio XVI, Pio VII, Clemente VI e Celestino V.
Il ciclo prosegue nella cupola seicentesca, totalmente ricostruita, che presenta nei quattro spicchi della calotta la Visione di San Benedetto, la Morte di Santa Scolastica, la Morte di San Benedetto, la Madonna coi Santi Giovanni e Benedetto.
Nei tondi del tamburo sono ritratti i fondatori delle diverse congregazioni benedettine, mentre nei pennacchi sono raffigurati i simboli dei voti monastici, Poverta`, Castita`, Obbedienza, Stabilita`.
Le figure ieratiche, tipiche della maniera classicheggiante di Annigoni, contrastano con la ricchezza decorativa degli stucchi in stile barocco. L’effetto e` indubbiamente diverso da quello ottenuto originariamente dai celebri affreschi di Luca Giordano, e di altri artisti del suo tempo, caratterizzati da vitalita` e senso del movimento. Siamo comunque di fronte ad un interessante esempio di accostamento di due epoche, due stili, due modi diversi di sentire e rappresentare artisticamente il fatto religioso.
Ancora un singolare accostamento tra antico e moderno: il sontuoso altare maggiore di Cosimo Fanzago, uno dei piu` celebri architetti del Seicento napoletano, e` stato pazientemente ricostruito utilizzando le parti superstiti del manufatto originale, mentre il paliotto argenteo rappresentante la Glorificazione di San Benedetto e` opera di Antonio Selva (1970). Nella sottostante cripta (la sola parte dell’edificio salvatasi dalla distruzione, la cui decorazione musiva e` opera di monaci d’oltralpe, 1913), si venera il sepolcro dei Santi Benedetto e Scolastica.
Le reliquie vi sono state ricollocate dopo un’indagine anatomica eseguita negli anni Cinquanta. Sulle scale di accesso sono rappresentate figure di monaci e vergini in processione.
Risalendo al livello della chiesa ci soffermiamo nelle cappelle ai lati dell’abside, per ammirare alcune opere d’arte sopravvissute alla devastazione del 1944: alla parete sinistra del presbiterio, il sepolcro di Pietro de` Medici, dei grandi scultori rinascimentali Antonio e Francesco da Sangallo e, nella cappella omonima, la Pieta` del celebre pittore campano Francesco Solimena (1657-1747). Di recente istituzione il Museo, con ingresso a sinistra della chiesa, esibisce diversi cimeli paleografici, pitture e sculture finora rimasti quasi ignoti.
Nel lungo ambulacro che corre parallelamente all’asse longitudinale della chiesa sono infine collocati l’Archivio e la Biblioteca. Il primo contiene documenti di fondamentale importanza non solo per la storia dell’abbazia, ma per quella della cultura (ricordiamo il famoso placito di Montecassino del 960, noto a tutti gli studenti, in cui appaiono alcune tra le prime espressioni scritte del volgare italiano). I documenti furono messi in salvo a Roma dai tedeschi durante la guerra, giungendo cosi` intatti fino ai nostri giorni. Di pari importanza e` la Biblioteca, che contiene, tra l’altro, preziosi incunabili e cinquecentine.

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